Documento sull'inclusione scolastica, definendo i Bisogni Educativi Speciali (BES) e i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). Il Pdf analizza le caratteristiche degli alunni svantaggiati, dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, e le metodologie didattiche e valutative per studenti con BES e DSA, inclusi gli esami di stato e il Piano Educativo Individualizzato (PEI).
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Nell'area del bisogno educativi speciali sono comprese tre grandi sottocategorie: quello dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale, quella di disturbi evolutivi specifici; quella della disabilità. Gli studenti sono portatori di "bisogni educativi speciali“ quando vivono condizione di particolare difficoltà in grado di arrecare danni, impedimenti o svantaggi al loro sviluppo, pur in assenza di diversabilità. Il concetto BES racchiude in sé il senso di provvisorietà e di reversibilità, poiché poiché a molte situazioni che si configurano come bisogno educativi speciali non sono stabili e perenni, ma soggette a forti mutamenti nel tempo e a miglioramenti.
Il disagio, da intendersi come situazione di sofferenza che trovo origine nella storia del ragazzo e nelle sue esperienze passate o presente, genera disadattamento sociale ed affettivo, investendo sia la sua vita di relazione, sia per percezione che egli ha se stesso. L'alunno "disagiato" propriamente detto è quello che soffre di ritardi di origine socio-culturale, ma conserva intatte le capacità sensorie, il sistema nervoso e la completa funzionalità fisica; eventuali ritardi o carenze fisiche, in tal caso, sono la manifestazione somatica di cause non organiche. il soggetto è disagiato proviene spesso da famiglia che vive in ambienti sociali assai carenti, con nuclei familiari che presentano una serie di problemi di natura economica, lavorativa, giudiziaria, oppure legata all'uso di alcolici o stupefacenti. le problematiche possono essere inerenti anche al comportamento adottato dai genitori nei confronti dei figli, come avviene nei casi di atti di violenza, mancanza di affetto e cure, oppure quando nella coppia genitoriale si hanno rapporti tesi, ritiri ripetute, separazioni o divorzi. Tutto ciò condizione in modo dannoso il bambino, influenzandolo negativamente nel processo di sviluppo della personalità e rendendolo insicuro, pauroso, aggressivo, egocentrico o asociale e conflitto con gli altri. Un'altra caratteristica dei soggetti di disagiati è quella di esprimersi con un linguaggio scarno, perché talvolta il basso livello socio-economico della famiglia non consente il ragazzo di poter disporre delle offerte rivolte al pubblico dei pari, come la lettura di libri e riviste o la possibilità di assistere ad uno spettacolo teatrale o ad una proiezione cinematografica. Questa tematica è stata affrontata dal sociolinguista Bernestein, il quale ha parlato dell'uso di un "codice linguistico ristretto", costituito da un lessico ridottissimo e da discorsi poveri fatti frasi brevi e incomplete, in contrapposizione al "codice linguistico elaborato" adoperato, invece, dei ragazzi ragazzi provenienti da contesti socio-culturali più agiati, capaci di utilizzare un lessico ricco e di esprimersi con frasi articolate. Anche attraverso il rapporto scuola-famiglia è possibile riconoscere i ragazzi di disagiati, in quanto le famiglie si presentano chiuse in sé stesse e non collaborative. Condizionamenti negativi si verificano, altresì, nelle famiglie in cui vivono figli iperprotetti e ipervalutati, ai quali viene fatto credere che sia un diritto a quello di vedere soddisfatto ogni desiderio, finché il non sentirsi all'altezza delle aspettative dei genitori arriva generare l'incapacità di affrontare e superare gli ostacoli e le frustrazioni.
Rientrano tra i disturbi evolutivi e si riscontrano quando l'individuo, in particolari situazioni, come ad esempio la scuola, non apprende in misura adeguata alla proprietà età. La L. 170/2010 è riconosciuto quali DSA: la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia. Tali disturbi, pur manifestandosi in presenza di capacità cognitive adeguate e in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana, soprattutto soprattutto relative all'area dell'apprendimento scolastico. La normativa prevede che le scuole possono avvalersi di interventi didattici personalizzati, gli strumenti compensativi e delle misure dispensati.
Si parla infine di comorbilità, quando, in un soggetto con DSA sono presenti i più disturbi del neurosviluppo, che interessano l'area del linguaggio, la coordinazione motoria, l'attenzione, la sfera emotiva e il comportamento. In questo caso, il disturbo presenta una maggiore gravità, perché è dato dalla somma delle singole difficoltà, che influenza negativamente lo sviluppo delle abilità complessive.
Secondo la psicologia generale, l'attenzione indica il processo grazie al quale alcune parti dell'informazione sensoriale vengono codificate ed elaborate, mentre altre vengono escluse. In questo senso il processo di attenzione è connesso con il meccanismo di selezione. Tuttavia non è corretto identificare l'attenzione con la selezione, giacché la prima presenta un grado di complessità indubbiamente maggiore (proprio questa complessità che viene messa in crisi nel "disturbo da deficit dell'attenzione"). L'attenzione, infatti, richiede almeno cinque meccanismi e precisamente: allerta, attivazione, orientamento, detezione e consapevolezza.
Qualsiasi approccio didattico non può prescindere da una corretta analisi della situazione di partenza che si può iniziare ad attuare anche a inizio anno, nei giorni precedenti all'apertura della scuola, attraverso:
La costruzione dell'analisi della situazione di partenza ovviamente continua e assume pregnanza quando si conosce l'alunno nel contesto della classe. Tale processo può avvenire percorrendo fasi specifiche:
Persistente disattenzione, associata o meno a iperattività e a impulsività, più frequente e più più grave di quanto si osserva normalmente in soggetti con un livello di sviluppo equivalente, e che di conseguenza interferisce con il funzionamento allo sviluppo invariati (sociale, scolastico, etc.).
Qualsiasi restrizione o carenza, conseguente a una menomazione, delle capacità di svolgere un'attività nel modo nei limiti ritenuti "normali" per un essere umano. Per essere riconosciuti e certificati come "disabili" non è però necessario aver subito una menomazione; è sufficiente che la sfera comportamentale nel suo complesso esprima uno scostamento evidente rispetto alle cosiddette "attese sociali" normali oppure rispetto alla gestione della propria vita (lavoro, contesto affettivo-sentimentale, relazioni sociali). Quando si è dunque disabili? In linea generale quando cedono alcune "capacità" della gestione generale di se in conseguenza di un evento traumatico o di una menomazione. Per essere considerati disabili c'è bisogno di un articolato confronto tra presunte capacità perdute da un individuo nel "quotidiano" e presunti parametri di "normalità" la cui definizione non è mai saldamente o univocamente formulabile. Il concetto di "attesa della normalità" va interpretato, infatti, in senso estremamente esteso come l'insieme dei comportamenti e delle abilità che in genere ci attendiamo da un soggetto che abbia determinate caratteristiche di età, sesso, status socio-economico. Risulta infatti imprescindibile, al fine di comprendere cosa realmente sia la disabilità anche a livello psico-pedagogico, introdurre tra gli elementi di valutazione almeno due elementi-chiave:
Occorre dunque comprendere più a fondo i termini di riferimento utilizzati per discutere, riconoscere, e "diagnosticare", la disabilità. Una prima messa a confronto utile è quella che ho poi nella coppia concettuale abilità/disabilità. Una delle possibili definizioni del concetto di "abilità" fa riferimento alla dimensione del processo di una molteplicità di diversa e interconnesse capacità di effettuare azioni di vario tipo: compiere un lavoro, definire un progetto, organizzare un programma, elaborare strategie. In questo senso, una persona menomata (per esempio un ipovedente o un sordomuto) può essere assolutamente abile, vale a dire del tutto capace di eseguire un lavoro all'interno di profili di efficienza interpretabile a tutti gli effetti come "normali".
Possiamo intendere per handicap una generale condizione di svantaggio vissuta da una determinata persona in conseguenza di una menomazione o di una disabilità che limita o impedisce totalmente o parzialmente le possibilità di occupare il "ruolo" che normalmente ci si attenderebbe proprio da quella persona. in termini psico-sociologici, le handicap rappresenta la messa in mostra, la "socializzazione" di una menomazione o di una disabilità e come tale