Varietà e variazione: la lingua standard e il suo processo di standardizzazione

Slide da Pegaso Università Telematica su Varietà e variazione. Il Pdf esplora il concetto di lingua standard, la sua definizione e il processo di standardizzazione, analizzando come una varietà linguistica acquisisca prestigio. Questo documento universitario di Lingue, prodotto per l'apprendimento autonomo, discute le implicazioni sociali e linguistiche della standardizzazione, inclusi i fenomeni di diglossia e le disuguaglianze linguistiche.

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Claudia Fabrizio
Varietà e variazione
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Anteprima

Varietà e variazione

Claudia Fabrizio

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Gli assi della variazione

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Gli assi della variazione: introduzione

La variazione è una condizione naturale di tutte le lingue: non esistono lingue storico-naturali che si sottraggano alla variazione. La variazione produce varietà linguistiche. Assi di variazione: diatopico, diacronico, diafasico, diastratico, diamesico. Varietà linguistiche: diatopica, diacronica, diafasica, diastratica, diamesica.

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Il mutamento linguistico

  • Il mutamento linguistico non implica una decadenza da un presunto stadio di purezza: l'italiano antico non era più perfetto dell'italiano moderno; l'italiano standard non è intrinsecamente migliore degli italiani regionali, etc.
  • Allo stesso modo, i dialetti non sono deformazioni locali della lingua standard.

La variazione linguistica è libera e incoercibile. Essa produce delle varietà linguistiche, cioè usi differenziati dello stesso codice linguistico sulla base di parametri funzionali distinti. In un sistema linguistico convivono una spinta alla conservazione, e una spinta - altrettanto forte - alla variazione.

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Che cos'è una lingua standard?

  • Varietà di riferimento, che costituisce la norma
  • varietà meno marcata dal punto di vista diafasico
  • varietà sovraregionale
  • varietà codificata e descritta
  • varietà usata regolarmente dai parlanti appartenenti alle fasce più istruite
  • varietà utilizzabile in tutti gli usi scritti
  • varietà utilizzabile oralmente in ogni contesto

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Varietà intralinguistiche

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Varietà diatopiche

stampella gruccia omino ometto croce crocetta appendino appendiabiti attaccapanni ...

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Geosinonimi di successo

ven. giocattolo (tosc. balocco, fantoccio; rom. pupazzo) sett. adesso (tosc. ora, merid. mó) piem. rubinetto (centr. chiavetta, cannella; merid. fontana)

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Varietà diacroniche

Varietà diacronica «Il tempo altera ogni cosa e non v'è ragione per cui la lingua sfugga a questa legge universale» (F. De Saussure, Corso di Linguistica generale, Roma-Bari, Laterza, 1967 (1916). Es .: gulare, sutto, introcque, piorno, bozzacchione, ventraia, aggueffarsi ... da chi ha visto chi? allocutivo di cortesia: tu/ lei egli, ella, esso, essa, essi, esse > lui, lei, loro (già preferiti Manzoni nella Quarantana)

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Varietà diacroniche e tradizione scolastica

  • A lungo una certa tradizione scolastica, di stampo passatista, logicizzante e purista, ha ritenuto di dover insegnare a scrivere secondo l'uso del passato, cioè secondo una varietà diacronica antica: «Allora Messer lo corvo per la molta maninconia fece gran cordoglio» (Raichic 1981: 120). Le incoerenze di Collodi (La Grammatica di Giannettino, 1884): l'autore raccomanda il tipo io amava (definitivamente abolito da Manzoni nella Quarantana); definisce lui e lei in funzione di soggetto una «sgrammaticatura».

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Varietà diafasiche

« Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L'interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po' balbettando, ma attento a dire tutto quello che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo: "Stamattina presto adavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fischi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata". Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: "Il sottoscritto, essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l'avviamento dell'impianto termico, dichiara d'essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenitore del combustibile, e di avere effettuato l'asportazione di uno dei detti articoli nell'intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell'avvenuta effrazione dell'esercizio soprastante"». (I. Calvino, Una pietra sopra, p. 123).

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I molti 'io' del giapponese

watakushi 'io': registri molto solenni watashi 'io': registri semi-formali, mediamente cortesi: forma preferita dalle donne boku 'io': registri neutri; forma preferita dai maschi ore 'io': registri informali e rilassati, con connotazioni quasi sfacciate; forma preferita dai maschi

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Varietà intralinguistiche: esempi

timore, spavento, paura, fifa, strizza al fine di evitare, onde evitare, per evitare trapassare, passare a miglior vita, morire, tirare le cuoia, schiattare, etc. Pier Gabriele Goidànich (Grammatica Italiana, 1918): gli usi linguistici sono come abiti: della cui adeguatezza si giudica in base al contesto in cui s'indossano.

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Varietà diastratica

Variabili: · livello di istruzione · occupazione · estrazione sociale · età · sesso · appartenenza a gruppi sociali specifici · modelli culturali e comportamentali di riferimento · ecc ...

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Variazione diamesica

«Nel parlato adoperiamo il pronome io molto più spesso di quanto facciamo nello scritto; anziché questo o quello diciamo in genere questo qui e quello lì; non abbiamo particolari problemi nel dire a me non mi piace la panna (o persino io non mi piace la panna); spesso lasciamo le frasi incomplete; possiamo dire poggialo lì aiutandoci con un semplice gesto; adoperiamo espressioni come vedi, senti, hai capito?, per assicurarci che il nostro interlocutore abbia colto il senso delle nostre parole [ ... ]. Nello scritto [ ... ] fenomeni del genere non si trovano, specie in certi tipi di testo, anche perché, quando si scrive si rispettano più spesso le regole grammaticali imparate a scuola; scrivendo, siamo portati a strutturare il testo in periodi ampi e non in frasi brevi; data l'assenza del contesto, cerchiamo di essere molto espliciti, specie se ci rivolgiamo a persone che non conosciamo bene e che leggono il nostro testo a distanza di tempo» (P. D'Achille, L'italiano contemporaneo, Bologna: Il Mulino, 2003, p. 31).

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Lingua standard

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La lingua standard nella linguistica

La "lingua standard" è un concetto centrale nell'ambito della linguistica e della sociolinguistica. In molti paesi, una lingua può avere diverse varietà regionali o dialettali, ciascuna con le proprie caratteristiche fonologiche, morfologiche, sintattiche e lessicali. Tra queste varietà, una viene elevata a status di "standard" per diversi motivi, tra cui il prestigio sociale, l'uso nelle istituzioni governative, l'istruzione e i mezzi di comunicazione di massa.

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Il processo di standardizzazione

Il processo di standardizzazione coinvolge la selezione di una determinata varietà linguistica, spesso basata sulla parlata dell'élite sociale o su una varietà storica che ha acquisito prestigio attraverso l'uso letterario o politico. Questa varietà diventa quindi il modello ufficiale per la lingua, stabilendo le regole grammaticali, l'ortografia, la punteggiatura e altre convenzioni linguistiche che vengono insegnate nelle scuole e adottate negli ambienti formali.

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Funzione e questioni della lingua standard

  • La lingua standard, quindi, funge da mezzo di comunicazione universale all'interno di una comunità linguistica e facilita la comunicazione tra persone provenienti da diverse regioni o sfondi sociali.
  • Tuttavia, è importante notare che la standardizzazione può anche portare a questioni di prestigio linguistico e a disuguaglianze linguistiche, in quanto le varietà non standard possono essere percepite come meno valide o meno prestigiose. Questo può portare a fenomeni come la diglossia, in cui la lingua standard è utilizzata in contesti formali, mentre le varietà non standard sono utilizzate nelle interazioni quotidiane.

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