Slide sulla poesia "L'Infinito" di Giacomo Leopardi. Il Pdf analizza il testo, le scelte lessicali e i temi principali come l'idillio e la percezione dell'infinito, utile per lo studio della Letteratura nella Scuola superiore.
Mostra di più19 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
O· Sempre caro mi fu quest'ermo colle, · e questa siepe, che da tanta parte · dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. · Ma sedendo e mirando, interminati · spazi di là da quella, e sovrumani · silenzi, e profondissima quiete · io nel pensier mi fingo; ove per poco · il cor non si spaura. E come il vento · odo stormir tra queste piante, io quello · infinito silenzio a questa voce · vo comparando: e mi sovvien l'eterno, · e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare.
Mi fu sempre caro questo colle solitario, e questa siepe, che esclude lo sguardo da larga parte dell'estremo orizzonte. Ma sedendo e guardando, al di là di essa mi immagino nella fantasia spazi infiniti, e silenzi sovrumani1, e una quiete profondissima, così che l'animo quasi si smarrisce2. E quando sento il vento stormire3 tra queste piante, io paragono quell'infinito silenzio a questo rumore, e mi torna alla mente l'eterno, e i tempi passati, e il tempo presente e vivo, e il suo suono. Così in questa immensità si va annegando il mio pensiero: e mi è dolce il naufragare4 in questo mare. 'Che superano l'immaginazione umana. 2Si perde. 3E' il rumore che il vento produce agitando le foglie degli alberi. 4Si dice di una nave o barca: fare naufragio, affondare.
La poesia è un componimento di 15 endecasillabi sciolti. Questo significa che si riallaccia alla tradizione poetica classica perché espressa in endecasillabi, il verso classico per eccellenza. Ma d'altra parte non è costruita con uno schema metrico particolare: non ci sono rime (gli endecasillabi sono "sciolti", appunto). Questa "libertà" metrica permette al poeta di esprimersi senza troppe costrizioni.
La natura: tra gli elementi che ricorrono maggiormente in questa poesia troviamo elementi naturali: l'ermo colle, la siepe, il vento, le piante, le stagioni, il mare. La presenza di questi elementi è l'unica cosa che LEGA il poeta alla realtà, ma esse appaiono ovunque indistinti e piuttosto indeterminati. E' vero che si parla di questo ermo colle, questa siepe, etc, ma quest'uso di termini determinativi come questo e quello in realtà evidenziano ancora di più l'indeterminatezza del paesaggio (quale colle? quale siepe?). · In realtà, al poeta non interessa parlare della natura ma di ciò che accade al poeta di fronte ad essa. Ogni elemento naturale diventa così solo una coordinata vaga per mettere in scena e rappresentare l'esperienza dell'io poetico, vero personaggio della poesia.
Il poeta siede su una collinetta (si tratta del monte Tabor, alla periferia di Recanati, da cui si ha anche oggi un'ampia vista sulle colline circostanti) e immagina, al di là della siepe che limita la sua vista, uno spazio eterno e senza fine e un profondo silenzio. Paragona questo silenzio al rumore del vento tra le foglie e pensa al contrasto tra l'eternità e la vita terrena. . Il suo pensiero sprofonda in questa contemplazione e il poeta quasi se ne compiace. I quindici endecasillabi sono perfettamente bilanciati: i primi tre definiscono il luogo e gli ultimi due e mezzo concludono il ragionamento. Esso è sviluppato nei versi centrali, prima nella componente della vista (fino a metà dell'ottavo verso) e poi in quella dell'udito (fino a metà del tredicesimo verso)
· Nel corso della breve poesia le parole che si riferiscono all'idea di infinito sono piuttosto lunghe (interminati, sovrumani, profondissima, immensità,) · mentre quelle che definiscono lo spazio e il tempo sono brevi (sempre caro, ermo colle). . Notate anche come, a parte il punto alla fine del terzo verso, le altre interruzioni (punti e punti e virgola) siano tutte all'interno dei versi.
· L'idillio si configura come uno studio visivo- prospettico degli elementi del paesaggio per produrre nel lettore la suggestione "dell' Infinito". La vaghezza del linguaggio, basata sull' uso di parole di significato indeterminato, le quali, più che precisare le cose secondo le categorie di spazio e di tempo, ne sfumano i contorni, e con il caratteristico vocabolario leopardiano (ermo, interminati, sovrumano, ecc .. ) producono quella poesia dell' indefinito che è spesso funzionale a quella dell' infinito.
· Nell'Infinito, Leopardi si concentra decisamente sull'interiorità, sul proprio io, e lo rapporta ad una realtà spaziale e fisica, in modo da arrivare a ricercare l'Infinito. L'esercizio poetico, dunque, si pone come superamento di ogni capacità percettiva, di cui la natura è il limite (rappresentato dalla siepe).
Il poeta, seduto davanti ad una siepe, immagina oltre questa spazi interminabili, che vanno oltre anche la linea dell'orizzonte che la siepe in realtà nascondeva. Richiamato alla realtà da un rumore, da una sensazione uditiva, estende il suo fantasticare anche nell'immensità del tempo. L'Infinito, dunque, nella poesia ha una duplice valenza: spaziale e temporale.
· L'Infinito, nella visione di Giacomo Leopardi, non è un infinito reale, ma è frutto dell'immaginazione dell'uomo e, quindi, da trattare in senso metafisico. Esso rappresenta quello slancio vitale e quella tensione verso la felicità connaturati ad ogni uomo, diventando in questo modo il principio stesso del piacere.
· Nella poesia, l'esperienza dell'Infinito è un'esperienza duplice, che porta chi la compie ad essere in bilico tra la perdità di sé stesso (Così tra questa / immensità s'annega il pensier mio versi 13 e 14) e il piacere che da ciò deriva (e il naufragar m'è dolce in questo mare verso 15).
· Secondo questa teoria (teoria del piacere), espressa nello Zibaldone, l'uomo non si può appagare di piaceri finiti, ma ha necessità di piaceri infiniti nel numero, nella durata e nell'estensione: tali piaceri, però, non sono possibili nell'esperienza umana. Questo limite, tuttavia, non persiste nel campo dell'immaginazione, che diventa una via d'accesso ad un sentimento di piacere (espresso nell'ultimo verso) nella fusione con l'infinità del mare dell'essere.
· Anche se la poesia non fa uso di rime, in realtà è sapientemente costruita su un'infinità di piccoli accorgimenti fonetici e sintattici che gli danno una cadenza e una musicalità particolari.
Ad esempio, dopo i primi tre versi introduttivi, nel momento in cui ha inizio l'esperienza sensoriale del poeta, l'uso del gerundio di sedendo e mirando (v. 4), l'uso del polisindeto con la ripetizione della congiunzione "e" (e sovrumani silenzi, e profondissima quiete ... - vv. 5-6), e quello dell'allitterazione col suono S (sedendo / spazi / sovrumani silenzi / profondissima quiete) danno alla frase un'ampiezza maggiore e una cadenza più lenta e dolce, che accompagnano bene il significato espresso dai versi.
· Un'altra allitterazione presente nella poesia è quella col suono "v" (ove per poco ... e come il vento ... a questa voce vo comparando ... e mi sovvien ... e la presente e viva): un'allitterazione che si dipana su ben 9 versi (vv. 5-13), accompagnata da molte ripetizioni del suono "o", particolarmente profondo, che lega tra loro tutti i versi centrali della poesia fino a consegnarla all'epilogo.
· Di nuovo, il polisindeto dei versi 11-13 (e mi sovvien l'eterno, e le morti stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei), accentuano il senso del succedersi dei pensieri nella mente del poeta, e del suo vagabondare da un pensiero all'altro. . L'ultima ripresa, nel verso finale, della congiunzione "e" (e il naufragar m'è dolce ... ) non fa che proseguire questo senso del vagabondare del pensiero con cui si conclude la poesia.
· Altra figura retorica importante in questa poesia è l'enjambement, grazie al quale leggiamo i versi in modo continuo, senza pause, e che da maggiore enfasi all'ampiezza di questi endecasillabi. · Infine, tutta la poesia si basa su metafore, dove la siepe rappresenta la barriera mentale dell'uomo che lo stimola a guardare "oltre", lo stormire del vento tra le piante ricorda alla mente gli spazi infiniti entro cui può muoversi il pensiero, e il mare in cui annegare è la dimensione senza confini dell'immaginazione.