La comunicazione interculturale nell'era digitale, Appunti universitari

Documento dall'Università degli Studi di Bergamo sulla comunicazione interculturale nell'era digitale. Il Pdf esplora concetti chiave come l'assioma metacomunicazionale e l'inevitabilità della comunicazione interculturale, discutendo i livelli e le componenti della cultura, la relazione tra comunicazione e cultura e una breve storia della disciplina per Psicologia.

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43 pagine

La Comunicazione Interculturale nell''era digitale
Sociologia dei processi culturali (Università degli Studi di Bergamo)
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LA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE NELL’ERA DIGITALE
CAPITOLO 1- LA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE
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1. NON SI Può NON COMUNICARE
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2. INEVITABILITà E NECESSITà DELLA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE
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I DUE LIVELLI DELLA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE
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Anteprima

La Comunicazione Interculturale nell'era digitale

Sociologia dei processi culturali (Università degli Studi di Bergamo) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Irene Marinelli (nene.peace@gmail.com)LA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE NELL'ERA DIGITALE

CAPITOLO 1- LA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE

La comunicazione interculturale è importante nel nuovo millennio:

NON SI Può NON COMUNICARE

Nel 1967 Watzlawick nel suo testo "Pragmatica della comunicazione umana" >ha delineato il cosiddetto assioma metacomunicazionale (metacomunicazione) che afferma che non si può non comunicare in quanto anche nel silenzio verbale o nel silenzio posturale (ovvero la nostra immobilità) comunichiamo qualcosa. NB: Singer (1987) ci dice che: ogni comunicazione è a prescindere interculturale (chi più chi meno) e ognuno di noi si dispone interculturalmente ogni volta che comunica con qualcun'altro. Già Simmel, all'inizio del secolo scorso, riconosceva che ogni relazione è un mix di vicinanza e lontananza che poi in una particolare combinazione producono il rapporto con lo straniero: non è dunque vero che la comunicazione tra due culture sia nuova-> piuttosto ciò radicalizza piuttosto le difficoltà legate alla comunicazione interpersonale in quanto tale, l'altro ha sempre un margine di opacità. In realtà la psicoanalisi ha mostrato come ogni persona è a prescindere in parte incomprensibile a sé stessa.

INEVITABILITà E NECESSITà DELLA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE

L'era della globalizzazione ha posto in primo piano il concetto secondo cui non è possibile ignorare una cultura diversa o starne fuori, ( per esempio i media ci permettono di avere informazioni su tutte le parti del mondo.) > quindi non si può pensare di poter evitare di comunicare interculturalmente, in quanto la comunicazione è l'unica alternativa al conflitto ed essa può funzionare a due livelli:

I DUE LIVELLI DELLA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE

  1. Situazioni (pratiche situate)> modalità di interazione al fine di evitare incidenti diplomatici, malintesi e fraindentimenti in tutte le differenti situazioni della vita quotidiana. Mira dunque a definire le condizioni per una competenza interculturale e consiste di:
    • comportamenti efficaci (ovvero quando le persone sono in grado di raggiungere i risultati che si prefiggono)
    • appropriati (capacità di riconoscere ciò che è adatto all'interno di una determinata prospettiva culturale= uso di messaggi che siano attesi in un det contesto e di azioni che corrispo alle aspettative e alle esigenze della situazione).

    Questi 2 criteri si combinano per influenzare la qualità dell'interazione. Livello che riguarda il piano manifesto delle pratiche comunicative e delle tecniche per rendere + soddisfacenti per chi è coinvolto.

  2. Frames (presupposti culturali, cornici di riferimento dell'agire comunicativo) -> che This document is available on studocu Scaricato da Irene Marinelli (nene.peace@gmail.com)ispirano le pratiche comunicative concrete Non si riduce a un insieme di tecniche MA essi diventano occasione per approfondire la consapevolezza dei propri presupposti che la differenza pone come occasioni di riflessività. Remotti: attraverso il "giro lungo" > uscita di se. per incontrare l'altro posso tornare a sé stessi con una consapevolezza > di chi si è. In sostanza non posso ignorare, cercare di evitare un contatto e/o uno scambio e devo accettare che la diversità non è delimitata dalla distanza anzi essa non è assolutamente distante. La comunicazione interculturale diviene necessaria perché, se lo spazio cessa di funzionare come demarcatore di omogeneità culturale, è necessario ripensare il concetto di cultura e di relazione fra culture

CHE COS'è LA COMUNICAZIONE? p.16

La comunicazione è un processo attraverso il quale i partecipanti creano e condividono informazioni, è un cammino, generalmente faticoso e costellato du frustrazioni, attraverso il quale si cerca di creare una visione del mondo comune da condividere. Paccagnella definisce la comunicazione > come un processo di costruzione collettiva e condivisa di significato dotato di livelli di formalizzazione, consapevolezza e intenzionalità. Sono possibili 2 modelli al fine della sua definizione:

  1. MODELLO DI TRASMISSIONE: è un processo attraverso il quale un messaggio(M) passa unidirezionalmente e passivamente da un mittente (A) a un ricevente (B) A>M->B La comunicazione è efficace quando riesce sovrastare il RUMORE di disturbo Questo modello però presenta una serie di limiti:
    • È unidirezionale con destinatario passivo
    • Il contesto non pare influente per la comprensione
    • Messaggio che passa in un canale risulta immodificato

    Questo modello è limitativo per i tipi di comunicazione presenti al giorno d'oggi, sia che esse siano di tipo interculturale sia interpersonale. Se ne possono ipotizzare altri 2:

  2. MODELLO DEL DIA-LOGO (esso è più razionale) Seguendo l'etimologia della parola, il dialogo è l'unione dei diversi, ovvero il legare (lègein) ciò che è separato (dia). Dunque attraverso uno sforzo, che passa per l'ascolto e il riconoscimento dell'altro, si incontra l'altro e lo si riconosce come interlocutore, altrimenti si fanno monologhi. Il dialogo non è solo uno scambio di informazioni, ma un arricchimento personale, ovvero l'arrivo ad una nuova comprensione insieme con l'altro. Scaricato da Irene Marinelli (nene.peace@gmail.com)Caratteristiche comunicazione intesa come dialogo:
    • Scambio (no processo unidirezionale)
    • Processo negoziale che implica un feedback che si aggiusta strada facendo
    • Incontro con individui intesi come tali e non considerati astratti come membri di una categoria (come accade con stereotipo e pregiudizio)
    • Rapporto paritetico, quindi il fatto che tutti sono importanti allo stesso modo
    • Condivisione di uno stesso tempo (condizione stesso spazio non serve grazie alle nuove tecno)

    > quest'ultima rende importante anche il riconoscimento di coevità dell'interlocutore infatti: Fabian ci dice che il tempo è una forma attraverso la quale definiamo il contenuto delle relazioni. Fabian parla poi di allocronismo >che è una strategia retorica di messa a distanza dell'altro attraverso la negazione della coevità ovvero non concedendogli il tempo. Affinchè il dialogo sia possibile quindi occorre convenire sul fatto che tutti abitano lo stesso ambiente sebbene ognuno abbia la propria storia.

  3. MODELLO DEL CON-SENSO Il termine non significa il raggiungere di un accordo ottenuto attraverso un'argomentazione razionale ma la comunicazione avrà successo non soltanto con confronto tra argomentazioni ma anche tramite una sintonia emotiva e sensoriale intersoggettiva. Si definisce quindi uno schema della comunicazione dialogica dove è presente la bidirezionalità e si tengono conto dei frames degli interlocutori (F)|(A) <>(B)|(F) La riuscita della comunicazione non dipende solo dallo scambio di messaggi ma dalla capacità dei soggetti di mettere in gioco la loro dimensione simbolica , ovvero tutto ciò che rientra nell'inconscio culturale.

LO STUDIO DELLA COMUNICAZIONE p.21

Ovvero le discipline che hanno come oggetto di studio la comunicazione

  • Semiotica, che analizza le strategie di costruzione del discorso cercando di distinguere tra manifestazione superficiale e struttura profonda del testo.
  • Sociolinguistica, che viene definita come l'interfaccia tra lingua e cultura o lingua e società e studia quindi in che modo la comunicazione ha influenza sociale e come la comunicazione si adatta alla situazione sociale.
  • Psicologia, che studia la comunicazione in relazione al singolo soggetto e da quindi importanza alla comunicazione per creare/modificare reti di relazioni.
  • Sociologia, comunicazione come fatto identificante di una cultura o di un determinato gruppo. Quindi la comunicazione diventa fondamentale soprattutto dopo i processi di globalizzazione.
  • Antropologia, che definisce il legame tra comunicazione( che comprende linguaggi, contenuti, reti ecc) e la cultura. Douglas ha messo in mostra come i beni possano essere un codice di comunicazione che esprime le gerarchie dei valori e le forme della relazione di This document is available on studocu Scaricato da Irene Marinelli (nene.peace@gmail.com)un gruppo sociale.

IL CONCETTO DI CULTURA p.23

Nell'età classica il concetto di cultura faceva riferimento al coltivare la terra (colere= coltivare) significato che viene poi esteso, in senso metaforico, alla coltivazione dello spirito e al processo di formazione dell'individuo. In questa accezione prevalente fino al 700 come sost Mattew Arnold-> per cultura si intende quanto di meglio è stato pensato e conosciuto nei diversi ambiti dell'espressione umana. Nel 1800 e con il Romanticismo> venne messa in discussione a causa del suo universalismo astratto e iniziano a delinearsi le specificità culturali nazionali come patrimonio comune che fonda la formazione degli stati nazione. L'antropologia ha poi formulato il concetto scientifico che sottolinea il carattere condiviso, particolare e ordinario della cultura piuttosto che universale ed extraordinario. La sociologia Deve molto l'antropologia, sia rispetto alla definizione del concetto di cultura, sia rispetto ai metodi utilizzati per l'analisi empirica (in particolare metodo etnografico). Le specificità dell'approccio sociologico alla cultura possono essere rintrcciate nella -> separabilità tra cultura e società quanto meno a livello analitico e su innovazione, cambiamento e importanza di interazione. Hofstede ha definito la cultura come-> il software della mente umana , che fornisce un ambiente operativo per il comportamento quindi la cultura consente di operare un'elaborazione tra stimolo e risposta, costituisce il prerequisito per essere membri di un gruppo, fornisce stabilità e coesione. Essa è quindi quell'insieme di cornici condivise in cui noi siamo parte della cultura e la cultura è parte di noi. Definizioni antropologiche di cultura Taylor>cultura insieme complesso che include conoscenza, credenze, arte e costumi Malinowski-> la cultura comprende beni, artefatti, processi tecnici, idee che vengono traasmessi socialmente. Kroeber >cultura è superorganica, in quanto non è patrimonio innato e superindividuale perché acquisita per apprendimento. Kroeber+Kluckhon-> la cultura è composta da modelli espliciti e impliciti per il comportamento, acquisiti tramite simboli, essi sono da una parte il risultato di un'azione. K&K ci danno ben 150 definizioni di cultura raggruppabili in 8 sottocategorie:

  1. Il modo di vivere di un popolo, ovvero tutte le usanze relative alla vita quotidiana. Scaricato da Irene Marinelli (nene.peace@gmail.com)

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