Riassunto di storia moderna di Ago e Vidotto sulla Rivoluzione Francese

Documento dall'Università degli Studi di Padova su Riassunto manual storia moderna ago-viadotto. Il Pdf, focalizzato sulla storia, riassume i capitoli principali del manuale di Ago e Vidotto, trattando la Rivoluzione Francese, il Terrore giacobino e le campagne napoleoniche, utile per l'Università.

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Riassunto manual storia moderna ago-viadotto
Scienze politiche (Università degli Studi di Padova)
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Riassunto manual storia moderna ago-viadotto
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Di Martina Pavoni
RIASSUNTO MANUALE “STORIA MODERNA”
DI RENATA AGO E VITTORIO VIDOTTO
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Riassunto manuale storia moderna Ago-Vidotto

Scienze politiche (Università degli Studi di Padova) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Leonardo De Luca (leonardo.deluca2001@gmail.com)RIASSUNTO MANUALE "STORIA MODERNA" DI RENATA AGO E VITTORIO VIDOTTO Di Martina Pavoni studocu This document is available on Scaricato da Leonardo De Luca (leonardo.deluca2001@gmail.com)STORIA MODERNA

Introduzione alla storia moderna

La storia moderna si colloca indicativamente tra la fine 1400 e l'inizio del 1800, in relazione a grandi eventi che hanno cambiato il mondo da come era precedentemente e da com'è ora.

Eventi che segnano l'inizio dell'età moderna

L'inizio dell'età moderna è basato su quattro eventi importanti:

  • Scoperta dell'America (1492)
  • Caduta dell'impero bizantino (1453)
  • Scisma della chiesa (1447) - Pace di augusta 1555
  • Invenzione della stampa a caratteri mobili (1453)

Eventi che segnano la fine dell'età moderna

A decretarne la fine dell'età invece sono stati:

  • Rivoluzione francese (1789): ribalta l'idea della disuguaglianza intrinseca dell'uomo e afferma l'idea dell'uguaglianza degli uomini;
  • Periodo napoleonico, in cui nascono in Francia i principi napoleonici (meritocrazia cd) e vengono portati in tutta l'Europa, fino alla catastrofe di Napoleone nel 1815;
  • Rivoluzione industriale (ultimi decenni del '700), ha origine in Inghilterra fuori dall'area della grande rivoluzione politica, ma si unisce ad essa, in quanto cambia la visione economica, creando un'economia borghese e capitalistica.

Periodizzazione della storia moderna

Come significa e come si giustifica la periodizzazione? La periodizzazione non è neutra, dobbiamo riconoscere la logica dietro essa, quella del progresso tipicamente occidentale. La visione degli studiosi cerca di mettere al centro alcuni processi storici e alcuni dei valori occidentali dall'Ottocento ad oggi e quindi la storia che va da circa il 1500 al 1800 si definisce moderna in quanto anticipa la civiltà occidentale sviluppata tra otto e novecento, la nostra economia avanzata e il mondo Globalizzato. In epoca moderna si vede la divisione della chiesa protestante e la diversa mentalità che si sviluppano da questa scissione, si sviluppano inoltre le forme di stato che nel quattro e nel Cinquecento daranno forma alle strutture degli stati che poi caratterizzeranno l'occidente. Questa interpretazione tende ad evidenziare nel passato ciò che conduce al traguardo positivo del nostro presente, è una sistemazione possibile del passato tra tante, non è quindi una sistemazione naturale, che può essere considerata una visione liberale e inadeguata per altre visioni e culture. La storiografia sulla Cina non si concepisce a partire da questa visione e vede l'età moderna occidentale come un periodo negativo, in quanto la storia cinese fu un flusso millenario ininterrotto fino all'800, con l'avvento della colonizzazione occidentale dell'Asia. L'epoca moderna cinese è considerata a partire dalla decolonizzazione della Cina. Si può dire quindi che la periodizzazione è relativa. Ogni periodizzazione è il frutto di una determinata epoca, si è arrivati a sviluppare e produrre la visione della storia moderna con la premessa individuabile nell'illuminismo che mette da parte anche a livello teorico l'antica visione cristiana della salvezza, in cui esiste solo un principio guida. Voltaire (1694-1778) è stato il più duro a combattere a questa antica visione della storia come divina, è proprio lui che ha dato alla storia moderna una visione molto chiara. Nelle sue osservazioni ricordava la nascita e lo sviluppo della stampa, il movimento dell'umanesimo verso il sud dell'Europa, la divisione della chiesa, il contatto con l'Asia e con il nuovo continente, l'America. Vista in questa chiave il moderno si presenta agli occhi di Voltaire un momento che segna una discontinuità rispetto al passato e un'apertura rispetto al futuro con la ragione umana che spingeva al progresso. Sulla base delle premesse illuministiche l'esperienza della Rivoluzione francese fa nascere una nuova considerazione dell'epoca moderna a questi storici ottocenteschi e che consideravano chiaro che la rivoluzione avesse origine dai tre secoli precedenti. pag. 1 Scaricato da Leonardo De Luca (leonardo.deluca2001@gmail.com)François Guizot (1787 - 1874) fu una figura importante della politica francese (primo ministro) anche essendo protestante. Nel 1828 tenne delle lezioni di storia moderna. Scrisse sin dal 1812 corsi in questo ambito; nel linguaggio del tempo l'espressione "storia moderna" indicava la storia non antica che fino ad allora era la storia per eccellenza. Un altro pensatore era il visconte Alexis de Tocqueville che tratta gli stessi temi di Guizot, ma usa un'altra espressione per indicare la stessa fase chiamata età moderna, che usiamo tuttora nello stesso modo. Tocqueville nomina il periodo storico in considerazione come ancien régime, descrivendo non più il periodo storico nel suo complesso, ma solo la società e la politica di quei tre secoli, utilizzando un atteggiamento decisamente critico. La spiegazione sul motivo dell'utilizzo di uno e di un altro modo è dovuta dalla provenienza e dalla storia personale dei due autori. pag. 2 This document is available on studocu Scaricato da Leonardo De Luca (leonardo.deluca2001@gmail.com)

Popolazione, economia e società

L'aumento della popolazione fu una delle variabili fondamentali nello sviluppo della società europea nel corso dell'età moderna. A causa della frammentazione dei poteri pubblici e della semplicità degli apparati democratici dell'epoca non è semplice quantificare la popolazione del '500, gli storici infatti possono solo ipotizzare che l'aumento della popolazione sia collegabile alla crescita della produzione agricola e manifatturiera, nonché possa essere dovuto anche al cambiamento dei rapporti sociali, all'abbassamento dell'età del matrimonio, all'attenuarsi delle epidemie e all'abbassamento del tasso di mortalità infantile e quindi all'aumento della vita media rispetto l'antico regime demografico (età media 35 anni). Dopo un secolo di grave declino, dal 1450 al 1600 la popolazione europea cominciò ad aumentare, passando da 59 milioni a circa 89. (Napoli, Parigi, Costantinopoli > 200.000; Milano, Venezia, Londra 150-200.000) Solo nell'Italia centro-settentrionale e nei paesi bassi la densità urbana crebbe, mentre nel resto dell'Europa la popolazione rurale era in prevalenza, con circa il 90% di contadini. L'aumento rapidissimo della popolazione portò ad un incremento della domanda di generi alimentari e altri beni di prima necessità. L'umento della domanda, che non trovava una crescita di produzione, fece raddoppiare e quadruplicare il prezzo del grano tanto che si iniziò a parlare di una "rivoluzione dei prezzi". Aggravata dall'abbondare di oro e monete in circolazione provenienti dalle Americhe ... che portarono alla tosatura e successivamente alla svalutazione monetaria ... Questa inflazione era comunque secondaria, poiché a partire dal 1540 anche i salari iniziarono a perdere potere d'acquisto; nelle fasce più povere della popolazione solitamente erano necessarie circa 100 ore di lavoro per acquistare un quintale di grano ma verso la fine del secolo si sfiorarono le 200 ore cosicché la famiglia non poteva permettersi nessun'altra spesa al di fuori di quella necessaria per il proprio sostentamento. Ciò significa che i beni di seconda categoria subivano l'andamento dei prezzi del grano. L'aumento della richiesta di beni primari avrebbe dovuto esser soddisfatta dalle aziende agricole, purtroppo però la struttura agraria più diffusa all'epoca era quella della signoria. Ovvero dove il proprietario terriero, "signore", metteva le terre a disposizione dei contadini che per utilizzarle dovevano pagare (o in denaro o con una parte del raccolto). Le terre però potevano anche essere 'libere' e di proprietà dei contadini stessi che a loro volta le "affittavano" a cittadini in cambio di denaro. Spesso il prelievo fiscale esercitato dai signori diveniva così pesante da non lasciare ai contadini alcuna risorsa per effettuare investimenti tali da aumentare la produttività (nuovi macchinari, nuovi concimi, ecc.). A rendere le cose più difficili interveniva anche il mercato, che quando la produzione era ricca l'aumento dei beni faceva diminuire i prezzi, mentre quando le annate erano cattive e i prezzi erano alti, il raccolto era così scarso che bastava a malapena per il sostentamento della famiglia contadina. Affidarsi alle vendite del poco raccolto era pericoloso per via dell'instabilità del mercato, così il loro obbiettivo primario era quello dell'autosufficienza. Gli affitti agrari misero in crisi la produttività, poiché qualora il contratto fosse stato di breve durata, i contadini più poveri sfruttavano la terra al massimo, in modo da trarre il maggior guadagno possibile in poco tempo. Ciò alla lunga si traduceva in una distruzione delle risorse. La produttività della terra era quindi molto modesta, e si continuava a recuperare la fertilità lasciandola riposare per qualche anno. Nessuno era ricco abbastanza, o aveva un interesse per così lungo tempo da investire nel miglioramento degli attrezzi agricoli (aratro ecc.). Nelle città invece aveva luogo la produzione manifatturiera, concentrata sulle botteghe e sulle corporazioni, nate per riunire tutti gli artigiani che producevano lo stesso bene e regolamentare il lavoro. Lo scopo iniziale era garantire l'omogeneità ed evitare l'accentramento della ricchezza nelle mani di pochi. All'inizio del 500 le più fiorenti città europee erano importanti centri manifatturieri. In Italia centro- settentrionale, città come Firenze, Milano e Bergamo detenevano il primato dell'industria tessile della lana, che pian piano entrò in concorrenza con tessuti più leggeri e meno costosi dei Paesi Bassi e dell'Inghilterra. pag. 3 Scaricato da Leonardo De Luca (leonardo.deluca2001@gmail.com)Dopo alcune guerre, a metà secolo furono in grado di risollevarsi riconvertendosi alla lavorazione della seta soprattutto con l'impiego di manodopera femminile (produzione di lusso in città come Genova, Venezia, ecc.) In aggiunta, sorserò anche nuovi settori come quello della carta. > stampa a caratteri mobili Gutenberg (1453) > libro non più oggetto unico ma riproducibile e alla portata dei consumatori. A differenza della domanda del grano che non poteva scendere al di sotto di una certa soglia (domanda rigida), la domanda di manufatti era estremamente "elastica" e le brutte fluttuazioni del mercato danneggiavano violentemente gli artigiani che spesso si trovavano pieni di debiti e dovevano prestarsi per manodopera a basso costo assodati da artigiani ben più ricchi. Si determinarono quindi acute polarizzazioni che fecero perdere alle corporazioni il loro carattere equitario. Gli imprenditori più ricchi cominciarono ad impiegare questo tipo di manodopera meno costosa (disoccupati ma anche donne) e fornendo attrezzature e materie primarie diedero il via delle manifatture domestiche (o putting-out system) che dominarono fino alla rivoluzione industriale (1760/1840). L'aumento della popolazione e l'aumento della produzione fecero aumentare anche il commercio, che era affidato in larga parte ai mercanti itineranti settimanali o giornalieri, i quali si spostavano (a piedi o cavallo) in tutto il mediterraneo raggiungendo Scandinavia, Russia ma anche le più remote campagne. Spesso il commercio ambulante entrava in competizione con le botteghe locali, ma altrettante volte offriva merci diverse come nel caso del Grande Commercio Internazionale, che muoveva spezie, tessuti preziosi ed anche monete avvalendosi di reti di parenti o soci. In queste comunità mercantili, oltre a nuovi strumenti come la società in accomandita (s.a.s.) o la lettera di cambio, si crearono le compagnie mercantili privilegiate, come quella inglese denominata "Compagnia delle Indie" che godeva di privilegi statali come l'esercitare in esclusiva il commercio di un determinato bene. Con il passare del tempo si perfezionarono e invece di sciogliersi appena concluso il commercio e spartito il denaro, diventarono stabili e permanenti detenendo il monopolio dei traffici con l'oriente per un lungo periodo. Commerciavano soprattutto in denaro, e la finanziaria europea cresceva in concomitanza con la crescita delle esigenze di stato e dei sovrani, che spesso si trovano a farsi anticipare denaro dalle compagnie che in cambio godevano del diritto esclusivo di sfruttare le miniere di oro/rame o di incamerare le tasse su particolari prodotti ad esempio il sale ... La prima metà del secolo vide protagonisti i mercanti della Germania, I Fugger, che vennero soppiantati dalla finanza genovese, così ricca da far emettere allo stato titoli di debito consolidato a tasso fisso ... che spesso si trasformavano anche a garanzia dei piccoli privati. Era però un investimento rischioso, perché spesso i sovrani dichiaravano bancarotta, segnando così la rovina delle ditte bancarie più esposte (vedi 1557 Filippo II e la rovina dei Fugger). L'aumento della popolazione, non adeguatamente sostenuta da un aumento delle risorse disponibili, generò un aumento dei poveri congiunturali, che sommandosi ai poveri strutturali (orfani, vedove) attrassero l'attenzione e la preoccupazione di molti governi cittadini; si crearono così i primi istituti di assistenza che svolgevano contemporaneamente un ruolo di assistenza (lavoro coatto) e di repressione (espulsione degli immigrati) > Thomas more, Erasmo da Rotterdam. Nel 1590 L'Europa venne colpita da epidemie e carestie che la misero in ginocchio, le campagne provarono a trasformare le tradizionali colture ma non ebbero successo e subirono sia una crisi agraria che commerciale. Per alcuni storici si tratto di un chiaro esempio di crisi Malthusiana, che sosteneva la crescita della popolazione tramite una progressione geometrica (1,2,4,8,16, 32 ... ) mentre la crescita delle risorse avveniva più lentamente secondo una semplice proporzione algebrica (1,2,3,4,5,6 ... ). Nel corso degli anni si è quindi aperto un enorme divario tra bocche da sfamare e disponibilità alimentari che hanno peggiorato lo stile di vita della popolazione, aumentando di nuovo il tasso di mortalità e costringendo la popolazione ad aumentare anche l'età per il matrimonio. Questo ha comportato una diminuzione demografica, che inizialmente fu un beneficio per i pochi sopravvissuti che ereditarono e anche si arricchirono. pag. 4 This document is available on studocu Scaricato da Leonardo De Luca (leonardo.deluca2001@gmail.com)

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