Alimentazione e Salute: Obesità e Diabete, Indice Glicemico e Carico Glicemico

Documento da Università su Alimentazione e Salute. Il Pdf esplora il rapporto tra alimentazione, salute e genetica, approfondendo l'obesità e il diabete. Il Pdf, utile per lo studio autonomo in Scienze, illustra metodologie per la stima dell'obesità e fornisce indicazioni dietetiche per la gestione della glicemia.

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ALIMENTAZIONE E SALUTE
Le abitudini alimentari, l'attività fisica e la componente genetica sono fattori
importanti per comprendere lo stato di salute di un individuo e la probabilità che
determinate malattie si possano manifestare nel corso della vita. Le patologie da
malnutrizione sono causate da una nutrizione non adeguata sia dal punto di vista
qualitativo che quantitativo. L'eccessivo e squilibrato apporto di alimenti è
responsabile delle cosiddette "malattie del benessere", tipiche dei Paesi ad alto
reddito, mentre nel caso di carenze alimentari si parla di "malattie della povertà",
tipiche dei Paesi a basso reddito. La dietoterapia è di competenza medico-
specialistica e tratta dei problemi concernenti la nutrizione applicata e clinica, legati
alla cura delle patologie correlate all'alimentazione. Per gli OSA è importante
conoscere quali sono le principali strategie legate alla prevenzione delle malattie
con una adeguata alimentazione, proprio per venire incontro alle esigenze
dietologiche della clientela.
OBESITÀ
L'obesità è una condizione patologica caratterizzata da un enorme accumulo di
grasso nell'organismo. Il soggetto obeso viene definito tale quando supera del 20% il
proprio peso ideale, mentre si parla genericamente di sovrappeso per valori inferiori
(compresi di solito tra il 10-20%). Oggi si considera più precisamente, come detto in
precedenza, l'indice di massa corporea (IMC) o Body Mass Index (BMI), che deriva
dal rapporto fra il peso corporeo in chili e la statura in metri al quadrato. Le cause
dell'obesità sono diverse, e nascono dalla combinazione di numerosi elementi fra i
quali la predisposizione genetica, fattori di tipo psicologico, disturbi metabolici,
situazioni ambientali. Nei Paesi ricchi il sovrappeso e l'obesità si devono collegare ad
una maggiore disponibilità di alimenti raffinati, ad una eccessiva introduzione
calorica (troppi zuccheri, grassi e bevande alcoliche) ed a uno stile di vita sempre più
sedentario. In alcuni soggetti questa condizione è dovuta a un metabolismo di base
ridotto; in questo caso si parla di obesità da deficit termogenetico, che si manifesta
anche a parità di consumi alimentari con altri individui non obesi. Molto comuni
sono le obesità derivate da anomalie del comportamento alimentare, che possono
essere determinate sia da disturbi psicologici (compensazione a stati depressivi), sia
da condizioni socio-economiche e familiari (super-alimentazione nelle abitudini
alimentari). In genere l'accumulo di tessuto adiposo ha un'origine multifattoriale, in
quanto determinata da diversi fattori (genetici, cattiva alimentazione, sedentarietà,
ecc.). In ogni caso l'obesità è la conseguenza di un introito calorico eccessivo rispetto
al fabbisogno energetico del soggetto (bilancio energetico positivo).
SEDENTARIETÀ
CAUSE DELL’OBESITÀ
DISTURBI ENDOCRINI
GENETICA ERRORI ALIMENTARI
Stima dell'obesità
Come si è già considerato, il metodo maggiormente diffuso per stimare l'obesità è
l'indice di massa corporea o IMC. Gli individui che hanno un IMC tra 25 e 29,9 sono
in sovrappeso, mentre chi supera il valore 30 è considerato obeso, con gradi
maggiori all'aumentare di tale valore. Tale metodo presenta tuttavia dei limiti dovuti
al fatto che non tiene conto, a parità di altezza e peso, delle diverse percentuali di
massa magra (tessuto muscolare), rispetto alla massa grassa (tessuto adiposo). La
circonferenza addominale è un ulteriore indicatore che associa l'obesità viscerale al
rischio di patologie come malattie cardiovascolari e diabete. Si ritiene adeguato un
valore negli uomini inferiore a 94-102 cm e nelle donne inferiore a 80-88. La
diagnosi dell'obesità con la distribuzione del grasso corporeo si può fare utilizzando
due tecniche: la plicometria e la bioimpedenziometria.

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Anteprima

Alimentazione e Salute

Le abitudini alimentari, l'attività fisica e la componente genetica sono fattori importanti per comprendere lo stato di salute di un individuo e la probabilità che determinate malattie si possano manifestare nel corso della vita. Le patologie da malnutrizione sono causate da una nutrizione non adeguata sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. L'eccessivo e squilibrato apporto di alimenti è responsabile delle cosiddette "malattie del benessere", tipiche dei Paesi ad alto reddito, mentre nel caso di carenze alimentari si parla di "malattie della povertà", tipiche dei Paesi a basso reddito. La dietoterapia è di competenza medico- specialistica e tratta dei problemi concernenti la nutrizione applicata e clinica, legati alla cura delle patologie correlate all'alimentazione. Per gli OSA è importante conoscere quali sono le principali strategie legate alla prevenzione delle malattie con una adeguata alimentazione, proprio per venire incontro alle esigenze dietologiche della clientela.

Obesità

L'obesità è una condizione patologica caratterizzata da un enorme accumulo di grasso nell'organismo. Il soggetto obeso viene definito tale quando supera del 20% il proprio peso ideale, mentre si parla genericamente di sovrappeso per valori inferiori (compresi di solito tra il 10-20%). Oggi si considera più precisamente, come detto in precedenza, l'indice di massa corporea (IMC) o Body Mass Index (BMI), che deriva dal rapporto fra il peso corporeo in chili e la statura in metri al quadrato. Le cause dell'obesità sono diverse, e nascono dalla combinazione di numerosi elementi fra i quali la predisposizione genetica, fattori di tipo psicologico, disturbi metabolici, situazioni ambientali. Nei Paesi ricchi il sovrappeso e l'obesità si devono collegare ad una maggiore disponibilità di alimenti raffinati, ad una eccessiva introduzione calorica (troppi zuccheri, grassi e bevande alcoliche) ed a uno stile di vita sempre più sedentario. In alcuni soggetti questa condizione è dovuta a un metabolismo di base ridotto; in questo caso si parla di obesità da deficit termogenetico, che si manifesta anche a parità di consumi alimentari con altri individui non obesi. Molto comuni sono le obesità derivate da anomalie del comportamento alimentare, che possono essere determinate sia da disturbi psicologici (compensazione a stati depressivi), sia da condizioni socio-economiche e familiari (super-alimentazione nelle abitudini alimentari). In genere l'accumulo di tessuto adiposo ha un'origine multifattoriale, in quanto determinata da diversi fattori (genetici, cattiva alimentazione, sedentarietà,ecc.). In ogni caso l'obesità è la conseguenza di un introito calorico eccessivo rispetto al fabbisogno energetico del soggetto (bilancio energetico positivo).

Cause dell'Obesità

SEDENTARIETÀ CAUSE DELL'OBESITÀ DISTURBI ENDOCRINI GENETICA ERRORI ALIMENTARI

Stima dell'Obesità

Come si è già considerato, il metodo maggiormente diffuso per stimare l'obesità è l'indice di massa corporea o IMC. Gli individui che hanno un IMC tra 25 e 29,9 sono in sovrappeso, mentre chi supera il valore 30 è considerato obeso, con gradi maggiori all'aumentare di tale valore. Tale metodo presenta tuttavia dei limiti dovuti al fatto che non tiene conto, a parità di altezza e peso, delle diverse percentuali di massa magra (tessuto muscolare), rispetto alla massa grassa (tessuto adiposo). La circonferenza addominale è un ulteriore indicatore che associa l'obesità viscerale al rischio di patologie come malattie cardiovascolari e diabete. Si ritiene adeguato un valore negli uomini inferiore a 94-102 cm e nelle donne inferiore a 80-88. La diagnosi dell'obesità con la distribuzione del grasso corporeo si può fare utilizzando due tecniche: la plicometria e la bioimpedenziometria.

Classificazione dell'Obesità

In base alla distribuzione della massa adiposa l'obesità viene classificata in ginoide o androide. L'obesità ginoide o "a pera" prevale nelle donne, in quanto la massa adiposa è concentrata sotto l'ombelico (cosce, natiche, zona periferica), mentre l'obesità androide o "a mela" prevale negli uomini ed è caratterizzata dalla distribuzione del grasso al di sopra dell'ombelico (collo, spalle, zona centrale). Quest'ultima risulta essere più pericolosa, in quanto spesso si associa ad altre patologie (malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete). L'obesità può essere classificata considerando l'età del soggetto. In particolare, l'obesità giovanile, detta anche iperplastica, rappresenta un rischio che difficilmente si corregge nell'adulto, proprio perché il numero di cellule adipose non diminuisce con l'età. L'obesità in età adulta, invece, è detta ipertrofica ed è caratterizzata dall'aumento dimensionale degli adipociti o cellule adipose. Quest'ultima risulta spesso determinata da un'alimentazione squilibrata e disordinata, pertanto risulta più facile da correggere rispetto a quella giovanile. È importante prevenire l'obesità fin dalla prima infanzia osservando una dieta equilibrata e praticando una costante attività fisica.

OBESITA' ANDROIDE OBESITA' GINOIDE

Malattie correlate all'Obesità

I problemi che l'obeso incontra non sono semplicemente di ordine estetico, ma soprattutto di tipo fisiologico, dato che l'aumento ponderale crea dei problemi più gravi di quanto possa sembrare superficialmente. L'accumulo di lipidi, infatti, può interessare anche alcuni organi come il fegato, il cuore, il pancreas, provocando gravi danni alla loro funzionalità. Le conseguenze dell'obesità sulla salute sono diverse: diminuita forza fisica, disturbi cardiovascolari, predisposizione all'ipertensione arteriosa, dolori articolari, artrosi, diabete mellito (forma non ereditaria), gotta, arteriosclerosi, tromboembolie, scompenso cardiaco, problemi psicologici e predisposizione verso alcune malattie tumorali.

Indicazioni Dietetiche per l'Obesità

La prevenzione e la terapia dell'obesità consistono nell'adottare un programma dietetico ipocalorico ma vario e bilanciato nella ripartizione dei nutrienti. La dietoterapia deve considerare anche lo "stile di vita", l'incremento graduale dell'attività fisica, la fattibilità concreta e il gradimento dei pasti. Occorre evitare una riduzione eccessiva di energia, sia perché rischia di ridurre la massa muscolare, compromettendo ulteriormente la capacità di dimagrimento, sia per non incorrere nell'effetto yo-yo (perdita e riacquisto ciclico del peso corporeo). Un regolare dimagrimento è sempre il risultato di un processo educativo alimentare che deve essere associato ai vari approcci terapeutici proposti dal dietologo.

Ricordiamo alcune regole generali da considerare nel trattamento dell'obesità:

  • non scendere al di sotto delle 1200 kcal/giornaliere e considerare che è consigliato non perdere più di 1 kg di peso a settimana;
  • ridurre la quota di lipidi e zuccheri semplici;
  • aumentare il consumo di fibra e privilegiare cibi a basso valore calorico;
  • suddividere la razione alimentare in tre pasti alimentari (più due spuntini giornalieri) e non mangiare fuori pasto;
  • non bere alcolici o limitarli fortemente.

In presenza di obesità particolarmente severe i medici possono far ricorso a farmaci anoressizzanti allo scopo di ridurre il bisogno imperioso di mangiare e, nei casi dei grandi obesi, ci può essere anche l'intervento chirurgico (bypass intestinale, ecc.).

Sindrome Metabolica

In molti casi le persone che hanno un eccesso di peso soffrono di altre patologie correlate. Per la diagnosi della sindrome metabolica (o sindrome X) il soggetto in sovrappeso od obeso (con circonferenza addominale oltre i 102 cm nell'uomo e gli 88 cm nella donna) deve presentare altri due dei seguenti disordini:

  • elevata glicemia a digiuno (glucosio nel sangue > 110 mg/dl);
  • ipertensione arteriosa (pressione sistolica ≥ 130 mmHg e diastolica ≥ 85 mmHg)
  • ridotto colesterolo HDL (colesterolo "buono" < 40 mg/dl uomo o 50 mg/dl donna);
  • ipertrigliceridemia (trigliceridi > 150 mg/dl).

IPERTENSIONE ARTERIOSA BMI >30 SINDROME METABOLICA INSULINO RESISTENZA ELEVATI LIVELLI DI TRIGLICERIDI BASSI LIVELLI DI HDL (ED ELEVATI LIVELLI DI LDL)

Malattie Cardiovascolari

L'apparato cardiocircolatorio svolge la funzione di far circolare il sangue nell'organismo attraverso i vasi sanguigni. Esso è costituito da:

  • sangue, un tessuto fluido che scorre trasportando le sostanze utili e quelle di scarto;
  • cuore, la pompa che fa circolare il sangue;
  • vasi sanguigni, cioè le vie di trasporto del sangue che comprendo le arterie, le vene e i vasi capillari.

La circolazione del sangue è essenziale per l'uomo, in quanto tutte le cellule dell'organismo ricevono continuamente ossigeno e sostanze nutritive ed eliminano sostanze di scarto. Una sua interruzione, anche momentanea, può avere effetti mortali.

Dislipidemie

Le dislipidemie indicano le alterazioni della quantità e composizione dei grassi presenti nel sangue. Sono considerate responsabili dell'aterosclerosi e delle malattie ad essa correlate.

I valori fisiologici dei lipidi nel sangue si possono valutare con regolari analisi:

  • colesterolo totale - inferiore 200 mg/dl valori normali; 200-239 mg/dl valori limite; superiore a 240 mg/dl valori elevati;
  • colesterolo HDL o "buono" - inferiore a 40 mg/dl valori bassi; superiore a 60 mg/di valori elevati;
  • colesterolo LDL o "cattivo" - ottimale se inferiore a 160 mg/di in soggetti senza o con un fattore di rischio; inferiore a 130 mg/dl in soggetti con più fattori di rischio (storia familiare di malattie cardiovascolari, fumo, ipertensione, età avanzata); inferiore a 100 mg/dl in soggetti con patologia (malattie cardiovascolari, obesità, diabete, malattie renali ecc);
  • trigliceridi - inferiori a 150 mg/di valori normali a digiuno; 150-199 mg/di valori limite; 200-499 mg/di valori elevati; superiori a 500 mg/dl valori molto elevati.

L'ipercolesterolemia viene diagnosticata quando i valori di colesterolo superano i valori normali e si riscontra, in particolare, un eccesso di colesterolo LDL. L'ipertrigliceridemia si riferisce alla quantità di trigliceridi nel sangue, ed è lieve quando i trigliceridi superano i 150 mg/di, fino a diventare molto grave quando supera i 500 mg/dl. Ai fini della valutazione dell'indice di rischio cardiovascolare viene considerato il rapporto colesterolo totale/colesterolo HDL. Si può dire che più è basso questo rapporto, meglio è, in quando indica una bassa concentrazione di particelle LDL. L'indice di rischio viene considerato accettabile quando risulta inferiore a 5 nell'uomo e a 4,5 nella donna. Ottimale è un valore inferiore a 4 per entrambi i sessi.

Aterosclerosi

L'aterosclerosi è una malattia che colpisce i vasi sanguigni in seguito alla deposizione di sostanze lipidiche nella parte interna delle pareti di vasi e arterie. Essa è all'origine di gravi disturbi circolatori e una delle maggiori cause che contribuiscono all'insorgenza delle malattie cardiovascolari come ictus o ischemia. Nell'aterosclerosi la restrizione e l'indurimento delle arterie sono dovuti alla formazione delle placche di ateroma, che restringono il calibro del vaso.

NORMAL ARTERY ARTERY NARROWED BY PLAQUE BLOOD FLOW ATHEROSCLEROTIC PLAQUE

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