Le paralisi cerebrali infantili: definizione, classificazione e riabilitazione

Documento sulle paralisi cerebrali infantili, spiegando la loro natura non progressiva e l'importanza della riabilitazione. Il Pdf descrive il ruolo del sistema nervoso centrale nel movimento e classifica le cerebropatie, fornendo principi guida per interventi educativi a scuola per studenti universitari.

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18 pagine

LE PARALISI CEREBRALI INFANTILI
= disabilità motorie, di cui le paralisi cerebrali infantili rappresentano la parte più significativa.
Citiamo tutta la famiglia delle malattie degenerative, della muscolatura, del movimento.
Le paralisi cerebrali infantili sono un danno quasi sempre di carattere perinatale (che
avviene durante la nascita del bambino) che compromette fortemente la motricità ma su cui
si può innestare un percorso sia di riabilitazione, cioè viene recuperata la parte della
motricità compromessa, sia anche un percorso educativo. In sostanza questi bambini
partono da una motricità molto compromessa, ma assumono piano piano delle sequenze
motorie che hanno degli scopi precisi.
Sono chiamate anche cerebropatie, per arrivare a descriverle dobbiamo dare prima alcuni
semplici rudimenti legati a com’è il movimento nel corpo umano.
IL MOVIMENTO
Il movimento è regolato dal sistema nervoso centrale che è responsabile dei movimenti
volontari; è il nostro cervello che dà l'input al movimento.
Nel sistema nervoso centrale le zone preposte alla motricità sono situate nella corteccia, e
regolano l'attività motoria grazie a due sistemi:
1. Il sistema piramidale che controlla i movimenti volontari dei muscoli scheletrici; se il
danno sta nella zona piramidale si tratta di un danno più importante che implica
l’assenza o la presenza del movimento.
2. Il sistema extrapiramidale che riguarda i movimenti involontari e di supervisione di
quelli volontari. Le vie piramidali danno l’input del movimento, mentre le
extrapiramidali danno precisione e giusta intensità al movimento da compiere. Se il
danno sta nella zona extra piramidale il movimento generalmente c’è, ma non è ben
supervisionato, non è esattamente preciso.
Quindi il bambino svolgerà dei movimenti che sono all’inizio afinalistici / aprassici cioè farà
fatica a compiere una vera e propria prassia, ma poi con il tempo, con l’intervento, con
l’allenamento giungerà a compiere quell'azione (azioni semplici: afferrare oggetti, allungare
la mano verso un oggetto,...).
Nella parte inferiore del cervello si trova il cervelletto, sede dell’equilibrio e della
coordinazione motoria. Quindi quando c’è un danno al cervelletto, la persona si
muove, cammina, ma fatica a mantenere l’equilibrio, ed è anche quello che accade
alle persone anziane.
Un danno cerebrale insorto in una delle zone sopra indicate come sede di movimenti
o dei sistemi piramidali ed extrapiramidali, causa un danno motorio, definito come
paralisi cerebrale infantile.
Non siamo di fronte ad una patologia, ma parliamo di DANNI
DEFINIZIONE
Le paralisi cerebrali infantili riguardano un quadro di alterazioni motorie molto vasto e
possono essere definite come deficit motori dovuti a danni cerebrali immodificabili, ma non
progressi, insorti durante il periodo PRE(la mamma ha contratto una malattia), PERI
(durante la nascita, ed è la maggior parte dei casi) o POST (in qualsiasi momento della vita:
un’incidente che va a colpire la testa) NATALE.
L'immodificabilità del deficit si riferisce all'impossibilità di intervenire sul danno fisico nella
parte cerebrale compromessa, tuttavia durante la crescita del soggetto affetto da paralisi
cerebrali infantile si assiste ad un progressivo e continuo miglioramento nella motricità,
perciò il danno pur essendo immodificabile non è progressivo, ovvero non ha caratteristiche
degenerative.
Infatti, nelle paralisi cerebrali infantili, non si parla di decorso della malattia ma di percorso.
L’intervento procura un recupero, e questo elemento è stato ritrovato negli studi del ‘900;
prima non si sapeva e non si capiva che intervenendo, (facendo fare esercizio passivo, con
l’aiuto di 2 / 3 fisioterapisti che muovono gambe, braccia, testa del bambino) il cervello
assume nuovi schemi motori che compensano quelli precedenti che sono stati
compromessi. Quindi non è il recupero della parte compromessa che purtroppo persiste
(rimane una “cicatrice” che è un danno permanente) però il nostro cervello, quanto più è
giovane quanto più è plastico e riesce a sopperire creando nuovi schemi neuronali che
portano ad un parziale recupero motorio. Quanto si recupera? Dipende dalla gravità del
danno iniziale, da dove il danno è andato a colpire (quindi quali o quante parti del cervello),
ma dipende anche dalla natura e dall’intensità dell’intervento riabilitativo. Ecco perché è
importante che questi bambini svolgano queste attività motorie sin da subito, sin dalla
nascita.
LA CLASSIFICAZIONE TOPOGRAFICA
Esistono 3 tipologie di classificazione delle cerebropatie. Questa è la classificazione che i
medici chiamano topografica, perché va a vedere il danno dove è situato sul nostro corpo,
come se esso fosse una carta geografica.
Secondo questa classificazione, si va da un danno minore (monoplegia) al danno maggiore
(tetraplegia).
Monoplegia: la compromissione motoria riguarda solo un arto, generalmente uno
degli arti superiori;
Paraplegia: la motricità di entrambi gli arti inferiori risulta compromessa;
Emiplegia: la plegia presente interessa una sola metà del corpo; Braccio e gamba
(dx o sx) ma anche il tronco, il capo, la motricità della parola (dall’emiplegia in poi la
persona ha compromessa anche la motricità della parola perché muovere la bocca
prevede una motricità estremamente fine).
Disartria = disturbo del linguaggio per esiti di cerebropatia. Il bambino disartribro parla male
per esiti di danno cerebrale.
Triplegia: la compromissione è a carattere di tre arti, generalmente quelli inferiori e
uno superiore; c’è difficoltà disartrica, difficoltà a mantenere la posizione eretta sulla
carrozzina ma anche del capo.
Tetraplegia: la compromissione motoria riguarda tutti e quattro gli arti.

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LE PARALISI CEREBRALI INFANTILI

= disabilità motorie, di cui le paralisi cerebrali infantili rappresentano la parte più significativa. Citiamo tutta la famiglia delle malattie degenerative, della muscolatura, del movimento. Le paralisi cerebrali infantili sono un danno quasi sempre di carattere perinatale (che avviene durante la nascita del bambino) che compromette fortemente la motricità ma su cui si può innestare un percorso sia di riabilitazione, cioè viene recuperata la parte della motricità compromessa, sia anche un percorso educativo. In sostanza questi bambini partono da una motricità molto compromessa, ma assumono piano piano delle sequenze motorie che hanno degli scopi precisi. Sono chiamate anche cerebropatie, per arrivare a descriverle dobbiamo dare prima alcuni semplici rudimenti legati a com'è il movimento nel corpo umano.

IL MOVIMENTO

Il movimento è regolato dal sistema nervoso centrale che è responsabile dei movimenti volontari; è il nostro cervello che dà l'input al movimento. Nel sistema nervoso centrale le zone preposte alla motricità sono situate nella corteccia, e regolano l'attività motoria grazie a due sistemi:

  1. Il sistema piramidale che controlla i movimenti volontari dei muscoli scheletrici; se il danno sta nella zona piramidale si tratta di un danno più importante che implica l'assenza o la presenza del movimento.
  2. Il sistema extrapiramidale che riguarda i movimenti involontari e di supervisione di quelli volontari. Le vie piramidali danno l'input del movimento, mentre le extrapiramidali danno precisione e giusta intensità al movimento da compiere. Se il danno sta nella zona extra piramidale il movimento generalmente c'è, ma non è ben supervisionato, non è esattamente preciso.

Quindi il bambino svolgerà dei movimenti che sono all'inizio afinalistici / aprassici cioè farà fatica a compiere una vera e propria prassia, ma poi con il tempo, con l'intervento, con l'allenamento giungerà a compiere quell'azione (azioni semplici: afferrare oggetti, allungare la mano verso un oggetto, ... ).

  • Nella parte inferiore del cervello si trova il cervelletto, sede dell'equilibrio e della coordinazione motoria. Quindi quando c'è un danno al cervelletto, la persona si muove, cammina, ma fatica a mantenere l'equilibrio, ed è anche quello che accade alle persone anziane.
  • Un danno cerebrale insorto in una delle zone sopra indicate come sede di movimenti o dei sistemi piramidali ed extrapiramidali, causa un danno motorio, definito come paralisi cerebrale infantile.

DANNIDEFINIZIONE

Non siamo di fronte ad una patologia, ma parliamo di DANNIDEFINIZIONE Le paralisi cerebrali infantili riguardano un quadro di alterazioni motorie molto vasto e possono essere definite come deficit motori dovuti a danni cerebrali immodificabili, ma non progressi, insorti durante il periodo PRE(la mamma ha contratto una malattia), PERI (durante la nascita, ed è la maggior parte dei casi) o POST (in qualsiasi momento della vita: un'incidente che va a colpire la testa) NATALE. L'immodificabilità del deficit si riferisce all'impossibilità di intervenire sul danno fisico nella parte cerebrale compromessa, tuttavia durante la crescita del soggetto affetto da paralisi cerebrali infantile si assiste ad un progressivo e continuo miglioramento nella motricità, perciò il danno pur essendo immodificabile non è progressivo, ovvero non ha caratteristiche degenerative. Infatti, nelle paralisi cerebrali infantili, non si parla di decorso della malattia ma di percorso. L'intervento procura un recupero, e questo elemento è stato ritrovato negli studi del '900; prima non si sapeva e non si capiva che intervenendo, (facendo fare esercizio passivo, con l'aiuto di 2 / 3 fisioterapisti che muovono gambe, braccia, testa del bambino) il cervello assume nuovi schemi motori che compensano quelli precedenti che sono stati compromessi. Quindi non è il recupero della parte compromessa che purtroppo persiste (rimane una "cicatrice" che è un danno permanente) però il nostro cervello, quanto più è giovane quanto più è plastico e riesce a sopperire creando nuovi schemi neuronali che portano ad un parziale recupero motorio. Quanto si recupera? Dipende dalla gravità del danno iniziale, da dove il danno è andato a colpire (quindi quali o quante parti del cervello), ma dipende anche dalla natura e dall'intensità dell'intervento riabilitativo. Ecco perché è importante che questi bambini svolgano queste attività motorie sin da subito, sin dalla nascita.

LA CLASSIFICAZIONE TOPOGRAFICA

Esistono 3 tipologie di classificazione delle cerebropatie. Questa è la classificazione che i medici chiamano topografica, perché va a vedere il danno dove è situato sul nostro corpo, come se esso fosse una carta geografica. Secondo questa classificazione, si va da un danno minore (monoplegia) al danno maggiore (tetraplegia).

  • Monoplegia: la compromissione motoria riguarda solo un arto, generalmente uno degli arti superiori;

Paraplegia

la motricità di entrambi gli arti inferiori risulta compromessa;

  • Emiplegia: la plegia presente interessa una sola metà del corpo; Braccio e gamba (dx o sx) ma anche il tronco, il capo, la motricità della parola (dall'emiplegia in poi la persona ha compromessa anche la motricità della parola perché muovere la bocca prevede una motricità estremamente fine). Disartria = disturbo del linguaggio per esiti di cerebropatia. Il bambino disartribro parla male per esiti di danno cerebrale.
  • Triplegia: la compromissione è a carattere di tre arti, generalmente quelli inferiori e uno superiore; c'è difficoltà disartrica, difficoltà a mantenere la posizione eretta sulla carrozzina ma anche del capo.
  • Tetraplegia: la compromissione motoria riguarda tutti e quattro gli arti.

CLASSIFICAZIONE SECONDO IL MOMENTO DI INSORGENZA

Il danno cerebrale che comporta, come conseguenza, una paralisi cerebrale infantile può sorgere durante il periodo della gestazione, o, più spesso, nel momento del parto o nel periodo successivo alla nascita. L'eziologia di insorgenza del danno può quindi essere suddivisa nei seguenti momenti:

  • Periodo prenatale: durante la gravidanza il danno cerebrale nelle zone motorie può essere dovuto a malformazioni congenite, fattori genetici;
  • Periodo perinatale: durante il parto, la causa maggiormente implicabile all'insorgenza del danno cerebrale è dovuta ad anossia;
  • Periodo postnatale: durante le prime fasi della vita in neonato può subire traumi, infezioni, meningiti, eccetera che possono portare a danni motori.

CLASSIFICAZIONE SULLA BASE DELLA LOCALIZZAZIONE DEL DANNO

  • Forma spastica (danno più grave): a livello neurologico, il danno è localizzabile nelle regioni corticali piramidali (presiede all'effettivo movimento, guida il movimento dei nostri muscoli), pertanto i movimenti compromessi sono quelli volontari. Le posture e gli atti motori si caratterizzano per rigidità e ipertonia, per cui il soggetto, con forma spastica, viene posto in posizione eretta, presenta ipertonia negli arti inferiori e flessione al gomito (verso il busto) degli arti superiori con chiusura della mano a pugno. Quello che il fisioterapista fa è portare lontano dal busto le braccia e far riprendere al bambino/persona una motricità più flessuosa/morbida. E' possibile avere una forma spastica non grave dov'è compromesso il movimento, ma è presente un residuo motorio; oppure avere una forma spastica grave dove, magari, buona parte del corpo è presente una assoluta assenza di movimento. Si recupera sempre, non si sa però quanto e quando ... non possiamo sapere se il bambino potrà camminare.
  • Forma atetosica: Le zone cerebrali danneggiate sono quelle extrapiramidali, per cui il movimento volontario risulta non controllato e non supervisionato adeguatamente e di conseguenza risulterà non funzionante all'atto motorio desiderato. Esistono molte forme atetosiche, esiste anche la forma coreica (si dice che il bambino ha la corea = coro; ricorda i movimenti della danza; movimenti ondulatori/flessuosi). Spesso questi movimenti sono presenti anche in assenza di volontà, e la persona sta ferma/immobile SOLO quando dorme. La motricità dell'adulto è maggiormente adeguata rispetto alla motricità del bambino, perché l'adulto ha avuto più tempo a disposizione per controllare questi movimenti. Forma atassica: la sede del danno riguarda la regione del cervelletto, pertanto i soggetti atassici presenteranno difficoltà di equilibrio, sia da fermo che durante la deambulazione, pertanto procederà divaricando le gambe per aumentare la base di appoggio e avvicinare il baricentro a terra; e difficoltà di coordinazione. Atassia = poter camminare ma con un equilibrio molto precario, bisogno di un ausilio (bastone, un bastone che si dirama in 3/4 piedi) altrimenti la persona non riesce a portare l'equilibrio da una gamba all'altra. Questa camminata è spesso allargata.
  • Forme miste: generalmente il danno motorio non si presenta in forma pura limitandosi a colpire zone cerebrali piramidali o extrapiramidali, o la parte del cervelletto. Durante il verificarsi del danno, l'irrorazione sanguigna o il deflusso diossigeno, spesso invade non solo una regione ma anche quelle limitrofi. Pertanto possono risultare forme di paralisi che presentano caratteristiche di più disturbi motori, dove pur prevalendo una forma si possono rintracciare i sintomi dell'altra (ad es. forme spastiche con note atetosiche o atassiche).

DEFICIT MOTORIO E SVILUPPO INTELLETTIVO

Come facciamo ad innestare un percorso educativo senza aver un minimo di rudimenti, senza capire che la motricità alterata del bambino che abbiamo al nido è dovuta a questi esiti e non magari ad una malattia degenerativa? Su questo tema bisogna innestare un altro tema molto importante che è quello di conoscere:

  • Legame tra motricità ed intelligenza L'importanza dell'esplorazione dell'ambiente e del proprio corpo. Perché la motricità espedita con il proprio corpo, con l'esperienza diretta, è essa stessa conoscenza ... non procede solo a configurare una motricità sempre più raffinata, ma ha una ricaduta importante nella progressione degli aspetti cognitivi.

INTERVENTI EDUCATIVI CON AUTISMO A SCUOLA

Alcune riflessioni tratte da un progetto internazionale riferito al disturbo dello spettro autistico. Un progetto internazionale che ha visto la partecipazione dell'Italia, della Romania e della Croazia. L'Italia ha partecipato per gli aspetti legati alla didattica in classe essendo l'unico paese d'Europa in cui l'inclusione di alunni con disabilità, anche complesse, come il caso dell'autismo, siano inseriti in una classe ordinaria e non in una scuola speciale. Il contributo che l'Italia ha dato è stato l'inserimento degli alunni con ASD (disturbo dello spettro autistico - Autism Spectrum Disorder) nelle classe ordinarie (in mainstream classroom). Modulo dedicato al rapporto tra autismo e ambiente scolastico e al tema delle misure per l'autismo nelle scuole. Gli altri moduli si sono dedicati per esempio agli aspetti collaterali (diagnosi, approccio psicologico, ruolo della famiglia). La scelta delle famiglie di includere lo studente autistico in una classe scolastica normale non è ovvia in tutti i paesi del mondo. In Italia il processo di integrazione e inclusione scolastica degli studenti con disabilità ha una lunga storia (di 40 anni). Il principio di questo progetto è che l'inclusione dei bambini con disabilità nelle scuole (comuni) è uno standard internazionale e rimane un obiettivo fondamentale.

Cosa significa INCLUSIONE?

Esclusion e Inserimento integrazione Inclusione Questo schema lo esemplifica in modo chiaro. A partire dai primi anni del '900 con un concetto di esclusione che vedeva le persone con una differenza di essere al di fuori dei contesti sociali e scolastici, e avere, quando era il caso, una istituzionalizzazione separata, siamo passati poi per il concetto di inserimento e poi più tardi di integrazione, accogliendoli nelle strutture comuni, ma con un inserimento integrazione che significava segregazione/differenziazione formativa.

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