Inclusione scolastica: BES, DSA e metodologie didattiche e valutative

Documento sull'inclusione scolastica, definendo i Bisogni Educativi Speciali (BES) e i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). Il Pdf analizza le caratteristiche degli alunni svantaggiati, dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, e le metodologie didattiche e valutative per studenti con BES e DSA, inclusi gli esami di stato e il Piano Educativo Individualizzato (PEI).

Mostra di più

19 pagine

CONCORSO
INCLUSIONE SCOLASTICA
Bisogni Educativi Speciali (BES)
Nell’area del bisogno educativi speciali sono comprese tre grandi sottocategorie: quello dello
svantaggio socio-economico, linguistico, culturale, quella di disturbi evolutivi specifici;
quella della disabilità. Gli studenti sono portatori di bisogni educativi speciali quando vivono
condizione di particolare dicoltà in grado di arrecare danni, impedimenti o svantaggi al loro
sviluppo, pur in assenza di diversabilità. Il concetto BES racchiude in sé il senso di provvisorietà e
di reversibilità, poiché poiché a molte situazioni che si configurano come bisogno educativi
speciali non sono stabili e perenni, ma soggette a forti mutamenti nel tempo e a miglioramenti."
Alunno svantaggiato
Il disagio, da intendersi come situazione di soerenza che trovo origine nella storia del ragazzo e
nelle sue esperienze passate o presente, genera disadattamento sociale ed aettivo, investendo
sia la sua vita di relazione, sia per percezione che egli ha stesso. L’alunno “disagiato”
propriamente detto è quello che sore di ritardi di origine socio-culturale, ma conserva intatte le
capacità sensorie, il sistema nervoso e la completa funzionalità fisica; eventuali ritardi o carenze
fisiche, in tal caso, sono la manifestazione somatica di cause non organiche. il soggetto è
disagiato proviene spesso da famiglia che vive in ambienti sociali assai carenti, con nuclei familiari
che presentano una serie di problemi di natura economica, lavorativa, giudiziaria, oppure legata
alluso di alcolici o stupefacenti. le problematiche possono essere inerenti anche al
comportamento adottato dai genitori nei confronti dei figli, come avviene nei casi di atti di
violenza, mancanza di aetto e cure, oppure quando nella coppia genitoriale si hanno rapporti
tesi, ritiri ripetute, separazioni o divorzi. Tutto ciò condizione in modo dannoso il bambino,
influenzandolo negativamente nel processo di sviluppo della personalità e rendendolo insicuro,
pauroso, aggressivo, egocentrico o asociale e conflitto con gli altri. Un’altra caratteristica dei
soggetti di disagiati è quella di esprimersi con un linguaggio scarno, perché talvolta il basso livello
socio-economico della famiglia non consente il ragazzo di poter disporre delle oerte rivolte al
pubblico dei pari, come la lettura di libri e riviste o la possibilità di assistere ad uno spettacolo
teatrale o ad una proiezione cinematografica. Questa tematica è stata arontata dal sociolinguista
Bernestein, il quale ha parlato dell’uso di un codice linguistico ristretto”, costituito da un
lessico ridottissimo e da discorsi poveri fatti frasi brevi e incomplete, in contrapposizione al
codice linguistico elaborato adoperato, invece, dei ragazzi ragazzi provenienti da contesti
socio-culturali più agiati, capaci di utilizzare un lessico ricco e di esprimersi con frasi articolate.
Anche attraverso il rapporto scuola-famiglia è possibile riconoscere i ragazzi di disagiati, in
quanto le famiglie si presentano chiuse in stesse e non collaborative. Condizionamenti negativi
si verificano, altresì, nelle famiglie in cui vivono figli iperprotetti e ipervalutati, ai quali viene fatto
credere che sia un diritto a quello di vedere soddisfatto ogni desiderio, finché il non sentirsi
all’altezza delle aspettative dei genitori arriva generare l’incapacità di arontare e superare gli
ostacoli e le frustrazioni."
Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)
Rientrano tra i disturbi evolutivi e si riscontrano quando l’individuo, in particolari situazioni, come
ad esempio la scuola, non apprende in misura adeguata alla proprietà età. La L. 170/2010 è
riconosciuto quali DSA: la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia. Tali disturbi,
pur manifestandosi in presenza di capacità cognitive adeguate e in assenza di patologie
neurologiche e di deficit sensoriali, possono costituire una limitazione importante per alcune
attività della vita quotidiana, soprattutto soprattutto relative all’area dell’apprendimento scolastico.
La normativa prevede che le scuole possono avvalersi di interventi didattici personalizzati, gli
strumenti compensativi e delle misure dispensati. "
-
La dislessia: si manifesta attraverso una minore correttezza e velocità di lettura ad alta voce, in
relazione all’età anagrafica (lettura lenta, dicoltà nel riconoscimento di suoni simili, inversione
di lettere o numeri, omissione di parole e salti da una riga all’altra, ripetizioni di sillabe, e
espressioni orale molto incerta confusa dicoltà a copiare alla lavagna, dicoltà a svolgere due
azioni contemporaneamente come ad esempio ascoltare e scrivere, etc.). La dislessia è una
dicoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente e non è causa
causata da un deficit di intelligenza da problemi ambientali o psicologici, da deficit
sensoriali o neurologici. Il ragazzo dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo
impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie poiché non riesce in maniera
automatica e perciò si stanca rapidamente, commette errori e ha dicoltà ad apprendere;"
-
La disgrafia e la disortografia: la disgrafia è un disturbo specifico della scrittura legata agli
aspetti grafico-formali ed è collegata al momento motorio della prestazione (scrittura irregolare,
impugnatura scorretta, posizione del corpo non corretta, dicoltà a gestire lo spazio grafico ad
esempio il mancato rispetto delle righe, inadeguata pressione su foglio, dimensioni delle lettere
molto irregolare, dicol nella riproduzione grafica di gure geometriche, etc.). La
disortografia, invece, si può definire come un disordine di transcodifica del testo scritto che
viene attribuito a un deficit di funzionamento delle componenti centrali del processo di scrittura,
responsabili della transcodifica del linguaggio orale nel linguaggio scritto."
-
La discalculia: riguarda l’abilità di calcolo, sia nell’area dell’intelligenza numerica basale (il
subitizing, cioè il riconoscimento immediato di piccole quantità), sia nei meccanismi di
quantificazione, comparazione, strategie di composizione e scomposizione di quantità,
strategie di calcolo a mente. "
Si parla infine di comorbilità, quando, in un soggetto con DSA sono presenti i più disturbi del
neurosviluppo, che interessano l’area del linguaggio, la coordinazione motoria, l’attenzione, la
sfera emotiva e il comportamento. In questo caso, il disturbo presenta una maggiore gravità,
perché è dato dalla somma delle singole dicoltà, che influenza negativamente lo sviluppo delle
abilità complessive."
Analisi didattici e metodologici
Secondo la psicologia generale, l’attenzione indica il processo grazie al quale alcune parti
dell’informazione sensoriale vengono codificate ed elaborate, mentre altre vengono escluse. In
questo senso il processo di attenzione è connesso con il meccanismo di selezione. Tuttavia non
è corretto identificare l’attenzione con la selezione, giacché la prima presenta un grado di
complessità indubbiamente maggiore (proprio questa complessità che viene messa in crisi nel
“disturbo da deficit dell’attenzione”). L’attenzione, infatti, richiede almeno cinque meccanismi e
precisamente: allerta, attivazione, orientamento, detezione e consapevolezza."
Qualsiasi approccio didattico non può prescindere da una corretta analisi della situazione di
partenza che si può iniziare ad attuare anche a inizio anno, nei giorni precedenti all’apertura della
scuola, attraverso:"
-
Analisi dei documenti clinici riguardanti i disturbi dell’alunno;"
-
Conoscenza della famiglia dei terapisti, laddove presenti, che seguono lalunno
nell’extrascuola;"
-
Raccolta di informazioni da docenti e operatori scolastici che hanno interagito con il bambino;"
-
Raccolta di materiale scolastico eventualmente prodotto negli anni precedenti."
La costruzione dell’analisi della situazione di partenza ovviamente continua e assume pregnanza
quando si conosce l’alunno nel contesto della classe. Tale processo può avvenire percorrendo
fasi specifiche:"
-
conoscenza dell’alunno attraverso “osservazione partecipata e non partecipata” nel gruppo
classe (in attività didattiche e libere);"
-
Creazioni di attività didattiche opportunamente strutturate magari in forma ludica Tea a favorire
l’emergere delle dinamiche di gruppo in cui l’alunno è inserito;"
-
Studio delle competenze acquisite dall’allievo da un punto di vista disciplinare attraverso le
prove d’ingresso (e buona prassi inizierà a proporre prove comuni alla classe sia per
confrontare il livello apprenditiva dell’alunno rispetto al gruppo dei pari, sia per evidenziare
eventuali dicoltà. È bene somministrare tali prove spiegando con cura all’allievo che verranno
utilizzate dai docenti solo come strumento per poter calibrare l’azione didattica al meglio e non
prevedono votazioni o giudizi. Laddove l’alunno non si è in grado di svolgere la prova della
classe si predisporranno prove di ingresso personalizzate per tempi dierenti di svolgimento
ma anche per contenuti). "

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Inclusione Scolastica

Bisogni Educativi Speciali (BES)

Nell'area del bisogno educativi speciali sono comprese tre grandi sottocategorie: quello dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale, quella di disturbi evolutivi specifici; quella della disabilità. Gli studenti sono portatori di "bisogni educativi speciali“ quando vivono condizione di particolare difficoltà in grado di arrecare danni, impedimenti o svantaggi al loro sviluppo, pur in assenza di diversabilità. Il concetto BES racchiude in sé il senso di provvisorietà e di reversibilità, poiché poiché a molte situazioni che si configurano come bisogno educativi speciali non sono stabili e perenni, ma soggette a forti mutamenti nel tempo e a miglioramenti.

Alunno Svantaggiato

Il disagio, da intendersi come situazione di sofferenza che trovo origine nella storia del ragazzo e nelle sue esperienze passate o presente, genera disadattamento sociale ed affettivo, investendo sia la sua vita di relazione, sia per percezione che egli ha se stesso. L'alunno "disagiato" propriamente detto è quello che soffre di ritardi di origine socio-culturale, ma conserva intatte le capacità sensorie, il sistema nervoso e la completa funzionalità fisica; eventuali ritardi o carenze fisiche, in tal caso, sono la manifestazione somatica di cause non organiche. il soggetto è disagiato proviene spesso da famiglia che vive in ambienti sociali assai carenti, con nuclei familiari che presentano una serie di problemi di natura economica, lavorativa, giudiziaria, oppure legata all'uso di alcolici o stupefacenti. le problematiche possono essere inerenti anche al comportamento adottato dai genitori nei confronti dei figli, come avviene nei casi di atti di violenza, mancanza di affetto e cure, oppure quando nella coppia genitoriale si hanno rapporti tesi, ritiri ripetute, separazioni o divorzi. Tutto ciò condizione in modo dannoso il bambino, influenzandolo negativamente nel processo di sviluppo della personalità e rendendolo insicuro, pauroso, aggressivo, egocentrico o asociale e conflitto con gli altri. Un'altra caratteristica dei soggetti di disagiati è quella di esprimersi con un linguaggio scarno, perché talvolta il basso livello socio-economico della famiglia non consente il ragazzo di poter disporre delle offerte rivolte al pubblico dei pari, come la lettura di libri e riviste o la possibilità di assistere ad uno spettacolo teatrale o ad una proiezione cinematografica. Questa tematica è stata affrontata dal sociolinguista Bernestein, il quale ha parlato dell'uso di un "codice linguistico ristretto", costituito da un lessico ridottissimo e da discorsi poveri fatti frasi brevi e incomplete, in contrapposizione al "codice linguistico elaborato" adoperato, invece, dei ragazzi ragazzi provenienti da contesti socio-culturali più agiati, capaci di utilizzare un lessico ricco e di esprimersi con frasi articolate. Anche attraverso il rapporto scuola-famiglia è possibile riconoscere i ragazzi di disagiati, in quanto le famiglie si presentano chiuse in sé stesse e non collaborative. Condizionamenti negativi si verificano, altresì, nelle famiglie in cui vivono figli iperprotetti e ipervalutati, ai quali viene fatto credere che sia un diritto a quello di vedere soddisfatto ogni desiderio, finché il non sentirsi all'altezza delle aspettative dei genitori arriva generare l'incapacità di affrontare e superare gli ostacoli e le frustrazioni.

Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

Rientrano tra i disturbi evolutivi e si riscontrano quando l'individuo, in particolari situazioni, come ad esempio la scuola, non apprende in misura adeguata alla proprietà età. La L. 170/2010 è riconosciuto quali DSA: la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia. Tali disturbi, pur manifestandosi in presenza di capacità cognitive adeguate e in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana, soprattutto soprattutto relative all'area dell'apprendimento scolastico. La normativa prevede che le scuole possono avvalersi di interventi didattici personalizzati, gli strumenti compensativi e delle misure dispensati.

  • La dislessia: si manifesta attraverso una minore correttezza e velocità di lettura ad alta voce, in relazione all'età anagrafica (lettura lenta, difficoltà nel riconoscimento di suoni simili, inversione di lettere o numeri, omissione di parole e salti da una riga all'altra, ripetizioni di sillabe, e espressioni orale molto incerta confusa difficoltà a copiare alla lavagna, difficoltà a svolgere due azioni contemporaneamente come ad esempio ascoltare e scrivere, etc.). La dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente e non è causacausata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici, né da deficit sensoriali o neurologici. Il ragazzo dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie poiché non riesce in maniera automatica e perciò si stanca rapidamente, commette errori e ha difficoltà ad apprendere;
  • La disgrafia e la disortografia: la disgrafia è un disturbo specifico della scrittura legata agli aspetti grafico-formali ed è collegata al momento motorio della prestazione (scrittura irregolare, impugnatura scorretta, posizione del corpo non corretta, difficoltà a gestire lo spazio grafico ad esempio il mancato rispetto delle righe, inadeguata pressione su foglio, dimensioni delle lettere molto irregolare, difficoltà nella riproduzione grafica di figure geometriche, etc.). La disortografia, invece, si può definire come un disordine di transcodifica del testo scritto che viene attribuito a un deficit di funzionamento delle componenti centrali del processo di scrittura, responsabili della transcodifica del linguaggio orale nel linguaggio scritto.
  • La discalculia: riguarda l'abilità di calcolo, sia nell'area dell'intelligenza numerica basale (il subitizing, cioè il riconoscimento immediato di piccole quantità), sia nei meccanismi di quantificazione, comparazione, strategie di composizione e scomposizione di quantità, strategie di calcolo a mente.

Si parla infine di comorbilità, quando, in un soggetto con DSA sono presenti i più disturbi del neurosviluppo, che interessano l'area del linguaggio, la coordinazione motoria, l'attenzione, la sfera emotiva e il comportamento. In questo caso, il disturbo presenta una maggiore gravità, perché è dato dalla somma delle singole difficoltà, che influenza negativamente lo sviluppo delle abilità complessive.

Analisi Didattiche e Metodologiche

Secondo la psicologia generale, l'attenzione indica il processo grazie al quale alcune parti dell'informazione sensoriale vengono codificate ed elaborate, mentre altre vengono escluse. In questo senso il processo di attenzione è connesso con il meccanismo di selezione. Tuttavia non è corretto identificare l'attenzione con la selezione, giacché la prima presenta un grado di complessità indubbiamente maggiore (proprio questa complessità che viene messa in crisi nel "disturbo da deficit dell'attenzione"). L'attenzione, infatti, richiede almeno cinque meccanismi e precisamente: allerta, attivazione, orientamento, detezione e consapevolezza.

Qualsiasi approccio didattico non può prescindere da una corretta analisi della situazione di partenza che si può iniziare ad attuare anche a inizio anno, nei giorni precedenti all'apertura della scuola, attraverso:

  • Analisi dei documenti clinici riguardanti i disturbi dell'alunno;
  • Conoscenza della famiglia dei terapisti, laddove presenti, che seguono l'alunno nell'extrascuola;
  • Raccolta di informazioni da docenti e operatori scolastici che hanno interagito con il bambino;
  • Raccolta di materiale scolastico eventualmente prodotto negli anni precedenti.

La costruzione dell'analisi della situazione di partenza ovviamente continua e assume pregnanza quando si conosce l'alunno nel contesto della classe. Tale processo può avvenire percorrendo fasi specifiche:

  • conoscenza dell'alunno attraverso "osservazione partecipata e non partecipata" nel gruppo classe (in attività didattiche e libere);
  • Creazioni di attività didattiche opportunamente strutturate magari in forma ludica Tea a favorire l'emergere delle dinamiche di gruppo in cui l'alunno è inserito;
  • Studio delle competenze acquisite dall'allievo da un punto di vista disciplinare attraverso le prove d'ingresso (e buona prassi inizierà a proporre prove comuni alla classe sia per confrontare il livello apprenditiva dell'alunno rispetto al gruppo dei pari, sia per evidenziare eventuali difficoltà. È bene somministrare tali prove spiegando con cura all'allievo che verranno utilizzate dai docenti solo come strumento per poter calibrare l'azione didattica al meglio e non prevedono votazioni o giudizi. Laddove l'alunno non si è in grado di svolgere la prova della classe si predisporranno prove di ingresso personalizzate per tempi differenti di svolgimento ma anche per contenuti).Acquisiti tutti i dati di cui si necessita, si può procedere con la stesura del Piano Didattico Personalizzato (PDP).

Disturbo da Deficit dell'Attenzione/Iperattività (DDAI o ADHD)

Persistente disattenzione, associata o meno a iperattività e a impulsività, più frequente e più più grave di quanto si osserva normalmente in soggetti con un livello di sviluppo equivalente, e che di conseguenza interferisce con il funzionamento allo sviluppo invariati (sociale, scolastico, etc.).

  • Deficit dell'attenzione: si intende l'incapacità di soddisfare le richieste o seguire suggerimenti e regole. I pazienti con questa patologia non riescono a prestare attenzione ai particolari e compiono frequenti errori di distrazione nello svolgimento dei compiti che, peraltro, hanno difficoltà a portare a termine;
  • Iperattività: si manifesta attraverso l'agitarsi e il eliminarsi del bambino, che non resta seduto quando dovrebbe a scuola. Può osservarsi irrequietezza, incapacità di modulare le proprie attività in conformità alle regole, di mantenere le posture richieste, di riposarsi o rilassarsi e, ancora, una marcata reattività disforica in caso di inattività forzata;
  • Impulsività: si manifesta come impazienza e difficoltà a tenere a freno le proprie reazioni. i bambini che presentano questo sintomo non riescono ad attendere il proprio turno, interrompono continuamente gli altri, non ascoltano le direttive, toccano cose che non dovrebbero toccare e mutano frequentemente l'umore nel corso della stessa giornata.

Disabilità

Qualsiasi restrizione o carenza, conseguente a una menomazione, delle capacità di svolgere un'attività nel modo nei limiti ritenuti "normali" per un essere umano. Per essere riconosciuti e certificati come "disabili" non è però necessario aver subito una menomazione; è sufficiente che la sfera comportamentale nel suo complesso esprima uno scostamento evidente rispetto alle cosiddette "attese sociali" normali oppure rispetto alla gestione della propria vita (lavoro, contesto affettivo-sentimentale, relazioni sociali). Quando si è dunque disabili? In linea generale quando cedono alcune "capacità" della gestione generale di se in conseguenza di un evento traumatico o di una menomazione. Per essere considerati disabili c'è bisogno di un articolato confronto tra presunte capacità perdute da un individuo nel "quotidiano" e presunti parametri di "normalità" la cui definizione non è mai saldamente o univocamente formulabile. Il concetto di "attesa della normalità" va interpretato, infatti, in senso estremamente esteso come l'insieme dei comportamenti e delle abilità che in genere ci attendiamo da un soggetto che abbia determinate caratteristiche di età, sesso, status socio-economico. Risulta infatti imprescindibile, al fine di comprendere cosa realmente sia la disabilità anche a livello psico-pedagogico, introdurre tra gli elementi di valutazione almeno due elementi-chiave:

  1. L'osservazione della persona nel proprio "ambiente di vita";
  2. L'insieme dei valori normativi spesso desunti da stime statistiche ma altrettanto spesso esito di attese sociali, quindi di rappresentazioni simboliche, relative alla tipologia di individuo che ci si attende di incontrare.

Occorre dunque comprendere più a fondo i termini di riferimento utilizzati per discutere, riconoscere, e "diagnosticare", la disabilità. Una prima messa a confronto utile è quella che ho poi nella coppia concettuale abilità/disabilità. Una delle possibili definizioni del concetto di "abilità" fa riferimento alla dimensione del processo di una molteplicità di diversa e interconnesse capacità di effettuare azioni di vario tipo: compiere un lavoro, definire un progetto, organizzare un programma, elaborare strategie. In questo senso, una persona menomata (per esempio un ipovedente o un sordomuto) può essere assolutamente abile, vale a dire del tutto capace di eseguire un lavoro all'interno di profili di efficienza interpretabile a tutti gli effetti come "normali".

Il Concetto di Handicap

Possiamo intendere per handicap una generale condizione di svantaggio vissuta da una determinata persona in conseguenza di una menomazione o di una disabilità che limita o impedisce totalmente o parzialmente le possibilità di occupare il "ruolo" che normalmente ci si attenderebbe proprio da quella persona. in termini psico-sociologici, le handicap rappresenta la messa in mostra, la "socializzazione" di una menomazione o di una disabilità e come tale

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.