Documento dall'Università degli Studi di Milano su Costantino: conversione al cristianesimo e riforme. Il Pdf, di Storia per l'Università, riassume la figura di Costantino, l'Editto di Milano, i conflitti dottrinali come l'arianesimo e le riforme militari e amministrative, fino alla successione e al regno di Giuliano.
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Secondo i racconti degli storici cristiani, in occasione della battaglia di Ponte Milvio Costantino prese una decisione che era destinata a incidere profondamente sulla storia. Prima della battaglia, fece aggiungere alle insegne del suo esercito il monogramma cristiano, ponendo le legioni sotto la protezione del Dio dei cristiani, anziché sotto quella consueta del Sol Invictus. In seguito egli stesso raccontò che l'ispirazione gli era venuta da una visione, nella quale Cristo gli prometteva, così facendo la vittoria,"In hoc signo vinces": sotto questo segno vincerai. La tradizione cristiana enfatizza questo fatto, attribuendo la conversione di Costantino al successo finale. Scegliendo un modo così plateale di allearsi con il cristianesimo, Costantino dimostrò coraggio e grande intuito: abbracciò decisamente il nuovo e abbandonò la vecchia religione imperiale, rinunciando al tentativo di risuscitare le tradizioni pagane. Era una svolta radicale rispetto alla politica di Diocleziano.
Gli storici hanno molto discusso di questa conversione. Alcuni ritengo che si trattasse di una simulazione. Secondo questa interpretazione, Costantino si rendeva conto che il cristianesimo ormai si stava rivelando la religione più vitale e organizzata e cinicamente avrebbe deciso di cercare il suo appoggio. In realtà, quello di Costantino fu un atto estremamente audace: in quel periodo il cristianesimo era professato ancora da una ridotta minoranza di sudditi dell'impero (forse il 10%) e il paganesimo godeva di molti adepti sia nella burocrazia imperiale e nell'esercito, sia tra la gente comune. Costantino dunque impose all'esercito una decisione che non teneva conto dell'effetto delle tendenze maggioritarie. Oggi la maggior parte degli storici ritiene che la conversione di Costantino sia effettivamente avvenuta, anche se probabilmente maturò dopo la vittoria su Massenzio. L'imperatore si fece battezzare soltanto in punto di morte, ma va ricordato che, per i primi cristiani, il battesimo in punto di morte era considerato un modo per presentarsi puri davanti al giudizio divino. Nel corso del suo governo, Costantino operò in base una visione politica energica e determinata, non da suddito di una religione; tuttavia, è certo che la conversazione indirizzo la sua politica.
Nel 313 Costantino e Licinio s'incontrarono Milano ed emanare un editto (detto" Editto di Milano" o "Editto di tolleranza") nel quale ponevano fine qualsiasi persecuzione e affermavano la tolleranza nei confronti di tutte le religioni, compresa quella cristiana. In realtà si deve dire che la ri- affermarono. Già in precedenza infatti erano stati emanati editti Imperiali nei quali si stabiliva che era lecito praticare il cristianesimo: da parte di Gallino nel 260 e di Galerio 311.
L'Editto di Milano pose le premesse per un nuovo ruolo della Chiesa cristiana nell'impero. Ai cristiani fu consentito di ricostruire edifici di culto e furono restituiti i beni che erano stati in precedenza confiscati. La Chiesa il clero ebbero una posizione di privilegio: furono riconosciute alcune esenzioni fiscali e fu accordata la possibilità di ricevere beni in eredità per testamento. Tutto questo creò le premesse per un rapido aumento delle ricchezze ecclesiastiche. La Chiesa ebbe una nuova funzione giurisdizionale: i contendenti di un processo potevano accordarsi per richiedere il giudizio di un vescovo. Per non ostacolare il monachesimo nascente, furono poi abolite le norme contro i celibi e i privi di figli che erano in vigore fino dall'età augustea.
Costantino avviò anche la costruzione Roma dei primi grandi edifici pubblici per il culto cristiano, le basiliche di San Giovanni in Laterano e di San Pietro.
Costantino riunifica l'impero. L'alleanza tra Licinio è Costantino venne rafforzata dal matrimonio di Costanza, sorella di Costantino, con Licinio. Dopo la morte di Massimino, sconfitto da Licinio, l'impero rimase diviso in due parti: fra Costantino Augusto in Occidente e Licinio Augusto in Oriente. La morte di Diocleziano, nel 316, segno simbolicamente la fine dell'ordinamento tetrarchico.
Lasciata Roma dopo la vittoria su Massenzio, Costantino stabilì la sua sede prima a Milano, poi a Treviri e in varie città della penisola balcanica. L'accordo stipulato con Licinio però non durò a lungo. Un primo conflitto (nel 314) si risolse con un accordo dinastico: vennero proclamati Cesari i due figli di Costantino e il figlio di Licinio e Costanza. Ma i contrasti si riaccesero ben presto aggravati dall'atteggiamento ostile che Licinio cominciò a manifestare nei confronti del cristianesimo. Costantino batte l'avversario nel 316 a Sirmio, impadronendosi dei Balcani. Infine nel 324 lo sconfisse in due battaglie decisive, ad Adrianopoli in Tracia e a Crisopoli, sulla costa asiatica del Bosforo, e riunificò l'impero nelle sue mani.
Dopo la vittoria su Licinio, Costantino stabilì di fondare una nuova capitale imperiale a Bisanzio in posizione strategicamente fortissima, imprendibile. In poco tempo venne costruito il nuovo centro urbano, che prese il nome di Costantinopoli. Nel 330 la nuova capitale era completata, circondata da un'imponente cerchia di mura. Questa data segna un passaggio importante perché Roma cessò di essere il centro politico dell'impero: d'altra parte, già con lo spostamento delle capitali dei tetrarchi la città aveva perso parte della sua importanza. Costantinopoli fu davvero una "nuova Roma": anch'essa venne divisa in quattordici circoscrizioni, la sua popolazione ebbe gli stessi privilegi di quella romana, venne istituito un analogo Senato, composto prevalentemente da cristiani. All'inizio l'assemblea era composta da 300 membri, in seguito arrivò a contarne fino a 2000. Nella nuova capitale, Costantino fece costruire un grande palazzo imperiale e l'ippodromo, il luogo degli spettacoli che lo stesso imperatore frequentava per mostrarsi al popolo. Non fece invece costruire un anfiteatro per manifestare la sua adesione al rifiuto cristiano degli spettacoli sanguinosi che vi si tenevano. La città si infittì rapidamente di nuovi edifici privati, dentro e fuori le mura grazie alle misure che incentivano l'immigrazione. Costantino fece edificare anche alcune grandi chiese cristiane, come quella dedicata ai Santi Apostoli e quella dedicata alla Pace Divina (Sant'Irene), dedicata alla Sapienza Divina (Santa Sofia).
Il fiorire della nuova capitale era anche la dimostrazione che la parte orientale dell'impero era più prospera della parte occidentale e anche più sicura, meglio protetta contro le invasioni. Ricca di grandi città e di fertili terre, essa era anche il terminale delle vie commerciali che portavano dall'Oriente merci preziose.
Un principato assolutistico. La concezione che Costantino aveva del potere era assolutistica come quella di Diocleziano ma con una forte presenza di elementi religiosi. Anche se non impose la religione cristiana, Costantino si circondò di collaboratori cristiani. Nel campo dei culti pagani intervenne solo per limitare i sacrifici cruenti di animali, un aspetto del paganesimo che i cristiani criticavano aspramente. Non rinuncio comunque a consentire le forme tradizionali del culto imperiale, svincolato però dalle manifestazioni più evidenti di religiosità pagana.
Anche senza trasformare il cristianesimo in religione ufficiale Costantino ottenne l'esplicito appoggio della Chiesa al suo sistema di potere. Pur riconoscendo l'autonomia della Chiesa nella sfera religiosa, egli mostrò con chiarezza la sua intenzione di intervenire anche nelle questioni ecclesiastiche che potevano avere riflessi importanti sulla vita civile dell'impero (Cesaropapismo).
Dopo il riconoscimento Costantiniano la Chiesa cristiana si definì "cattolica", cioè universale. A mano a mano che la sua influenza nella società cresceva e la sua struttura gerarchica si consolidava, emergevano però in maniera potente i contrasti tra diverse posizioni dottrinali. Un grave conflitto si accese ad Alessandria d'Egitto a proposito della natura di Cristo e del rapporto tra Dio Padre e il Figlio. I sostenitori della dottrina cattolica capeggiati da Atanasio, vescovo di Alessandria, affermavano che Gesù Cristo partecipa, della stessa sostanza del Padre essendo come lui eterno e non creato. I seguaci del prete alessandrino Ario ritenevano invece di Cristo fosse subordinato a Dio Padre in quanto da lui creato dal nulla. La dottrina ariana era più semplice da capire, perché considerava Cristo come un intermediario tra Dio e gli uomini e riconosceva a Dio come sua figura unica è superiore.
Si trattava di una questione teologica molto delicata e Costantino convocò Nicea un concilio che si chiuse con la condanna della dottrina ariana, che venne considerata eretica. La dottrina ufficiale che venne confermata allora è tuttora quella della Chiesa Cattolica: il Figlio unigenito è generato non creato ed è della stessa sostanza del Padre Eterno insieme a lui. A tal proposito vene formulato il Credo.
Il senso dell'intervento di Costantino della questione è chiaro: come c'è un solo imperatore, così deve esserci una sola dottrina della fede.
Anche dopo il Concilio, comunque, nella parte orientale dell'impero la dottrina ariana mantenne la sua popolarità, anche alcuni successori di Costantino la favorirono. Questo aumentò la distanza tra la Chiesa d'Occidente, che con il papà di Roma abbracciava la dottrina cattolica, e le Chiese orientali.
Il successo dell'arianesimo ebbe anche un'altra conseguenza importante. Nel 341 il vescovo di Ulfila, seguace della dottrina ariana, fu inviato a diffondere il cristianesimo presso i Visigoti, la popolazione germanica stanziata nell'attuale Romania. La predicazione cristiana ebbe successo e il cristianesimo si propagò anche presso le altre popolazioni germaniche, come gli Ostrogoti, i Vandali, i Burgundi e i Longobardi. Quando questi popoli entrarono in conflitto con l'Impero erano ormai infatti cristiani ma seguaci del cristianesimo Ariano.
Solo molto più tardi, in seguito alle decisioni prese nel Concilio di Costantinopoli del 381, la dottrina ariana verrà definitivamente abbandonata anche nella parte orientale dell'impero romano.
L'amministrazione dell'esercito. Costantino completo il lavoro di riorganizzazione amministrativa iniziato con la tetrarchia. I prefetti al pretorio (funzionari non militari!) divennero una sorta di vincere al governo di circoscrizioni territoriali molto estese composte di più diocesi: questa soluzione fu adottata perché i figli di Costantino, nominati Cesari, erano troppo giovani per governare.
Dell'amministrazione centrale dell'impero fu completato il lavoro di costituzione di uffici centrali, i "ministeri d'epoca", che si occupavano della preparazione delle costituzioni imperiali ossia delle ordinanze dell'imperatore, delle entrate fiscali, della Zecca e delle finanze.