La pragmatica del linguaggio: sintassi, semantica e cortesia verbale

Documento dall'Università degli Studi Roma Tre sulla pragmatica del linguaggio. Il Pdf, un approfondimento di Lingue a livello universitario, esplora le distinzioni tra sintassi, semantica e pragmatica, analizzando presupposizioni, implicature e le regole della cortesia nelle interazioni verbali.

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La pragmatica del linguaggio (Bianchi)
Lingue per la comunicazione internazionale (Università degli Studi Roma Tre)
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La pragmatica del linguaggio (Bianchi)
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LA PRAGMATICA DEL LINGUAGGIO – Bianchi
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Introduzione
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Introduzione alla Pragmatica del Linguaggio

studocu
La pragmatica del linguaggio (Bianchi)
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Scaricato da Monica Mannu (monicamannu16@gmail.com)LA PRAGMATICA DEL LINGUAGGIO - Bianchi

Come funziona il linguaggio?

Introduzione
1. Paolo: "Ciao, sono Paolo. E tu?"; Francesca: "lo no".
2. Paolo: "Scusa, sai dov'è Piazza Duomo?"; Francesca: "Certo che lo so".
3. Paolo: "C'è un ladro in biblioteca!"; Francesca "Ah sì? E che legge?".
4. Paolo: "Ho già visto la tua faccia da qualche altra parte"; Francesca "Non credo,
perché la porto sempre con me".
5. Paolo (a Francesca, che sta suonando al pianoforte): "Che cosa stai suonando?";
Francesca: "Il piano".
Quello che Francesca sembra non comprendere (o fingere di non comprendere) è come
parole e frasi vengono usate da Paolo: a Francesca manca la competenza pragmatica.

Sintassi, Semantica e Pragmatica

La distinzione tra sintassi, semantica e pragmatica

Tradizionalmente si suole ripartire lo studio del linguaggio in tre discipline: sintassi,
semantica e pragmatica:
· la sintassi è l'analisi delle relazioni fra segni,
· la semantica delle relazioni fra segni e oggetti,
· la pragmatica delle relazioni fra segni e parlanti (Morris 1938).
La sintassi è lo studio dei segni come tali, dei modi in cui le espressioni linguistiche possono
essere combinate da un punto di vista strettamente grammaticale, che non tiene conto del
loro significato: C'è un ladro in biblioteca (ben formata) vs *Ci sono un ladro in biblioteca
(mal formata perché agrammaticale)
La semantica si occupa invece del significato delle espressioni linguistiche (parole o frasi) al
di fuori delle situazioni in cui vengono usate; essa studia le relazioni fra espressioni
linguistiche e oggetti del mondo. Le regole o convenzioni di una lingua fissano una volta per
tutte il significato di ogni espressione della lingua (parola o frase). Esse stabiliscono ad
esempio il significato di "un", "ladro", "in", "biblioteca", "esserci" e, una volta applicate le
regole sintattiche, il significato della frase. Anche la semantica, come la sintassi, ha il
compito di stabilire quali siano le frasi ben formate, basandosi però non sulla struttura
sintattica, ma sul significato delle parole, per escludere sequenze come: C'è una biblioteca
nel ladro.
Secondo un'impostazione assai diffusa in semantica, una frase dichiarativa (un'asserzione o
un'affermazione) ha come funzione principale quella di descrivere uno stato di cose del
mondo: la frase sarà vera se le cose sono effettivamente come la frase dice che siano, e
falsa altrimenti. Conoscere il significato di una frase, allora, significa sapere come deve
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Scaricato da Monica Mannu (monicamannu16@gmail.com)essere fatto il mondo perché la frase sia vera, sapere in quali casi essa descrive
correttamente il mondo, e in quali casi no.
Il significato convenzionale di un'espressione viene concepito generalmente come un
insieme di condizioni: le regole dell'italiano, ad esempio, associano a ogni parola un
insieme di condizioni di applicazione (le condizioni che un oggetto deve soddisfare perché
la parola gli si applichi) e, a ogni frase, un insieme di condizioni di verità (le condizioni che il
mondo deve soddisfare perché la frase ne costituisca una descrizione appropriata, e sia
vera). Alla parola "biblioteca", ad esempio, sarà associato un insieme di condizioni per
considerarla tale (essere una stanza, contenere un consistente numero di libri, ecc.). Allo
stesso modo, alla frase "C'è un ladro in biblioteca" sarà associato l'insieme di condizioni
(che ci sia un ladro, che ci sia una biblioteca, che il ladro sia nella biblioteca) che il mondo
deve soddisfare perché la frase sia vera.
Conoscere il significato della frase vuol dire sapere come deve essere fatto il mondo perché
essa sia vera, ma non, si badi bene, sapere se la frase è vera o meno: bisogna conoscerne le
condizioni, e non il valore, di verità.
In sintesi, la semantica è:
a. convenzionale: il significato di un'espressione linguistica è determinato dalla forma
dell'espressione;
b. vero-condizionale: il significato di una frase si identifica con le condizioni di verità
della frase, e il significato di una parola con il suo contributo alle condizioni di verità
della frase in cui compare;
c. composizionale: il significato di un'espressione complessa dipende funzionalmente
dai significati dei suoi componenti.
La pragmatica, infine, è lo studio delle relazioni fra segni e parlanti, fra espressioni
linguistiche e coloro che se ne servono per comunicare pensieri, è lo studio dei modi in cui
è possibile usare le frasi in situazioni concrete. In altri termini, mentre la sintassi studia
l'apparato combinatorio delle espressioni di una lingua, e la semantica l'apparato
interpretativo, la pragmatica si occupa di come un parlante si serva degli apparati
combinatorio e interpretativo in una particolare situazione comunicativa.
Uno dei compiti della pragmatica è spiegare perché frasi, pur perfettamente ben formate
dal punto di vista sintattico e semantico possano non essere appropriate in certi contesti
d'uso.

La "pattumiera" della semantica

Il dominio della pragmatica è stato definito a lungo in negativo: finivano nella pragmatica
sostanzialmente tutti i fatti per cui una spiegazione in termini sintattici o semantici si
rivelava insufficiente, e le frasi per la cui interpretazione era necessario il ricorso a fattori
non linguistici, a conoscenze sul mondo e sulla situazione in cui venivano usate. Questo ha
fatto sì che i fenomeni relegati nella pragmatica fossero estremamente eterogenei.
2
Scaricato da Monica Mannu (monicamannu16@gmail.com)La pragmatica è stata a lungo identificata con lo studio dei fenomeni di deissi o indicalità:
enunciati temporalizzati, o contenenti pronomi, avverbi di tempo o luogo.
Ad esempio la frase: "Qui piove" contiene l'espressione "qui", il cui riferimento (l'oggetto
cui rimanda nel mondo) cambia al mutare del contesto in cui viene usata. La mera
conoscenza del significato della frase deve essere integrata con un certo numero di
informazioni che non sono semantiche, che non sono cioè di tipo linguistico: per poter
interpretare questa frase dobbiamo individuare a che luogo si fa riferimento con "qui".
Rientrano nel dominio della pragmatica anche i casi di omonimia, di polisemia, i casi di
linguaggio figurato -> sintassi e semantica non permettono di determinare le condizioni di
verità perché riguardano il mondo, e non il linguaggio.
Fanno poi parte del campo di ricerca della pragmatica fenomeni del tutto diversi, analizzati
dalle teorie degli atti linguistici. Si tratta del fatto che frasi come
· La condanno a 11 anni di carcere
· Guarda!
più che descrivere stati del mondo sembrano compiere atti istituzionali (condannare) o
linguistici (ordinare, supplicare, sfidare ecc.). Intuitivamente sono ancora informazioni sulle
circostanze d'uso delle frasi a consentirne l'interpretazione: dobbiamo sapere chi ha
proferito la prima frase, a proposito di chi, in che occasione, per poter dire se la frase vale,
o meno, come condanna; e dobbiamo sapere in che particolari circostanze la seconda è
stata usata, con che tono, per quali scopi e con quali intenzioni, per poter interpretare la
frase come un ordine, una supplica, un rimprovero, una sfida, o un invito.
Casi ancora diversi sono costituiti da quelle che vengono chiamate implicature
conversazionali.
Paolo: "Ti è piaciuta la cenetta che ti ho preparato?"
Francesca: "Il caffè era ottimo."
Il significato convenzionale delle espressioni che compaiono nella risposta di Francesca che
pure è perfettamente conosciuto da Paolo non gli permette tuttavia di interpretarla come
una risposta alla sua domanda, a meno che non venga integrato con informazioni su come
è fatto il mondo, e in questo caso particolare su cosa si considera, o meno, abilità culinaria,
nonché sulle strategie che i parlanti utilizzano per comunicare ai loro interlocutori opinioni
spiacevoli.
Il significato convenzionale di una frase spesso non coincide affatto con i pensieri che un
parlante può esprimere proferendo quella frase (quello che viene chiamato il significato del
parlante): Francesca sta probabilmente comunicando a Paolo il pensiero "La cena era
pessima".
L'apporto di sintassi e semantica è a volte ridotto al minimo:
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Scaricato da Monica Mannu (monicamannu16@gmail.com)Paolo: "Allora?"
Francesca: "È andata"
-> può costituire uno scambio comunicativo perfettamente appropriato, sempre che i due
interlocutori sappiano abbastanza delle circostanze in cui lo scambio ha luogo. Sempre,
cioè, che i due interlocutori conoscano il contesto, ossia la situazione particolare in cui le
frasi vengono usate, costituita dal resto della conversazione, dall'ambiente fisico in cui essa
avviene, dall'identità degli interlocutori, ma anche dalla complessa rete di scopi, intenzioni,
credenze, desideri, timori, pregiudizi e conoscenze che essi condividono.

I due sensi di pragmatica: effetto delle parole sul mondo, effetto del mondo sulle parole

Sono state proposte svariate definizioni di pragmatica; Levinson (1983) ne elenca 14, e
commenta che si tratta di definizioni riduttive, parziali o vaghe.
Quelle più significative sono:
· la disciplina che si occupa dell'uso del linguaggio;
· la disciplina che si occupa di ciò che un parlante comunica (al di là di ciò che dice);
· la disciplina che si occupa del contesto;
· la disciplina che si occupa del significato in contesto;
· la disciplina che si occupa del significato nelle interazioni sociali;
· la disciplina che si occupa della distanza, fisica e sociale, tra interlocutori.
La semantica è lo studio del significato convenzionale delle espressioni e delle frasi di una
lingua, del loro significato a prescindere dalle concrete circostanze in cui esse sono
utilizzate da parlanti particolari. Ci sono però 2 obiezioni:
1. il contenuto proposizionale (il pensiero espresso da una frase ben formata
dell'italiano, le sue condizioni di verità) di una frase non sempre è fissato
completamente e univocamente dalle convenzioni semantiche: in certi casi è
incompleto ("Qui piove"); in altri casi, come "Bea è una gazzella"; "Francesca ha
finito un altro libro", è ambiguo.
2. anche una volta completato e disambiguato il contenuto proposizionale di una frase,
le convenzioni semantiche non determinano il tipo di "atto linguistico" che il
parlante compie proferendo quella frase, è necessario considerare il contesto per
capire se una frase è un ordine, un invito, una supplica, una sfida.
È necessaria un'integrazione (e un'interazione) della competenza semantica con
conoscenze non linguistiche ma contestuali. Una teoria pragmatica intraprende allora due
direzioni di ricerca complementari:
1. da un lato, essa si occupa dell'influenza del contesto sulla parola: l'interpretazione
del linguaggio deve tener conto di informazioni sulla situazione di discorso, e
dunque sul mondo;
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