Riassunto del libro Poplife: il realitysmo tra mimetismo e chance sociale

Documento dall'Università degli Studi di Roma La Sapienza su "Riassunto del libro Poplife - Il realitysmo tra mimetismo e chance sociale" di Fassari. Il Pdf analizza il realitysmo come prodotto televisivo e subcultura, con un focus sul "Grande Fratello", integrando contributi di sociologi e mediologi per la materia Università.

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19 pagine

Riassunto del libro "Poplife - Il
realitysmo tra mimetismo e chance
sociale"- Fassari
Sociologia Dei Processi Culturali
Università degli Studi di Roma La Sapienza (UNIROMA1)
18 pag.
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POPLIFE - IL REALITYSMO TRA MIMETISMO E CHANCE SOCIALE
Introduzione
Secondo la visione di Virno, il realitysmo è un prodotto della televisione, una subcultura che negli
ultimi anni ha contaminato e ibridato programmi e palinsesti televisivi e si coniuga a quella
particolare esigenza di essere non massa ma moltitudine, non individuo ma soggetto. Il reality
viene riprodotto dalla televisione che ha lo scopo di intercettare cosa si muove nella società,
comprenderlo e in seguito amplificarlo, ruminarlo e riconsegnarlo; ciò permette di attivare un
universo sostanzialmente autoreferenziale ma allo stesso tempo collegato ai mutamenti sociali. !
Il realitysmo può essere visto come una possibile opzione del rapporto fra i due poli
dell’esperienza (realtà e televisione). È importante capire come il realitysmo si sia imposto nel
sociale come vera e propria mediazione e quale significato gli venga attribuito dagli spettatori e
dagli attori (a livello sociologico). Esso in breve viene letto come logica di azione che permea il
sociale e orienta le scelte di vita dei soggetti verso la realtà, volendo stabilire con essa un certo
tipo di rapporto; Il reality è solo la ricaduta sul piano mediatico di tale logica.!
Esempio più famoso di reality show è sicuramente quello del Big Brother, anche conosciuto in
Italia come Il Grande Fratello, che ha riscontrato un successo planetario nell’ultimo decennio. Il
format si ispira ad un esperimento scientifico denominato “Biosfera 2”, che consisteva nel riunire
otto persone, per due anni, sotto una cupola di vetro privandole di qualsiasi comfort e di qualsiasi
contatto con l’esterno, tutto ciò per studiarne le reazioni durante la convivenza coatta. Il reality,
proprio come l’esperimento, consiste nel sorvegliare (e ovviamente trasmettere televisivamente)
24 ore al giorno i protagonisti del programma rinchiusi in una casa, che devono convivere tra loro
senza poter avere contatti con il mondo esterno. L’equipe di ricerca che ha voluto approfondire
sul funzionamento di questo reality si è basata su alcune fonti specifiche per realizzare i suoi
studi; tra queste abbiamo ad esempio le schede compilate dai partecipanti del talent che
racchiudono le informazioni personali di quest’ultimi, il video originale del provino e infine
l’osservazione partecipante e le interviste agli autori facenti parte del programma.!
Nei vari capitoli verranno descritte varie fasi della ricerca: CAP 1 tratta del contributo della
sociologia e della mediologia all’interpretazione del realitysmo; CAP 2 tratta dell’esplorazione di
dibattiti incrociati ma anche separati dai confini disciplinari e dagli stessi oggetti di studio; CAP 3
tratta dei risultati della ricerca.!
Capitolo 1 - La mappa non è il territorio
1.1 Irriducibilità e ambivalenza della logica mondiale
Nel capitolo si arontano riflessioni sul medium (televisione) con lo scopo di cogliere il nesso tra
specificità del medium e realitysmo.!
Per capire come si è arrivati ad un epoca segnata dal realitysmo bisogna analizzare il pensiero e
le riflessioni di Walter Benjamin, risalente alla prima metà del 900 che riguardano la valutazione
dell’arte a seguito della riproduzione seriale dell’opera (industria culturale). Egli aerma che
l’esperienza sensibile si organizza come parte costitutiva del medium dando forma a
un’esperienza mediata che è storicamente variabile. Del medium fa parte in particolare quel
qualcosa che circonda la cultura di fine Ottocento, “l’aura”, che si riferisce all’opera d’arte
classicamente intesa. Con l’avanzare della modernità e dello sviluppo dei media si assiste ad una
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Anteprima

Introduzione al Realitysmo

Secondo la visione di Virno, il realitysmo è un prodotto della televisione, una subcultura che negli ultimi anni ha contaminato e ibridato programmi e palinsesti televisivi e si coniuga a quella particolare esigenza di essere non massa ma moltitudine, non individuo ma soggetto. Il reality viene riprodotto dalla televisione che ha lo scopo di intercettare cosa si muove nella società, comprenderlo e in seguito amplificarlo, ruminarlo e riconsegnarlo; ciò permette di attivare un universo sostanzialmente autoreferenziale ma allo stesso tempo collegato ai mutamenti sociali.

Il realitysmo può essere visto come una possibile opzione del rapporto fra i due poli dell'esperienza (realtà e televisione). È importante capire come il realitysmo si sia imposto nel sociale come vera e propria mediazione e quale significato gli venga attribuito dagli spettatori e dagli attori (a livello sociologico). Esso in breve viene letto come logica di azione che permea il sociale e orienta le scelte di vita dei soggetti verso la realtà, volendo stabilire con essa un certo tipo di rapporto; Il reality è solo la ricaduta sul piano mediatico di tale logica.

Esempio più famoso di reality show è sicuramente quello del Big Brother, anche conosciuto in Italia come Il Grande Fratello, che ha riscontrato un successo planetario nell'ultimo decennio. II format si ispira ad un esperimento scientifico denominato "Biosfera 2", che consisteva nel riunire otto persone, per due anni, sotto una cupola di vetro privandole di qualsiasi comfort e di qualsiasi contatto con l'esterno, tutto ciò per studiarne le reazioni durante la convivenza coatta. Il reality, proprio come l'esperimento, consiste nel sorvegliare (e ovviamente trasmettere televisivamente) 24 ore al giorno i protagonisti del programma rinchiusi in una casa, che devono convivere tra loro senza poter avere contatti con il mondo esterno. L'equipe di ricerca che ha voluto approfondire sul funzionamento di questo reality si è basata su alcune fonti specifiche per realizzare i suoi studi; tra queste abbiamo ad esempio le schede compilate dai partecipanti del talent che racchiudono le informazioni personali di quest'ultimi, il video originale del provino e infine l'osservazione partecipante e le interviste agli autori facenti parte del programma.

Nei vari capitoli verranno descritte varie fasi della ricerca: CAP 1 tratta del contributo della sociologia e della mediologia all'interpretazione del realitysmo; CAP 2 tratta dell'esplorazione di dibattiti incrociati ma anche separati dai confini disciplinari e dagli stessi oggetti di studio; CAP 3 tratta dei risultati della ricerca.

Capitolo 1 - La mappa non è il territorio

Irriducibilità e ambivalenza della logica mondiale

Nel capitolo si affrontano riflessioni sul medium (televisione) con lo scopo di cogliere il nesso tra specificità del medium e realitysmo.

Per capire come si è arrivati ad un epoca segnata dal realitysmo bisogna analizzare il pensiero e le riflessioni di Walter Benjamin, risalente alla prima metà del 900 che riguardano la valutazione dell'arte a seguito della riproduzione seriale dell'opera (industria culturale). Egli afferma che l'esperienza sensibile si organizza come parte costitutiva del medium dando forma a un'esperienza mediata che è storicamente variabile. Del medium fa parte in particolare quel qualcosa che circonda la cultura di fine Ottocento, "l'aura", che si riferisce all'opera d'arte classicamente intesa. Con l'avanzare della modernità e dello sviluppo dei media si assiste ad una scomparsa di quest' "aura", relativa soprattutto al mondo del cinema. Quello che Benjamin afferma in un epoca largamente precedente a quella della modernizzazione è l'ambivalenza che caratterizza l'evoluzione delle tecnologie; infatti la cosiddetta fine dell'aura può essere interpretata non come catastrofe, ma come portatrice di un nuovo ascolto, quello di una modernità materiale. Egli fornisce una riflessione sulla fisica e sulla percezione della modernità, in cui l'oggetto tecnico è "attore non umano". Si creano quindi nuove relazioni e un nuovo rapporto con la realtà in cui la mediazione dell'oggetto tecnico introduce una logica, quella mediale, che ha una propria e specifica influenza.

Dominio e conformismo nei media

Oltre il pensiero di Benjamin appartenente ai primi anni 30, dagli anni 70 in poi la lettura dell'influenza dei media sulla società verrà affrontata dalla Scuola di Francoforte. Tra gli autori più di spicco abbiamo Adorno e Horkheimer che denunciano la nuova mitologia tecnologica come sintomo di un arretramento dell'umanità; questo per via della mercificazione della cultura della società di massa, che lega il valore di un'opera d'arte all'esito della sua commerciabilità, che trasforma il valore d'uso in valore di scambio. La cultura finisce quindi per soddisfare solo bisogni di tipo economico e finisce per passivizzare l'individuo. Secondo la teoria critica i significati prodotti dalla cultura di massa sono standardizzati e stereotipati la cui fruizione ostacola il formarsi di una posizione interpretativa di tipo critico. Si riduce tutto a prodotti conformi e uniformi, in cui l'arte e lo svago vanno a racchiudersi nella medesima dimensione. La teoria critica della Scuola di Francoforte troverà dei sostenitori accaniti soprattutto in Francia con Roland Barthes, Pierre Bourdieu, Guy Debord e Jean Baudrillard.

Bourdieu = tratta della censura invisibile attuata dalla televisione; il campo di produzione culturale dei media è asservito a quello economico e legittimato a causa del conformismo di un pubblico di massa.

Altre critiche mie confronti della televisione provengono da:

  • Postman = la televisione mortifica l'astrazione del pensiero e rende la risposta dei soggetti irriflessiva , condizionata dall'emotività;
  • Popper = denuncia il linguaggio televisivo perché omologa e annichilisce il pensiero critico favorendo l'eterodirezione e la dipendenza da altre sfere più potenti come l'economia e la politica;
  • Bobbio = la società creata dalla televisione è una società di destra;
  • Sartori = il punto chiave è l'impoverimento culturale, attribuibile alla supremazia dell'immagine e alla perdita progressiva dell'uso di concetti astratti e critici.

Dagli anni 90 in poi la critica cesserà di essere così radicale e si rivolgerà perlopiù ad aspetti interni e frammentari.

Spettacolo e simulacro nella società

Secondo il pensiero di Guy Debord lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma bensì un rapporto sociale tra le persone, mediato dalle immagini. Nella società capitalistica lo spettacolo è l'inversione della vita stessa, in cui la merce occupa totalmente la vita sociale, al punto che la visione del mondo coincide con il mondo delle merci; lo spettacolo invade la società attraverso dispositivi tecnologici. Per Debord, dunque, lo spettacolo pervade il mondo e lo specifica.

Per Baudrillard, opposto a Depord, lo spettacolo uccide il mondo ed è responsabile della sua sparizione; secondo la sua idea l'illusione spettacolare genera un effetto realistico maggiore della stessa realtà, ovvero sull'idea che la rappresentazione dell'esperienza sia più forte, più intensa e più reale della stessa esperienza.

La società postmoderna è quindi incentrata sul concetto di simulazione; in essa le immagini e le attività dei segni sostituiscono i concetti di produzione e di conflitto di classe in quanto elementi della società contemporanea. Per Baudrillard questo da inizio a una nuova "iperrealtà" poiché l'universo postmoderno offre all'individuo piattaforme esperienziali che gli garantiscono esperienze più intense di quelle provate nella realtà; l'iperrealtà è di fatto il crollo della realtà perché essa, attraverso una reduplicazione minuziosa, diviene più reale della realtà stessa. I significati sono indipendenti dagli oggetti stessi che li rappresentano attraverso i media; essi fluttuano liberamente in una realtà parallela in cui possono comunicare tessendo una rete che viene governata da leggi autonome (es. legge del miracolo = essendo la tv disgiunta dalla società reale essa può quindi creare miracoli), dando vita ad un vero e proprio mondo linguistico.

Sincretismo e sovversione culturale

Morin è lo studioso che più caratterizza lo studio della cultura di massa visto da un approccio antropologico. Egli non distingue tra reale e immaginario, ma rappresenta una realtà ibrida che è formata da una contiguità tra queste due dimensioni. Considera la cultura dell'industria culturale come l'unica via comunicativa tra classi sociali e culture diverse, parlando dunque di una cultura universale. La cultura di massa è il più diffuso sistema culturale del nostro tempo e ne riflette lo spirito: essa è costituita da un insieme coerente di simboli e valori, espressi attraverso linguaggi polisemici, che creano l'immaginario collettivo. Morin non è interessato agli effetti ma a comprendere il dinamismo del sincretismo culturale che oltrepassa confini di genere, età e classe. Lo scopo della televisione per Morin è quello di comunicarci lo stato di una rappresentazione collettiva in un dato momento storico-sociale; a prevalere è in questo caso il rapporto estetico, stipulato con il pop, in cui reale e immaginario sono perennemente in interazione tra loro. Il reale è il prodotto di una relazione indissociabile fra quello che è attuale e ciò che è virtuale ,per cui quello che è vissuto e pensato come reale è in fondo l'attuale che però contempla un virtuale più ampio; è all'interno di tale dinamica che si attua il mutamento. Per Morin le caratteristiche principali della cultura di massa sono il sincretismo, l'eclettismo e l'ambivalenza, insieme alla sua capacità di esplorare la felicità e la crisi, i vuoti e i pieni, l'attuale e il virtuale delle tensioni sociali e culturali della società.

Pop e subculture: l'analisi dei cultural studies

Negli anni 70 i cultural studies danno il via alla fase postcritica, così descritta da Mace. Essa è chiamata così perché favorisce l'analisi empirica centrata sull'osservazione delle dinamiche del potere e delle trasformazioni storiche all'interno della sfera pubblica e nell'industria culturale. C'è una svolta all'interno dei cultural studies che, da una parte, continuano ad affermare il rapporto tra logiche di potere ed effetti di dominazione, e d'altra parte rivelano contraddizioni, contestazioni e sovversioni interne. L'ideologia dei gruppi dominanti, con il controllo politico- culturale ed economico dei media, presiede alla codifica semiologica e dei contenuti mediatici ma l'interpretazione e la ricezione dello stesso contenuto differiscono in base a logiche di appartenenza. Sono tali logiche che influenzano la decodifica, conformemente ai propri interessi e alle proprie visioni del mondo. Gli individui, infatti, anche non esprimendo direttamente le loro

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