La socializzazione: individuo, società, comunicazione e mass media

Documento da Università su La socializzazione. Il Pdf, un insieme di appunti di Psicologia per l'Università, esplora la socializzazione primaria e secondaria, la comunicazione sociale verbale e non verbale, e il ruolo dei mass media, presentando diverse teorie e la circolarità della comunicazione.

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La socializzazione:
1. Individuo, società, socializzazione
Tra individuo e società, esiste un rapporto duale inscindibile all’interno del quale, attraverso la
socializzazione, ciascuno trova il proprio posto nel contesto in cui vive.
Per socializzazione, si intende l’insieme dei processi attraverso i quali un individuo sviluppa le conoscenze, le
capacità comunicativo-relazionali e le competenze necessarie per l’inserimento in un contesto sociale.
Attraverso essa, la società trasmette il proprio patrimonio culturale ad un individuocioè l’insieme delle
conoscenze, credenze, valori e modelli di comportamento.
Tutto questo è fondamentale perché in tal modo il soggetto diviene parte della società in cui è inserito.
In questo processo le energie potenziali di un individuo vengono trasformate nei comportamenti che egli
assume verso:
sé stesso, in quanto persona (identità personale),
sé stesso e gli altri, in quanto l'individuo è inserito in società (identità sociale).
Un individuo acquisisce sia l’identità personale sia l’identità sociale. E le sue identità sono interdipendenti.
La socializzazione è un macro-processo (un "processo di processi") continuo.
Il processo che in pedagogia prende il nome di educazione, in sociologia viene chiamato socializzazione e in
antropologia: inculturazione.
Attraverso la socializzazione (educazione, inculturazione) un individuo diventa un "essere sociale".
Gli individui presentano caratteristiche diverse vivendo in comunità diverse e questo. Frutto della
socializzazione subita, che trasmette valori e comportamenti diversi da società a società, anche se la
socializzazione non comporta però un'automatica e perfetta identicazione tra un individuo e la società di
appartenenza.
Nel processo di socializzazione entrano in gioco diversi fattori:
fattori biologici: ciascuno viene al mondo con un patrimonio genetico personale che lo predispone in
un certo modo rispetto all'azione dei fattori ambientali, sia naturali sia sociali,
fattori psicologici e culturali: l'ambiente sociale "modella" l'individuo che tende a imitare i
comportamenti che vede messi in atto e conforma il proprio al sistema di premi e punizioni: sono
questi i meccanismi dell'imitazione e del condizionamento (comportamentismo).
Un altro meccanismo è quello dell’identicazione, una nozione che risale a Freud. Egli studia le
relazioni che si creano tra genitori e gli, tendiamo ad assorbire i comportamenti delle persone a cui
siam maggiormente legati. Questo è denito: apprendimento sociale.
In questi processi però è fondamentale tener conto che può essere diverso da persona a persona (soggettivo).
La psicologia propone diversi modelli interpretativi che riguardano le modalità della socializzazione:
Modello integrazionista: proprio dello struttural-funzionalismo di Talcott Parsons. È una concezione
positiva secondo la quale la società per esistere e funzionale si realizza attraverso un denito sistema
di norme e di rispettive posizioni, sia all’interno della società sia in famiglia. Grazie a questo sistema, i
valori da trasmettere alle nuove generazioni vengono stabiliti concordemente.
Modello conittualista: deriva da Marx, è una visione negativa: la socializzazione è lo strumento con il
quale i ceti dominanti trasmettono il sistema di valori utili alla propria conservazione.
Modello dell’interazione: sostenuto da Max Weber, la socializzazione è considerata un processo
creativo: tra individuo e società si realizza uno scambio nel quale anche il singolo è protagonista.
Peter L. Berger e Thomas Luckmann sostengono che nella cosiddetta "socializzazione primaria", il
bambino tende ad assorbire passivamente il mondo, mentre in una fase successiva, nella
"socializzazione secondaria", l'individuo diventa più attivo, costruendo la realtà nella quale vive.
Modello comunicativo: è attualmente condiviso da più studiosi, concepisce la socializzazione come
potenziamento delle capacità comunicative degli individui. Essi possono accettare o ridiscutere le
norme esistenti e ridenirle.
La socializzazione si presenta così come modalità di formazione di individui essibili in grado di
orientarsi in un mondo nel quale non esiste un unico sistema normativo.
La socializzazione ha uno scopo preciso: preparare l'individuo alla vita in società e garantire la
continuazione della società.
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2. Socializzazione primaria e secondaria
La socializzazione è un processo lungo che riguarda tutta la vita dell’individuo. Per questo possiamo
distinguere tra socializzazione primaria e socializzazione secondaria.
La socializzazione primaria:
La socializzazione primaria riguarda l'infanzia no all'inizio della pubertà ed è la base per la socializzazione
secondaria. Questa fase è suddivisa in 2 processi:
l'identicazione: il bambino si riconosce simile agli altri componenti del gruppo,
l'individuazione: il bambino scopre la propria specicità personale.
Nella socializzazione primaria il ruolo principale è svolto dalla famiglia.
I bambini cominciano a sperimentare i legami con i familiari e i primi amici e quindi le abilità sociali, le abilità
cognitive, linguaggio e comunicazione, il senso morale.
In questa fase hanno ancora grande importanza i fattori biologici: il bambino è in una zona di conne tra
natura e cultura ( l’inuenza dell’ambiente).
La socializzazione però riguarda anche social media, televisionenegli anni ’50 e ’60 ci fu la nascita della
televisione ed essa aveva 3 principali obiettivi:
istruire,
intrattenere,
divertire.
Il primo obiettivo nel programma Non è mai troppo tardi, insegnava l’alfabeto e a leggerequesto aiutava
l’alfabetizzazione.
È un caso più recente, che ricorda quello del Ragazzo selvaggio che il medico francese Jean Itard (1774-1838)
descrive in un libro del 1807: il ragazzo impara le "buone maniere", ma non a parlare.
La socializzazione secondaria:
L’individuo, a partire dall’adolescenza e per tutto il resto della vita, può apprendere nuove cose, assumendo
anche nuove caratteristiche e a volte modicando quelle precedenti.
La socializzazione secondaria può riguardare vari ambiti: imparare uno sport, un lavoro, sposarsi e avere gli,
ma anche cambiare quartiere, scuola, amici, lavoro e status sociale.
I processi di socializzazione secondaria a volte possono essere relativamente più superciali e non richiedere
profondi cambiamenti all'individuo. In altri casi bisogna subire trasformazioni più radicali.
3. Altri tipi di socializzazione:
La socializzazione anticipatoria è la preparazione per compiti sociali ancora lontani.
Questo può essere collegato a Piaget nel gioco simbolico o gioco di ruoli.
Si parla di socializzazione alla rovescia quando la trasmissione culturale si realizza in modo contrario, cioè
non sono gli adulti a socializzare i giovani, ma le nuove generazioni "socializzano" le vecchie.
Essa avviene ad esempio quando spieghiamo agli anziani come utilizzare lo smartphone.
Risocializzazione:
La risocializzazione riguarda contesti specici, in particolare all'interno delle cosiddette istituzioni totali, come
carceri, ospedali psichiatrici, campi di concentramento.
In queste situazioni l'individuo si trova a doversi conformare a nuove regole, rompendo con il passato, in un
ambiente di vita che diventa totalizzante.
Nella risocializzazione possiamo individuare due fasi:
la desocializzazione rispetto alla vecchia vita,
la neosocializzazione rispetto alle regole della nuova vita.
Lo psicoanalista austriaco Bruno Bettelheim (1903-1990) analizza il comportamento di varie categorie di
prigionieri nei lager nazisti: all'inizio i detenuti tentano di resistere, conservando la propria personalità e le
proprie abitudini, ma poi un crollo psicologico li trasforma in "vecchi prigionieri" adattati alle regole carcerarie
in attesa della morte: alcuni di essi "anticipano" la morte con un ritiro dalla vita che assomiglia alla condizione
autistica cioè annullamento del rapporto con la realtà.
Il sociologo canadese Erving Goman, in Asylums, ha studiato le condizioni in un manicomio, analizzando la
“carriera morale del malato mentale”, fatta di quotidiane morticazioni che lo conducono a subire
passivamente l’istituzione totale nella quale è assorbito: egli però si ricava spazi di macro-autonomia
scambiarsi saluti, caramelle

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La Socializzazione: Individuo e Società

La SOCIALIZZAZIONE:

  1. Individuo, società, socializzazione

Tra individuo e società, esiste un rapporto duale inscindibile all'interno del quale, attraverso la socializzazione, ciascuno trova il proprio posto nel contesto in cui vive. Per socializzazione, si intende l'insieme dei processi attraverso i quali un individuo sviluppa le conoscenze, le capacità comunicativo-relazionali e le competenze necessarie per l'inserimento in un contesto sociale. Attraverso essa, la società trasmette il proprio patrimonio culturale ad un individuo-> cioè l'insieme delle conoscenze, credenze, valori e modelli di comportamento. Tutto questo è fondamentale perché in tal modo il soggetto diviene parte della società in cui è inserito. In questo processo le energie potenziali di un individuo vengono trasformate nei comportamenti che egli assume verso:

  • sé stesso, in quanto persona (identità personale),
  • sé stesso e gli altri, in quanto l'individuo è inserito in società (identità sociale).

Un individuo acquisisce sia l'identità personale sia l'identità sociale. E le sue identità sono interdipendenti. La socializzazione è un macro-processo (un "processo di processi") continuo. Il processo che in pedagogia prende il nome di educazione, in sociologia viene chiamato socializzazione e in antropologia: inculturazione. Attraverso la socializzazione (educazione, inculturazione) un individuo diventa un "essere sociale". Gli individui presentano caratteristiche diverse vivendo in comunità diverse e questo. Frutto della socializzazione subita, che trasmette valori e comportamenti diversi da società a società, anche se la socializzazione non comporta però un'automatica e perfetta identificazione tra un individuo e la società di appartenenza. Nel processo di socializzazione entrano in gioco diversi fattori:

  • fattori biologici: ciascuno viene al mondo con un patrimonio genetico personale che lo predispone in un certo modo rispetto all'azione dei fattori ambientali, sia naturali sia sociali,
  • fattori psicologici e culturali: l'ambiente sociale "modella" l'individuo che tende a imitare i comportamenti che vede messi in atto e conforma il proprio al sistema di premi e punizioni: sono questi i meccanismi dell'imitazione e del condizionamento (-> comportamentismo). Un altro meccanismo è quello dell'identificazione, una nozione che risale a Freud. Egli studia le relazioni che si creano tra genitori e figli, tendiamo ad assorbire i comportamenti delle persone a cui siam maggiormente legati. Questo è definito: apprendimento sociale.

In questi processi però è fondamentale tener conto che può essere diverso da persona a persona (soggettivo). La psicologia propone diversi modelli interpretativi che riguardano le modalità della socializzazione:

  • Modello integrazionista: proprio dello struttural-funzionalismo di Talcott Parsons. È una concezione positiva secondo la quale la società per esistere e funzionale si realizza attraverso un definito sistema di norme e di rispettive posizioni, sia all'interno della società sia in famiglia. Grazie a questo sistema, i valori da trasmettere alle nuove generazioni vengono stabiliti concordemente.
  • Modello conflittualista: deriva da Marx, è una visione negativa: la socializzazione è lo strumento con il quale i ceti dominanti trasmettono il sistema di valori utili alla propria conservazione.
  • Modello dell'interazione: sostenuto da Max Weber, la socializzazione è considerata un processo creativo: tra individuo e società si realizza uno scambio nel quale anche il singolo è protagonista. Peter L. Berger e Thomas Luckmann sostengono che nella cosiddetta "socializzazione primaria", il bambino tende ad assorbire passivamente il mondo, mentre in una fase successiva, nella "socializzazione secondaria", l'individuo diventa più attivo, costruendo la realtà nella quale vive.
  • Modello comunicativo: è attualmente condiviso da più studiosi, concepisce la socializzazione come potenziamento delle capacità comunicative degli individui. Essi possono accettare o ridiscutere le norme esistenti e ridefinirle.

La socializzazione si presenta così come modalità di formazione di individui flessibili in grado di orientarsi in un mondo nel quale non esiste un unico sistema normativo. La socializzazione ha uno scopo preciso: preparare l'individuo alla vita in società e garantire la continuazione della società.

Socializzazione Primaria e Secondaria

12. Socializzazione primaria e secondaria La socializzazione è un processo lungo che riguarda tutta la vita dell'individuo. Per questo possiamo distinguere tra socializzazione primaria e socializzazione secondaria. La socializzazione primaria: La socializzazione primaria riguarda l'infanzia fino all'inizio della pubertà ed è la base per la socializzazione secondaria. Questa fase è suddivisa in 2 processi: l'identificazione: il bambino si riconosce simile agli altri componenti del gruppo,

  • l'individuazione: il bambino scopre la propria specificità personale.

Nella socializzazione primaria il ruolo principale è svolto dalla famiglia. I bambini cominciano a sperimentare i legami con i familiari e i primi amici e quindi le abilità sociali, le abilità cognitive, linguaggio e comunicazione, il senso morale. In questa fase hanno ancora grande importanza i fattori biologici: il bambino è in una zona di confine tra natura e cultura (-> l'influenza dell'ambiente). La socializzazione però riguarda anche social media, televisione ... negli anni '50 e '60 ci fu la nascita della televisione ed essa aveva 3 principali obiettivi:

  • istruire,
  • intrattenere,
  • divertire.

Il primo obiettivo nel programma "Non è mai troppo tardi", insegnava l'alfabeto e a leggere-> questo aiutava l'alfabetizzazione. È un caso più recente, che ricorda quello del Ragazzo selvaggio che il medico francese Jean Itard (1774-1838) descrive in un libro del 1807: il ragazzo impara le "buone maniere", ma non a parlare. La socializzazione secondaria: L'individuo, a partire dall'adolescenza e per tutto il resto della vita, può apprendere nuove cose, assumendo anche nuove caratteristiche e a volte modificando quelle precedenti. La socializzazione secondaria può riguardare vari ambiti: imparare uno sport, un lavoro, sposarsi e avere figli, ma anche cambiare quartiere, scuola, amici, lavoro e status sociale. I processi di socializzazione secondaria a volte possono essere relativamente più superficiali e non richiedere profondi cambiamenti all'individuo. In altri casi bisogna subire trasformazioni più radicali.

Tipi di Socializzazione

3. Altri tipi di socializzazione: La socializzazione anticipatoria è la preparazione per compiti sociali ancora lontani. Questo può essere collegato a Piaget nel gioco simbolico o gioco di ruoli. Si parla di socializzazione alla rovescia quando la trasmissione culturale si realizza in modo contrario, cioè non sono gli adulti a socializzare i giovani, ma le nuove generazioni "socializzano" le vecchie. Essa avviene ad esempio quando spieghiamo agli anziani come utilizzare lo smartphone. Risocializzazione: La risocializzazione riguarda contesti specifici, in particolare all'interno delle cosiddette istituzioni totali, come carceri, ospedali psichiatrici, campi di concentramento. In queste situazioni l'individuo si trova a doversi conformare a nuove regole, rompendo con il passato, in un ambiente di vita che diventa totalizzante. Nella risocializzazione possiamo individuare due fasi:

  • la desocializzazione rispetto alla vecchia vita,
  • la neosocializzazione rispetto alle regole della nuova vita.

Lo psicoanalista austriaco Bruno Bettelheim (1903-1990) analizza il comportamento di varie categorie di prigionieri nei lager nazisti: all'inizio i detenuti tentano di resistere, conservando la propria personalità e le proprie abitudini, ma poi un crollo psicologico li trasforma in "vecchi prigionieri" adattati alle regole carcerarie in attesa della morte: alcuni di essi "anticipano" la morte con un ritiro dalla vita che assomiglia alla condizione autistica cioè-> annullamento del rapporto con la realtà. Il sociologo canadese Erving Goffman, in Asylums, ha studiato le condizioni in un manicomio, analizzando la "carriera morale del malato mentale", fatta di quotidiane mortificazioni che lo conducono a subire passivamente l'istituzione totale nella quale è assorbito: egli però si ricava spazi di macro-autonomia-> scambiarsi saluti, caramelle ... 2Nello stesso periodo c'era un movimento antipsichiatra, e Basaglia attraverso la legge Basaglia sancì la chiusura dei manicomi e ci fu una riforma sulla cura dei disturbi mentali. Socializzazione di genere: Nella socializzazione primaria, maschi e femmine sono trattati diversamente. La socializzazione varia, a seconda del genere, cioè del sesso di appartenenza. Il modo di "interpretare" il genere varia da società a società, ed è compito della socializzazione trasmettere i comportamenti ritenuti più idonei. La socializzazione avviene diversamente già con l'abbigliamento e con i giocattoli "differenziati". Attraverso regole di comportamento che rivolgono le bambine verso la cura della casa e l'allevamento della prole e proiettano i bambini maschi verso l'esterno e l'affermazione sociale: le bambine giocheranno in casa con così in casa con bambole ... Oggi questa impostazione si considera superata e si tende a smorzare la differenza di genere nell'educare i bambini alla socializzazione.

Agenzie di Socializzazione

4. Le agenzie di socializzazione: Accanto alla suddivisione principale tra socializzazione primaria e secondaria, esiste una seconda distinzione tra socializzazione formale e socializzazione informale, in relazione alle diverse agenzie di socializzazione coinvolte. Socializzazione formale: Le agenzie di socializzazione di tipo formale sono quelle alle quali la società demanda ufficialmente tale compito, cioè la famiglia e la scuola. Esse condividono infatti come obiettivo primario quello di trasmettere alle nuove generazioni i valori condivisi, le conoscenze e le competenze necessarie per la vita futura. Le agenzie di socializzazione di tipo formale svolgono tale ruolo in modo ufficiale, intenzionale e consapevole. Socializzazione informale: All'interno della società, gli individui ricevono influenze determinanti anche da agenzie informali che svolgono indirettamente la funzione di socializzazione, lo fanno cioè in modo non ufficiale, e quindi non intenzionalmente e non consapevolmente. Innanzitutto, gli amici, il cosiddetto gruppo dei pari, ovvero di coloro che hanno la stessa età, il gruppo nel quale si trascorre il proprio tempo. E poi i mass media, con i quali s'impiega un'altra parte del proprio tempo libero, da soli o con gli amici. Amici e mass media trasmettono conoscenze, valori e modelli di comportamento che contribuiscono a "modellarci" in una misura considerevole, talvolta in modo antagonistico e conflittuale con famiglia e scuola.

La Famiglia

5. La famiglia: Per famiglia si intende un insieme di persone, perlopiù co-residenti in una stessa dimora abituale, unite tra loro da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione e legate da sentimenti d'affetto. Le funzioni che svolge la famiglia sono principalmente due: da un lato la procreazione e l'allevamento della prole, dall'altro la cooperazione economica perché il lavoro di più componenti rende più facile la sopravvivenza di ciascuno. Il sociologo statunitense Talcott Parsons, fondatore dello struttural-funzionalismo, ha individuato due funzioni essenziali della famiglia:

  • generare e socializzare i figli,
  • sostenere gli adulti per mantenerne stabile la personalità.

Inoltre, all'interno della famiglia, in relazione ai componenti, distingue due ruoli:

  • ruolo strumentale, attivo e proiettato all'esterno, svolto generalmente dal padre che "porta il pane a casa" e insegna ai figli maschi a svolgere lo stesso compito,
  • ruolo espressivo, relativo alle attività interne, svolto dalla madre che insegna alle figlie come provvedere ai bisogni degli altri componenti.

Questo tipo di famiglia tradizionale nucleare è funzionale alla società e prevede una chiara divisione dei ruoli in base al genere-> trasmessa culturalmente. Se Parsons pensa alla famiglia nucleare, occorre però precisare che in passato la famiglia non è sempre stata simile a quella odierna e che sono esistiti modelli diversi di famiglia. 3

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