Il Rorschach di coppia: analisi e interpretazione del test in psicologia

Documento di Università sul Rorschach di coppia, riassunto. Il Pdf esplora l'applicazione del test di Rorschach in psicodiagnostica, con un focus sulla somministrazione di coppia e le sue interpretazioni, utile per studenti universitari di Psicologia.

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20 pagine

Il Rorschach di coppia – Riassunto
Introduzione
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CAPITOLO 1. IL TEST DI RORSCHACH: LE ORIGINI E LA TECNICA.
1.1 Una curiosa premessa e inattesi sviluppi
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1.2 Gocce di inchiostro su un foglio
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Anteprima

Introduzione al Rorschach di coppia

Per interpretare qualsiasi strumento psicodiagnostico serve una teoria psicologica di riferimento. Le siglature non bastano.

La teoria alla base del test deve essere congruente con la cornice teorica dello psicologo che sceglie proprio quello specifico strumento.

Il Rorschach è stato prevalentemente usato in psicanalisi e sottende che la patologia sia insita nel soggetto e spesso è stato usato per diagnosticarla. La teoria sistemica invece non spesso fa uso di test, spesso contraria il concetto stesso di valutazione diagnostica supponendo che la patologia abbia le radici in relazioni interpersonali disfunzionali. La diagnosi sarebbe solo un'etichetta priva di significato. L'etichetta diventa solo una matrice d'identità, e genera aspettative congruenti: materializza sintomi che diventano reali. Toglie l'imbarazzo dell'ignoto ma cristallizza la patologia. Inoltre la diagnosi prevede un primo momento di raccolta di informazioni e un secondo di cura e cambiamento. In terapia sistemica invece valutazione e intervento sono vissuti come un unico momento.

Il volume inizialmente presenta il test di Rorschach, e la tecnica di siglatura della Scuola francese.

Poi verranno presentate le prime evoluzioni della terapia sistemica e i primi tentativi di somministrare il Rorschach in modo congiunto, per evidenziare le modalità relazionali che legano tra loro gli individui.

Successivamente viene presentata una famosa modalità di somministrazione congiunta: il Rorschach comune (di Jurg Willi). Serve per codificare le interazioni tra partner. La proposta è di far precedere la somministrazione congiunta dai Rorschach individuali dei partecipanti.

Il quarto capitolo propone possibili letture dei contenuti delle risposte.

CAPITOLO 1. IL TEST DI RORSCHACH: LE ORIGINI E LA TECNICA.

1.1 Una curiosa premessa e inattesi sviluppi

Rorschach fu uno psichiatra svizzero che trasformò un gioco diffuso nei salotti dell'epoca (klexografia) in uno strumento diagnostico. Attraverso l'interpretazione libera delle forme è possibile conoscere la personalità degli individui.

In Italia sono diffusi diversi metodi di siglatura.

1.2 Gocce di inchiostro su un foglio

Macchie d'inchiostro sono fatte scivolare su un foglio, successivamente piegato a metà: nascono macchie simmetriche in cui si possono vedere figure complesse.

Inizialmente le tavole di Rorschach erano più di 10. Sono state pubblicate quelle ambigue, ma al contempo semplici e simmetriche a un'asse verticale. La successione delle tavole è prefissata. Tutte hanno sfondo bianco, 5 hanno macchie grigio-nere, due rosse e grigie, tre policromatiche. Alcune macchie sono compatte e unitarie, altre hanno forma più aperta.

Le tavole 4 e 6 hanno simbologia fallica. Le 7 e 9 femminile-materna. Le tavole grigio-nere (1, 4, 5, 6, 7) sollecitano ansia e depressione; quelle rosso-nere (2 e 3) evocano risposte sessuali ed aggressive; quelle pastello (8, 9 e 10) stimolano la sfera affettiva.

Ogni tavola ha caratteristiche manifeste ed evidenti e delle sollecitazioni latenti, utili per la lettura qualitativa delle risposte.

  • Tavola 1: scura, compatta, unitaria. Essendo la prima tavola, il soggetto è posto di fronte all'ignoto, in una situazione ansiogena. Imago materna, nei suoi aspetti onnipotenti, contenitivi, minacciosi o fallici. La tripartizione dell'immagine può stimolare la costruzione di scene relazionali. L'emozione è disforica, raramente euforica.
  • Tavola 2: compatta, colori nero e rosso. Sono stimolate pulsioni aggressive e sessuali. Tavola sensibile all'angoscia. La macchia è bilaterale e quindi stimola la rappresentazione di relazioni.
  • Tavola 3: tavola bilaterale ed aperta, nera e rossa. La tavola rimanda alla rappresentazione di sé e delle relazioni. Il rosso sollecita le pulsioni. Emotivamente in genere suscita sollievo.
  • Tavola 4: scura, compatta, nera con sfumature grigie. In genere prevale una visione d'insieme. Simbologia sessuale sia femminile che (soprattutto) maschile. Emotivamente è disforica. Ansia e depressione. La sollecitazione latente rimanda alla forza e alla figura maschile, paterna, autoritaria, o all'imago materna.
  • Tavola 5: nera, compatta, in genere percepita come unitaria. È a metà test. La macchia è facilmente riconducibile alla realtà esterna: si riflette il rapporto del soggetto col reale e il suo vissuto di integrità psichica e somatica. È la prova fondamentale dell'esame di realtà. Reazione emotiva neutra.
  • Tavola 6: sfumato, grigio, compatto. Spesso percepita come unità. Emozioni negative legate alla difficoltà di ricondurre lo stimolo ad una forma condivisibile e alle implicazioni sessuali della tavola, con richiami alla mascolinità e femminilità.
  • Tavola 7: ampia, bilaterale, aperta, struttura tripartita. Simbologia femminile e materna.
  • Tavola 8: colori pastello, compatta. In genere le due appendici rosa sono ricondotte ad esseri viventi. Emotività positiva. Il colore rimanda al mondo emotivo ed affettivo. La tavola è permeata dalle relazioni e dal sociale: è la tavola della socializzazione, testimonia l'investimento affettivo che il soggetto ha sull'ambiente. Per le due macchie laterali, con forte richiamo alla realtà, è anche considerata tavola della realtà.
  • Tavola 9: colori pastello, bilaterale, tripartito in base a 3 colori separati. È la tavola che provoca più rifiuto e scelte negative, per la difficoltà a trovare forme note nelle macchie. Per questo stimola anche particolarmente la creatività. Forte richiamo alla maternità: è detta tavola intra-uterina. La reazione emotiva dipende dalla resistenza o accettazione del soggetto rispetto al richiamo simbolico della tavola.
  • Tavola 10: colori pastello, ampiamente bilaterale. È l'ultima tavola: tavola della separazione. Rimanda alla capacità del soggetto di chiudere e alla sua possibilità di reagire alla dispersione. Il tono emotivo è positivo o negativo a seconda della reazione a queste due caratteristiche.

1.3 Le macchie tra percezione e proiezione

Il test nasce come test percettivo, non proiettivo. Rorschach metteva in primo piano la percezione rispetto al contenuto. Ne pervengono osservazioni empiriche piuttosto che deduzioni teoriche: è un procedimento ateorico. Per questo successivamente il test si è prestato bene a molte teorie.

Successivamente il test da percettivo diventa tecnica proiettiva strutturale.

Il test è proiettivo se costituito da stimoli ambigui che permettono l'espressione della personalità attraverso la loro definizione. L'indefinitezza dello stimolo offre libertà di interpretazione e sollecita la proiezione di parti di sé: non ci sono risposte giuste o sbagliate.

Proiezione è un termine usato per la prima volta da Freud, per indicare il meccanismo difensivo con cui la persona attribuisce ad altri i propri pulsioni e sentimenti per negarne la consapevolezza. Successivamente lo usa per intendere anche il processo con cui il soggetto costruisce la realtà esterna.

Strutturale significa invece che il test permette di restituire informazioni che permettono di definire la struttura della personalità del soggetto.

In un protocollo normativo le immagini costruite dal soggetto sono una buona oscillazione tra il processo proiettivo (interpretazione, portare all'esterno qualcosa di interno) e percettivo (legato alle caratteristiche fisiche dello stimolo). Non è atteso che il soggetto aderisca eccessivamente allo stimolo o che si stacchi totalmente dalla sua realtà verso una proiezione massiccia.

1.4 Il contesto diadico di somministrazione

L'ambiente di somministrazione deve essere luminoso e silenzioso.

Prima della somministrazione serve almeno un breve pre-colloquio, per acquisire qualche informazione sul soggetto.

Sedersi ad angolo, o alla destra del soggetto, permette di vedere in che punto della tavola il soggetto pone lo sguardo. Chi somministra deve scriversi le risposte.

Le tavole sono capovolte sul tavolo, il testista le prende una per volta per darle al soggetto.

Non esiste una consegna univoca, comunque deve essere vaga per stimolare la proiezione.

Quando le tavole terminano, il test non è finito.

La Scuola francese propone di procedere con l'inchiesta, l'inchiesta dei limiti e la prova di scelta.

  • Inchiesta: permette di chiarire al testista le modalità con cui è stata costruita una risposta. L'ansia è scemata e quindi può darsi che il soggetto fornisca un maggior numero di risposte e immagini nuove. Si chiedono anche chiarimenti per la siglatura.
  • Inchiesta dei limiti: è necessaria se è assente un'immagine che statisticamente ci si aspetta di trovare in un protocollo, o quando una componente della costruzione delle risposte, come il colore, non viene mai usato. Il testista chiede al soggetto esplicitamente di usare l'elemento mancante o di individuare nella macchia l'immagine suggerita.
  • Prova di scelta: si chiede di scegliere le due tavole preferite e le due spreferite, per verificare la concordanza o discordanza tra la scelta dichiarata e la maggiore o minore riuscita nella costruzione delle risposte alle tavole.

Il test ora è finito e il soggetto viene congedato.

In seguito dovrà avvenire una restituzione, con un colloquio dedicato.

Il test non può essere considerato separato dalla personalità dell'esaminatore e dell'esaminato, che generano una specifica dinamica interpersonale. Il protocollo quindi è unico, nonostante gli accorgimenti del testista nell'essere neutro e non suggestionante.

Il protocollo, quindi, è unico e irripetibile siccome dipende dalla personalità del soggetto e dell'esaminatore, dallo specifico contesto, dal momento di vita.

1.5 Dove? Come? Cosa? Tre domande per siglare un protocollo

Ogni immagine percepita dal soggetto è considerata come una risposta.

Il testista deve annotare ogni parola del soggetto, anche le pause, le variazioni di postura e tono di voce, i commenti.

Primo passo: rileggere il protocollo in assenza del soggetto. Per immergersi in esso emotivamente e qualitativamente prima della siglatura.

La siglatura fornisce un codice che descrive le reazioni del soggetto alle 10 tavole, sulla base delle sue risposte verbali.

Ogni risposta è classificata in base a ...

  • dove è localizzata sulla tavola (localizzazioni).
  • cosa ha suscitato tale risposta (determinanti).
  • oggetto (contenuti).
  • eventualmente si aggiunge una sigla legata alla frequenza con cui la risposta appare nella popolazione di riferimento (banalità/originalità del contenuto).
  • se presenti, possono essere codificate alcune verbalizzazioni con cui il soggetto arricchisce le risposte (fenomeni particolari).

1.5.1 Dove? Il tipo di appercezione.

La localizzazione si stabilisce in base a quale parte della tavola viene usata dal soggetto per costruire l'immagine.

La localizzazione può essere una porzione della macchia o la macchia intera: l'insieme delle indicazioni indica il tipo di appercezione (T.A.).

Ci sono 5 localizzazioni possibili ...

  • Globale (G).
  • Dettaglio (D).
  • Dettaglio di dettaglio (Dd).
  • Dettaglio bianco (Dbl).
  • Dettaglio oligofenico (Do).
  1. Globale: interpretazione della macchia totale. Circa metà delle risposte del soggetto dovrebbero essere globali. G indica la capacità di avere una visione di insieme. G+ indica qualità positiva: l'immagine è ben costruita e riconoscibile, ci sono anche capacità di sintesi e integrazione. Le G ban (banali) indicano la capacità di descrivere la realtà. Se le risposte sono invece confuse, imprecise, bizzarre, indicano una disorganizzazione del pensiero, distacco dalla realtà.
  2. Dettaglio: risposte che si riferiscono a parte della macchia. Statisticamente sono, di nuovo, la metà delle risposte del soggetto (in condizioni normative). Le D evidenziano il pensiero analitico.
  3. Dettaglio di dettaglio: immagini molto piccole, delimitate in modo inusuale o bizzarro. Se queste risposte sono frequenti c'è orientamento all'estrema scrupolosità, all'incapacità di staccare il pensiero dalle minuzie.
  4. Dettaglio bianco. Il bianco è lo sfondo, ma a volte è usato per formulare la risposta. Chi si sofferma sul bianco si oppone alla consegna. Devono essere risposte rare e infrequenti.
  5. Dettaglio oligofrenico. Una parte viene vista isolatamente invece che inglobata in un tutto. Si riferisce ad un ritaglio di un contenuto banale. Segnala inibizione del pensiero legato a problematiche della sfera affettiva.

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