Slide su Elsa Morante (1912-1985). Il Pdf, utile per lo studio universitario della Letteratura, esplora la vita e la poetica dell'autrice, analizzando in particolare il romanzo "Menzogna e Sortilegio" e gli elementi fiabeschi della sua scrittura.
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Prof.ssa Benedetta Paggi
Nacque a Roma nel 1912 da una famiglia di modeste condizioni (la madre Irma Poggibonsi era maestra elementare di origini ebraiche e il padre impiegato postale). Solo a quattordici anni venne a sapere che lei e i suoi fratelli più piccoli, Aldo, Marcello e Maria, non erano i figli naturali di Augusto Morante, ma di Francesco Lo Monaco che morì poi suicida nel 1943. Le memorie di questa famiglia vennero narrate da Marcello Morante nell'opera "Maledetta Benedetta". Sin da piccola, Elsa si cimentò nella scrittura con fiabe per bambini e filastrocche che vennero pubblicate su vari periodici. Si iscrisse a Lettere ma fu costretta a lasciare gli studi. Nel 1936 conobbe lo scrittore Alberto Moravia che sposerà nel 1941. Insieme ad Alberto frequentò molti intellettuali italiani come Pasolini, Saba, Bassani ... Nel 1941 pubblicò Il gioco segreto (raccolta di racconti) e nel 1942 Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina (fiabe per ragazzi con proprie illustrazioni).
Moravia venne però sospettato di antifascismo e, dopo l'armistizio dell' 8 settembre del 1943, la coppia dovette fuggire da Roma occupata dai tedeschi con un treno diretto a Napoli. A causa dei danni alla rete ferroviaria furono costretti a scendere a Fondi, in provincia di Latina e nascondersi in Ciociaria, aiutati dai contadini. Questi luoghi verranno ricordati da entrambi gli autori: Moravia nel romanzo "La ciociara", Morante ne "La Storia". Questi luoghi inoltre permisero alla scrittrice di entrare in contatto con un mondo più lontano dalla modernità, più legato alla tradizione, aumentando il suo interesse per le atmosfere magiche e fiabesche. Nel 1944 i due coniugi tornarono a Roma e, alla morte di Mussolini, Elsa Morante pubblicò un articolo molto duro in cui criticò non solo il dittatore ,ma anche il popolo che l'aveva tollerato e in molti casi anche applaudito.
Nel dopoguerra la casa dei due scrittori divenne un punto di incontro per la vita intellettuale romana. I rapporti tra i due però si deteriorarono fino ad arrivare nel 1962 alla separazione, senza però divorziare. Qualche anno prima ebbe una relazione con il regista Luchino Visconti e poi con il pittore newyorkese Bill Morrow che poi morì precipitando da un grattacielo. Nel frattempo però la scrittrice pubblicò due dei suoi quattro romanzi: Menzogna e sortilegio (1948) grazie a Natalia Ginzburg e per il quale ottenne anche il premio Viareggio e L'isola di Arturo (1957) per il quale vinse il Premio Strega. Menzogna e Sortilegio fu tradotto e pubblicato negli Stati Uniti nel 1951, ma la scrittrice non fu soddisfatta di questa traduzione che aveva tagliato circa 150 pagine.
L'ISOLA DI ARTURO Introduzione di Cesare Garboli ET SCRITTORI
MENZOGNA E SORTILEGIO Introduzione di Cesare Garboli ET SCRITTORI
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Negli anni Cinquanta si interessò al cinema grazie anche all'amicizia con Pier Paolo Pasolini.La scrittrice fece un'apparizione nel film Accattone del 1961 nel ruolo di una detenuta e fu quasi sempre presente sui set dei film di Pasolini degli anni Sessanta. Ad esempio fu aiuto-regista sul set de "Il Vangelo secondo Matteo" e collaborò alle colonne sonore di vari film, anche se l'unica che le sia stata accreditata è quella del film "Medea" del 1969. Gli anni Sessanta costituirono per la scrittrice un periodo di profonda crisi creativa dovuta sia ai problemi personali che a questioni sociali; riteneva infatti che nella società capitalistica la poesia e la letteratura avessero ormai un ruolo marginale. Nel 1974 pubblicò La Storia e nel 1982 Aracoeli. Nel 1983, debilitata nel fisico e devastata psicologicamente, tentò il suicidio, ma venne salvata dalla sua governante. Morì poi a Roma, per infarto, nel 1985.
Il primo obiettivo della scrittrice è quello di raccontare storie avvincenti, capaci di attrarre il lettore. I suoi narratori sembrano quasi raccontare oralmente le proprie vicende ad una comunità di ascoltatori. In una intervista del 1959 la scrittrice ha definito romanzo qualsiasi storia, in prosa o in versi, orale o scritta che viene raccontata a qualcuno. L'elemento fiabesco o magico è sempre presente nelle sue opere, ma non serve a smentire il mondo e a evadere dalla realtà, ma è un modo per descrivere il reale con occhi diversi (ad esempio con gli occhi di un bambino). Attraverso la sua poetica la scrittrice rivolge un attacco alla società contemporanea e ai condizionamenti mentali imposti dalla società capitalistica. Il compito del romanzo è dunque quello di disvelare il reale e condurre il lettore alla conoscenza.
I suoi romanzi presentano sia elementi di continuità con la tradizione ottocentesca che elementi di modernità. Da una parte infatti permane nella Morante, fin dagli anni Cinquanta e Sessanta, il desiderio di costruire "grandi narrazioni" con vicende ampiamente strutturate, ordinate e solide. Nei romanzi emergono la fiducia della scrittrice nella letteratura come rivelazione e bellezza e la tendenza al realismo e all'affresco storico. D'altra parte però sono presenti anche numerosi elementi di modernità tipici dei romanzi del Novecento come il riferimento ai turbamenti dell'infanzia e dell'adolescenza e la tendenza al surreale, al magico, al "sortilegio".
In questo romanzo si narra la storia di una famiglia piccolo borghese che vive in un'imprecisata città del Sud. La famiglia è segnata da un destino tragico che coinvolge tutti i suoi componenti. La narratrice, Elisa, ricostruisce il passato della sua famiglia attraverso un tortuoso passaggio tra i vari piani temporali. La materia è quella del romanzo naturalistico ottocentesco, ma la scrittrice la trasferisce in una dimensione mitica, creando un clima surreale e di sogno. Il mondo rievocato è costruito sulla menzogna, ma i personaggi vivono la propria vicenda come una sorta di magia.
Il romanzo è ambientato a Procida, nel golfo di Napoli. La voce narrante è quella del protagonista Arturo, che è orfano di madre e ha il mito del padre, percepito da lui come un eroe. Il romanzo racconta la formazione del protagonista, la sua uscita dall'infanzia. La crescita e la scoperta del mondo sono dolorose, ma necessarie. Anche in questo romanzo gli elementi della concreta realtà sociale sfumano in un clima di sogno. Arturo stesso filtra i fatti attraverso la sua ottica fanciullesca e ingenua.
Attraverso questo romanzo la scrittrice vuole descrivere il mondo nella sua totalità, la sua complessità sociale e i suoi risvolti emotivi e psicologici, la contraddittorietà dei personaggi e delle situazioni. La vicenda prende avvio nel 1941, nella Roma occupata dai Nazisti. Ida Ramundo, una maestra elementare vedova, viene violentata da Gunther, un soldato tedesco e rimane incinta del suo secondo figlio, Giuseppe detto Useppe. Nino, il suo primogenito, si arruola prima nell'esercito fascista, poi diventa partigiano, morirà in un incidente stradale. L'altro figlio Useppe, precoce nei primi anni di vita, nel dopoguerra ha crisi notturne e crisi epilettiche. Quando la madre, tornando a casa, lo trova morto impazzisce, verrà poi portata in un ospedale psichiatrico dove morirà pochi anni dopo.
La Storia costituisce un atto di accusa nei confronti del Novecento, visto come un secolo violento, pieno di catastrofi, di omicidi e di morte. Il romanzo infatti si apre con una tavola sinottica dell'autrice in cui sono indicati tutti i grandi eventi storici dal 1900 al 1941, anno in cui prende avvio la vicenda. In realtà la scrittrice ritiene che il XX secolo non sia peggiore di altri, è la storia dell'umanità che procede in questo modo. Non c'è stata fase storica in cui non ci sia stata una dittatura che ha trattato il popolo come massa da sfruttare e poi da macellare. Il fascismo è solo una delle tante manifestazioni in cui il sopruso e la sopraffazione si esprimono. Elsa Morante mette in bocca questa sua idea a Davide, un giovane amico di Ida e Useppe, di origini ebraiche, il quale aveva perso tutta la sua famiglia a causa della guerra, attraverso un discorso che il giovane pronuncerà in un'osteria prima di morire per overdose.
ELSA MORANTE LA STORIA Introduzione di Cesare Garboli
Il romanzo, per volere della scrittrice, fu pubblicato direttamente in edizione economica, nella collana enaudiana de "Gli struzzi" ed ebbe subito un grandissimo successo di vendite, anche a livello internazionale. La Morante, attraverso questo romanzo, narra "una storia" per dire "la Storia", come risulta evidente nella copertina originale del libro dove, al posto di un bambino sereno seduto tra le macerie, vi era un cadavere rosso. Inoltre il carattere maiuscolo attuale annulla la diade Storia/storie che è alla base del romanzo. Nella nuova copertina mancano inoltre il termine "Romanzo" e il sottotitolo "Uno scandalo che dura da diecimila anni".
Elsa Morante La Storia Romanzo EINAUDI Uno scandalo che dura da diecimila anni.
Il narratore è esterno ed eterodiegetico, ma spesso le vicende sono presentate dal punto di vista di Ida e Useppe che condividono con la narratrice la parola profetica. Ciò risulta evidente ad esempio nelle passeggiate di Ida nel ghetto vuoto dopo il rastrellamento del 16 ottobre del 1943 o nelle interlocuzioni tra Useppe e il cosmo. La scena del rastrellamento è di forte impatto emotivo perché è interamente vista dagli occhi di Ida: il lettore vive in prima persona il suo stordimento e il suo istinto di difendersi dal male del mondo. In questo episodio c'è anche Useppe i cui occhi sono rimasti "spalancati in uno sguardo indescrivibile di orrore". Useppe, a causa della sua malattia, osserva sempre il mondo con stupore attonito. Può essere paragonato a Rosso Malpelo, a Pin de "Il sentiero dei nidi di ragno" di Calvino, al protagonista de "L'idiota di Dostoevskij. Il loro sguardo prerazionale, "idiota" offre una via conoscitiva alternativa nei confronti della questione capitale del male, accostando, senza la mediazione della ragione, il puro e l'impuro, lo stupore e l'orrore, in opposizione al modello conoscitivo di Primo Levi che invece è segnato dal tarlo del comprendere.