Slide dall'Università su Pier Paolo Pasolini (1922-1975). Il Pdf, adatto per lo studio universitario di Letteratura, ripercorre la vita e la poetica dell'autore, analizzando la sua formazione, il rapporto con la famiglia e la posizione contro la cultura di massa.
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Prof.ssa Benedetta PaggiLA VITA Pasolini nacque a Bologna nel 1922 da una famiglia borghese, il padre era ufficiale e la madre, Susanna Colussi, era maestra elementare. L'unione tra i due non fu felice e il padre, fin dai tre anni, divenne per lui un antagonista. Da allora tutta la sua vita fu imperniata sulla madre, con cui ebbe un legame infrangibile. Trascorse gli anni della sua formazione a Bologna. Si laureò in Lettere solo alla fine della guerra, nel 1945, con una tesi su Pascoli che dimostra l'influsso del Simbolismo e del Decadentismo sulla sua formazione.
Durante la guerra fu catturato dai tedeschi, ma riuscì a fuggire e a rifugiarsi in Friuli, a Casarsa, paese della madre. Il fratello fu invece ucciso dai partigiani jugoslavi di Tito nel 1945.Negli anni della guerra Pasolini scrisse delle poesie in dialetto friulano intitolate Poesie a Casarsa che nel 1954 confluiranno nella raccolta La meglio Gioventù e nel 1975 ne La nuova gioventù.
Dopo la fine della guerra rimase a Casarsa, si iscrisse al partito comunista (1947) e iniziò la carriera di insegnante.Nell'agosto del 1949 fu denunciato per corruzione di minorenni e per atti osceni in luogo pubblico (una sera, durante una festa si sarebbe appartato con alcuni ragazzi). Subì un processo e fu assolto.
Ormai però la vita a Casarsa era diventata insostenibile (fu licenziato da scuola e escluso dal PCI per indegnità prima dell'esito del processo) e quindi si trasferì a Roma con la madre nel 1950 dove rimase per tutta la vita.
Vissero prima nel ghetto ebraico, poi nei quartieri più poveri di Roma, tra cui Rebibbia. Qui sperimentò direttamente la marginalità urbana ed entrò a contatto con quel "popolo" che diventerà il protagonista dei suoi romanzi e dei suoi primi film.Pasolini però riuscì ad entrare in contatto con gli intellettuali presenti a Roma e iniziò a scrivere romanzi. Nel 1955 uscì Ragazzi di vita (a causa del quale però fu accusato di pornografia e dovette subire un nuovo processo) e nel 1957 Una vita violenta. Pasolini descrive la vita delle borgate, da lui considerate come luoghi in cui le persone sono ancora sincere e non domina la società di massa.
PASOLINI Ragazzi di vita PASOLINI Una rita violentaIl lavoro però che, fin dal 1953, gli darà da vivere con agio è il cinema. Negli anni Sessanta l'industria cinematografica italiana conosce il suo massimo sviluppo e Pasolini vi partecipa con i film Accattone (1961), Mamma Roma (1962) in cui descrive il mondo romanesco di cui aveva parlato anche nei romanzi. Nei film degli ultimi anni Sessanta come Vangelo secondo Matteo (1964), Edipo re (1967) e Medea (1970) predilige temi mitologici e simbolici.Gli anni Sessanta, con il boom economico e l'avvento della società dei consumi, mutano profondamente il panorama culturale e sociale del Paese. Pasolini considera la televisione come lo strumento di massima omologazione (egli parla addirittura di "genocidio culturale"). Comincia quindi a vedere il sottoproletariato fagocitato dal mercato e cerca nuovi soggetti non corrotti (fa viaggi in Oriente e in Africa).
Pasolini non nutre più la speranza in un ruolo liberatorio della letteratura, la vecchia figura dell'intellettuale è messa in crisi dai mass media. Anche la poesia è un'illusione. Egli scrive due raccolte di poesie Poesia in forma di rosa (1964) e Trasumanar e organizzar (1971) in cui esprime bene il senso di questa crisi della funzione poetica.Nel 1973 cominciò a collaborare con il Corriere della Sera in cui scrisse caustici e provocatori interventi di polemica culturale, sociale e politica che verranno poi raccolti nel 1975 nell'opera Scritti corsari.
Negli anni Settanta cominciò a scrivere Petrolio, un romanzo molto complesso con cui indagava verità scomode legate all'ENI (azienda petrolifera italiana),ma parlava anche di mafia, fascismo, terrorismo). Fu probabilmente questo romanzo, con cui l'autore svelava verità scomode, il movente dell'omicidio avvenuto all'Idroscalo di Ostia la notte tra l'1 e il 2 novembre del 1975 in cui Pasolini trovò la morte.
Anche Pasolini, come molti scrittori italiani del dopoguerra, abbracciò le ideologie di sinistra. Per lui però il Marxismo fu più che altro uno stimolo all'impegno civile. Egli fu sempre un intellettuale dissenziente, nel Marxismo cercava un antidoto a quella parte decadente e irrazionalistica che sentiva dentro di sé, pur essendo consapevole dell'inconciliabilità tra le due tendenze.
Pasolini ha scritto per tutta la vita ed ha frequentato tutti i generi letterari e culturali. Attraverso diverse forme di scrittura riflette sempre sugli stessi temi e porta avanti una specifica battaglia culturale e politica.
Si confronta sempre con la società circostante e il suo obiettivo è quello di denunciare le storture e di esercitare una forma di controllo e di opposizione nei confronti del potere imperante.
Ad una prima fase ottimistica seguono anni meno fiduciosi, fino ad arrivare agli anni Settanta in cui cerca di scardinare e svelare i meccanismi di potere.LA POETICA Negli anni Cinquanta Pasolini si schiera contro la cultura di massa che rende tutti troppo simili. Secondo lui, il benessere economico senza progresso (quindi senza consapevolezza) non libera gli individui, ma al contrario anestetizza le coscienze e rende schiave le persone delle merci.
La televisione comincia la sua programmazione nel 1954. Da quel momento tutti desiderano le stesse merci e inseguono gli stessi stili di vita.
Si salvano solo coloro che non sono toccati da questa ondata di benessere: i sottoproletari che vivono alla giornata, di stenti. Negli anni Sessanta l'Italia conosce una crescita industriale ed economica senza precedenti, tutta una serie di confort (automobile, frigorifero ... ) si diffodono nelle famiglie. Per Pasolini questo è un dato positivo, ma non gratuito: in cambio della comodità gli individui hanno ceduto la loro più intima identità.LA POETICA Mentre prima gli uomini si sforzavano di essere unici e originali, con la cultura di massa lottano per diventare come gli altri. Pasolini interpreta questo fenomeno come un "genocidio culturale" (come scrisse in un articolo del 1974).
Questo è il tipico atteggiamento borghese. Per Pasolini la borghesia non è solo una classe sociale, ma anche uno stile di vita e un atteggiamento dell'anima.
Negli anni Settanta Pasolini è sconfortato dalla situazione sociale dell'Italia e dell'Occidente in generale. Anche il Sessantotto, che era stato un momento di autentica ribellione, per Pasolini è un movimento borghese, di persone che lottano per ottenere uno spicchio di potere, pur pronunciando parole giuste e condivisibili.LA POETICA Nella poesia "Il PCI ai giovani!", uscita il 16 giugno del 1968 su "L'Espresso", Pasolini commenta gli scontri di Valle Giulia tra studenti e poliziotti avvenuti il 1 marzo del 1968 presso la sede della Facoltà di Architettura dell'Università di Roma. Fu un evento che colpì l'opinione pubblica perché per la prima volta durante le contestazioni del Sessantotto, gli studenti non solo ressero all'urto della polizia ma reagirono pesantemente, aggredendo a loro volta.
, Pasolini, in maniera provocatoria, dichiara di parteggiare per i poliziotti, figli di poveri, dunque i veri proletari, sottoposti alla violenza dell'agiata gioventù borghese che si è presa il "lusso della contestazione". FUORI DALL'UNIVERSITÀ PARTITI & POLIZIA Foto di Marcello Geppetti @ MGMC/dolceVita GALLERYLA POETICA Si tratta di una provocazione alla quale Pasolini non crede perché, secondo la sua visione, anche il proletariato è ormai ostaggio del potere capitalista, pertanto gli scontri di Valle Giulia, come tutte le lotte operaie e studentesche del '68 non possono cambiare nulla. Dunque con questa poesia vuole indicare che non c'è più possibilità di opposizione.
Pasolini comunque non si arrende e continua la sua opera di denuncia scrivendo articoli per il Corriere della Sera. Egli vuole continuare ad essere una coscienza critica all'interno di una società troppo succube dei modelli imperanti. Egli assume un atteggiamento molto più politico, non esitando a schierarsi contro i partiti di governo, soprattutto la Democrazia cristiana.
Si tratta di un volumetto che contiene 15 poesie in dialetto friulano. Pasolini vi ricerca una zona di purezza e autenticità che si sappia svincolare dai dogmi imposti dal potere.
Già la scelta di scrivere in dialetto friulano è un atto di opposizione al regime fascista. Inoltre nel dialetto, Pasolini individua un codice linguistico naturale e incorrotto, dunque sincero. La battaglia culturale e politica di Pasolini è quella di contrastare le aggressioni alla naturalità dell'uomo, salvando tutto ciò che di vero e di autentico c'è, a partire dalla lingua.
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In Ragazzi di vita racconta le vicende di un gruppo di ragazzi delle borgate romane, sono un gruppo di sbandati appartenenti al sottoproletariato. Sono affamati, non hanno progetti per il futuro. Ogni giorno vivono una nuova avventura, tanto che il romanzo è costituito da una serie di bozzetti e ritratti della vita quotidiana che non danno vita ad una trama unitaria e compatta. I ragazzi hanno tutti la stessa importanza narrativa, l'unico che emerge è Riccetto, ma la sua vicenda non è molto diversa da quella degli altri.
Mentre il resto della società è ridotta a una succube schiera di consumatori, i "borgatari", esclusi dalla fiumana del progresso sono sinceri, vitali, puri. Il romanzo è scritto in dialetto romanesco.