La radio in Italia: storia, modelli economici e impatto tecnologico

Documento dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione Iulm sulla radio in Italia. Il Pdf, un insieme di appunti di lezione di livello universitario, esplora la storia della radiofonia italiana tra il 1924 e il 1945, analizzando il contesto di regime, le radio clandestine e i modelli economici e produttivi della radio privata.

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La radio in Italia - appunti di lezione
comunicazione radiofonica (Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM)
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La radio in Italia

studocu La radio in Italia - appunti di lezione comunicazione radiofonica (Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Alessandro Fiore (alessandrofiore1203@gmail.com)LA RADIO IN ITALIA Parte prima

La radio e il suo pubblico

Storia della radio in Italia in quattro atti di Marta Perrotta

1924-45: Radio days all'italiana. Radio di regime e radio clandestine

La radio, così come noi la conosciamo, non è nata in Italia. L'idea è maturata progressivamente, all'inizio del XX secolo, negli Stati Uniti d'America, Dove erano più attive le applicazioni e le sperimentazione della tecnologia. In Europa, parallelamente, la radio si sviluppa soprattutto come strumento di supporto bellico e commerciale, dato il peso del primo conflitto mondiale sui sistemi economici e industriali del vecchio continente.

Tra le varie intuizioni e verifiche sperimentali avvenute nei primi due decenni del novecento, spicca un manager dell'Americana Marconi, futura Radio Corporation of America (RCA), di nome David Sarnoff, che nel 1916, si spinge fino a prefigurare un utilizzo commerciale, potenzialmente destinato a un grande pubblico, di quello che era ancora soltanto un sistema di comunicazione punto a punto.

La Gran Bretagna è stata invece il primo paese ad autorizzare ed emettere trasmissioni radiofoniche regolari, dalla Stazione Marconi di Chelmsford in Cornovaglia, nel 1920, e a disciplinare strategicamente lo sviluppo del mezzo entro un sistema monopolistico, secondo il principio che riconosce all' etere la natura di bene pubblico e sancisce la necessità di un controllo statale per fare in modo che l'impiego delle radio frequenze sia orientato alla pubblica utilità.

L'industria nascente, tra arretratezza e slanci di modernità

In Italia, gli anni dell'avvento della radio sono gli stessi della nascita del fascismo: una pura coincidenza che si verificò sia perché la prima guerra mondiale aveva reso impossibile l'intrapresa dei progetti in cantiere al di fuori degli obiettivi bellici; sia perché, negli anni immediatamente successivi alla guerra, era in corso una revisione complessiva delle politiche economiche che vedeva lo Stato ricoprire un ruolo sempre più importante nella fragile vita produttiva del paese. Fondamentale fu il ruolo della società presieduta da Marconi (la Società italiana per i servizi radio telegrafici e Radio telefonici, SISERT, formatasi nel 1921) nel sottolineare al regime l'importanza di accordare le autorizzazioni a un soggetto italiano.

Il Regio Decreto emanato da Mussolini nel 1923 riservava allo Stato l'esclusiva sull'impianto e la gestione delle reti di trasmissione radiofonica, con la possibilità di esercizio in concessione da parte di terzi. Gli sviluppi dell'industria e del business della radiofonia si definirono tuttavia solo nel corso del 1924, anno in cui venne istituito il ministero delle Comunicazioni e in cui nacque l'Unione radiofonica italiana (URI), sorta dalla fusione dei capitali della società Radiofono, di proprietà di Marconi, e della Società italiana radio audizioni circolari (SIRAC).

Con la convenzione tra IL ministero delle Comunicazioni e URI nasceva la prima concessionaria per l'esercizio delle radioaudizioni circolari in regime di monopolio. L'attività era finanziata dall'abbonamento al servizio, dall'imposta sul possesso dell'apparecchio ricevente e dalla pubblicità. Per questo, nei primi anni della radiofonia in Italia l'offerta delle trasmissioni era costituita prevalentemente da musica, programmi culturali, bollettini con le notizie, programmi per le casalinghe e per gli agricoltori, trasmissioni per bambini. Il rapporto musica/ parlato è in ogni caso di difficile certificazione. Lo Stato non sembrava curarsi troppo dell'indirizzo dell'attività di broadcasting, né dal punto di vista tecnico né dal punto di vista editoriale. L'Ente Italiano audizioni radiofoniche (EIAR), che si forma nel 1927 dalle ceneri dell'URI, sembra rispondere alle richieste di un incentivo maggiore dello Stato al settore della radiofonia. Soltanto nel 1933 sarà emanato uno statuto con indicazioni sempre più precise sulla composizione di management e consiglio di amministrazione dell'ente, segnale questo di un crescente interesse verso la radio come mezzo di comunicazione di massa, potenzialmente cruciale in molti aspetti della vita politica e industriale. Se il sistema produttivo e industriale legato alla radio si affermò faticosamente fu per la difficoltà di costituire un mercato e un bisogno di radio. Gli elevati costi degli apparecchi, l'oneroso canone di abbonamento, l'iniziale sviluppo non omogeneo delle reti, l'orientamento verso i radioamatori più che verso i comuni ascoltatori facevano sì che la radio fosse un bene di lusso, per aristocratici, borghesi e dilettanti del mezzo. A un certo momento, però, le forze cominciarono ad agire insieme. Da un lato il regime fascista definì meglio il proprio ruolo nella società concessionaria e si accorse del potenziale di propaganda del mezzo; dall'altra le industrie This document is available on studocu Scaricato da Alessandro Fiore (alessandrofiore1203@gmail.com)produttrici di apparecchi investirono nella produzione in serie; infine, l'offerta di contenuti e radiocronache si arricchì con l'opera e i concerti trasmessi dei teatri, nacquero rubriche, riviste culturali e scientifiche, varietà, programmi di favole per bambini. Migliorarono inoltre, e si moltiplicarono, gli impianti di trasmissione.

Il sistema radiofonico va "a regime" nel corso degli anni 30, nonostante la congiuntura economica sfavorevole. Sono gli anni in cui viene istituito l'Ente radio rurale (1933), il progetto culturale di indottrinamento del paese attraverso l'introduzione della radiofonia nelle scuole di campagna e la diffusione di apparecchi radio per l'ascolto collettivo di scolari e lavoratori agricoli: un progetto solo in parte compiuto a causa di grande difficoltà organizzative e caratterizzato da contenuti di stampo retorico, volto all' alfabetizzazione e alla socializzazione di esperienze e valori ispirati alla cultura fascista. Gli abbonamenti crescono a ritmi lentissimi ma l'immissione sul mercato del Radiobalilla (1937) al costo di L. 430 costituì un primo timido acceleratore della diffusione del mezzo anche in fase meno abbienti della popolazione.

La radio si ascoltava soprattutto in contesti pubblici: scuole, uffici, fabbriche, caffè, negozi, ritrovi popolari come quelli dell'opera nazionale dopolavoro, dal 1925 incaricata di organizzare il tempo libero dei lavoratori con proposte culturali e sportive. In casa, la radio era uno status symbol per famiglie appartenenti ai ceti borghesi e già esposti all'offerta culturale delle città, come il cinema e la stampa periodica.

Quante voci in una scatola

A questi pubblici era indirizzata una programmazione fatta perlopiù di musica, intrattenimento leggero e informazione. Le canzoni erano un ingrediente fondamentale dell'offerta radiofonica, che proponeva artisti come il Trio Lescano e capaci di depositarsi nella memoria collettiva, sia per il divismo dei cantanti, sia per l'insistenza della programmazione. La musica era senz'altro la via più facile ma le formule che vennero elaborate per costruire una programmazione appetibile erano di grande interesse perché in esse si riscontrava la necessità di combinare il linguaggio parlato con quello musicale, mescolando la canzonetta, la letteratura popolare e la cronaca degli eventi, ricercando umorismo, parodia e leggerezza nello stile, dando spazio ai potenziali interessi e bisogni del pubblico.

Tra i contenuti più rappresentativi della programmazione degli anni 30 fu il varietà I quattro moschettieri, scritto da Angelo Nizza e Riccardo Morbelli. Questo insieme di personaggi letterari, storici, fiabeschi e della tradizione popolare, parodia musicale del romanzo di Dumas in cui convivono Aramis e Arlecchino, fu il primo grande successo dell'EIAR e anche il primo fenomeno mediatico generato dalla radio, in grado perfino di contribuire all'incremento degli abbonamenti.

Il programma era tra i più apprezzati e conosciuti, come dimostrano le iniziative di promozione editoriale e pubblicitaria intorno adesso e la raccolta di figurine illustrate inserite in vari prodotti Buitoni-perugina che divenne una mania collettiva di cui tutti parlavano.

Contemporaneamente, gli anni 30 videro lo sviluppo di un genere che affondava le sue radici nel teatro e can Italia si era manifestato in maniera tardiva: il radiodramma. Il primo fu l'anello di Teodosio del 1929. Mentre l'EIAR dava spazio alla produzione originale di radiodrammi per dimostrare di essere attenta all'esplorazione delle possibilità espressive del mezzo radiofonico in senso drammaturgico, il dibattito sul genere e sul linguaggio sembra non far emergere un interesse specifico da parte della cultura ufficiale italiana.

La produzione di suonomontaggi, commedie, drammi e opere appositamente dedicate alla radio, nonostante l'investimento dell'EIAR in concorsi e iniziative di scouting per autori, non fu sufficiente a coltivare quel terreno di avanguardia E Innovazione che invece sarebbe stato necessario allo sviluppo del genere.

Parallelamente, cresceva l'iniziativa pubblicitaria a sostegno della radio. Nel 1936 iniziò il ciclo dei grandi concerti Martini Rossi con cui EIAR diede avvio a una lunga stagione di concerti in onda il lunedì, palcoscenico radiofonico per i più famosi maestri e artisti della musica italiana come Maria Callas.

Un altro ingrediente dal palinsesto telefonico furono da subito le radiocronache, con una copertura tempestiva di eventi sportivi, politici e sociali. Prima forma non scritta di giornalismo, la radiocronaca nacque per far vivere alle persone in ascolto le azioni calcistiche, gli incontri di pugilato, le corse, poi le cerimonie e manifestazioni politiche di massa, amplificando in maniera istantanea il suono di un evento. L'esperienza sul campo le critiche giunte dagli ascoltatori formarono i radiocronisti a un modo di parlare chiaro e ricco di dettagli, privo di inflessioni locali, pulito ma carico di emozione, capace di rendere visivamente quello che chi ascoltava non poteva vedere.

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