Slide dall'Università sul tema "Dal Corpo Nudo al Corpo Rivestito". Il Pdf esplora il significato culturale e sociale del corpo, del tatuaggio e del trucco, con un focus sul costume di scena. È un materiale didattico universitario utile per corsi di moda, costume o antropologia culturale.
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[ ... ] la pelle percepita come un elemento forte della nostra visibilità nel mondo intesa come identità profonda e sensibilità primaria. La pelle è una frontiera, materiale ma anche simbolica, tra il corpo e il mondo. E un organo su cui il tempo passa incidendo rughe e macchie. Le smagliature, il rossore, il pallore, le eruzioni cutanee, l'abbronzatura sono tutti i segni che dicono il tempo che attraversiamo, le abitudini che abbiamo, la nostra emotività più o meno spiccata. La pelle è un deposito di impronte, come le cicatrici che possono ricordarci quando da piccoli siamo caduti dalla bicicletta oppure quando un intervento chirurgico ha rattoppato la nostra salute.
Il corpo è inoltre portatore di segni che raccontano la storia di una persona:
Spesso nella storia del costume sono stati attraversati periodi in cui anche la presenza, o la mancanza, di abbronzatura era portatrice di significato e indicatrice della storia di una persona. Infatti anticamente avere una pelle abbronzata stava a indicare l'apparenza a un ceto sociale povero. In passato i contadini erano abbronzati a causa del lavoro nei campi, mentre gli aristocratici erano caratterizzati da una pelle particolarmente pallida.
Elisabetta I di Tudor era infatti solita usare, come molte donne del suo tempo, il cosiddetto Ceruso Veneziano per sbiancare il volto. Il Ceruso Veneziano era un prodotto a base di piombo e che portava ad avvelenamento e in alcuni casi alla morte. Negli anni settanta del '900 prende piede la moda dell'abbronzatura e tutt'oggi persiste con l'abbronzatura artificiale con le lampade.
Anche i tatuaggi raccontano molto di una persona e sono da considerare scritture complesse e ancestrali. Claude Lévi-Strauss (antropologo e sociologo) riconobbe una funzione sociale ed educativa sia tra i Maori sia tra i Caduveo del Brasile. Tatuarsi o dipingersi in queste popolazione è importante per essere accettato socialmente dal gruppo o cerchia.
Il tatuaggio viene associato da Lombroso alle caratteristiche del criminale come se fosse indicatore di una presunta devianza criminale. Le teorie lombrosiane si basano sul concetto del criminale per nascita, secondo cui l'origine del comportamento criminale sarebbe insita nelle caratteristiche anatomiche del criminale, persona fisicamente differente dall'uomo normale in quanto dotata di anomalie e atavismi che ne determinavano il comportamento socialmente deviante. Di conseguenza, secondo Lombroso l'inclinazione al crimine è una patologia ereditaria e l'unico approccio utile nei confronti del criminale è quello clinico-terapeutico. Solo nell'ultima parte della sua vita Lombroso prese in considerazione anche i fattori ambientali, educativi e sociali come concorrenti a quelli fisici nella determinazione del comportamento criminale. (https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare Lombroso)
Fig.6 Fig. 9. Fig. 8. Fig. 4 CAPACE of 2 WW LAREPUBLICA (2) 5 Verfasst V.T TATUAGGI DI DELINQUENTI. C. LOMBROSO - Atlante. Tav. LXVII.
I tatuaggi sono presenti:
Se poi accettiamo la tesi di Levi-Strauss sull'affinità tra tatuaggio e pitturazione del volto, troviamo proprio nel tatuaggio la radice antropologica del maquillage antico e moderno, che rimanda, come quello, alla maschera intesa come ciò che crea il volto, più che semplicemente ricoprirlo, che gli conferisce il suo essere sociale, la sua dignità umana, il suo significato spirituale. Insomma, lo stesso senso generativo del personaggio che ha la maschera per l'attore. Se però in Occidente la maschera avuto a pieno titolo un suo posto è un suo ruolo, vuoi come maschera teatrale vuoi come travestimento carnevalesco, il tatuaggio è stato invece considerato nelle culture un segno abbietto, a cominciare dall'usanza che avevano i romani di tatuare schiavi e criminali, per giungere poi al tatuaggio come segno dei disertori, dei devianti sociali, dei marinai come soggetti in qualche modo "contaminati", fino ai già citati tatuaggi dei numeri d'ordine incisi sulle braccia dei prigionieri dei campi di concentramento nazisti. Dal punto di vista della cultura europea, si è insomma sempre trattato di un segno distintivo di gruppi situati "al di fuori" della cosiddetta civiltà, presunti inferiori, oppure abitanti i confini tra mondi un tempo ritenuti incomunicabili tra loro.
Oggi tatuarsi è diventata una pratica socialmente accettata. Il tatuaggio, come il piercing, è dunque una forma di scrittura del corpo. [ ... ] l'insieme delle regole di scrittura del corpo individuale, una sorta di sintassi che ciascuno costruisce a suo piacere, ma con assoluto rigore. Il corpo si trasforma così in una cosa, in una pagina di scrittura; allo stesso tempo questa assume nuova vita proprio in quella scrittura che va all'estremo oltre i confini del corpo stesso. Ogni modificazione permanente è destinata a restare per sempre come memoria di un'esperienza, dei passaggi e delle metamorfosi da cui non si può tornare indietro.
OBOOMY
Il trucco ha lo stesso valore del tatuaggio, scrive il corpo con determinati messaggi, ma la differenza fondamentale è che il trucco non è una scrittura permanente mentre il tatuaggio ha qualcosa di definitivo e comporta una scelta di vita e l'adesione al messaggio scritto. Anche l'assenza di trucco è un messaggio che scriviamo sul nostro corpo, così come la scelta di depilarsi oppure no. Queste sono tutte scelte portatrici di messaggi, quindi il corpo come elemento su cui scriviamo i nostri ideali identitari.
Frida Kahlo ARAGE AULA ESPERANZA MANTENTE FIRME. La colonna spezzata Albero della speranza mantieniti fermo
Mi sono provata quel cappello, tanto per ridere, mi sono guardata nello specchio del negozio e ho visto, sotto il cappello maschile, la magrezza ingrata della mia persona, dispetto dell'età, diventare un'altra cosa. Ho smesso di essere un dato grossolano e fatale della natura. È diventato l'opposto, una scelta che contrastava la natura, una scelta dello spirito. [ ... ] mi vedo un'altra, come sarebbe vista un'altra, dal di fuori, a disposizione di tutti, di tutti gli sguardi, immessa nella circolazione della città, delle strade, del piacere (Duras, L'amante, 1985, pp. 18-9).