Documento di Gamiddo Simona Pia su L'adolescenza: fasi, compiti evolutivi e manifestazioni del disagio. Il Pdf, utile per studenti universitari di Psicologia, esplora le dinamiche relazionali e identitarie, il ritiro sociale e i disturbi alimentari, offrendo una prospettiva approfondita sul tema.
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Gamiddo Simona Pia L'adolescenza: Noi parliamo di pre-adolescenza nel corso dei 3 ani delle scuole medie, dagli 11 ai 13 anni. L'adolescenza è l'arco di vita dai 14 ai 18, ovvero fino alla fine della scuola quinquennale prima dell'inizio dell'università. Essa quando entra nella crisi evolutiva quindi incontra un ostacolo nella realizzazione dei compiti di sviluppo, va intesa come una psicopatologia non fissa e intesa in maniera deterministica e risolvibile in quanto l'identità adolescenziale è fluida. Qui parleremo di tendenza al dolore mentale che si manifesta in una certa direzione: la diagnosi è strutturata in un'ottica evolutiva e non rigida come fosse una fotografia dei lavori in corso in cui osserviamo l'individuo. Nella psico-terapia si necessita un bisogno di Setting specifico: ciò è l'insieme delle regole e delle competenze che ha lo psicoterapeuta per svolgere una determinata psico-terapia con il paziente. Il Setting prevede i tempi, modo, costo, assetto, metodo, teorie per cui la propria formazione entra a far parte dello stesso percorso.
Mobilità interna e fluidità del soggetto in questa fase del ciclo di vita sono all'ordine del giorno, e dentro di essa esistono dei compiti evolutivi fase-specifici, ovvero delle situazioni emotive e relazionali che hanno a che fare con la trasformazione dell'adolescente. Questi sono dei compiti considerati invarianti, ovvero che ogni individuo in ogni epoca storica devono essere affrontati a prescindere che sia 2025 o 1680: cambia il modo in cui questi compiti si svolgono cioè si declinano in modi differenti a seconda dell'epoca storica e del contesto sociale e culturale un cui vive un individuo perché questi compiti risentono dei modelli di identificazione nel contesto in cui cresce (es: differenza tra oggi e gli anni '50):
Il grande compito dei compiti dell'adolescente è quello di sapere chi è e dargli vita, come fosse una seconda nascita, ovvero la nascita adolescenziale.
Questa fase implica che i compiti possano essere fatti bene o comunque non farli, fatti male: ri- definendolo è possibile che l'adolescente non sia in grado di affrontarli, incontrando una crisi- disagio, un blocco, uno scacco o ritardo nella realizzazione dei compiti di sviluppo; spesso riguarda essi ma è possibile individuare l'area di sviluppo che più di altre sembra essere alla regia del problema. È possibile interfacciarsi con ragazzi che hanno crisi in tutti i compiti o in uno o più compiti di sviluppo, infatti spesso il disturbo ha un origine in uno scacco o più scacchi dei compiti di sviluppo che non sono stati adempiti in pieno o per nulla.
Che cosa possiamo dire quando parliamo di dolore evolutivo? Il dolore evolutivo lo riteniamo come quella quota di espressione dei disagio e di quei sentimenti che l'adolescente sperimenta nell'esserlo e che dipendono dal non sentirsi sufficientemente adeguato, capace di affrontare i propri compiti di sviluppo. Il sintomo (es: aggressività, anoressia, devianza, insuccesso scolastico, bulimia ... ), ovvero la manifestazione attraverso la quale esprime il suo disagio, deve essere preso sul serio, drammatizzato ed oltre ciò è una personalissima modalità di auto-somministrarsi una prima dorma di cura, un'automedicazione urgente.
Togliere prepotentemente il sintomo ad un adolescente, senza averne colto il senso e aver costruito insieme a lui un'alternativa, è un'operazione molto pericolosa perché spesse volte il ragazzo "mente", "fa finta".
Gamiddo Simona Pia 1 di 19Gamiddo Simona Pia Quando noi lavoriamo con un adolescente dobbiamo considerare non solo lui ma dobbiamo tenere conto anche del rapporto che sta sviluppando con i genitori, con il contesto scolastico e tutti gli altri luoghi che frequenta. Il lavoro clinico prevede anche la promozione del cambiamento ono solo del giovane ma anche del contesto di crescita (es: cambiare scuola, cambiare luogo di sport ... ). Spesso in adolescenza portano di più a scuola l'area dell'espressione di se, non del loro io studente, cercando di trovare quel appartenenza tanto importante: essa però non è il solo luogo dove poter imparare, infatti ad oggi la famiglia spesse volte è anche più acculturata dello stesso ente.
Uno psico-terapeuta che adotta un pensiero d psicopatologia e psicoterapia evolutiva incontra genitori, allenatori o docenti: lo sguardo e la rappresentazione che porta l'adolescente su tutti e anche il mondo è fondamentale, ma è altrettanto importante sentire i genitori su cosa ne pensano sul proprio figlio, interrogandoli sulla loro rappresentazione che può essere conscia o inconscia. La convocazione dei genitori avviene come primo colloquio volto alle rappresentazioni della problematica del ragazzo per poi vedere in un secondo colloqui l'adolescente, cercando di incontrarlo con un terapeuta uguale ai genitori o meno, ma molto spesso entrano in gioco 3 figure terapeutiche: una per l'adolescente, una per la madre, una per il padre. Il numero di colloqui non è predefinito per genitori (di consultazione psicologica) e adolescente:
Fatti i colloqui è necessaria una restituzione agli utenti della fase di consultazione, sia con l'adolescente sia con i genitori.
Questo tipo di lavoro, vista l'età estremamente fluida dell'adolescente, è un Setting flessibile e la tecnica di intervento deve essere adattata all'adolescente; è importante identificarsi e contro- identificarsi (T. Senise), focalizzando la psicoterapia all'aiuto dell'individualizzazione dell'adolescente, senza creare un rapporto di dipendenza tra paziente-terapeuta; la diagnosi prolungata, definita da Novelletto, parla della necessità dell'adolescente di stare in un'ottica di prolungamento diagnostico, quindi evitare una definizione della propria identità rigida e stereotipata, ma nella presa in carico rimane aperta la presa incarico; tenersi alla giusta distanza tra adolescente-terapeuta cerca di mantenere il riferimento adulto; rispecchiarlo teneramente nelle sue fatiche e difficoltà, riconoscendo il significato del sintomo.
I colloqui online in pandemia sono stati principali, che per l'adolescente sono davvero limitanti nella loro corporeità ed intimità-distanza tra psicoterapeuta e paziente.
Premessa:
Ma cosa c'entra tutto questo con il disturbo alimentare? Il disturbo si delinea in un continum tra l'anoressia nervosa alla bulimia nervosa, come due estremi dove la prima riguarda il tema dell'iperattività, ritiro dell'investimento della sessualità e cura ossessiva delle forme del corpo; la seconda riguarda una gestione di cibo che si scatena all'interno di abbuffate che poi richiedono l'eliminazione attraverso il vomito e uso di lassativi, agiti per tentare di placare un vuoto che sia affettivo, identitario, depressivo. Spesso la condotta alimentare può riguardare questa continua disregolazione che passa prima dall'anoressia e poi alla bulimia in momenti diversi, tenendo conto sempre sia dei fattori ambientali che quelli familiari.
L'asse anoressico-bulimico oggi riguarda altre variabili di DCA:
Ci sono diverse condizioni che possono essere ascritte all'interno del DCA: il fallimento, difetto della mentalizzaizone del nuovo corpo adolescenziale; il compito di separazione dalle figure affettive primarie, dove spesso il legame concerne una dipendenza estrema alla figura materna ed un'assenza/distanza della figura paterna.
Nell'area narcisistica riconosciamo una tendenza alla prestazione all'eccellenza, ma anche in quella anoressica -> L'agonismo a vari livelli e certe modalità di gestione in discipline sportive (es: danza, ginnastica artistica ... ) possono avere un groppo impatto all'interno di un'ottica di "fissazione" della persona in età evolutiva, ma questo da solo non basta: non è l'unica questione, ma dobbiamo tenere in considerazione anche l'area familiare e contestuale considerando quindi la multicausalità. Tipico di questa dimensione è ritenere le donne come molto inclini di ritenere di avere una mancanza di valore personale o difetto di base, come scarsissima autostima che porta ad avere molta ipertrofia nell'impegno scolastico e sportivo per coprire il senso di inadeguatezza profondo: il corpo viene svalutato; la mente iperinvestita; fanno a meno della dipendenza; devono neutralizzare il desiderio e il bisogno; la relazione con il genitore è molto superficiale ma il tema competitivo è molto presente come l'aspettativa di successo esplicita; è presente un'assenza di confini; rapporti di dipendenza eccessivi in cui il ruolo del figlio ricopre una dimensione identitaria nella vita della madre. Da una parte ricercano l'eccellenza, ma dall'altra non adempiono a tutti i compiti evolutivi che magari riguardano gli stessi coetanei, in quanto si sentono troppo in competizione tra loro e quindi la persona con DCA tende all'evitamento di questi.
Spesso per rinunciano alla crescita: da un lato è come se il ragazzo regredisce, diventando corporeamente pre-pubere, riconnettendo così il genitore alla relazione con il figlio estremizzandola ossessivamente e quindi riavvicinando la relazione dipendente genitore- bambino.
Dall'altro quello che è il desiderio di un'adolescente anoressico è l'autodeterminazione, ovvero affermare di volerci pensare da solo al cibo, diventando così un'ossessione, "per sentirsi grandi": invece di configgere sulle uscite, si utilizzano i conflitti a tavola, rivolgendo il tutto all'interno delle mura domestiche e attaccando se stessi.
L'intervento clinico all'interno di questa dinamica è multidisciplinare integrato: devono entrare in campo delle figure mediche che si occupano del corpo, come il nutrizionista, endocrinologo, figure neuro-psichiatriche. Vengono redatte dal punto di vista alimentare die piani alimentari Gamiddo Simona Pia 3 di 19