Linea del Tempo: Giovanni Verga e I Malavoglia, Presentazione

Slide da Scuola superiore su Giovanni Verga e I Malavoglia. Il Pdf, di Letteratura, offre una panoramica su Giovanni Verga e il suo romanzo "I Malavoglia", esplorando temi di tradizione e modernità attraverso personaggi, spazio e tempo.

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19 pagine

LINEA DEL TEMPO
Catania
1840
Anni
fiorentini
1865-70
Periodo
milanese
1872-75
Conversion
e Verista
1874-80
Opere
maggiori
1880-93
Catania
1922
GIOVANNI VERGA
Nasce a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri nobili.
Si forma con Antonio Abate (1851) letterato modesto ma fiero patriota:
culto per i valori nazionali e unitari.
Nel 1857 compone Amore e Patria mai pubblicato; segue con interesse le
vicende legate all’impresa di Garibaldi.
Tra il 1861 e il 1863 pubblica I carbonari della montagna e Sulle
Lagune: romanzi torico-patriottici e sentimentali.

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LINEA DEL TEMPO

Catania 1840 Anni fiorentini 1865-70 Periodo milanese 1872-75 Conversion e Verista 1874-80 Opere maggiori 1880-93 Catania 1922GIOVANNI VERGA Nasce a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri nobili. Si forma con Antonio Abate (1851) letterato modesto ma fiero patriota: culto per i valori nazionali e unitari. Nel 1857 compone Amore e Patria mai pubblicato; segue con interesse le vicende legate all'impresa di Garibaldi. Tra il 1861 e il 1863 pubblica I carbonari della montagna e Sulle Lagune: romanzi torico-patriottici e sentimentali.

ANNI FIORENTINI

Dal 1865 Verga frequenta Firenze, e il suo ambiente culturale vivace, conosce Luigi Capuana con cui stringe un profondo legame d'amicizia. Nel 1866 pubblica Una peccatrice, romanzo sentimentale ed autobiografico: il protagonista, giovane scrittore, si suicida a causa di un amore non corrisposto. Soggiorna in Sicilia per tutto il 1868 per sfuggire al colera. Inizia a scrivere Storia di una capinera, che racconta dell'amore impossibile tra una giovane costretta dalla famiglia a farsi monaca e il promesso sposo della sorella. Pubblicato nel 1870 e ottiene un successo enorme.

PERIODO MILANESE

Nel 1872 Verga si sposta a Milano, capitale economica e culturale del Paese, ed entra in contatto con gli esponenti della Scapigliatura. Riflette sul:

  1. legame inscindibile tra amore e morte;
  2. conflitto tra artista e società borghese;
  3. potenza distruttiva del sentimento amoroso.

Queste tematiche sono al centro del trittico dei romanzi milanesi: Eva(1873), Eros (1974), Tigre reale (1875).

LA CONVERSIONE VERISTA

Durante gli stessi anni, Verga legge i romanzi naturalisti di Zola e matura una nuova concezione letteraria che lo farà approdare al Verismo. Nella novella Nedda (1874) l'ambientazione è la Sicilia arcaica e rurale e compaiono i vinti della storia, di cui Nedda è rappresentate: un'umile raccoglitrice di olive che per via della miseria perde prima il marito e poi la figlia. Lo stile è ancora vicino ai romani milanesi. La svolta verista vera e propria matura alla fine degli anni Settanta, grazie al dialogo con Capuana e all'emersione della questione meridionale. Nel 1878 Verga progetta un ciclo di romanzi ambientati in Sicilia, I vinti: obiettivo è la descrizione della lotta per la vita che coinvolge tutte le classi sociali. Nello stesso anno pubblica la novella Rosso Malpelo, che segna il definitivo passaggio al Verismo.

ANNI 80 ED OPERE MAGGIORI

Nei primi anni Ottanta Verga pubblica le sue opere più famose:

  1. la raccolta Vita dei campi (1880), otto novelle di ambientazione siciliana;
  2. I Malavoglia (1881), primo romanzo del «ciclo dei vinti»: racconta le vicende di una famiglia di pescatori siciliani, mostrandone la disgregazione a causa dei tentativi fallimentari di migliorare le proprie condizioni socio-economiche;
  3. Novelle rusticane (1883) ambientazione siciliana, Per le vie (1883) ambientazione urbana milanese;
  4. Nel 1889 pubblica il secondo romanzo del «ciclo dei vinti», Mastro-don Gesualdo che narra l'ascesa sociale di Gesualdo Motta, manovale siciliano che sposa una donna aristocratica ma muore in totale solitudine.

IL RITORNO A CATANIA E LA MORTE

Nel 1893 Verga abbandona Milano e rientra a Catania, l'attività letteraria si riduce al minimo. In questa fase è sempre più orientato su politiche reazionarie ed esprime compiacimento per la forte repressione della sommossa popolare di Milano ad opera del generale Bava Beccaris. Isolato dall'ambiente letterario, segue con molto interesse la politica coloniale italiana, sostiene il partito nazionalista e appoggia la partecipazione dell'Italia alla Prima guerra mondiale. Muore a Catania nel gennaio del 1922.

IL PENSIERO E LA POETICA

Il movente delle azioni umane deriva dai bisogni materiali: riprende Darwin da cui deriva la «lotta per la vita». Riprende Zola: il comportamento umano può essere studiato e descritto scientificamente (positivismo). La società è fondata sulle disuguaglianze e sull'impossibilità, per i ceti umili, di migliorare la propria condizione. Il progresso è motore della storia ma agisce negativamente sui più deboli: quando tentano di sfuggire al loro destino, «i vinti» vanno incontro ad un peggioramento delle loro condizioni di vita. Il progresso è una marea che travolge gli indifesi: questi possono solo accettare la propria condizione, rimanendo fedeli ai valori arcaici della tradizione familiare e praticando «l'ideale dell'ostrica»: accettazione del proprio stato.La società, per Verga, è dominata dalla violenza e dalla sopraffazione. L'ordine sociale non è modificabile, e la denuncia sociale delle condizioni di vita degli umili non si accompagna, ad alcuna proposta alternativa: la sua è una visione cupamente conservatrice. L'originalità di Verga va rintracciata nelle scelte espressive e formali. Teorizza infatti un'opera d'arte realistica, che rispecchi in modo neutro e oggettivo i fatti rappresentati, tramite il principio dell'impersonalità. Per realizzare una narrazione impersonale utilizza:

  1. l'eclissi dell'autore;
  2. la regressione;
  3. lo straniamento;
  4. il ricorso a un linguaggio popolare

ECLISSI DELL'AUTORE

l'autore deve sparire, eclissarsi, dal racconto ed evitare di intervenire con giudizi o commenti che esprimano il suo punto di vista sulle vicende rappresentate. Distanza tra autore e personaggi: il narratore non conosce i pensieri o i sentimenti dei suoi personaggi, li fa emergere dalle loro azioni e parole.

REGRESSIONE

Eclissandosi, l'autore regredisce (si abbassa) al livello dei suoi personaggi, assumendone i valori, la mentalità e il linguaggio. Il narratore interpreta il punto di vista collettivo della comunità. Ex. Rosso Malpelo: il rapporto causale tra il colore rosso dei capelli del ragazzo e la sua indole malvagia, non rispecchia il punto di vista dell'autore ma quello superstizioso del popolo siciliano e del narratore 'regredito'.

STRANIAMENTO

E' il contrasto tra il punto di vista del narratore (ambiente popolare rappresentato) e il punto di vista dell'autore (lettore borghese) .. Ex. Ne La roba, novella che racconta l'ossessione di un uomo per i beni materiali, il narratore non esprime alcuna condanna nei confronti del materialismo e della mancanza di sensibilità del protagonista Mazzarò, facendo sembrare sensato il suo modus vivendi.

DISCORSO INDIERETTO LIBERO

Il narratore riporta le parole dei personaggi in forma indiretta cioè in terza persona, mantenendone la forma linguistica bassa e popolare, senza introdurle con i verbi di 'dire'(«disse che»; «pensavano che»). Questa tecnica produce una narrazione corale e polifonica; abbondano usi sintattici scorretti, espressioni proverbiali e termini dialettali.

LE NOVELLE

(componimento letterario in prosa di carattere narrativo, meno ampio e complesso del romanzo, di solito dedicato a una sola vicenda) Vita dei campi (1880) e Novelle Rusticane (1883) sono le due più importanti raccolte verghiane.

Vita dei campi

1) Vita dei campi contiene 8 novelle, tra cui Cavalleria rusticana, La Lupa, Jeli il pastore, Rosso Malpelo. Ambientazione: mondo rurale della Sicilia postunitaria. Protagonisti: umili abitanti delle campagne. Verga rappresenta una società arcaica, in cui sopravvivono il delitto passionale (Cavalleria rusticana, Jeli il pastore) e piaghe sociali come il lavoro dei bambini nelle miniere (Rosso Malpelo). Comune a tutte le novelle è l'emarginazione dei protagonisti, vinti ed esclusi, per cui è impossibile un miglioramento della propria condizione. Sul piano delle scelte narrative e formali, la raccolta segna il definitivo approdo di Verga alla poetica verista.

Novelle Rusticane

2) Novelle Rusticane contiene 12 novelle, tra cui: Il Reverendo, Malaria, Gli orfani, La roba. Rispetto a Vita dei campi, lo scenario sociale è più ampio e articolato: accanto agli umili braccianti compaiono esponenti dei ceti più elevati, rappresentati dei poteri locali e nuovi ricchi. Al tema della lotta per i bisogni materiali si affianca la rappresentazione delle tensioni sociali e dei conflitti politici legati all'unificazione. I protagonisti, dominati dalla logica del profitto e dalla smania per i beni materiali incarnano una visione del mondo sempre più cupa e pessimistica.

Il ciclo dei Vinti

Nel 1878 Verga progetta un ciclo di 5 romanzi accomunati «dalla lotta per la vita» di tutte le classi sociali: la spinta al miglioramento socio-economico agisce negativamente sui ceti umili e su quelli elevati.

  1. I Malavoglia: lotta per la sopravvivenza e il soddisfacimento dei bisogni materiali;
  2. Mastro don-Gesualdo: aspirazione alla ricchezza e all'ascesa sociale;
  3. La duchessa di Leyra: ambizione aristocratica;
  4. L'onorevole Scipioni: ambizione politica;
  5. L'uomo di lusso: ambizione artistica.

Verga realizzò solo i primi due romanzi: esaurirsi della vena artistica ed impossibilità ad applicare alcuni principi veristi ad un contesto sociale più elevato.

I Malavoglia

LA TRAMA La storia di una famiglia

Nel paese di Aci Trezza, nei pressi di Catania, vive la famiglia dei Toscano, laboriosi e umili pe- scatori conosciuti con il soprannome di Malavo- glia. La famiglia è composta dal nonno, il vecchio padron 'Ntoni, da suo figlio Bastianazzo e dalla moglie di questi, Maruzza detta la Longa, e dai loro cinque figli: 'Ntoni, Mena, Luca, Alessi e Lia. L'antefatto si svolge nel 1863, con la partenza di 'Ntoni per il servizio di leva, che sottrae alla famiglia un importante aiuto nel lavoro. Per far fronte alle difficoltà economiche e per mettere in- sieme la dote per la figlia Mena, padron 'Ntoni acquista a credito una partita di lupini (legumi commestibili) da zio Crocifisso, l'usuraio del pae- se, con l'intenzione di rivenderli nel vicino porto di Riposto. Ma durante il trasporto la Provviden- za, la barca dei Malavoglia, fa naufragio: il cari- co si perde in mare e Bastianazzo muore. I Malavoglia si impegnano con tutte le loro for- ze per ripagare il debito contratto con zio Cro- cifisso: la Provvidenza viene fatta riparare, si organizza il matrimonio di Mena (che in realtà ama il carrettiere Alfio Mosca) con il ricco Brasi Cipolla. Intanto 'Ntoni ritorna al paese, mentre parte per la leva il giovane Luca. 'Ntoni è però sempre più insofferente alla miseria e al duro lavoro e, innamorato di Barbara Zuppidda, en- tra in conflitto con i corteggiatori della ragazza, tra cui il brigadiere don Michele. La situazione sembra migliorare ma, durante la festa di fidan- zamento tra Mena e Brasi, giunge la notizia della morte di Luca nella battaglia di Lissa. La situazione dei Malavoglia precipita: avendo ipotecato la «casa del nespolo», sono costretti a cederla e a ritirarsi a vivere in affitto. Poco dopo la Provvidenza naufraga una seconda volta in una tempesta in cui padron 'Ntoni resta grave- mente ferito. Padron 'Ntoni si ristabilisce, ma si fanno sempre più frequenti i contrasti tra lui e il ribelle nipote 'Ntoni, che vorrebbe partire in cerca di fortuna. Un'epidemia di colera porta alla morte di Maruz- za e 'Ntoni decide infine di partire per Trieste. I Malavoglia sono costretti a vendere anche la barca nel tentativo di ripagare il debito e 'Ntoni, ritornato al paese più povero di prima, si dà al contrabbando e, durante una lite, accoltella il bri- gadiere don Michele, che insidia sua sorella Lia. La famiglia Malavoglia viene disonorata: 'Ntoni viene condannato a cinque anni di carcere e Lia - di cui viene resa nota la sua relazione con don Michele - per la vergogna scappa dal paese e si dà alla prostituzione a Catania. Padron 'Ntoni si ammala e muore in solitudine all'ospedale. Solo Alessi, insieme alla sorella Mena, sopravvive alla disgregazione della famiglia: sposa la cugina Nunziata e riesce infine a ricomprare la «casa del nespolo». 'Ntoni, invece, dopo l'uscita dalla prigione e un ultimo saluto alla casa dei fratelli, si allontana per sempre da Aci Trezza.

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