Documento dall'Accademia di Belle Arti di Brera sui beni culturali, la loro storia, tutela e valorizzazione. Il Pdf esplora il ruolo delle istituzioni nazionali e internazionali come l'UNESCO, la tutela attiva e la conservazione preventiva, con un focus sul contesto europeo e le sfide della globalizzazione nel settore dell'arte.
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CARLO TOSCO Teoria e storia dei beni culturali (Accademia di Belle Arti di Brera) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da antartide ee (ilariafranchina82@gmail.com)I BENI CULTURALI. STORIA, TUTELA E VALORIZZAZIONE CARLO TOSCO
Oggi c'è un interesse sempre più diffuso intorno alla ricerca sui beni culturali. Questo interesse è dovuto a motivi diversi, ma risponde a un'esigenza democratica di base: i beni culturali appartengono ai diritti fondamentali di tutti i cittadini.
La portata del nostro patrimonio assume sempre più una scala globale. Le ricerche vengono condotte tradizionalmente a livello locale ma occorre uscire dai ristretti confini nazionali. Nel diritto si sono moltiplicate negli ultimi anni norme che richiamano la dimensione universale dei beni culturali, soprattutto grazie agli interventi dell'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura - 195 PAESI - 1945, fine della seconda guerra mondiale), che assumono un ruolo sempre più incisivo. Inoltre, le istituzioni europee hanno lavorato per superare i limiti di una tutela troppo ristretta, principalmente nell'ambito del paesaggio, un settore che per sua natura tende ad assumere una portata di vasta scala.
La nostra indagine si pone una linea internazionale, in una prospettiva comparata, concentra sul patrimonio europeo. Dobbiamo indagare la natura del fenomeno per capire la sua portata nelle sfide della modernità. I beni culturali dovrebbero essere indagati proprio come un fenomeno culturale. Ogni cultura però è frutto della storia.
Bisogna partire da una triade concettuale:
l campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau è oggi un bene culturale, tutelato dalle leggi dello Stato polacco. Dal 1979 è entrato nella lista UNESCO del patrimonio mondiale dell'umanità. Non è un bene tutelato per i suoi caratteri estetici, artistici o architettonici. La sua tutela This document is available on studocu Scaricato da antartide ee (ilariafranchina82@gmail.com)rappresenta una conquista della nostra storia culturale: la volontà di trasformare un luogo di dolore in un ammonimento per il futuro, uno spazio di meditazione, luogo conservato per non dimenticare. Oggi il concetto di bene culturale ha assunto un'estensione molto ampia, maggiore a quella originaria. Il bene viene sottratto ad una esclusiva dimensione estetica o archeologica, per restituirlo ad un valore civile. Non è "testimonianza di civiltà" il fatto che il campo sia esistito, ma il fatto che sia conservato.
Nella storia occidentale la coscienza di tutela si è sviluppata in modo discontinuo. Si tratta di un percorso complesso, a volte contradditorio, di alti e bassi. Ed è nei periodi di crisi che sembra svilupparsi una sensibilità nuova, proprio quando il patrimonio appare minacciato. Il pericolo genera una reazione e stimola una riflessione culturale.
Si possono individuare momenti chiave, momenti di crisi e di passaggio, in cui l'azione di tutela ha acquistato forti consapevolezze. Questi hanno imposto di riconsiderare il rapporto con il passato e con il deposito ricevuto dalla storia:
La nascita della tutela si pone nel segno del sacro. Presso i popoli arcaici è la presenza del sacro a segnare uno spazio di rispetto e conservazione. I luoghi di culto mantengono nel tempo un'aura inviolabile, garantita da leggi non scritte di venerazione, protetta dalle autorità religiose.
È frequente che la garanzia di tutela non sia limitata solo al tempio o agli oggetti di culto, ma estesa anche ai fenomeni naturali presenti nella zona, coinvolgendo quindi il contesto paesaggistico, es. il Themenos, area sacra che delimita il santuario/ Mundus, per i latini, area che circondava il tempio, inteso come spazio d'incontro tra gli inferi, il mondo terreno e le potenze celesti (gli dei garantiscono la tutela del luogo e del tempio).
Culto = pratiche rituali + storie di fondazione + narrazioni mitiche
L'antropologo James Clifford statunitense intendeva esporre al MOMA di New York una statua del dio della guerra degli Zuni, popolazione del New Mexico. Gli indigeni opposero un netto rifiuto, considerandola una vera e propria profanazione. Il MOMA fu costretto a rinunciare. L'oggetto Scaricato da antartide ee (ilariafranchina82@gmail.com)sacro si sarebbe vendicato e bisognava proteggere gli antropologi. Il dio garantisce la tutela e l'uomo non può che rispettare questa garanzia. Veniva tolto dal contesto, per quale motivo? L'idea di tutela viene lentamente "secolarizzata" = sottratta alla sua dimensione originaria e riferita a opere dell'uomo per il loro valore intrinseco (processo lungo e differenziato).
È un fenomeno che si constata anche oggi, quando le norme di tutela fanno esplicito riferimento alle "memorie sacre".
Nelle società arcaiche le architetture, i templi, le strade, le montagne e la vegetazione formavano un paesaggio centrato sul santuario, dove si sedimentava il deposito di una cultura orale, custodito nel culto e nella religiosità delle popolazioni.
Es. Passo di Erodoto nel 480 a.C. l'esercito persiano al comando di Serse avanzava verso il cuore della Grecia, presso Alo, Acaia. Le guide avevano riferito agli invasori di una lunga tradizione legata al tempio di Zeus Lafistio. Serse ordinò di non violarlo, insieme al suo bosco sacro.
Il rispetto degli spazi sacri, della loro "tutela" è sempre un obbligo verso la divinità e un dovere per chi detiene il comando, anche nei tempi più feroci di guerra e distruzione. (NEL MONDO ANTICO) Nelle città greche venivano venerati e considerati inviolabili gli spazi sacri che ricordavano le origini dell'insediamento, le memorie degli dei e dei loro fondatori. Con la nascita della polis il rispetto di queste norme assume un valore istituzionale e coinvolge direttamente le forme di governo (GOVERNO= DEVE TUTELARE OGGETTI E LUOGHI).
Es. Atene si conservava la nave con cui Teseo era tornato vittorioso da Creta, dopo aver ucciso il Minotauro. Essa era periodicamente sottoposta a manutenzione, un vero e proprio restauro programmato, che garantiva la tutela di un bene legato alla memoria storica della città.
La tenacia di queste tradizioni si legge anche in Pausania, che ha lasciato nel Viaggio in Grecia una straordinaria quantità di informazioni, di miti e di leggende legate ai centri di culto e alle città. L'itinerario di Pausania è una riscoperta del passato attraverso i luoghi (grazie al supporto di antiche fonti scritte), un pellegrinaggio condotto nelle terre del mito e della storia. La Grecia romanizzata vive nel ricordo di un passato glorioso. Pausania percorre personalmente le strade della storia. Il suo metodo è quello dell'autopsia, del sopralluogo sul campo, della visione diretta delle cose. Descrive le architetture, i dipinti, le statue, testimonianze fedeli del passato. Sull'esempio di Erodoto il monumento diviene documento, assume il valore di testimonianza antiquaria per il viaggiatore. Pausania evidenzia monumenti e siti degni di essere visti "theas axion" (fa una distinzione). La dimensione geografica e quella storica vengono fuse in una descrizione puntuale degli ambienti naturali delle tradizioni locali. Per Pausania la storia dell'arte non è un elenco di opere o di artefici, ma un itinerario nel territorio.
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È nella civiltà latina che si delineano le basi di una prima codificazione giuridica sulla salvaguardia delle opere d'arte, percepite come beni della collettività. Una coscienza di tutela nasce quando la capitale diviene il centro di raccolta di opere d'arte provenienti da tutte le regioni conquistate, esposte in luoghi pubblici. L'opera d'arte straniera è una preda di guerra, che suscita rispetto ma anche percezione di un distacco culturale.
Dopo l'espansione nel Mediterraneo, Roma è obbligata a confrontarsi con l'arte greca (conquista Siracusa 212 a.C.). Un grande afflusso di statue, di dipinti e di oggetti d'arredamento investe l'Urbe. Sono noti i vari dibattiti delle fazioni più conservatrici contro le mollezze dell'arte orientale, che rischiavano di corrompere le virtù antiche di Roma. La rozzezza dei comandanti militari romani era quasi proverbiale: Lucio Mummio dopo la presa di Corinto nel 146 a.C. inviò in Italia un ricchissimo bottino di guerra e si raccomando di non perdere niente tra sculture, quadri e dipinti, ma in quel caso, una statua venne persa e si decise di sostituirla con un'altra, purché nuova. Per il generale una buona copia valeva quanto l'originale.
Le elite aristocratiche mostravano una sensibilità diversa e a partire dall'età repubblicana (509-31 a.C.) si delinea un nuovo interesse verso il patrimonio artistico e la sua conservazione. Il collezionismo si diffonde e gli uomini di cultura si procurano opere provenienti dalla Grecia per abbellire le loro case (modello= le collezioni degli regni ellenistici che i romani avevano conosciuto nel corso delle loro conquiste come le collezioni degli Attalidi a Pergamo e il Museion creato da Tolomeo I Soter nel palazzo di Alessandria con il giardino botanico e zoologico, l'osservatorio astronomico, la raccolta di opere d'arte e la ricchissima biblioteca).
Una figura emblematica in quel periodo fu Cicerone che dimostrò il suo interesse per le tracce del passato e per i resti materiali della civiltà greca. È a Siracusa che Cicerone diventa il protagonista di una vera scoperta archeologica, come racconta lui stesso nelle Tusculanae. Ritrova la tomba di Archimede e Cicerone, questore della città, agisce come rappresentante dell'autorità pubblica. RICONOSCE il suo valore, e per questo la restaura, se ne prende cura; la sua scoperta è una vera azione di tutela, di salvaguardia e di una testimonianza del passato.
È nell'età augustea che si delineano le iniziative pubbliche di tutela, promosse da uomini di cultura che assumono ruoli importanti nelle istituzioni. Cesare decise di esporre pubblicamente i dipinti di sua proprietà, che illustravano le storie di Aiace e Medea, tutti ne dovevano godere. Più tardi Marco Vipsanio Agrippa pronunciò un'orazione chiedendo di rendere pubblica la proprietà dei quadri e delle statue di Roma. In primis, infatti, aveva applicato questi principi facendo esporre di fronte alle sue Terme l'Apoxyomenos di Lisippo così che tutti potevano ammirare. Questa iniziativa venne lodata da Plinio il vecchio, che condanna la privatizzazione del patrimonio artistico e ne auspica la possibilità di fruizione da parte di tutti. La percezione del Scaricato da antartide ee (ilariafranchina82@gmail.com)