Documento dall'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo sulle tecniche calcografiche d'incisione diretta. Il Pdf riassume la preparazione della lastra, gli strumenti come bulino e puntasecca, e i processi di inchiostrazione e stampa, con una sezione storica sull'evoluzione del bulino. Utile per lo studio universitario di Arte.
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Il termine calcografia definisce quelle tecniche di incisione in incavo che prevedono come supporto una lastra di metallo, il rame è stato il preferito fin dall'antichità. In questo ambito confluiscono sia le tecniche di incisione diretta, sia i procedimenti di incisione indiretta. L'elemento che distingue la calcografia dalla più antica xilografia è il principio tecnico. Nella xilografia i rilievi stampanti vengono "risparmiati" dall'intagliatore e inchiostrati in superficie, mentre nell'incisione calcografica i segni vengono incavati nel metallo e successivamente riempiti di inchiostro per essere trasferiti sul foglio di carta. La calcografia ebbe origine nella prima metà del Quattrocento e si sviluppo costantemente. Le invenzioni dei grandi maestri da allora in poi furono conosciute e apprezzate da un pubblico sempre più vasto grazie alla loro traduzione calcografica: il patrimonio iconografico prodotto dall'incisione costituisce una delle principali forme di documentazione della cultura occidentale.
Preparazione della lastra: la lastra di metallo prima di essere elaborata va trattata in modo da presentare una superficie perfettamente levigata. Dopo di che vanno smussati i bordi della lastra, per evitare che questi rimangano sporchi di inchiostro o che lacerino il foglio di carta. Il rame è stato a lungo il metallo preferito dagli incisori e ancora oggi viene utilizzato, ma già dall'800 si iniziarono a sperimentare metalli diversi, soprattutto l'acciaio, lo zinco e l'ottone fino ad arrivare in tempi più recenti a materiali come il piombo e il plexiglass.
Il trasporto del disegno = un artista prima di incidere la lastra deve realizzare un disegno preparatorio, ma non sempre l'autore del disegno sarà anche l'esecutore dell'intaglio, in passato erano figure professionali ben precise. Il primo metodo di trasporto è il più semplice da un punto di vista operativo: 1) il foglio su cui è realizzata l'immagine è sovrapposta alla lastra da incidere e, con una punta affilata, l'incisore perfora le linee di contorno della figurazione necessarie. Successivamente viene cosparsa sul rame una mistura di nero fumo e olio per rendere evidente l'immagine trasportata. 2) più complesso ma più usato è il metodo del trasporto a sanguigna = presuppone la preparazione della lastra con la cera per acquaforte. Con la polvere di sanguigna si cosparge il verso del foglio del disegno da trasportare, poi il foglio viene sovrapposto alla superficie della lastra e con una punta non tagliente si ricalcano i contorni dell'immagine. Per non insudiciare con la polvere di sanguigna il disegno si può interporre tra l'originale e la superficie della lastra un foglio intonso preparato a sanguigna che verrà usato a mo' di carta copiativa.
Il bulino = la tecnica originaria. Il bulino fu soprattutto legato alla tecnica del niello. Il bulino è uno strumento che consiste in una barretta d'acciaio temperato a sezione quadrangolare, con un'estremità troncata obliquamente e l'altra inserita in un manico di legno a forma di fungo. Le peculiarità grafiche del segno ottenuto con il bulino sono caratterizzate da un tracciato che può essere sottile, netto o modulato nella sua lunghezza. I vari tipi di bulino a disposizione degli incisori permettono d'ottenere solchi più o meno sottili a seconda della sezione dello strumento (il bulino a becco fine, il bulino quadro o a becco largo). La qualità definitiva dei tagli è determinata anche da altri fattori quali la pressione diversificata sullo strumento e la pratica del rientro nei segni: operazione che si effettua reincidendo un tracciato già eseguito con dei bulini di differente forma e dimensione. L'intaglio al bulino è estremamente complesso da un punto di vista operativo, ed è complesso anche costruire le forme attraverso precise geometrie segniche. La linea prodotta dal bulino segue un percorso nel quale non è ammessa nessuna improvvisazione che turberebbe il rigore degli incroci. Non di rado l'intagliatore deve correggere alcune parti dell'inciso già definite. Gli strumenti idonei a tale scopo sono il raschietto e il brunitoio, con il primo l'incisore esercitera una azione meccanica di raschiatura mentre, con il secondo leviga ed omogeneizza la parte abrasa.
La puntasecca = Per la tecnica a puntasecca, che prende il nome dallo stilo affilatissimo d'acciaio con il quale si lavora, è opportuno fare una premessa. Nell'accezione contemporanea del termine, la puntasecca indica opere grafiche caratterizzate da un segno vellutato, dai neri profondi e morbidi determinati dalle barbe. Per quanto riguarda l'incisione che va dagli esordi e fino alla fine del XVI secolo, la puntasecca svolse un ruolo del tutto diverso, era usata per delineare il disegno preparatorio sul rame da incidere, oppure quale sussidio grafico per altre tecniche. Le barbe che caratterizzano la puntasecca non hanno una lunga durata, si schiacciano rapidamente durante le operazioni di stampa, non più di 15-20 copie rispettano il progetto originario e tale limite non era accettabile ai tempi. Da un punto di vista operativo la puntasecca è una tecnica apparentemente semplice, consiste nello scalfire la superficie della lastra con la punta Document shared on https://www.docsity.com/it/le-tecniche-calcografiche-d-incisione-diretta-riassunto/5524517/ Downloaded by: _ Rachi103_(ribighini.rachele@gmail.com)acuminata dello strumento e tale semplicità permette di disegnare con estrema libertà. Per raggiungere risultati più sofisticati si è ricorso anche a punte diversificate nei materiali, in particolare la punta di diamante offre la possibilità di ottenere raffinatissimi tracciati o campiture tonali irraggiungibile con la ortodossa punta d'acciaio. Gli strumenti ausiliari per tale tecnica sono il raschietto triangolare e il brunitoio.
La maniera nera = Fu probabilmente il tedesco Ludwing Von Siegen intorno al 1640 ad inventare il procedimento alla maniera nera. Tale tecnica consisteva nel granire completamente la lastra con punzoni, rotelle dentate e tutto ciò che poteva produrre dei sollevamenti del metallo e delle asperità sulla superficie della lastra. Dopo la preparazione della lastra si iniziava a realizzare la figurazione per mezzo di raschietti e brunitoi, abbassando gradualmente e proporzionalmente la granitura. Si procede partendo dai neri profondissimi fino ad arrivare a dei chiari perfetti, il tutto intervallato da infiniti e quasi impercettibili passaggi chiaroscurali. Nel 1671 l'olandese Blooteling costruì uno strumento particolare a forma di mezzaluna seghettata, impugnato il manico di legno si fa avanzare con andamento basculante sulla lastra lungo percorsi ben precisi più volte fino ad ottenere una superficie completamente ruvida. Il lavoro di preparazione della lastra per l'incisione a maniera nera è lungo e tedioso, e per problematiche affini alla puntasecca non permette lunghissime tirature.
La maniera a lapis o rotella = La tecnica consiste nell'imitare un disegno a matita per mezzo di rotelle godronate la cui superficie esterna presenta delle asperità più o meno regolari. Operando con movimenti continui o di andirivieni si produrranno sul rame una sorta di piccoli punti e tacche che in stampa creeranno un effetto simile a quello della matita sulla carta. Questa tecnica può essere utilizzata a secco oppure sulla lastra preparata per acquaforte e successivamente incisa per mezzo dell'acido.
Il punteggiato o puntinato = Il linguaggio tipico di questa tecnica si esprime per mezzo dell'addensamento e della rarefazione di punti incisi più o meno profondamente sulla lastra. Eseguiti con il bulino, con la puntasecca o con il punzone, permettono di realizzare campiture tonali diversificate con passaggi chiaroscurali estremamente sfumati. Con questo particolare procedimento non si determina una asportazione di metallo, bensì uno spostamento dello stesso lungo i bordi degli incavi puntiformi tanto da creare delle micro-asperità che possono essere rimosse con il raschietto.
Inchiostrazione e stampa L'inchiostrozione della matrice incisa e la sua impressione sul foglio sono operazioni tutt'altro che marginali e meccaniche. La stampa oltre ad essere la naturale conseguenza del progetto figurativo espresso su lastra è anche un momento di controllo del lavoro eseguito. Per questo non è raro imbattersi in diverse prove di stato. La carta per stampare e incisione calcografiche deve possedere dei requisiti particolari, primo tra tutti la plasticità: la carta deve penetrare negli intagli e pescare l'inchiostro in essi contenuto, dunque la carta sarà prevalentemente costituita da cascami di stoffe come ad esempio il lino o il cotone (dall'avvento della cellulosa in poi le cartiere hanno prodotto appositamente carta per calcografia). Per incrementare ulteriormente la plasticità la carta viene inumidita prima dell'impressione. Esistono diversi tipi di carta come diverse cartiere che la producono, alcune delle quali continuano a contrassegnare i loro prodotti con le filigrane dalle quali si può risalire all'epoca di produzione del foglio ed essere quindi aiutanti nella datazione di un esemplare antico e nell'individuazione dell'autore dell'opera. L'inchiostro calcografico è generalmente composto da pigmento colorato mescolato con olio di lino o di noce, generalmente di colore nero. Prima di essere utilizzato l'inchiostro va lavorato con una spatola su una superficie di marmo o di vetro per restituirgli l'originaria pastosità, e all'occorrenza si può diluire con gli stessi oli utilizzati per l'impasto originale. Originariamente la matrice veniva inchiostrata per mezzo spingendo, per mezzo di un tampone di pelle, l'inchiostro nei solchi, oggi il tampone può essere sostituito da spatole di cartone o di plastica. Durante l'inchiostrozione la matrice viene posizionata su una fonte di calore in modo che l'inchiostro entri meglio nei solchi, soprattutto in quelli più sottili. Nella fase successiva si inizia a rimuovere l'inchiostro in eccesso con un batuffolo di tarlatana e poi si prosegue con la pulitura utilizzando il palmo della mano cosparso di bianco di spagna per sgrassarlo. Prima di adagiare la matrice sul piano del torchio dovranno essere perfettamente puliti anche i bordi della lastra. Dalla seconda metà del XVIII secolo si iniziano ad adottare accorgimenti per ottenere degli effetti che esaltino alcune articolarità grafiche: alcuni di questi prevedono la possibilità di lasciare sulla matrice un leggero e uniforme velo di inchiostro (stampa a fondino), oppure si userà la tarlatana, dopo la pulitura a palmo, per rialzare l'inchiostro contenuto in alcuni incavi (stampa a palmo rimosso), o ancora la pulitura a velo eseguita solo ed esclusivamente con la tarlatana.