Documento di Università sul Rorschach di coppia, riassunto. Il Pdf esplora l'applicazione del test di Rorschach in psicodiagnostica, con un focus sulla somministrazione di coppia e le sue interpretazioni, utile per studenti universitari di Psicologia.
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Per interpretare qualsiasi strumento psicodiagnostico serve una teoria psicologica di riferimento. Le siglature non bastano.
La teoria alla base del test deve essere congruente con la cornice teorica dello psicologo che sceglie proprio quello specifico strumento.
Il Rorschach è stato prevalentemente usato in psicanalisi e sottende che la patologia sia insita nel soggetto e spesso è stato usato per diagnosticarla. La teoria sistemica invece non spesso fa uso di test, spesso contraria il concetto stesso di valutazione diagnostica supponendo che la patologia abbia le radici in relazioni interpersonali disfunzionali. La diagnosi sarebbe solo un'etichetta priva di significato. L'etichetta diventa solo una matrice d'identità, e genera aspettative congruenti: materializza sintomi che diventano reali. Toglie l'imbarazzo dell'ignoto ma cristallizza la patologia. Inoltre la diagnosi prevede un primo momento di raccolta di informazioni e un secondo di cura e cambiamento. In terapia sistemica invece valutazione e intervento sono vissuti come un unico momento.
Il volume inizialmente presenta il test di Rorschach, e la tecnica di siglatura della Scuola francese.
Poi verranno presentate le prime evoluzioni della terapia sistemica e i primi tentativi di somministrare il Rorschach in modo congiunto, per evidenziare le modalità relazionali che legano tra loro gli individui.
Successivamente viene presentata una famosa modalità di somministrazione congiunta: il Rorschach comune (di Jurg Willi). Serve per codificare le interazioni tra partner. La proposta è di far precedere la somministrazione congiunta dai Rorschach individuali dei partecipanti.
Il quarto capitolo propone possibili letture dei contenuti delle risposte.
Rorschach fu uno psichiatra svizzero che trasformò un gioco diffuso nei salotti dell'epoca (klexografia) in uno strumento diagnostico. Attraverso l'interpretazione libera delle forme è possibile conoscere la personalità degli individui.
In Italia sono diffusi diversi metodi di siglatura.
Macchie d'inchiostro sono fatte scivolare su un foglio, successivamente piegato a metà: nascono macchie simmetriche in cui si possono vedere figure complesse.
Inizialmente le tavole di Rorschach erano più di 10. Sono state pubblicate quelle ambigue, ma al contempo semplici e simmetriche a un'asse verticale. La successione delle tavole è prefissata. Tutte hanno sfondo bianco, 5 hanno macchie grigio-nere, due rosse e grigie, tre policromatiche. Alcune macchie sono compatte e unitarie, altre hanno forma più aperta.
Le tavole 4 e 6 hanno simbologia fallica. Le 7 e 9 femminile-materna. Le tavole grigio-nere (1, 4, 5, 6, 7) sollecitano ansia e depressione; quelle rosso-nere (2 e 3) evocano risposte sessuali ed aggressive; quelle pastello (8, 9 e 10) stimolano la sfera affettiva.
Ogni tavola ha caratteristiche manifeste ed evidenti e delle sollecitazioni latenti, utili per la lettura qualitativa delle risposte.
Il test nasce come test percettivo, non proiettivo. Rorschach metteva in primo piano la percezione rispetto al contenuto. Ne pervengono osservazioni empiriche piuttosto che deduzioni teoriche: è un procedimento ateorico. Per questo successivamente il test si è prestato bene a molte teorie.
Successivamente il test da percettivo diventa tecnica proiettiva strutturale.
Il test è proiettivo se costituito da stimoli ambigui che permettono l'espressione della personalità attraverso la loro definizione. L'indefinitezza dello stimolo offre libertà di interpretazione e sollecita la proiezione di parti di sé: non ci sono risposte giuste o sbagliate.
Proiezione è un termine usato per la prima volta da Freud, per indicare il meccanismo difensivo con cui la persona attribuisce ad altri i propri pulsioni e sentimenti per negarne la consapevolezza. Successivamente lo usa per intendere anche il processo con cui il soggetto costruisce la realtà esterna.
Strutturale significa invece che il test permette di restituire informazioni che permettono di definire la struttura della personalità del soggetto.
In un protocollo normativo le immagini costruite dal soggetto sono una buona oscillazione tra il processo proiettivo (interpretazione, portare all'esterno qualcosa di interno) e percettivo (legato alle caratteristiche fisiche dello stimolo). Non è atteso che il soggetto aderisca eccessivamente allo stimolo o che si stacchi totalmente dalla sua realtà verso una proiezione massiccia.
L'ambiente di somministrazione deve essere luminoso e silenzioso.
Prima della somministrazione serve almeno un breve pre-colloquio, per acquisire qualche informazione sul soggetto.
Sedersi ad angolo, o alla destra del soggetto, permette di vedere in che punto della tavola il soggetto pone lo sguardo. Chi somministra deve scriversi le risposte.
Le tavole sono capovolte sul tavolo, il testista le prende una per volta per darle al soggetto.
Non esiste una consegna univoca, comunque deve essere vaga per stimolare la proiezione.
Quando le tavole terminano, il test non è finito.
La Scuola francese propone di procedere con l'inchiesta, l'inchiesta dei limiti e la prova di scelta.
Il test ora è finito e il soggetto viene congedato.
In seguito dovrà avvenire una restituzione, con un colloquio dedicato.
Il test non può essere considerato separato dalla personalità dell'esaminatore e dell'esaminato, che generano una specifica dinamica interpersonale. Il protocollo quindi è unico, nonostante gli accorgimenti del testista nell'essere neutro e non suggestionante.
Il protocollo, quindi, è unico e irripetibile siccome dipende dalla personalità del soggetto e dell'esaminatore, dallo specifico contesto, dal momento di vita.
Ogni immagine percepita dal soggetto è considerata come una risposta.
Il testista deve annotare ogni parola del soggetto, anche le pause, le variazioni di postura e tono di voce, i commenti.
Primo passo: rileggere il protocollo in assenza del soggetto. Per immergersi in esso emotivamente e qualitativamente prima della siglatura.
La siglatura fornisce un codice che descrive le reazioni del soggetto alle 10 tavole, sulla base delle sue risposte verbali.
Ogni risposta è classificata in base a ...
La localizzazione si stabilisce in base a quale parte della tavola viene usata dal soggetto per costruire l'immagine.
La localizzazione può essere una porzione della macchia o la macchia intera: l'insieme delle indicazioni indica il tipo di appercezione (T.A.).
Ci sono 5 localizzazioni possibili ...