Documento sulle paralisi cerebrali infantili, spiegando la loro natura non progressiva e l'importanza della riabilitazione. Il Pdf descrive il ruolo del sistema nervoso centrale nel movimento e classifica le cerebropatie, fornendo principi guida per interventi educativi a scuola per studenti universitari.
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= disabilità motorie, di cui le paralisi cerebrali infantili rappresentano la parte più significativa. Citiamo tutta la famiglia delle malattie degenerative, della muscolatura, del movimento. Le paralisi cerebrali infantili sono un danno quasi sempre di carattere perinatale (che avviene durante la nascita del bambino) che compromette fortemente la motricità ma su cui si può innestare un percorso sia di riabilitazione, cioè viene recuperata la parte della motricità compromessa, sia anche un percorso educativo. In sostanza questi bambini partono da una motricità molto compromessa, ma assumono piano piano delle sequenze motorie che hanno degli scopi precisi. Sono chiamate anche cerebropatie, per arrivare a descriverle dobbiamo dare prima alcuni semplici rudimenti legati a com'è il movimento nel corpo umano.
Il movimento è regolato dal sistema nervoso centrale che è responsabile dei movimenti volontari; è il nostro cervello che dà l'input al movimento. Nel sistema nervoso centrale le zone preposte alla motricità sono situate nella corteccia, e regolano l'attività motoria grazie a due sistemi:
Quindi il bambino svolgerà dei movimenti che sono all'inizio afinalistici / aprassici cioè farà fatica a compiere una vera e propria prassia, ma poi con il tempo, con l'intervento, con l'allenamento giungerà a compiere quell'azione (azioni semplici: afferrare oggetti, allungare la mano verso un oggetto, ... ).
Non siamo di fronte ad una patologia, ma parliamo di DANNIDEFINIZIONE Le paralisi cerebrali infantili riguardano un quadro di alterazioni motorie molto vasto e possono essere definite come deficit motori dovuti a danni cerebrali immodificabili, ma non progressi, insorti durante il periodo PRE(la mamma ha contratto una malattia), PERI (durante la nascita, ed è la maggior parte dei casi) o POST (in qualsiasi momento della vita: un'incidente che va a colpire la testa) NATALE. L'immodificabilità del deficit si riferisce all'impossibilità di intervenire sul danno fisico nella parte cerebrale compromessa, tuttavia durante la crescita del soggetto affetto da paralisi cerebrali infantile si assiste ad un progressivo e continuo miglioramento nella motricità, perciò il danno pur essendo immodificabile non è progressivo, ovvero non ha caratteristiche degenerative. Infatti, nelle paralisi cerebrali infantili, non si parla di decorso della malattia ma di percorso. L'intervento procura un recupero, e questo elemento è stato ritrovato negli studi del '900; prima non si sapeva e non si capiva che intervenendo, (facendo fare esercizio passivo, con l'aiuto di 2 / 3 fisioterapisti che muovono gambe, braccia, testa del bambino) il cervello assume nuovi schemi motori che compensano quelli precedenti che sono stati compromessi. Quindi non è il recupero della parte compromessa che purtroppo persiste (rimane una "cicatrice" che è un danno permanente) però il nostro cervello, quanto più è giovane quanto più è plastico e riesce a sopperire creando nuovi schemi neuronali che portano ad un parziale recupero motorio. Quanto si recupera? Dipende dalla gravità del danno iniziale, da dove il danno è andato a colpire (quindi quali o quante parti del cervello), ma dipende anche dalla natura e dall'intensità dell'intervento riabilitativo. Ecco perché è importante che questi bambini svolgano queste attività motorie sin da subito, sin dalla nascita.
Esistono 3 tipologie di classificazione delle cerebropatie. Questa è la classificazione che i medici chiamano topografica, perché va a vedere il danno dove è situato sul nostro corpo, come se esso fosse una carta geografica. Secondo questa classificazione, si va da un danno minore (monoplegia) al danno maggiore (tetraplegia).
la motricità di entrambi gli arti inferiori risulta compromessa;
Il danno cerebrale che comporta, come conseguenza, una paralisi cerebrale infantile può sorgere durante il periodo della gestazione, o, più spesso, nel momento del parto o nel periodo successivo alla nascita. L'eziologia di insorgenza del danno può quindi essere suddivisa nei seguenti momenti:
Come facciamo ad innestare un percorso educativo senza aver un minimo di rudimenti, senza capire che la motricità alterata del bambino che abbiamo al nido è dovuta a questi esiti e non magari ad una malattia degenerativa? Su questo tema bisogna innestare un altro tema molto importante che è quello di conoscere:
Alcune riflessioni tratte da un progetto internazionale riferito al disturbo dello spettro autistico. Un progetto internazionale che ha visto la partecipazione dell'Italia, della Romania e della Croazia. L'Italia ha partecipato per gli aspetti legati alla didattica in classe essendo l'unico paese d'Europa in cui l'inclusione di alunni con disabilità, anche complesse, come il caso dell'autismo, siano inseriti in una classe ordinaria e non in una scuola speciale. Il contributo che l'Italia ha dato è stato l'inserimento degli alunni con ASD (disturbo dello spettro autistico - Autism Spectrum Disorder) nelle classe ordinarie (in mainstream classroom). Modulo dedicato al rapporto tra autismo e ambiente scolastico e al tema delle misure per l'autismo nelle scuole. Gli altri moduli si sono dedicati per esempio agli aspetti collaterali (diagnosi, approccio psicologico, ruolo della famiglia). La scelta delle famiglie di includere lo studente autistico in una classe scolastica normale non è ovvia in tutti i paesi del mondo. In Italia il processo di integrazione e inclusione scolastica degli studenti con disabilità ha una lunga storia (di 40 anni). Il principio di questo progetto è che l'inclusione dei bambini con disabilità nelle scuole (comuni) è uno standard internazionale e rimane un obiettivo fondamentale.
Esclusion e Inserimento integrazione Inclusione Questo schema lo esemplifica in modo chiaro. A partire dai primi anni del '900 con un concetto di esclusione che vedeva le persone con una differenza di essere al di fuori dei contesti sociali e scolastici, e avere, quando era il caso, una istituzionalizzazione separata, siamo passati poi per il concetto di inserimento e poi più tardi di integrazione, accogliendoli nelle strutture comuni, ma con un inserimento integrazione che significava segregazione/differenziazione formativa.