Documento di Università su Introduzione Alla Filosofia. Il Pdf esplora concetti chiave dell'epistemologia, come il verificazionismo e il falsificazionismo di Popper, e analizza la postmodernità attraverso il pensiero di Lyotard, Nietzsche e Heidegger, per la materia Filosofia.
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Introduzione Durante il periodo del Covid-19 abbiamo avuto problemi nell'informazione:
In più si è avuto lo sviluppo di teorie pseudo-scientifiche. È necessario che ci parla si spieghi bene, è un suo dovere; non è la popolazione che deve "sforzarsi" di comprendere ciò che si dice. Come si distingue un'affermazione scientifica da una non scientifica? Questa problematica è attualissima ma già Feyerabend, in una sua famosa intervista, aveva affrontato il problema. Analizziamo 2 affermazioni:
Perché l'affermazione 1 è scientifica e la 2 no? Per dare una risposta dobbiamo uscire dallo schema: l'astrologia fa parte di uno schema simbolico-relazionale (magico), quello dell'astronomia allo schema matematico-geometrico. Il punto chiave non è l'asserzione in sé, bensì il contesto di cui fa parte. È nel 1600 che si ha l'accantonamento dello schema simbolico (es. Marte che influisce sulla circolazione perché entrambi sono rossi) a favore di uno schema matematico.
Agli inizi del '900 si cerca di "purificare" il linguaggio attraverso la logica formale, cercando di eliminare le ambiguità. È da qui che parte la riflessione epistemologica. Il Circolo di Vienna (Neopositivismo logico) dibatte per stabilire i criteri grazie ai quali possiamo definire scientifica oppure no un'asserzione.
Un'affermazione è scientifica se è possibile verificarla empiricamente (non necessariamente si devono avere gli strumenti per provarlo). Un'affermazione scientifica (anche se falsa) è "la superficie del pianeta che orbita intorno ad Alfa Centauri è ricoperta di gorgonzola" mentre non è scientifica l'affermazione "sulla cruna di un ago ci sono non meno di 50 angeli". 1Quindi per essere scientifica non conta la veridicità quanto la verificabilità. Ciò che scientifico ha senso, ciò che non è scientifico non ha senso (si elimina ciò che è metafisico). Critica al verificazionismo: il principio di verificabilità non è verificabile empiricamente, quindi è senza senso.
Popper critica l'induttivismo, la tendenza, cioè di inferire asserzioni universali da asserzioni singolari/particolari (dal particolare al generale). Non si può conoscere la verità di un'asserzione universale attraverso l'esperienza. Per rendere le inferenze induttive accettabili dovremmo stabilire un principio di induzione: per Karl Popper questo principio conduce facilmente a contraddizioni logiche. Inoltre deve essere un'asserzione universale; quindi tentando di giustificarlo con l'esperienza permangono le stesse problematiche. Per Popper le teorie non sono mai verificabili empiricamente, ma è necessario un nuovo approccio, il falsificazionismo.
Per invalidare una legge universale basta un unico controesempio. Se ancora non si è trovato un caso in cui la legge non vale, non per questo si può dire che è logicamente vera (si può dire solo che per ora la riteniamo vera). Per Popper è necessario cambiare mentalità: dobbiamo sostituire il criterio di verificabilità con quello della possibile falsificazione; una teoria è scientifica se stabilisce quali sono i criteri che potrebbero invalidarla. Le teorie ermeneutiche- interpretative (teologia, marxismo, filosofia) per Popper non sono scientifiche perché non sono falsificabili. L'ambito della scoperta (o dello sviluppo di teorie) non conta in relazione alla scientificità ma si interessa unicamente del passo successivo, cioè della possibile falsificabilità. È quindi necessario ricorrere a proposizioni singolari (asserzioni-base), dedotte dalla nostra ipotesi, che possano essere facilmente confrontabili con l'esperienza. Se l'esperienza conferma la deduzione l'ipotesi è detta corroborata, altrimenti è detta falsificata. Cosa differenzia Popper dal convenzionalismo? Il convenzionalista sceglie per convenzione le teorie e spesso utilizza stratagemmi per continuare a sostenerle nonostante risultino a prima vista falsificate. Per essere falsificazionisti si deve rinunciare all'utilizzo di tali sistemi. Critica al falsificazionismo: Duhem (ripreso di Quine), già prima di Popper, diceva che nel falsificazionismo c'è un errore di fondo; se la teoria non funziona non dà informazioni su quale delle ipotesi di partenza sia sbagliata (esempio dello svolgimento delle espressioni). 2Il falsificazionismo non può essere utilizzato in modo dogmatico, bensì pragmatico.
Successivamente, negli anni '60, si ha una rivalutazione dell'approccio logico alla scienza. La scienza esiste in relazione a coloro che chiamiamo "scienziati"; quindi, entra in gioco il fattore umano, ma anche storico.
Introduce il tema dell'Ostacolo epistemologico, che va superato per raggiungere ciò che è scientifico superando i bias personali. I rimedi sono:
Per Kuhn la scienza va guardata anche in relazione agli scienziati che la producono: non è solo un'impresa logica ma anche storica. Il progresso della scienza avviene attraverso alcune fasi:
La scienza, quindi, acquisisce un carattere ciclico.
Elabora la teoria dell'anarchia epistemologica: ogni scienziato deve essere libero di agire come vuole, non esiste un solo metodo scientifico. Lo scienziato deve essere un "ribelle". La scienza progredisce attraverso un lavoro "ad albero". Da varie metodiche e dal confronto emergono teorie che divengono poi modelli standard. Qual è la differenza tra standard e regole?
L. Irigaray: Etica della differenza sessuale La differenza sessuale è il problema del nostro secolo (per Heidegger ogni secolo ha un problema centrale). L'autrice parla di "una fecondità ancora non avvenuta". 3Lucia Vantini: Genere (2015) Attorno alla parola "genere" è in corso un vero e proprio conflitto simbolico, politico e pratico. Durante il '900 la questione femminile/femminista si è evoluta e necessita di modificazioni nelle relazioni e nei rapporti sociali. Per secoli le donne erano "recluse" in pochi ambiti, mentre negli ultimi 50 anni sono state presenti in gran parte degli ambiti sociali; ciò significa formazione, partecipazione sia a livello sociale che ecclesiale e teologico. Solo dopo il Concilio Vaticano II l'insegnamento della teologia è stato aperto ai laici e alle donne. Una riflessione complessa e lunga La questione del genere ha radici estese e profonde, che hanno la loro origine nella Rivoluzione Francese. Tradizionalmente si pone l'origine di questo movimento di emancipazione femminile in Olympe de Gouges, scrittrice che redige "Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina" (1797), ironizzando sul documento semi-omonimo, secondo lei, rivolto unicamente agli uomini. Per le sue posizioni e critiche all'establishment è stata ghigliottinata. Un altro personaggio, contemporaneo, in Inghilterra è Mary Wollstonecraft che scrisse nel 1792 Rivendicazione dei diritti della donna. In USA i movimenti femministi spesso si conciliano con quelli abolizionisti che lottano contro la schiavitù; un importante esponente è Elisabeth Cady Stanton, promotrice della Bibbia della donna, un tentativo di esegesi biblica che punta il dito contro la lettura maschilista utilizzata per relegare la donna ad un ruolo di inferiorità rispetto all'uomo (per lei è una strumentalizzazione). Parole chiave: abolizionismo, emancipazione della donna e parità di diritti. A tutto ciò si collega l'onda di proteste che chiedono il suffragio universale (le donne vogliono partecipare al voto). I primi sviluppi e risultati di questo movimento chiedono uguaglianza di diritti (famiglia, lavoro, indipendenza economica, eredità ... ). Si fa attenzione a non eliminare le differenze oggettive, ma a darne una nuova lettura:
Più recentemente Luce Irigaray, e in Italia il gruppo veronese Diotima, portano avanti una filosofia delle differenze: le differenze si generano in un universo simbolico che non va abolito, bensì ripensato. Domande cruciali sono "perché a parità di competenze continua un dominio maschile nella società?". 4Le differenze si utilizzano solo per discriminare; dietro l'Uomo neutro c'è solo il maschio (cultura dell'uno e non del due). Ciò porta ad una denuncia del patriarcato, dell'androcentrismo, e il soggetto femminile tende a considerarsi parziale. Dagli anni '60 si ha uno spostamento del focus dalla donna ad un orizzonte più ampio di differenze. Fioriscono quindi i "gender studies": come si generano le differenze e quali sono le conseguenze? Si rileggono quindi le discipline scientifiche con nuovi "occhiali".
Il termine fa la sua prima apparizione negli anni '70 nel saggio The Traffic in Women: Notes on the Political Economy of Sex di G. Rubin. Questo termine però ha varie sfumature di significato: è importante non accostarsi a questo termine con pregiudizio. È importante precisare che questo termine, in inglese, non ha lo stesso significato di "genere" in italiano: in inglese si riferisce unicamente alla differenza specifica che però non è biologica (per questo c'è il termine sex = sesso). In gender c'è un'interpretazione/aspettativa culturale del termine sex. Il termine gender esprime il fatto che questa differenza biologica è sempre vissuta all'interno di un contesto culturale e sociale. Il termine gender è articolato in almeno 3 aree di significato:
Si hanno 3 direzioni di sviluppo: