Don Milani: Pedagogia della Parola e Riforma Scolastica del 1962

Slide da IUL Università Telematica degli Studi su Don Milani: per una Pedagogia della Parola. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Storia, esplora la figura di Don Milani, la scrittura collettiva e la "Lettera a una professoressa", inserendosi nel contesto della riforma scolastica del 1962.

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20 pagine

MODULO 1 STORIA DEI PROCESSI FORMATIVI
DON MILANI: PER UNA PEDAGOGIA DELLA
PAROLA
Prof.ssa Monica Dati
1962 RIFORMA SCUOLA MEDIA
«ECCO S’AVANZA UNO STRANO STUDENTE» (LA SCUOLA CESSA DI ESSERE UN PRIVILEGIO
PER POCHI, SCOLARIZZAZIONE DI MASSA, ENTRANO I GIANNI)
LEGGE 31 DICEMBRE 1962 PORTA ALLA SOSTITUZIONE DI OGNI TIPOLOGIA DI SCUOLA
SECONDARIA INFERIORE CON UN PERCORSO UNICO, GRATUITO ED OBBLIGATORIO PER
TUTTI I RAGAZZI E RAGAZZE TRA GLI 11 E I 14 ANNI
(IN CONSIDERAZIONE DELLART. 34 DELLA COSTITUZIONE )
MA LA SCUOLA E’ ANCORA CARATTERIZZATA DA UNA FORTE CULTURA DELLA SELEZIONE E DA
METODI DIDATTICI CHE NON VANNO OLTRE LA LEZIONE FRONTALE DEL DOCENTE CON LIBRI DI
TESTO SPESSO OBSOLETI E ARCAICI (GLI STUPIDARI)
IL CONTESTO

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Il Contesto della Riforma Scolastica del 1962

MODULO 1 STORIA DEI PROCESSI FORMATIVI
DON MILANI: PER UNA PEDAGOGIA DELLA
PAROLA
LIUL
UNIVERSITÀ TELEMATICA DEGLI STUDI
Prof.ssa Monica Dati
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UNIVERSITÀ TELEMATICA DEGLISTUDI
IL CONTESTO
1962 RIFORMA SCUOLA MEDIA
«ECCO S'AVANZA UNO STRANO STUDENTE» (LA SCUOLA CESSA DI ESSERE UN PRIVILEGIO
PER POCHI, SCOLARIZZAZIONE DI MASSA, ENTRANO I GIANNI)
LEGGE 31 DICEMBRE 1962 PORTA ALLA SOSTITUZIONE DI OGNI TIPOLOGIA DI SCUOLA
SECONDARIA INFERIORE CON UN PERCORSO UNICO, GRATUITO ED OBBLIGATORIO PER
TUTTI I RAGAZZI E RAGAZZE TRA GLI 11 E I 14 ANNI
(IN CONSIDERAZIONE DELL'ART. 34 DELLA COSTITUZIONE )
MA LA SCUOLA E' ANCORA CARATTERIZZATA DA UNA FORTE CULTURA DELLA SELEZIONE E DA
METODI DIDATTICI CHE NON VANNO OLTRE LA LEZIONE FRONTALE DEL DOCENTE CON LIBRI DI
TESTO SPESSO OBSOLETI E ARCAICI (GLI STUPIDARI)
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Le Vestali della Classe Media: Interviste del 1969

Alcuni stralci di intervista da Le vestali della classe media 1969:
Questi ragazzi sono irrecuperabili, perché non seguono
le lezioni, non fanno niente a casa, si comportano male in Classe.
Sono pochi ... se si possono togliere dalla classe è un beneficio per
tutti gli altri. I disadattati disturbano. E poi i disadattati trovandosi
tutti insieme, possono trarne un Beneficio maggiore
Sono contro l'unicità della scuola media. Sono per due scuole: Una per
formare i medici, i professionisti, gli avvocati di Domani. Per questi ci
vuole una scuola media. Per gli altri Mestieri, per i contadini, gli operai
ci vuole l'avviamento.
Marzio
Barbagli
Marcello
Del
Le vestali
della classe
media
Costringere i ragazzi a venire a scuola è controproducente, bestie arrivano e bestie se ne vanno
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Lettera a una professoressa (1967)

La Lettera Sovversiva di Don Milani

Lettera a una professoressa (1967)
Vanessa Roghi
LA LETTERA SOVVERSIVA
Da don Milani a De Mauro,
il potere delle parole
ECONOMICA
GF
LATERZA
000IUL
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Ecco alcune considerazioni critiche di
"Lettera ad una
professoressa"
Cara signora,
lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti.
Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell'istituzione che chiamate scuola, ai
ragazzi che respingete.
Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.
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Finite le elementari avevo diritto a altri tre anni di scuola. Anzi la Costituzione dice che avevo
l'obbligo di andarci.
Ma a Vicchio non c'era ancora scuola media. Andare a
Borgo era un'impresa. ( ... ) Ai miei poi la maestra aveva
detto che non sprecassero soldi: «Mandatelo nel
campo. Non è adatto per studiare».
LA
COSTITUZIONE
DELLA
REPUBBLICA
ITALIANA
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Aspetti Chiave di Lettera a una professoressa

Lettera a una professoressa (1967)
Approfondiremo due aspetti:
1)Importanza dell'educazione linguistica (per una pedagogia della parola, la parola al centro
dell'azione educativa come strumento di riscatto ed emancipazione )
«La lingua ci rende uguali. Il padrone conosce mille parole, l'operaio solo cento.
Ecco perché è lui il padrone»
Sul principio pensavo che fosse una malattia mia o al massimo della mia famiglia. La mamma è di
quelle che si intimidiscono davanti a un modulo di telegramma. Il babbo osserva e ascolta ma non
parla ( testimonianza dalla scuola di Barbiana).
2) La scrittura collettiva (incontro tra Don Milani e Lodi 1963)
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Educazione Linguistica e Disuguaglianze

EDUCAZIONE LINGUISTICA
Negli anni '60, l'Italia si trovava di fronte a sfide significative in materia di analfabetismo e
disuguaglianze educative.
Questo contesto di deprivazione verbale e di disuguaglianza sociale è stato ampiamente
denunciato, come noto, dalle riflessioni di Don Lorenzo Milani che, in Esperienze Pastorali
(1958) e poi in Lettera a una professoressa (1967), aveva messo efficacemente in luce i
meccanismi selettivi della scuola e la necessità di un intervento educativo mirato: "Non
faccio più che lingua e lingue. Mi richiamo dieci venti volte per sera alle etimologie. Mi
fermo sulle parole, gliele seziono, gliele faccio vivere come persone che hanno una nascita,
uno sviluppo, un trasformarsi, un deformarsi" (Don Milani, 1956).
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Critica alla Pedagogia Linguistica Tradizionale

EDUCAZIONE LINGUISTICA
Tullio De Mauro, Storia linguistica dell' Italia unita (1963) Fortemente critico nei confronti della pedagogia
linguistica tradizionale, fondata sull'imitazione di modelli letterari (visti come unici depositari della "buona
lingua"), ma lontana dal saper apprezzare gli usi linguistici più creativi
Formulazione delle Dieci Tesi per un'educazione linguistica democratica, un
documento cardine pubblicato dal GISCEL (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo
dell'Educazione Linguistica) nel 1975 con l'obiettivo di promuovere una riflessione
sull'insegnamento della lingua italiana e una visione dell'educazione linguistica volta
a formare cittadini capaci di partecipare attivamente alla vita sociale e politica,
attraverso un approccio inclusivo e critico, rispettoso della diversità. Il concetto di
educazione linguistica è stato introdotto in Italia da Giuseppe Lombardo Radice
(Turnone 2020, D'Aprile 2020).

  • IMPORTANZA DATA ALL' ORALITA'
  • IMPORTANZA DATA AI DIALETTI E PLURINGUISMO COME RISORSA
  • CONTRO LO SCOLASTICHESE E L'ANTIPARLATO
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La Scrittura Collettiva

Il Processo della Scrittura Collettiva

SCRITTURA COLLETTIVA
«Ogni ragazzo ha un numero molto limitato di vocaboli che usa e un numero vasto di vocaboli
che intende molto bene e di cui sa valutare i pregi, ma che non gli verrebbero alla bocca
facilmente. Quando si leggono ad alta voce le venticinque proposte dei singoli ragazzi accade
sempre che o l'uno o l'altro (e non è detto che sia dei più grandi) ha per caso azzeccato un
vocabolo o un giro di frase particolarmente preciso o felice. Tutti i presenti (che pure non
l'avevano saputo trovare nel momento in cui scrivevano) capiscono a colpo che il vocabolo è il
migliore e vogliono che sia adottato nel testo unificato. Ecco perché il testo ha acquistato
quell'andatura e quel rigore da adulto (direi anzi da adulto che misura le parole! animale
purtroppo molto raro). Il testo è cioè al livello culturale dell'orecchio di questi ragazzi, non al
livello della loro penna o della loro bocca» (Don Milani)
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L'Incontro tra Lodi e Don Milani

SCRITTURA COLLETTIVA
L'incontro tra Lodi e Don Milani avvenne nella seconda metà di agosto del
1963, favorito dal comune amico Giorgio Pecorini, un giornalista
de L'Europeo, con un particolare interesse per educatori innovatori,
conosciuto da Lodi a Milano al tempo del suo distacco presso le Edizioni
Avanti! dove era stato chiamato dal direttore Gianni Bosio per realizzare e
coordinare la collana ragazzi.
Lodi aveva portato con sé per il Priore una copia del libro C'è speranza se
questo accade al Vho, per le Edizioni Avanti!, in cui erano raccolte le sue
prime esperienze didattiche nelle scuole di San Giovanni in Croce e di Vho.
Fu da Lodi che don Milani sentì parlare per la prima volta del Movimento di
Cooperazione Educativa e delle tecniche freinetiane. Fu colpito, in
particolare, da due delle tecniche utilizzate dai maestri aderenti al MCE: la
scrittura collettiva e la corrispondenza interscolastica.
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La Corrispondenza tra le Scuole

SCRITTURA COLLETTIVA
I due si lasciarono con una vaga promessa di intraprendere una
corrispondenza tra le rispettive scuole. Alla vigilia dell'inizio del nuovo anno
scolastico, Lodi scrisse a don Lorenzo per chiedergli se lui e i suoi "ragazzi" fossero disponibili a iniziare la corrispondenza. Agli inizi di novembre arrivò
agli alunni di Lodi una lettera dei ragazzi di Barbiana (Perché veniamo a
scuola). Era il primo testo scritto in forma collettiva. La lettera era
accompagnata da una presentazione di don Lorenzo in cui descriveva in
modo minuzioso il metodo seguito per giungere alla sua stesura da parte
dei ragazzi, stesura che aveva richiesto ben una decina di giorni. Scriveva
don Milani:
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Riflessioni sulla Scrittura Collettiva

SCRITTURA COLLETTIVA
La ringrazio di averci proposto quest'idea perché me ne son trovato molto
bene. Non avevo mai avuto in tanti anni di scuola una così completa e
profonda occasione per studiare coi ragazzi l'arte dello scrivere. Per noi
dunque tutto bene anzi sono entusiasta della cosa. Per voi invece temo che
la lettera non vada. Lanciati a studiare il massimo di capacità di esattezza
d'espressione di questi ragazzi ci siamo un po' dimenticati dell'età dei lettori.
Non che non ci si pensasse, ma è successo un fenomeno curioso che non
avevo previsto, ma che dopo il fatto mi spiego molto bene: la collaborazione
e il lungo ripensamento hanno prodotto una lettera che pur essendo
assolutamente opera di questi ragazzi e nemmeno più dei maggiori che dei
minori è risultata alla fine d'una maturità che è molto superiore a quella di
ognuno dei singoli autori.
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Lettera a una professoressa come Lavoro Collettivo

SCRITTURA COLLETTIVA
Il libro divenuto simbolo della contestazione della scuola di
classe, Lettera a una professoressa, uscito nel 1967, fu un
eccezionale lavoro di scrittura collettiva dei ragazzi di Barbiana e
del loro maestro.
SCUOLA DI BARBIANA
LETTERA
A UNA PROFESSORESSA
LIBRERIA
EDITRICE
FIORENTINA
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La preparazione data dalla scuola di Barbiana non risulta conforme a quella voluta nella scuola
italiana.
Dalla riflessione su queste differenze nasce "Lettera ad una professoressa", una lettera aperta
realizzata attraverso la scrittura collettiva che don Milani scrive insieme ai suoi allievi ad una
professoressa della scuola media che aveva bocciato agli esami alcuni ragazzi di Barbiana (Don
Milani era arrivato a Barbiana nel 1954)IUL
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Il Sistema Educativo di Barbiana

Da Lettera ad una
professoressa
Barbiana, quando arrivai, non
mi sembrò una scuola. Né
cattedra, né lavagna, né
banchi. Solo grandi tavoli
intorno a cui si faceva
scuola e si mangiava.
D'ogni libro c'era una copia
sola. I ragazzi gli si
stringevano sopra. Si
faceva fatica a accorgersi
che uno era un po' più
grande e insegnava.
Il più vecchio di quei maestri
aveva sedici anni. Il più
piccolo dodici e mi
riempiva di ammirazione.
Decisi fin dal primo giorno
che avrei insegnato
anch'io.
Il sistema educativo della scuola di
Barbiana si fondava sulla
responsabilità piuttosto che
sull'obbedienza:
i ragazzi più grandi dovevano
insegnare ai più piccoli o ai nuovi
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