La Seconda Guerra Mondiale: origini, eventi chiave e conclusione del conflitto

Documento sulla Seconda Guerra Mondiale, dalle sue origini allo scoppio, con un'analisi delle responsabilità tedesche e della fine della Cecoslovacchia. Il Pdf, utile per la scuola superiore, ripercorre le cause, gli eventi principali e le conseguenze del conflitto, con un focus sul ruolo dell'Italia e la Resistenza, in Storia.

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19 pagine

17. La seconda guerra mondiale
17.1. Le origini e lo scoppio della guerra
La Seconda Guerra Mondiale, iniziata il 1° settembre 1939 con l'invasione tedesca della
Polonia, rappresen un conflitto di proporzioni senza precedenti, segnato da una complessa
rete di cause, alleanze e strategie.
Le responsabili tedesche
Il conflitto fu in gran parte causato dalla politica aggressiva e di espansione della Germania
nazista guidata da Adolf Hitler. Mentre le altre potenze avevano le loro colpe, la Germania
aveva pianificato una serie di operazioni militari per estendere il suo dominio, ignorando ogni
tentativo di compromesso.
La fine della Cecoslovacchia
Dopo l’accordo di Monaco del 1938, che aveva ceduto i Sudeti alla Germania, Hitler occu nel
marzo 1939 la Boemia e la Moravia, trasformandole in un protettorato tedesco. La Slovacchia,
invece, divenne formalmente indipendente sotto l'influenza tedesca. Questo evento dimost
l’inutili della politica di appeasement e spinse le potenze occidentali a reagire con fermezza.
La difesa della Polonia
La distruzione della Cecoslovacchia portò Francia e Gran Bretagna a stringere alleanze con
paesi come Polonia, Belgio e Romania, per arginare l’espansionismo tedesco. La Polonia
divenne l’obiettivo successivo di Hitler, che rivendicava Danzica e il corridoio polacco. Gli
accordi anglo-francesi con la Polonia furono un chiaro avvertimento alla Germania.
Il “patto dacciaio”
Mussolini, dopo aver invaso lAlbania nellaprile 1939, firmò con Hitler il Patto dAcciaio (maggio
1939), un’alleanza militare che impegnava Italia e Germania a sostenersi reciprocamente in
caso di guerra. Nonostante l'Italia fosse impreparata militarmente, Mussolini accettò fidandosi
delle promesse di Hitler, che garantiva di non iniziare una guerra prima di qualche anno.
Il ruolo dellURSS
Il ruolo dellUnione Sovietica era cruciale. Le trattative tra l’URSS e le democrazie occidentali
fallirono a causa di reciproca sfiducia e dellopposizione polacca a permettere l’ingresso di
truppe sovietiche sul proprio territorio. Hitler ne approfittò per proporre un accordo con Stalin.
Il patto tedesco-sovietico
Il 23 agosto 1939 fu firmato il Patto Molotov-Ribbentrop, un accordo di non aggressione tra
Germania e URSS, con un protocollo segreto che prevedeva la spartizione della Polonia e
l’influenza sovietica sui Paesi Baltici. Questo accordo permise a Hitler di evitare una guerra su
due fronti.
Lo scoppio della guerra
L’invasione della Polonia il 1° settembre 1939 scatenò la reazione immediata di Gran Bretagna e
Francia, che il 3 settembre dichiararono guerra alla Germania. L’Italia, dichiarandosi inizialmente
“non belligerante”, evitò di intervenire. La Seconda Guerra Mondiale ebbe così inizio,
caratterizzata da unestensione geografica e da un coinvolgimento delle popolazioni civili senza
precedenti.
17.2. L’attacco alla Polonia
La guerra-lampo
La campagna di Polonia fu il primo esempio della strategia tedesca della Blitzkrieg o
guerra-lampo. Questa tattica si basava sulluso combinato e rapido di aviazione e forze
corazzate per disorientare e sopraffare il nemico. Carri armati e autoblindo, raggruppati in unità
motorizzate, permettevano di avanzare rapidamente, conquistando vasti territori e tagliando
fuori gli eserciti nemici dai rifornimenti.
L’inefficiente esercito polacco, mal equipaggiato e con una strategia obsoleta, fu
sopraffatto in poche settimane. Varsavia, devastata dai bombardamenti, capitolò alla fine
di settembre 1939.
La spartizione della Polonia
La campagna polacca non fu solo un trionfo tedesco. L’Unione Sovietica, in base al patto
Molotov-Ribbentrop, occupò le regioni orientali del paese. Contemporaneamente, Stalin
invase e assorbì le Repubbliche Baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania).

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Anteprima

La Seconda Guerra Mondiale

Le origini e lo scoppio della guerra

La Seconda Guerra Mondiale, iniziata il 1º settembre 1939 con l'invasione tedesca della Polonia, rappresentò un conflitto di proporzioni senza precedenti, segnato da una complessa rete di cause, alleanze e strategie.

Le responsabilità tedesche

Il conflitto fu in gran parte causato dalla politica aggressiva e di espansione della Germania nazista guidata da Adolf Hitler. Mentre le altre potenze avevano le loro colpe, la Germania aveva pianificato una serie di operazioni militari per estendere il suo dominio, ignorando ogni tentativo di compromesso.

La fine della Cecoslovacchia

Dopo l'accordo di Monaco del 1938, che aveva ceduto i Sudeti alla Germania, Hitler occupò nel marzo 1939 la Boemia e la Moravia, trasformandole in un protettorato tedesco. La Slovacchia, invece, divenne formalmente indipendente sotto l'influenza tedesca. Questo evento dimostrò l'inutilità della politica di appeasement e spinse le potenze occidentali a reagire con fermezza.

La difesa della Polonia

La distruzione della Cecoslovacchia portò Francia e Gran Bretagna a stringere alleanze con paesi come Polonia, Belgio e Romania, per arginare l'espansionismo tedesco. La Polonia divenne l'obiettivo successivo di Hitler, che rivendicava Danzica e il corridoio polacco. Gli accordi anglo- francesi con la Polonia furono un chiaro avvertimento alla Germania.

Il "patto d'acciaio"

Mussolini, dopo aver invaso l'Albania nell'aprile 1939, firmò con Hitler il Patto d'Acciaio (maggio 1939), un'alleanza militare che impegnava Italia e Germania a sostenersi reciprocamente in caso di guerra. Nonostante l'Italia fosse impreparata militarmente, Mussolini accettò fidandosi delle promesse di Hitler, che garantiva di non iniziare una guerra prima di qualche anno.

Il ruolo dell'URSS

Il ruolo dell'Unione Sovietica era cruciale. Le trattative tra l'URSS e le democrazie occidentali fallirono a causa di reciproca sfiducia e dell'opposizione polacca a permettere l'ingresso di truppe sovietiche sul proprio territorio. Hitler ne approfitto per proporre un accordo con Stalin.

Il patto tedesco-sovietico

Il 23 agosto 1939 fu firmato il Patto Molotov- Ribbentrop, un accordo di non aggressione tra Germania e URSS, con un protocollo segreto che prevedeva la spartizione della Polonia e l'influenza sovietica sui Paesi Baltici. Questo accordo permise a Hitler di evitare una guerra su due fronti.

Lo scoppio della guerra

L'invasione della Polonia il 1º settembre 1939 scatenò la reazione immediata di Gran Bretagna e Francia, che il 3 settembre dichiararono guerra alla Germania. L'Italia, dichiarandosi inizialmente "non belligerante", evitò di intervenire. La Seconda Guerra Mondiale ebbe così inizio, caratterizzata da un'estensione geografica e da un coinvolgimento delle popolazioni civili senza precedenti.

L'attacco alla Polonia

La guerra-lampo

La campagna di Polonia fu il primo esempio della strategia tedesca della Blitzkrieg o guerra- lampo. Questa tattica si basava sull'uso combinato e rapido di aviazione e forze corazzate per disorientare e sopraffare il nemico. Carri armati e autoblindo, raggruppati in unità motorizzate, permettevano di avanzare rapidamente, conquistando vasti territori e tagliando fuori gli eserciti nemici dai rifornimenti.

L'inefficiente esercito polacco, mal equipaggiato e con una strategia obsoleta, fu sopraffatto in poche settimane. Varsavia, devastata dai bombardamenti, capitolò alla fine di settembre 1939.

La spartizione della Polonia

La campagna polacca non fu solo un trionfo tedesco. L'Unione Sovietica, in base al patto Molotov-Ribbentrop, occupò le regioni orientali del paese. Contemporaneamente, Stalin invase e assorbì le Repubbliche Baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania).

L'occupazione sovietica della Polonia orientale fu segnata da violenze, come il massacro di Katyn: oltre 4.000 ufficiali polacchi prigionieri furono giustiziati e sepolti in fosse comuni. Nel frattempo, la Repubblica Polacca cessò di esistere, e i suoi alleati occidentali (Francia e Gran Bretagna), pur avendo dichiarato guerra alla Germania, non fornirono alcun aiuto concreto, rimanendo sulla difensiva.

La "strana guerra"

Tra il settembre 1939 e l'aprile 1940, sul fronte occidentale si instaurò una fase di inattività, nota come drôle de guerre ("strana guerra"): le truppe franco- britanniche si limitarono a mantenere posizioni difensive, evitando attacchi diretti alla Germania. Questa immobilità permise ai tedeschi di riorganizzarsi per le successive campagne.

La guerra nel Nord Europa

L'invasione sovietica della Finlandia

Il conflitto si spostò temporaneamente verso il Nord Europa. Il 30 novembre 1939, l'Unione Sovietica attaccò la Finlandia, che aveva rifiutato concessioni territoriali richieste da Stalin. La guerra fu più complessa del previsto: i finlandesi, pur numericamente inferiori, inflissero pesanti perdite all'Armata Rossa grazie a una tenace resistenza e a tattiche efficaci.

Nonostante la sconfitta sul campo, nel marzo 1940 la Finlandia accettò le richieste sovietiche, perdendo territori ma conservando la sua indipendenza.

L'attacco tedesco a Danimarca e Norvegia

Il 9 aprile 1940, la Germania avviò un'improvvisa campagna nel Nord Europa, occupando rapidamente la Danimarca, che si arrese senza combattere, e attaccando la Norvegia per garantirsi il controllo strategico dell'Atlantico settentrionale. La Norvegia offrì resistenza, ma le forze tedesche prevalsero, consolidando la supremazia di Hitler nell'Europa centro- settentrionale.

Con il controllo del Nord assicurato, la Germania era pronta a concentrare le sue forze per un'offensiva contro l'Occidente.

La disfatta della Francia e la resistenza della Gran Bretagna

Un esito inatteso

L'attacco tedesco alla Francia, iniziato il 10 maggio 1940, portò a un successo travolgente per la Germania in poche settimane. La Francia, che vantava uno degli eserciti più potenti e ben equipaggiati d'Europa, fu sconfitta a causa di gravi errori strategici. Le sue difese erano incentrate sulla linea Maginot, una fortificazione che copriva il confine franco-tedesco ma lasciava scoperto il Belgio, attraverso il quale la Germania lanciò l'attacco. Dopo aver attraversato la foresta delle Ardenne, considerata invalicabile per i carri armati, i tedeschi sfondarono a Sedan (12-15 maggio). Le truppe francesi e britanniche vennero accerchiate e spinte verso il Canale della Manica, con molti reparti bloccati a Dunkerque.

Dunkerque

Tra il 29 maggio e il 4 giugno, un momentaneo arresto dell'offensiva tedesca permise il reimbarco di circa 330.000 soldati alleati verso la Gran Bretagna. La pausa tedesca fu motivata sia da precauzioni logistiche sia, forse, dal desiderio di Hitler di lasciare aperta la possibilità di negoziati con la Gran Bretagna. La ritirata consentì agli inglesi di proseguire la lotta, ma per la Francia la sconfitta era ormai inevitabile. Il 14 giugno, i tedeschi entrarono a Parigi.

Pétain e l'armistizio

Il governo francese, guidato da Paul Reynaud, si dimise, e il maresciallo Philippe Pétain assunse la guida del paese. Egli avviò immediatamente i negoziati per l'armistizio, firmato il 22 giugno 1940 a Rethondes, nello stesso vagone ferroviario usato per la resa tedesca nel 1918. La Francia fu divisa: il nord rimase sotto occupazione tedesca, mentre il sud era amministrato dal regime di Vichy, che mantenne una parziale sovranità.

Il regime di Vichy

Con la guida di Pétain, il regime di Vichy segnò la fine della Terza Repubblica. Pétain attribuì la responsabilità della sconfitta al sistema democratico e promosse una "rivoluzione nazionale" basata su valori tradizionali: autorità, religione, famiglia e un'economia corporativa. Il governo di Vichy divenne progressivamente uno stato satellite della Germania. I rapporti con la Gran Bretagna si interruppero definitivamente dopo l'attacco britannico alla flotta francese a Mers el- Kebir (3 luglio 1940), per impedirne la caduta in mani tedesche.

L'intransigenza di Churchill

Con la caduta della Francia, la Gran Bretagna rimase sola contro la Germania. Winston Churchill, divenuto primo ministro nel maggio 1940, si oppose fermamente a qualsiasi trattativa, dichiarando che l'unico obiettivo era la vittoria. Celebre il suo discorso: «Non ho nulla da offrire se non sangue, travagli, lacrime e sudore».

La battaglia d'Inghilterra

Hitler pianificò l'operazione "Leone marino" per invadere la Gran Bretagna, ma il dominio dell'aria era essenziale per superare la superiorità navale inglese. La battaglia d'Inghilterra (luglio- ottobre 1940) vide la Luftwaffe bombardare obiettivi militari e civili, inclusa Londra. Tuttavia, la Royal Air Force (RAF), grazie a un avanzato sistema radar e alla resistenza dei piloti, respinse gli attacchi.

La guerra aerea

La battaglia d'Inghilterra mostrò il devastante potenziale dei bombardamenti aerei, che divennero una caratteristica ricorrente della guerra. Nonostante le distruzioni, la Gran Bretagna inflisse alla Germania la sua prima sconfitta, ottenendo un importante successo psicologico e strategico.

L'Italia e la "guerra parallela"

Dalla "non belligeranza" alla dichiarazione di guerra

Nel 1939, allo scoppio della guerra, l'Italia proclamò la propria "non belligeranza", un termine preferito a "neutralità" per ragioni propagandistiche. Questa scelta era dovuta alla grave impreparazione militare ed economica del paese, aggravata dalle spese per le imprese in Etiopia e Spagna. Tuttavia, di fronte al crollo della Francia nel maggio 1940, Mussolini decise di entrare in guerra, ritenendo il conflitto ormai vicino alla conclusione. Superò le resistenze interne di re, industriali e vertici militari e, il 10 giugno 1940, annunciò l'entrata in guerra contro Francia e Gran Bretagna.

I primi fallimenti

L'offensiva italiana sulle Alpi contro la Francia il 21 giugno 1940, lanciata contro un nemico già sconfitto, si rivelò un fallimento organizzativo. L'armistizio del 24 giugno portò solo lievi modifiche territoriali.

Anche in Africa settentrionale, l'offensiva italiana lanciata dalla Libia verso l'Egitto nel settembre 1940 si arrestò rapidamente per la mancanza di mezzi adeguati. Mussolini, desideroso di combattere una "guerra parallela" autonoma rispetto alla Germania, rifiuto inizialmente l'aiuto tedesco, ma l'insufficienza delle forze italiane fu presto evidente.

L'aggressione alla Grecia

Nell'ottobre 1940, l'Italia attaccò la Grecia partendo dall'Albania, senza preparazione né giustificazioni. La resistenza greca, più dura del previsto, portò al contrattacco nemico, costringendo gli italiani a ritirarsi in Albania. Questo insuccesso causò una crisi nei vertici militari (le dimissioni del generale Badoglio) e un grave calo della popolarità di Mussolini.

Gli insuccessi in Africa

In dicembre 1940, i britannici passarono al contrattacco in Libia, conquistando in poche settimane la Cirenaica e causando enormi perdite agli italiani (140.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri). Per evitare il collasso, Mussolini dovette accettare l'aiuto tedesco. Nel marzo 1941, con l'arrivo delle truppe del generale Erwin Rommel, le forze dell'Asse avviarono una controffensiva che portò alla riconquista della Cirenaica.

Nel frattempo, in Africa orientale, l'impero coloniale italiano (Etiopia, Somalia, Eritrea) cadde rapidamente sotto i colpi britannici. Il 6 aprile 1941, Addis Abeba fu occupata e il negus rientrò trionfalmente in città. Questi insuccessi segnarono la fine del sogno italiano di una "guerra parallela" e costrinsero il paese a un ruolo subordinato rispetto alla Germania.

L'intervento tedesco nei Balcani

Come in Africa, anche nei Balcani l'Italia fallì. Nel marzo 1941, un'operazione congiunta

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