Documento di Università su Perché la Teologia? Il Pdf, un documento digitale nativo, esplora il concetto di teologia, in particolare la Teologia Dogmatica, e il suo ruolo nel contesto universitario e culturale occidentale. Questi appunti di Religione sono utili per lo studio autonomo.
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Perché la teologia? · Che cos'è questa disciplina chiamata "Teologia Dogmatica"? · Perché studiare Teologia all'interno di un'Università?
Anche dopo l'inizio della modernità, la cattedra di Teologia è presente nelle principali istituzioni accademiche europee. Sarà solo con la Rivoluzione francese e l'età napoleonica, in un clima culturale segnato da Illuminismo e Positivismo, che le Facoltà di Teologia verranno soppresse, in quanto ritenute incompatibili con quel tipo di investigazione esclusivamente razionale a cui è deputata la missione dell'Università. -> In Italia è del 1873 la legge che prevede la soppressione dell'insegnamento teologico nelle Università del nuovo Stato unitario, mentre in Francia risale al 1885 la soppressione della Facoltà di Teologia presso la Sorbona. L'insegnamento della teologia in Italia è previsto solo nelle Università Pontificie e nelle Facoltà di Teologia erette da diocesi, che rilasciano appositi diplomi riconosciuti dall'ordinamento canonico, e, indirettamente (grazie al Concordato), anche dallo Stato.
Il contributo della teologia in un'istituzione accademica si estrinseca su 3 direttrici:
Anche la teologia riceve un contributo dall'incontro con altri saperi: - > è stimolata a ripensare i contenuti della fede cristiana a contatto con le problematiche sui cui indagano gli altri saperi, e a poterli riproporre mediante sintesi all'altezza del contesto culturale, come già avvenuto (età patristica, rinnovamento teologico del XX secolo).
1LA TEOLOGIA DOGMATICA come ermeneutica della fede ecclesiale Dopo aver affrontato la questione del senso (del "perché") di un insegnamento teologico, capiamo che cos'è la teologia e in particolare la branca della "Teologia Dogmatica". TEO-LOGIA => significa "discorso di Dio" o "Parola di Dio" (theòs = Dio; logos= discorso) dove il genitivo ("di Dio") può indicare l'oggetto/tema su cui verte il discorso (genitivo oggettivo) o il soggetto/autore del discorso stesso (genitivo soggettivo). Nel primo caso si tratta di una parola che l'uomo dice su Dio come tema della sua riflessione; nel secondo di una Parola che Dio dice su di Sé e sul suo mistero all'uomo.
genitivo oggettivo parola che l'uomo dice su Dio Parola di Dio genitivo soggettivo Parola che Dio pronuncia su di Sé . Il primo significato ci riporta all'uso precristiano e pagano del termine "teologia", diffuso ad esempio nel mondo greco. = > Teologi sono detti poeti come Omero, Esiodo o Orfeo, che cantano con i loro poemi le origini del cosmo (Cosmogonie) o degli dei (Teogonie). Teologia viene utilizzato da filosofi come Platone (La Repubblica) e Aristotele (Metafisica) per indicare quella parte della riflessione razionale che si occupa del divino, nell'ambito di una ricerca sui principi primi e il fondamento ultimo di ciò che esiste. Anche nel mondo romano esiste una teologia che non implica alcuna Rivelazione o iniziativa divina, ma rimane nell'ambito di un percorso umano, sia che si tratti di un'attività di carattere poetico (teologia mitica), sia che rientri nell'ambito di un'indagine razionale (teologia naturale), sia che riguardi l'ordinamento della religione all'interno della vita socio- politica (teologia civile).
· In ambito cristiano è soprattutto il secondo significato ad acquistare rilevanza, in collegamento con il mistero dell'auto-comunicazione di Dio nella storia (Rivelazione). La parola teologia sta ad indicare un "discorso" o "parola" umana su Dio, che nasce come risposta a una libera Parola che Dio dice su di Se, facendosi incontro all'uomo e instaurando un dialogo con lui. La diffusione del termine avviene lentamente, proprio per il suo precedente uso pagano, che genera un atteggiamento di diffidenza. - > Nel Nuovo Testamento la parola "teologia" non compare, si preferiscono altre espressioni per indicare l'approfondimento intellettuale della fede: gnosis = conoscenza; sophia = sapienza. - > Il termine inizia a diffondersi tra i Padri dell'ORIENTE CRISTIANO per indicare il mistero trinitario e la riflessione teologica trinitaria; Eusebio di Cesarea (scrittore ecclesiastico del III sec. d. C.) scrive un'opera dal titolo De Ecclesiastica theologia diretta all'approfondimento della comprensione della fede ecclesiale, in cui il termine "teologia" compare per la prima volta come titolo di uno scritto. Nell'OCCIDENTE CRISTIANO la diffusione del termine è più lenta e si preferiscono altre espressioni per indicare l'intelligenza della fede: sermo de divinitate (s. Agostino), doctrina christiana, sacra doctrina (s. Tommaso). - > Sarà solo con la traduzione in latino dell'intero corpo degli scritti de filosofo greco, che il termine inizierà a diffondersi in Occidente. Che cosa si indica quindi con la parola "teologia"? Un'attività di intellectus fidei, cioè uno sforzo di approfondimento e di comprensione ragionata del mistero di salvezza che Dio realizza nella storia dell'uomo, così come 2espresso nella Rivelazione e testimoniato nella professione di fede della comunità ecclesiale.
Dopo aver chiarito il significato della parola "teologia", passiamo ad interrogare il termine "DOGMATICA" => è aggettivo che intende delimitare una specifica area nelle discipline teologiche che ha a che fare con il dogma, cioè con il mistero cristiano rivelato nella storia della salvezza, nei suoi temi e articolazioni fondamentali. -> Dogma è sostantivo che viene dal verbo greco SokEw (latino: dokéo) che significa "ritenere opportuno" e quindi anche "credere". Da questo verbo derivano 2 sostantivi affini ma con significato leggermente distinto:
Nella traduzione greca dell'Antico Testamento, il termine "dogma" indica un decreto o prescrizione legale, in ambito sia profano che religioso. Nel Nuovo Testamento tale espressione ricorre 5vv. con il significato di decisione formale (vincolante) in ambito civile e religioso: è qualificato come «dogma» l'editto imperiale di Cesare Augusto che ordina il censimento su tutta la Terra al momento della nascita di Gesù. A livello ecclesiale il termine viene utilizzato per indicare la decisione presa dal Concilio di Gerusalemme di non imporre ai pagani che si convertivano alla fede cristiana l'osservanza della Legge giudaica. Prima si usa il verbo «sooĘsv» (decidere) con riferimento alla decisione presa, e poi il sostantivo «Soypara> (al plurale) a proposito delle decisioni vincolanti assunte dall'assemblea che vengono trasmesse a tutte le Chiese. - > Si tratta infatti del primo Concilio di tutta la Chiesa in cui viene assunta una decisione ufficiale che ha valore dottrinale e disciplinare per l'intera comunità cristiana.
Il termine DOGMA compare poi anche negli scritti dei Padri apostolici per indicare un insegnamento dottrinale ufficiale e vincolante contenuto nella Rivelazione o proposto come tale dalla comunità ecclesiale: ad esempio nella Didachè («i dogmi del Vangelo», 11,3), in Ignazio di Antiochia («i dogmi del Signore», Lettera ai Maggesi), o nella Lettera di Barnaba dove il termine ricorre con il significato di "decisione", "insegnamento normativo" o "precetto". Il significato di "dottrina insegnata ufficialmente" lo si ritrova negli scritti dei Padri della Chiesa orientali, ad esempio in Origene («i dogmi di Dio», Commento al Vangelo di Matteo) o in Eusebio di Cesarea, che parla di «dogmi della Chiesa» (Historia ecclesiastica) con riferimento all'insegnamento proposto ufficialmente dalla comunità cristiana. Se nel periodo patristico il termine conosce una discreta fortuna sia in Oriente che in Occidente, nel Medioevo è poco utilizzato dai teologi, che preferiscono altre espressioni per indicare l'insegnamento della Rivelazione proposto ufficialmente dalla Chiesa. S. Tommaso parla di "articoli di fede" per indicare i temi e le articolazioni principali del mistero cristiano rivelato nella storia della salvezza. Per lui la teologia è unica, anche se poi si articola in trattazioni distinte, che trovano la loro unità nel fatto di considerare o direttamente il mistero di Dio, o anche le realtà creaturali (es. l'agire umano) alla luce di questo mistero e degli insegnamenti della Rivelazione. 3Sarà solo dopo il Concilio di Trento (1546-1563), in un clima controverso tra Chiesa Cattolica e Comunità nate dalla Riforma segnato dalla riformulazione da parte di queste ultime di temi dell'insegnamento ecclesiale ufficiale, che il termine "dogma" assumerà un significato più specifico, per indicare non il mistero cristiano nel suo insieme, ma singoli aspetti di esso e dell'insegnamento ecclesiale. A questo periodo risale l'affermarsi dell'espressione Teologia Dogmatica per indicare quella branca della riflessione teologica che tenta di penetrare l'insegnamento della Rivelazione nella sua globalità e nelle diverse articolazioni dottrinali di cui si compone. Si parla anche di Teologia sistematica per indicare il tentativo di comprensione e globale del mistero della salvezza, cogliendo i nessi e i collegamenti tra le diverse parti in cui si struttura.
Dio viene incontro all'uomo: la RIVELAZIONE: Il tema della Teologia come discorso (o Parola) che ha Dio come Soggetto, ci porta a soffermarci su aspetti teologico-fondamentali, che riguardano l'iniziativa con cui Dio entra in dialogo con l'uomo, rendendo possibile un'indagine sui temi della fede della Chiesa. È quell'area della riflessione teologica detta "Teologia Fondamentale", che riguarda tematiche come la Rivelazione (e la sua credibilità) e la sua accoglienza da parte dell'uomo. Parlare di "RIVELAZIONE" significa porre una linea di demarcazione tra il Cristianesimo e altre forme di esperienza religiosa che non si concepiscono come risposta a un'iniziativa personale di un Soggetto trascendente: Buddismo, Confucianesimo. Nelle religioni rivelate (Ebraismo, Cristianesimo, Islam, Induismo) si parte da un'iniziativa "esterna"/superiore rispetto al mondo di cui si fa esperienza, anche se poi ci sono diversità sul modo di concepire sia l'iniziativa che l'identità di Colui che ne è Autore.
Un primo modo con cui Dio si annuncia all'uomo, offrendogli un percorso per coglierne l'esistenza, è attraverso la CREAZIONE, che rinvia a un fondamento ultimo trascendente come ragione del suo essere. Che non si possa risalire all'infinito nella ricerca delle cause di ciò che esiste, ma occorra ammettere un principio ultimo da cui deriva tutto il resto; e che la regolarità dei fenomeni naturali faccia pensare a un Essere intelligente e libero all'origine della Creazione; sono orizzonti già intravisti in qualche modo dal pensiero greco, ma resi più evidenti e percepibili nella Rivelazione biblica. L'uomo, essere cosciente e libero, trova le possibilità per cogliere l'esistenza di un Creatore: la sua intelligenza, che lo apre a interrogare il senso profondo di ciò di cui fa esperienza, e il suo desiderio di felicità, che lo dispone alla ricerca di un fine ultimo al di là dei beni limitati che incontra, lo orientano nella direzione di un Principio ultimo trascendente, origine e fine di tutte le cose. La Scrittura ripete costantemente che dalla Creazione l'uomo possa innalzarsi (con le sole capacità naturali) a cogliere l'esistenza del Creatore e lo stesso insegnamento è stato ribadito nella Costituzione Dogmatica Dei Filius del Concilio Vaticano II. La tradizione cristiana conosce anche il termine "Apologetica" (apologia in greco significa "difesa, "giustificazione") per indicare quest'area della riflessione teologica che mostra la plausibilità della fede di fronte alle obiezioni del mondo non credente. 4