Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore su Il Quarto Sapere: guida all'apprendimento esperienziale di Piergiorgio Reggio. Il Pdf esplora il concetto di esperienza e il suo ruolo nell'apprendimento, trattando temi come l'esperienza nella vita quotidiana e il rapporto tra azione e apprendimento, utile per Psicologia a livello universitario.
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studocu Docsity il quarto sapere guida all apprendimento esperienziale piergiorgio reggio edizione carrocci Pedagogia Generale (Università Cattolica del Sacro Cuore) Studocu is not sponsored or endorsed by any college or university Downloaded by Alisea Criscenti (alisea.criscenti2000@libero.it)decsity Il quarto sapere.Guida all'apprendimento esperienziale. Piergiorgio Reggio, Edizione Carrocci Pedagogia Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano 12 pag.
Document shared on www.docsity.com Downloaded by: christian-carobene (christian.carobene@libero.it) Downloaded by Alisea Criscenti (alisea.criscenti2000@libero.it)Il quarto sapere
1 Esperienza e vita quotidiana tra fasci no, impossibilità e opportunità. Dall'esperienza ci sentiamo attratti e ne subiamo il fascino, parla di noi, in qualche modo ci appartiene, ma ci pone a confronto con le difficoltà della quotidianità e più in generale della vita. Ragionare sull'esperienza può essere risultare dispersivo, ma il perdersi può essere accolto come una forma del "comprendere per esperienza".
1.1 Esperienze e vita quotidiana Nella molteplicità delle spiegazioni dell'esperienza vi una spiegazione comune, che il luogo di nascita dell'esperienze è la vita stessa. Da lì essa proviene e ognuno di noi vive esperienze, a tal punto che esse tendono a confondersi con la vita. Di cosa parliamo quando parliamo d'esperienza? Si ha una visione dell'esperienza come un accumulo di esperienze che si sommano nel tempo, è l'avere esperienza come patrimonio di opportunità che si sono colte nella vita. Riteniamo tale definizione affidabile perché noi l'abbiamo acquisita da prove concrete e dall'esperienza altrui; per questo l'esperienza richiede di essere tramandata. In lingua tedesca il termine Erfahrung si riferisce all'esperienza cumulabile dai viaggi (Fahrt) del soggetto per il mondo, che si è messo alla prova; implica la necessità di dare senso alla storia e alla propria storia. Il viaggio dell'esperienza è il viaggio della vita e esso fa sì che si sedimentino in noi conoscenze e consapevolezze che ci rendono esperti. La consapevolezza dell'esperienza come Erfahrung entra in crisi con l'avvento della modernità, perché si esaurisce la possibilità di un viaggio verso una destinazione definitiva che fornisce il senso. Nella modernità il "sempre nuovo" viene assunto dall'agire quotidiano e il senso della storia viene definitivamente messo in discussione dalla Prima G.M. facendo finire in frantumi la concezione di esperienza come patrimonio e la possibilità di fare esperienza sembra impedita. Davanti a tale scenario si passa dall' Erfahrung all' Erlebnis, cioè esperienza vissuta che è ricca di passioni e può suscitare anche comprensioni profonde senza riferirsi al alcun senso storico. Il vivere senza esperienza profonde e significanti crea in noi angoscia, privando la quotidianità di un senso valido, impedendo di fare riferimento al passato, pertanto non apre nuovi orizzonti se le emozioni sono fugaci e non producono storia.
1.2 Caratteristiche dell'esperienza odierna In questo scenario ci chiediamo come si presenti oggi ciò che noi chiamiamo esperienza.se non osserviamo attraverso visioni astratte possiamo trovare delle condizioni che caratterizzano la modalità di esperire.
1.3 Fare, agire e fare esperienza. L'esperienza distrutta non è concepibile a partire dalla componente concreta del "fare"; ma cosa facciamo quando "facciamo esperienza"? L'esperienza è il frutto della ripetizione e la alimenta, ci consente di fare ricchezza di energia per affrontare le situazioni. Essa però non può essere concepita solo nella ripetizione, perché l'esperienza segna uno scarto e scaturisce dall'abitudine. Gehlen definisce il <poter disporre>, attraverso la quale esercitiamo potere nei confronti del mondo e la nostra intenzionalità avanzando nell'ex-per-ir, cioè attraverso la situazione. Cerchiamo di dare forma a qualcosa che per noi non esiste o è originale. In tale dimensione si situa uno scarto tra fare e fare esperienza. Quando facciamo ci rivolgiamo al mondo ci rivolgiamo alle nostre risorse personali, nel fare quotidiano attingiamo dalle nostre risorse in cambio di una ricompensa. Se accompagniamo il fare con una attenzione verso gli effetti si producono in noi e nelle realtà esterne accediamo a dimensioni diverse che Freire domina <che fare>. Dove il che fare è coscienza il fare è cieco. Facendo esperienza il soggetto ceca di dare significato al fare trasformandolo in azione, già Weber coglie la differenza tra fare e agire: l'agire è un atteggiamento umano e agendo da un senso soggettivo all'azione. Secondo Gehlen l'agire è costituito dall'identità umana e non è qualcosa di straordinario, ma semplicemente il perdere qualcosa. Nell'esecuzione di un'azione la successiva riflessione può dividere le fasi interiori della riflessione. La valorizzazione dell'azione nelle sue valenze è per Habermas un agire comunicativo diverso da quello teologico e strategico perché orientato all'intesa tra i soggetti. Per distinguere al meglio il fare e l'azione bisogna parlare di linguaggio. Esso è la modalità d'espressione dell'esperienza e Stern la rappresenta con il momento presente, che si riferisce sia a situazioni terapeutiche che quotidiane. Il momento presente ci consente di rappresentare la nostra realtà, su cui i costruisce il linguaggio. L'azione è forma della conoscenza a del linguaggio, infatti essa produce significati e li comunica; l'esperienza è infine, è il processo con cui il semplice fare diventa una grande opera.
1.4 Rigenerare l'esperienza. Le diverse considerazioni critiche dell'esperienza ci portano a considerarne alcune come fondamentali. 1
Document shared on www.docsity.com Downloaded by: christian-carobene (christian.carobene@libero.it) Downloaded by Alisea Criscenti (alisea.criscenti2000@libero.it)Innanzitutto bisogna riconoscere l'esaurimento dell'esperienza come patrimonio definito alle nuove generazioni a scopo di acculturazione. Oggi l'esperienza si presenta come inafferrabile e alla molteplicità do opportunità i giovani la consumano deprivandola di un senso; ciò porta alla non produzione di sapere e direzione, accelerando la dispersione del soggetto. L'esperienza è l forma con cui il soggetto si rapporta con il mondo, e rifuggire da essa portando al allontanamento da sé e dal mondo; se invece l'esperienza si realizza si origina il sapere delle conoscenze e quello degli atteggiamenti. Si tratta di un quarto sapere che riguarda il rapporto generativo con il mondo. Il fare esperienza esprime la propria umanità ed è come fare, ma in modo diverso dal solito.
2 Dopo Dewey
2.1 Concezione educative che svalorizzano l'esperienza. L'idea che l'esperienza sia un modo per imparare è risaputo, ma vi sono due concezioni di esperienza che riguardano l'educazione: da un lato un sua visione come pratica e dall'altro una visione dell'esperienza come apprendimento (everyday learning). Entrambe le concezioni hanno sia enfatizzato il valore dell'esperienza verso l'apprendimento e sia svalorizzata.
2.1.1 Esperienza come pratica. Il sapere pratico viene riconosciuto come utile, ma opposto al sapere teorico. L'esperienza come pratica viene vista come un modo per tradurre il sapere, ma non come sapere autonomo, semmai può fornire indicazioni per approfondire il sapere teorico, che è l'unica forma ritenuta validità.
2.1.2 Everyday learning. L'esperienza ritenuta come "naif", cioè soggettiva, non viene ritenuta in grado di portare il soggetto alla conoscenza, pertanto al sapere universale. Il sapere che produce viene visto come una dimensione con aspetti utili ma, difficili da sviluppare. L'apprendimento di tutti i gironi è una dimensione dell'esperienza che tende a dissolverlo. Pertanto la vera concezione di everyday learning ci fa cogliere un aspetto essenziale ma che sicuramente non eliminerà la potenzialità formativa dell'esperienza.
2.2 Il filo rosso dell'esperienza in educazione. È rintracciabile un filo rosso che ha mantenuta viva l'attenzione verso le potenzialità educative dell'esperienza, portando in luce due tematiche: da un lato si ha la questione della natura, nella quale ci chiediamo quale esperienza possa essere ritenuta educativa o quale possa diventarlo e quali siano le condizioni che generano apprendimenti. Dall'altra parte abbiamo molti interrogativi e questioni critiche relative alla modalità con le quali avviene o può avvenire l'apprendimento dall'esperienza.
2.2.1 Come è fatta l'esperienza che educa? Tale domanda è considerata cruciale, perché se concepiamo l'esperienza come qualcosa che coincide con la vita, è chiaro come sia allora sufficiente vivere per sviluppare conoscenza. Però l'esperienza stessa smentisce tale teoria. Se educazione e vita coincidono si creano variabili poco comprensibili, invece se esse sono distinte l'educazione non è vita ma il modo per navigare in essa ricercando equilibri sempre nuovi. L'esperienza ha varie caratteristiche:
2.2.2 Come s'impara dall'esperienza Bisogna assumere una prospettiva di analisi di un fenomeno che è di carattere intrinsecamente processuale, tale che le interpretazioni danno un'immagine dell'imparare dall'esperienza non riconducibile ad un momento specifico. Kolb ha contribuito alla fondazione di una teoria che spiega come l'apprendimento esperienziale avvenga attraverso un processo complesso, non riducibile in fasi, facendo emergere ulteriori caratteristiche, come la presenza di "materiali" con i quali il soggetto entra in contatto o come un movimento duplice d'interazione tra mondo e soggetto. Nel primo caso si evidenzia come l'apprendimento avviene attraverso l'esperienza e secondo Jung è essenziale apprendere da sé per costruire il proprio Sé; l'esperienza si sviluppa tra le funzioni razionali di Pensiero e Sentimenti, ma il Sé si sviluppa in modo contrario con l'irrazionalità di Sensazione e Intuizione. Pertanto emerge il ruolo dell'intuizione ai fini dell'apprendimento nel quale si origina ancora prima che in quelle razionali. Uno degli errori principali e il non attribuire un valore al modo intuitivo di apprendere, ma in realtà la disponibilità di vivere l'esperienza è intuitivo e richiede di riconoscere e valorizzare ciò per creare apprendimento per il raggiungimento di nuove forme. Sia l'inconscio e sia la conoscenza utilizzate per elaborare l'esperienza per Bion sono una funzione "alfa". Tale funzione costituisce una chiave interpretativa per comprendere le difficoltà del paziente nell'apprendimento sensoriale e sentimentale. Ha trovato applicazioni soprattutto in terapie di gruppo, in particolare ha evidenziato come è importante evidenziare come la relazione formativa è essenziale come rapporto centrato sull'esperienza. Nella funzione riflessiva viene spesso utilizzato il concetto di "metacognizione", che indica la capacità di chi apprende di riconoscere il modo d'utilizzo delle funzioni cognitive. 2