Documento universitario sull'estetica e il paesaggio di Paolo D'Angelo. Il Pdf esplora il concetto di paesaggio attraverso le teorie di Simmel, Brady, Appleton e Roger, analizzando le distinzioni tra natura e paesaggio e le implicazioni culturali ed estetiche per la materia Arte.
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docsity Estetica e paesaggio - Paolo D'Angelo Storia Dell'arte Accademia di belle arti di Brera 11 pag. Document shared on https://www.docsity.com/it/estetica-e-paesaggio-paolo-d-angelo/7465837/GEORG SIMMEL Saggio: Filosofia del paesaggio (1913).
Come prima cosa, Simmel distingue la natura dal paesaggio:
Il materiale del paesaggio è molteplice e variabile, quindi anche i punti di vista e le forme saranno molto vari. Il paesaggio come opera d'arte nasce come continuazione del processo in cui il paesaggio sorge in noi come impressione di singole cose della natura. L'artista delimita una parte dell'infinità del mondo, la concepisce e la forma come unità, tagliando i fili che la collegano al mondo e riallacciandoli nel proprio punto centrale. Tutto ciò che chiamiamo CULTURA contiene una serie di strutture dotate di legge propria: SCIENZA, RELIGIONE, ARTE. Queste strutture possono essere coltivate e comprese in due modi:
RELIGIONE: la vita produce nel suo corso dei sentimenti e dei tipi di comportamento religiosi (amore, impressioni della natura, slanci ideali). SCIENZA: i suoi metodi e norme sono forme del conoscere quotidiano autonome e con potere assoluto. Il conoscere è diventato regno dello spirito amministrato secondo una propria legislatura. ARTE: deriva solo dalla dinamica artistica. L'arte deriva dalla vita in quanto la vita contiene delle forze formatrici il cui sviluppo si chiamerà ARTE. Dove vediamo un paesaggio e non più una somma di singoli oggetti naturali, abbiamo un'opera d'arte nel momento del suo nascere. Non basta una distesa di cose naturali e di cose forgiate dall'uomo su un pezzo di terra per parlare di paesaggio, ma bisogna che questa estensione sia delimitata. Perché sorga il paesaggio bisogna che si sia consumata una LACERAZIONE con la fine della civiltà medievale. Per avere il PAESAGGIO è necessario che la realtà venga organizzata attorno ad un nuovo principio unificatore: STIMMUNG. Questa parola si può tradurre con "stato d'animo", "tonalità emotiva", "tono di sentimento" che coincide con un solo ed unico irripetibile paesaggio. È l'universale dove tutti i particolari si incontrano. TONALITÀ SPIRITUALE: sentimento suscitato dal paesaggio nell'osservatore; questo sentimento è legato esclusivamente ad un preciso paesaggio senza sostituzioni. La tonalità spirituale significa il carattere generale di questo paesaggio, carattere che non è fissato in nessun singolo elemento di questo paesaggio. Noi vediamo il paesaggio sentendolo e prima di percepire cose nella loro separatezza, noi percepiamo unitariamente la tonalità generale di una scena.
Document shared on https://www.docsity.com/it/estetica-e-paesaggio-paolo-d-angelo/7465837/RAINER MARIA RILKE Saggio: Introduzione (1903), Del paesaggio (1903).
DEL PAESAGGIO PITTURA DELL'ANTICHITÀ: si sa poco. Nei dipinti vascolari:
Ciò che era bello era il corpo che veniva coltivato come un campo e richiedeva fatica come il raccolto; era l'immagine attraverso cui trascorrevano tutti i significati, dei e animali, e tutti i sensi della vita. Il paesaggio era il sentiero sul quale camminava. Il monte era sconosciuto, su cui non abitavano dei dalle umane fattezze. Tutto era una specie di teatro, vuoto fin quando non comparse l'uomo ad occupare la scena con un'azione divertente o tragica. ARTE CRISTIANA: perse questo rapporto con i corpi, senza avvicinarsi al paesaggio. Gli uomini erano vesti e solo raramente il paesaggio poteva essere la terra. Da qui si incominciava a vederla perché gli uomini erano diventati sottili e trasparenti e si tendeva a percepire il paesaggio come un breve momento sotto cui pendeva l'inferno e sopra cui vi era il cielo. Coesistevano tre luoghi: CIELO, TERRA, INFERNO. Si intendeva indicare un luogo con amorevolezza e dedizione. Con la terra si iniziò a celebrare e conoscere il cielo. Quando si dipingevano Madonne, le si avvolgeva della ricchezza del paesaggio, tantoché il paesaggio si intonava come se fosse un canto per Maria. Il paesaggio divenne simbolo di semplicità e devozione, divenne quindi ARTE. Fu adottato da Leonardo nei suoi dipinti in cui i paesaggio divennero espressione della sua esperienza e conoscenza; egli avvertiva il paesaggio come il mezzo per esprimere un'esperienza indescrivibile. Nessuno ha ancora dipinto un paesaggio in modo assoluto. Guardare al paesaggio in modo freddo e distante era necessario perché esso diventasse il mezzo di espressione di un'arte autonoma; doveva essere lontano e diverso da noi. NATURA: essere strano e spaventevole, possiamo piegarla ai nostri voleri e sfruttare quello che ci offre ma non servirà ad avvicinarla. Appena usciamo dal rapporto utilitario che abbiamo con lei, essa assume un aspetto indecifrabile. L'artista ha il compito di tenerla ferma intrattenendo con essa un rapporto silenzioso. Si incominciò a comprendere la natura quando non la si comprendeva più, cioè quando avvertimmo che era qualcosa che non aveva intenzione di accoglierci; non dovevamo più percepirla materialmente come una realtà. La natura invece di accogliere le nostre sensazioni, resiste mostrandoci estraneità. Nel paesaggio nessuno ci risponde, ma si è soli e la natura non sa nulla di noi. L'uomo si era fatto incerto e la sua immagine si trasformava; provava il desiderio di parlare di sé come di qualcosa di reale, e fu così che comparvero immagini di paesaggi in cui non accadeva nulla. Il PATHOS andava scomparendo e si sprofondava nella quiete delle cose, la loro esistenza si svolgeva secondo certe leggi e tra le cose si muovevano gli animali sottoposti a leggi. Quando l'uomo entrò in questo ambiente, la sua eccellenza era ormai caduta ed egli voleva essere una cosa tra le cose.
Document shared on https://www.docsity.com/it/estetica-e-paesaggio-paolo-d-angelo/7465837/INTRODUZIONE Chi si assume l'incarico di descrivere la storia del ritratto o dell'arte sacra dovrebbe vedere i colori e saper parlare dei colori, dovrebbe occuparsi di uomini e celebrare l'uomo. Chi dovesse scrivere la storia del paesaggio si troverebbe sprovveduto e in balia dell'ignoto in quanto siamo abituati a fare i conti con le figure, mentre il paesaggio non presenta alcuna figura. Per lungo tempo l'arte non ha avuto occhi che per la figura umana e la pittura di paesaggio in Occidente è sorta lentamente nel corso del Rinascimento. L'antichità ha guardato all'uomo ed al suo corpo come ad un paesaggio. Per lungo tempo ha visto nella natura solo ciò che gli forniva un rifugio, un appoggio, uno strumento e non ha avuto occhi per l'altra natura più selvaggia. PAESAGGIO: non ha un volto o è un volto che spaventa e scoraggia l'uomo. Ci è estraneo e per quanto misteriosa può essere la morte, lo è di più la vita. Gli occhi dell'uomo vedono la natura come se fosse lì a sua disposizione per essere utilizzata ogni volta che ce n'è bisogno.
qualche volta l'uomo e il paesaggio sono posti l'uno accanto all'altro in contrasto, qualche volta sembra che l'uomo risalti sul paesaggio, altre volte è il paesaggio che risalta rispetto all'uomo, ma alla fine i due ritrovano un accordo.
JOACHIM RITTER PRIMO PUNTO: scalata al Monte Ventoso di Petrarca (1336). Questa scalata colloca Petrarca tra quegli italiani che per primi si avvicinarono alla natura. Dopo essersi messo in cammino si rende conto che questa impresa è estranea e inquietante anche per le popolazioni di montanari che abitano sulle pendici della vetta. Petrarca tenta di spiegare e giustificare la propria impresa: il Monte Ventoso si potrebbe paragonare alla sommità che "è il fine di tutto, è quel termine verso il quale si dirige il nostro pellegrinaggio". L'interesse per la natura come paesaggio è qualcosa di antitetico alla concezione dell'elevazione filosofica e teologica alla contemplazione della totalità. È qualcosa che va al di là di questo contesto filosofico-teologico. Giunto sulla vetta, Petrarca si sente stordito e, circondato dalla natura, si rivolge al proprio essere e alla propria vita. Giunge ad una svolta: si sente sconfitto. I concetti con cui Petrarca cerca di comprendere la propria impresa fanno parte della THEORIA TOU KOSMOU nel senso della tradizione filosofica greca della contemplazione dell'ordine universale e della divinità per renderle onore. Petrarca compie l'ascensione al monte in maniera disinteressata e spinto dal desiderio di guardare sulla cima alla totalità della natura. RIFLESSIONE RITTERIANA: si basa sul legame tra paesaggio e teoria filosofica della natura e la convinzione che il paesaggio sia il prodotto dello spirito teoretico. Document shared on https://www.docsity.com/it/estetica-e-paesaggio-paolo-d-angelo/7465837/