Etica della Comunicazione: teorie di Habermas, Lumsa Università

Slide da Lumsa Università su Etica della Comunicazione. Il Pdf esplora le teorie di Jürgen Habermas sull'agire comunicativo e la svolta linguistica nel Novecento, utile per lo studio universitario di Filosofia.

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18 pagine

CORSO DI ETICA DELLA COMUNICAZIONE
A .A. 2023/2024
Orario lezioni
GRUPPO M-Z _ore 8.30 - 10.00 - Aula Magna
GRUPPO A-L_ore 10.15 - 11.45 - Aula Magna
Prof. Angelo Tumminelli - a.tumminelli@lumsa.it
RTDA in Filosofia Morale
Ricevimento:
Mercoledì 13.30 15.30 (Sede piazza delle Vaschette)
Il principio della comunità di comunicazione
La socialità come esercizio di un logos condiviso
Ogni parlante è membro di una
comunità illimitata di comunicazione
.
Qui ciascun interlocutore, nella misura in cui argomenta, non può
aggirare i principi che sono all’opera nell’esercizio del comunicare.
Nella dimensione sociale non si può evitare il fatto stesso del
comunicare.
Il Dialogo è la parola posta tra (dia-) me e me (dialogo interiore) e tra
me e l’altro (dialogo sociale). Tra me e me, in quanto il primo altro
sono io. E parla tra me e l’altro se l’altro è fuori di me. Ma è anche la
parola dell’Altrove. L’Altrove è il luogo del Terzo che irrompe anche
nella dualità. Insomma, è parola della comunità nel cuore di ogni
identità. Parola dell’Infinito che lascia tracce sui nostri volti, che, se
anche se esposti, ci rendono dialogici. Il dialogo è, perciò, il politico in
noi.

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CORSO DI ETICA DELLA COMUNICAZIONE

A .A. 2023/2024 LIBERA A UNIVERS ERSITÀ RIA Ss. ASSUN IN FIDE ET HUMANITAT LUMSA UNIVERSITA

Orario lezioni

GRUPPO M-Z_ore 8.30 - 10.00 - Aula Magna GRUPPO A-L_ore 10.15 - 11.45 - Aula Magna

Prof. Angelo Tumminelli - a.tumminelli@lumsa.it RTDA in Filosofia Morale

Ricevimento del Professor Tumminelli

Mercoledì 13.30 - 15.30 (Sede piazza delle Vaschette)BRF 123RF 123RF

Il principio della comunità di comunicazione

La socialità come esercizio di un logos condiviso

Ogni parlante è membro di una comunità illimitata di comunicazione. Qui ciascun interlocutore, nella misura in cui argomenta, non può aggirare i principi che sono all'opera nell'esercizio del comunicare. Nella dimensione sociale non si può evitare il fatto stesso del comunicare. Il Dialogo è la parola posta tra (dia-) me e me (dialogo interiore) e tra me e l'altro (dialogo sociale). Tra me e me, in quanto il primo altro sono io. E parla tra me e l'altro se l'altro è fuori di me. Ma è anche la parola dell'Altrove. L'Altrove è il luogo del Terzo che irrompe anche nella dualità. Insomma, è parola della comunità nel cuore di ogni identità. Parola dell'Infinito che lascia tracce sui nostri volti, che, se anche se esposti, ci rendono dialogici. Il dialogo è, perciò, il politico in noi.Karl Otto Apel (1922 - 2017)

I principi morali nell'atto comunicativo

UN'ENCICLOPEDIA EDO D'ORIENTAMENTO K .- O. APEL ETICA DELLA COMUNICAZIONE Jaca Book

Per Apel all'interno dell'ambito comunicativo ovvero nell'esercizio stesso della comunicazione, è possibile vedere all'opera principi morali ben precisi. Giustizia, Solidarietà, Co-responsabilità si annunciano ogni qual volta viene fatta esperienza di una relazione comunicativa nella quale gli interlocutori sono in grado di argomentare e, dunque, di presentare il proprio discorso in forme condivisibili da tutti. Vi sono principi morali già insiti nell'attività concreta del comunicare. Per Apel ogni essere razionale vive l'argomentazione come atto inaggirabile nel quale si manifestano i principi morali della comunità. La comunicazione assume così una valenza universale a partire dall'atto concreto dell'argomentazione pubblica.

Apel: la scelta etica nell'atto comunicativo

Per Apel la scelta etica fondamentale davanti a cui è posto chiunque comunica concerne la possibilità di essere fedeli o meno ai principi etici che, comunque, sono propri dell'atto comunicativo. Tali principi sono criteri che, al di là dei fraintendimenti sempre possibili, promuovono in varie forme il legame dell'intesa tra gli esseri umani. Il compito di realizzare concretamente la partecipazione, da parte di tutti, a ciò che viene argomentato da ciascuno. Più che di universalità bisognerebbe parlare di «universabilizzabilità»: dell'affermarsi, grazie alla comunicazione, di una prospettiva che è universale soprattutto virtualmente (cfr. Kant ideale regolativo). Di qui la ripresa della filosofia kantiana, al fine di garantire "quelle pretese di validità universali dell'argomentare che vanno soddisfatte solo in modo non violento". Apel postula un principio "regolativo", un elemento connettivo implicito a tutta la dimensione della comunicazione intersoggettiva, in grado di abbracciare l'umanità nello spazio della co- appartenenza, della socievolezza, del consenso, in un "gioco" che è linguistico ed etico insieme; si tratta di quel principio che regge le relazioni che si svolgono nel campo di ciò che gli chiama l'"illimitata comunità della comunicazione".

Architettonica dell'etica del discorso

Apriori dell'argomentazione: interconnessione dialettica

Apriori dell'argomentazione: interconnessione dialettica del presupposto della comunità reale e di quella ideale della comu- nicazione

a Parte A: esplicitazione dell'a- priori della comunità ideale del- la comunicazione, astraendo dalla storia

Parte B: esplicitazione dell'a- priori della fatticità per la re- sponsabilità in relazione alla storia

A": fondazione A2: fondazione B1: giustificazio B2; fondazione ultima riflessiva di norme mate- ne etica del mo- del principio for- delle norme fon- riali in relazione nopolio della male di integra- damentali: giusti- alle situazioni forza da parte zione per la stra- zia, solidarietà e tramite discorsi dello Stato di di- tegia politico- mo-responsabilità pratici ricto morale volta alla realizzazione di lungo periodo delle condizioni di applicabilità di A2

principio di universalizzazione (U), quale procedura per i discorsi pratici

Scegliere l'intesa

Nella sfera comunicativa la decisione per l'intesa non è affatto qualcosa di arbitrario ma risulta fondata sulla struttura stessa del linguaggio. Scegliere l'intesa significa accordarsi con la possibilità di accordo che è inscritta nell'atto stesso del comunicare. Sicuramente, il linguaggio è anche condizione di fraintendimento e può promuovere separazione o conflitto (come nei casi della violenza verbale). Ma anche quando ciò avviene si dà nella forma paradossale di un legame che assume la forma del distacco, di un collegamento che mira alla separazione, cioè ad annullarsi. Tuttavia si tratta sempre di un legame. 75

Jürgen Habermas (1929)

La proposta di una ragione comunicativa

Habermas individua, nella parte performativa dell'atto linguistico, l'instaurazione dell'interazione intersoggettiva, che rappresenta una ragione in situazione, come base per la mobilitazione di tutto il potenziale di razionalità comunicativa dei cittadini, nella quale il linguaggio viene inteso come medium della comunicazione. Questo perché il linguaggio è "il medium delle incarnazioni socio-culturali dello spirito umano", nel momento in cui dischiude il senso del mondo e crea le condizioni per le relazioni sociali, in ragione del fatto che pone le condizioni per l'intesa, viene ad assumere la forma di una "filosofia prima". Dal momento in cui il soggetto umano non può più essere più compreso nella sua dimensione monologica, secondo il modello delle teorie della coscienza, ma va inteso, in virtù della rilevanza del linguaggio, nella sua dimensione essenzialmente dialogica, Habermas matura la convinzione che la razionalità comunicativa, nel portare a un radicale cambiamento dell'idea di società, implica una socializzazione linguistica, all'interno della quale è possibile "dare ragioni" argomentate, cioè fornire ragioni in grado di giustificare un'idea, una norma, un valore, per lo stare insieme tra gli umani.

L'agire comunicativo come ragione in atto

Estendendo il senso dell'azione linguistica dal semplice atto a ciò che l'atto stesso implica in una situazione dialogica in cui è proferito, Habermas cerca di esplicitare il senso dell'azione che emerge dall'uso del linguaggio e la connessione di quest'azione con la formazione di una relazione interpersonale. Teorizzando una diversa razionalità, quella comunicativa, appunto, Habermas fonda il suo pensiero filosofico, etico e politico sulla base di una teoria dell'agire comunicativo dei soggetti dialoganti, che è la risultante della combinazione del linguaggio con l'azione, in cui il dialogare è, nello stesso tempo, un fare (dimensione performativa) Rivolgendosi alla teoria del linguaggio la quale, sia nella sua variante ermeneutica sia in quella analitica, veicola l'idea che il linguaggio costituisce le condizioni di possibilità della stessa esperienza umana e orienta verso un concetto universale di linguisticità dell'esperienza, in cui il linguaggio appare come un fenomeno storico intersoggettivo, e svolgendo una lettura pragmatico-linguistica dell'ermeneutica filosofica, Habermas porta avanti il discorso sulla comunicazione che, individuata in due diverse dimensioni, una più propriamente legata alla teoria dell'azione e della razionalità intersoggettiva, l'altra legata alla teoria sociale.

Etica del discorso e pratica della razionalità dialogica

Jürgen Habermas Teoria dell'agire comunicativo II. Critica della ragione funzionalistica il Mulino Collezione di Testi e di Studi

Per Habermas la comunicazione è finalizzata al raggiungimento di un accordo che impegna i partecipanti ad avviare un processo nel corso del quale essi non possono non assumere un atteggiamento verso il reciproco riconoscimento di vincoli comunicativi. Una tale intesa, infatti, può essere raggiunta dopo un serio processo di valutazione delle pretese di validità delle ragioni dei diversi interlocutori. Questo in ragione del fatto che Habermas individua il punto fondamentale del rapporto interumano, e, dunque, della vita sociale, nel suo insieme, nelle strutture dell'agire orientato all'intesa e mediato linguisticamente, nelle quali si radica il vincolo di razionalità che forma il criterio di valutazione delle dinamiche intersoggettive e sociali. In questo modo, la prospettiva intersoggettivo-comunicativa intende rimarcare il fatto logico- antropologico secondo il quale non ci si intende solo su qualcosa, bensì ci si intende sempre con un altro su qualcosa. L'agire comunicativo come dialogo teleologico

La ragione critico-comunicativa propria della modernità

"Quando più si decentra l'immagine del mondo, che procura la riserva di sapere culturale, tanto meno il bisogno di comprensione è scoperto sin dall'inizio da un mondo della vita interpretato in modo impermeabile alla critica. Quando più tale bisogno deve essere soddisfatto dall'operato interpretativo dei partecipanti stessi, vale a dire attraverso un'intesa rischiosa, perché motivata razionalmente, tanto più spesso possiamo attenderci orientamenti razionali di azione. Perciò la razionalizzazione del mondo della vita è caratterizzata in primo luogo nella dimensione di un 'intendersi imputato normativamente' versus una 'intesa raggiunta in modo comunicativo'. Quando più le tradizioni culturali prendono una pre-decisione su quali pretese di validità debbano essere accettate, quando, dove, per che cosa, da chi e verso chi, tanto meno i partecipanti stessi hanno la possibilità di esplicitare e di verificare le razioni potenziali sulle quali poggiano le loro prese di posizioni del tipo sì/no". J. Habermas, Teoria dell'agire comunicativo. I. Razionalità nell'azione e razionalità sociale, pp. 138- 139.

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