Riassunti di storia: Papato, Impero e la Peste nel XII-XIII secolo

Documento di storia su Papato e Impero nel XII-XIII secolo, con focus su Innocenzo III, Federico II e la peste. Il Pdf, utile per la scuola superiore, approfondisce le dinamiche politiche e sociali dell'epoca, offrendo una panoramica concisa e informativa sugli argomenti trattati.

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15 pagine

RIASSUNTI STORIA:
(cap. 6,paragrafo 1-3 cap.7, paragrafi 1-2 cap. 8)
CAPITOLO 6 L’ultimo scontro tra Papato e Impero
Letà di Innocenzo III:
Tra il XII e il XIII secolo il Papato e l’Impero avevano continuato la loro lotta per affermare ognuno la propria
supremazia. I nuovi scontri fra i papi e imperatori avevano avuto come principale teatro l'Italia comunale, i
comuni si erano divisi in due schieramenti dei guelfi e dei ghibellini: i primi consideravano come
suprema autorità il pontefice, i secondi l'imperatore. Alla fine del XII secolo, un nuovo Papa dalla grande
visione politica, Innocenzo III, riprese perfezionò il progetto teocratico di Gregorio VII. Innocenzo III fu il
primo a imporre sul titolo tradizionale di “vicario Di Pietro”,il titolo di “vicario di Cristo”. Ciò significava
affermare che la sua autorità sostituiva quella di Cristo stesso: nella concezione d’Innocenzo,il Papa era al
centro tra Dio e gli essere umani, inferiore a Dio ma superiore all’uomo.
In quanto di vicario Cristo, il Papa riceva da Dio non solo il governo spirituale, ma anche il potere
temporale, e non solo sui territori ecclesiastici, ma su tutta la cristianità. In questo modo Innocenzo III
superava la teoria "delle due spade" e rivendicava la supremazia universale del papato.
Tuttavia, più che un diritto concreto alla sovranità, egli voleva ribadire la superiorità dell'autorità spirituale
su quello temporale. L'imperatore esercitava il suo potere su delega del Papa, l'unico a ricevere
direttamente da Dio la sua autorità. In base a questa superiorità, tutti i governi, anche quello imperiale,
avevano il dovere di confermarsi autorità del pontefice, il quale poteva intervenire nelle questioni
temporali.
Nel caso degli imperatori inoltre era il diritto in esclusiva del Papa consacrarlo, ma anche togliergli la
dignità imperiale in caso di inadeguatezza.
L'ideale teocratico spinse Innocenzo III a inserirsi in tutte le principali vicende politiche del suo tempo,
di cui fu spesso l'arbitro. Alla morte prematura dell'imperatore Enrico VI di Svevia, in Germania era infatti
scoppiata una contesa per il trono fra le principali casate nobiliari.Innocenzo III in un primo tempo favori
Ottone di Brunswick, della casata di Baviera, che incoronò imperatore nel 1209 con il nome di Ottone
IV.
In cambio del sostegno papale Ottone si era impegnato a non avanzare pretese sul regno di Sicilia. Vista
però la scarsa lealtà di Ottone, Innocenzo III nel 1210 lo scomunicò, accusandolo di tradimento. Nello
stesso tempo puntò sul giovane Federico, sperando di trovare in lui un alleato fedele e obbediente. Nel
1214 esortò il re di Francia Filippo II Augusto a prendere le armi contro Ottone IV per contrapporgli
proprio Federico. Sconfitto Ottone nella battaglia di Bouvines, nel 1215 Innocenzo III incoronò Federico II
re di Germania, facendosi promettere di mantenere separate le corone di Germania di Sicilia. Tuttavia, di lì
a poco Federico si sarebbe rivelato tutt'altro che un docile strumento nelle mani della chiesa.
Innocenzo III era profondamente persuaso della legittimità dell'uso della forza contro i nemici della
chiesa. Durante il suo pontificato risuonarono più volte gli appelli per la liberazione di Gerusalemme,
sogno accarezzato anche dopo l’insuccesso della quarta crociata del 1204. Innocenzo III rilanciò anche
l'avanzata cristiana in Occidente, che nel 1212 avrebbe portato i regni iberici cristiani alla vittoria di Las
Navas de Tolosa sui musulmani di Spagna. Altrettanto energica fu la lotta condotta dal Papa per la
repressione delle eresie, al punto che egli bandì una vera e propria crociata contro i càtari.
Innocenzo III inoltre si rivolse con insistenza ai sovrani perché assolvessero il ruolo di braccio secolare
nel perseguitare e sterminare gli eretici all'interno dei loro domini. Nello stesso tempo, attraverso l'attività
legislativa della curia pontificia, il Papa inasprì le pene e soprattutto fissò in una normativa giuridica:
per gli eretici era previsto non solo l’annientamento fisico, ma anche sociale.
La legislazione contro gli eretici servì anche a legittimare le conquiste in Linguadoca della crociata in
corso contro i càtari, ma fu solo una parte dell’imponente opera di riforma morale, giuridica e
amministrativa della Chiesa realizzata durante il pontificato di Innocenzo III.
Quasi tutti i 70 canoni conciliari, oltre a centinaia di leggi raccolte e pubblicate, entrarono nel diritto
canonico, costituendone il corpo centrale almeno fino al concilio di Trento.
Innocenzo III ricorse anche lo strumento tradizionale della predicazione, ma seppe farlo con nuovi
soggetti: favorì infatti la crescita dei nascenti ordini mendicanti. Aveva capito che i frati domenicani e
francescani erano in grado di rendere inefficaci gli attacchi degli eretici contro corruzione del clero e nello
stesso tempo offrivano ai fedeli un modello positivo del clero.
L’Impero di Federico II:
Morto Innocenzo, Federico riuscì, nel 1220, a farsi incoronare imperatore dal suo successore, Onorio III.
Con lui Federico si era impegnato a guidare una nuova crociata in Terrasanta, ma tergiversò a lungo.
Gregorio IX, appena eletto, rinnovò con forza l'appello alla croiata.Con la crociata non intendeva solo
liberare Gerusalemme dai musulmani, ma anche allontanare Federico dall'Italia e tenerlo occupato per
molto tempo. Nel 1227, il Papa, infuriato per gli ulteriori ritardi dell'imperatore, lo scomunicò e
mantenne la scomunica anche quando Federico II finalmente partì per la sesta crociata (1228-1229).
Federico II nel suo lungo regno si disinteressò quasi completamente della Germania, che affidò al figlio
Enrico VII, mentre si dedicò soprattutto a riordinare il regno di Sicilia. Lobiettivo di Federico II era
trasformare il regno in un organismo territoriale e amministrativo unitario e centralizzato.
Per ridurre lo strapotere dei baroni emanò una serie di provvedimenti già nel 1220, con la dieta di
Capua, con la quale ordinò di abbattere tutti i castelli costruiti abusivamente e attuò una revisione
generale dei privilegi. Riuscì così a sottomettere i baroni. Annullò anche le autonomie cittadine e impose
una rigida regolamentazione dei commerci.

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RIASSUNTI STORIA:

(cap. 6,paragrafo 1-3 cap.7, paragrafi 1-2 cap. 8)

CAPITOLO 6 L'ultimo scontro tra Papato e Impero

L'età di Innocenzo III:

Tra il XII e il XIII secolo il Papato e l'Impero avevano continuato la loro lotta per affermare ognuno la propria supremazia. I nuovi scontri fra i papi e imperatori avevano avuto come principale teatro l'Italia comunale, i comuni si erano divisi in due schieramenti dei guelfi e dei ghibellini: i primi consideravano come suprema autorità il pontefice, i secondi l'imperatore. Alla fine del XII secolo, un nuovo Papa dalla grande visione politica, Innocenzo III, riprese perfezionò il progetto teocratico di Gregorio VII. Innocenzo III fu il primo a imporre sul titolo tradizionale di "vicario Di Pietro",il titolo di "vicario di Cristo". Ciò significava affermare che la sua autorità sostituiva quella di Cristo stesso: nella concezione d'Innocenzo, il Papa era al centro tra Dio e gli essere umani, inferiore a Dio ma superiore all'uomo. In quanto di vicario Cristo, il Papa riceva da Dio non solo il governo spirituale, ma anche il potere temporale, e non solo sui territori ecclesiastici, ma su tutta la cristianità. In questo modo Innocenzo III superava la teoria "delle due spade" e rivendicava la supremazia universale del papato. Tuttavia, più che un diritto concreto alla sovranità, egli voleva ribadire la superiorità dell'autorità spirituale su quello temporale. L'imperatore esercitava il suo potere su delega del Papa, l'unico a ricevere direttamente da Dio la sua autorità. In base a questa superiorità, tutti i governi, anche quello imperiale, avevano il dovere di confermarsi autorità del pontefice, il quale poteva intervenire nelle questioni temporali. Nel caso degli imperatori inoltre era il diritto in esclusiva del Papa consacrarlo, ma anche togliergli la dignità imperiale in caso di inadeguatezza. L'ideale teocratico spinse Innocenzo III a inserirsi in tutte le principali vicende politiche del suo tempo, di cui fu spesso l'arbitro. Alla morte prematura dell'imperatore Enrico VI di Svevia, in Germania era infatti scoppiata una contesa per il trono fra le principali casate nobiliari.Innocenzo III in un primo tempo favori Ottone di Brunswick, della casata di Baviera, che incoronò imperatore nel 1209 con il nome di Ottone IV. In cambio del sostegno papale Ottone si era impegnato a non avanzare pretese sul regno di Sicilia. Vista però la scarsa lealtà di Ottone, Innocenzo III nel 1210 lo scomunicò, accusandolo di tradimento. Nello stesso tempo puntò sul giovane Federico, sperando di trovare in lui un alleato fedele e obbediente. Nel 2014 esortò il re di Francia Filippo II Augusto a prendere le armi contro Ottone IV per contrapporgli proprio Federico. Sconfitto Ottone nella battaglia di Bouvines, nel 1215 Innocenzo III incoronò Federico II re di Germania, facendosi promettere di mantenere separate le corone di Germania di Sicilia. Tuttavia, di lì a poco Federico si sarebbe rivelato tutt'altro che un docile strumento nelle mani della chiesa.Innocenzo III era profondamente persuaso della legittimità dell'uso della forza contro i nemici della chiesa. Durante il suo pontificato risuonarono più volte gli appelli per la liberazione di Gerusalemme, sogno accarezzato anche dopo l'insuccesso della quarta crociata del 1204. Innocenzo III rilanciò anche l'avanzata cristiana in Occidente, che nel 1212 avrebbe portato i regni iberici cristiani alla vittoria di Las Navas de Tolosa sui musulmani di Spagna. Altrettanto energica fu la lotta condotta dal Papa per la repressione delle eresie, al punto che egli bandì una vera e propria crociata contro i càtari. Innocenzo III inoltre si rivolse con insistenza ai sovrani perché assolvessero il ruolo di braccio secolare nel perseguitare e sterminare gli eretici all'interno dei loro domini. Nello stesso tempo, attraverso l'attività legislativa della curia pontificia, il Papa inasprì le pene e soprattutto fissò in una normativa giuridica: per gli eretici era previsto non solo l'annientamento fisico, ma anche sociale. La legislazione contro gli eretici servì anche a legittimare le conquiste in Linguadoca della crociata in corso contro i càtari, ma fu solo una parte dell'imponente opera di riforma morale, giuridica e amministrativa della Chiesa realizzata durante il pontificato di Innocenzo III. Quasi tutti i 70 canoni conciliari, oltre a centinaia di leggi raccolte e pubblicate, entrarono nel diritto canonico, costituendone il corpo centrale almeno fino al concilio di Trento. Innocenzo III ricorse anche lo strumento tradizionale della predicazione, ma seppe farlo con nuovi soggetti: favorì infatti la crescita dei nascenti ordini mendicanti. Aveva capito che i frati domenicani e francescani erano in grado di rendere inefficaci gli attacchi degli eretici contro corruzione del clero e nello stesso tempo offrivano ai fedeli un modello positivo del clero.

L'Impero di Federico II:

Morto Innocenzo, Federico riuscì, nel 1220, a farsi incoronare imperatore dal suo successore, Onorio III. Con lui Federico si era impegnato a guidare una nuova crociata in Terrasanta, ma tergiversò a lungo. Gregorio IX, appena eletto, rinnovò con forza l'appello alla croiata.Con la crociata non intendeva solo liberare Gerusalemme dai musulmani, ma anche allontanare Federico dall'Italia e tenerlo occupato per molto tempo. Nel 1227, il Papa, infuriato per gli ulteriori ritardi dell'imperatore, lo scomunicò e mantenne la scomunica anche quando Federico II finalmente partì per la sesta crociata (1228-1229). Federico II nel suo lungo regno si disinteressò quasi completamente della Germania, che affidò al figlio Enrico VII, mentre si dedicò soprattutto a riordinare il regno di Sicilia. L'obiettivo di Federico II era trasformare il regno in un organismo territoriale e amministrativo unitario e centralizzato. Per ridurre lo strapotere dei baroni emanò una serie di provvedimenti già nel 1220, con la dieta di Capua, con la quale ordinò di abbattere tutti i castelli costruiti abusivamente e attuò una revisione generale dei privilegi. Riuscì così a sottomettere i baroni. Annullò anche le autonomie cittadine e impose una rigida regolamentazione dei commerci.Per avere il pieno controllo del territorio del regno, fece edificare una rete di castelli e di fortificazioni difensive. Per avere al suo servizio uomini preparati ed esperti in legge, Federico II fondò a Napoli, nel 1224, un'università: fu la prima del mondo occidentale istituita con un provvedimento regio. Federico sostenne la creazione di molte altre scuole del regno, e dette riconoscimento giuridico alla prestigiosa scuola di medicina di Salerno. Fra il 122 e il 1224 Federico dovette affrontare la ribellione dei saraceni in Sicilia.Li sconfisse e li deportò in massa a Lucerna, nella Puglia settentrionale, cancellandone la presenza in Sicilia; nello stesso tempo, però, permise loro di continuare a vivere secondo le proprie consuetudini e il proprio credo religioso. Questo atteggiamento di tolleranza, del tutto inconsueto per l'epoca, suscitò molte critiche fra i contemporanei. Tuttavia dal punto di vista politico, fu una scelta molto lungimirante: Federico II con la sua clemenza, si guadagnò la devozione dei saraceni di Lucerna, abili arcieri, che divennero la sua fedelissima guardia del corpo. Federico II aveva una personalità fuori dal comune anche perché era cresciuto fra normanni, tedeschi, greci, arabi, ebrei, dunque fra gente di cultura e religione differenti. Uomo intelligentissimo e assai colto, parlava molte lingue, fra le quali l'arabo; apprezzava molto la scienza araba; fece tradurre dall'arabo numerose opere di Aristotele; raccolse intorno a sé un folto gruppo di poeti, conosciuti come i poeti della scuola siciliana, che operavano nella vivace corte di Palermo. Amava inoltre circondarsi di animali esotici e feroci; era un buon conoscitore delle scienze naturali, nutriva una vera passione per la difficile arte della caccia col falcone. La figura di Federico II fu la avvolta fin da subito dal mito, in positivo e in negativo: se la fama delle sue qualità e delle sue imprese suscitò lo stupore dei suoi contemporanei; nello stesso tempo scatenò una violenta campagna diffamatoria da parte dei suoi numerosi nemici, con il Papa in prima fila. Quando,dopo molti ritardi, nel 1228 Federico II partì per la crociata, dovette presto prendere atto delle forze in campo e dell'indebolimento causato dalla condanna pontificia e così, nel 1229, riuscì ottenere dal sultano d'Egitto, con cui aveva intessuto fitti rapporti, la restituzione di Gerusalemme grazie la sull'arma della diplomazia. Il trattato prevedeva una tregua di 10 anni. Contro questa soluzione diplomatica si sollevarono proteste indignate. Il Papa avrebbe voluto aspri combattimenti e non abili trattative.Anche i cronisti musulmani, uomini religiosi, si stupirono del comportamento dell'imperatore a Gerusalemme. Tornato dalla crociata, Federico II riprese l'opera di riordinamento del regno di Sicilia ed emanò nel 1231 a Melfi il "Liber Augustalis", il libro dell'imperatore, noto con Costituzioni menfitane. In esse espose i principi secondo i quali intendeva governare la Sicilia, anche se Federico II le aveva pensate come un "modello per i regni" e per tutto l'impero. L'imperatore, aiutato da una cerchia di esperti giuristi, partecipò personalmente alla scrittura delle leggi, per le quali si estinse largamente al diritto romano, codificato dall'imperatore Giustiniano. Nelle costituzioni Federico II affermò che il suo potere non derivava affatto dal Papa, ma direttamente da Dio.Egli si poneva come erede della tradizione romana. Federico affermò dunque che il compito che Dio e gli uomini gli avevano affidato era quello di guidare il popolo legiferando e garantendo la giustizia.La giustizia divenne di esclusiva pertinenza regia.In nome di questo principio, Federico II proibì la vendetta privata il porto d'armi e introdusse tutele per le donne e minori. Nessuno era al di sopra della legge, neanche il sovrano. Attraverso questa imponente opera di codificazione scritta delle leggi, fu creato un efficiente apparato amministrativo e fiscale.Furono centralizzati e potenziati i tribunali e le magistrature; furono introdotte tasse generali; furono ridotte le decime che la chiesa discuteva sulle entrate dello Stato; furono regolamentati monopoli, i dazi e le imposte. Questa spinta alla centralizzazione del potere temporale e del diritto costituisce forse la novità principale del progetto politico di Federico II. Anche se questo modello venne considerato un'anticipazione dello Stato laico moderno, tuttavia, nelle Costituzioni melfitane erano ben presenti anche retaggi medievali, come l'affermazione di una diseguaglianza giuridica sulla base dell'appartenenza sociale.

FEDERICO II E I COMUNI ITALIANI:

il progetto di riordino del regno di Sicilia suscitò grandi timori in Italia settentrionale. L'imperatore entro subito in conflitto con i Comuni, ai quali revocò, con la dieta di Cremona del 1226, tutte le concessioni che si erano riusciti ad ottenere con Federico Barbarossa.Molte città del centro-Nord, appoggiati da Gregorio IX, costituirono una lega guelfa, ma nel 1237 Federico e i Comuni ghibellini, suoi alleati, la sconfissero a Cortenuova. Papa Gregorio IX si sentiva sempre più minacciato e prendendo a pretesto i presunti soprusi subiti dalla chiesa nel regno di Sicilia, nel 1239 scomunicò ancora una volta l'imperatore. L'atteggiamento divenne ancora più intollerante quando, dopo la morte di Gregorio IX, fu eletto Innocenzo IV, che concentrò tutte le sue forze per distruggere l'imperatore. Nel 1245 il Papa scomunicò per la terza volta l'imperatore. Innocenzo IV bandì una vera e propria crociata contro Federico II . Federico II fu l'unico imperatore ad essere scomunicato per tre volte. Innocenzo si alleò di nuovo con i comuni ostili a Federico II. A Parma, nel 1248, l'esercito dell'imperatore fu clamorosamente sconfitto; l'anno dopo il figlio naturale di Federico, Enzo, fu catturato dai bolognesi e per più di vent'anni, fino alla sua morte, fu tenuto prigioniero nella torre del palazzo del podestà di Bologna. Federico II in quegli anni aveva anche dovuto fare ampie concessioni ai feudatari tedeschi, che si erano ribellati più volte.A capo di queste ribellioni si era posto il suo stesso figlio, Enrico VII. Nel 1350 Federico II morì improvvisamente, forse a causa di infezione intestinale. I sostenitori del Papa iniziato a insinuare che il responsabile della morte dell'imperatore fosse Manfredi, figlio illegittimo di Federico II. Con la morte di Federico II scomparve l'ultimo grande imperatore medievale, definito dai suoi estimatori stupor Mundi, "stupore del mondo".

LA FINE DEL DOMINIO SVEVO IN ITALIA:

Tra i figli di Federico II, fu Corrado IV, già re di Germania dal 1237, a succedere al padre come re di Sicilia; tuttavia non riuscì a farsi incoronare imperatore e morì nel 1254. Manfredi, sospettato della

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