Slide dall'Università degli Studi di Ferrara su Linguistica Italiana: Morfologia flessiva e lessicale. Il Pdf, adatto a studenti universitari di Lingue, esplora la struttura interna delle parole, i processi di derivazione e composizione, con esempi di suffissi e la loro produttività.
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LINGUISTICA ITALIANA
(L-FIL-LET/12)
Lezione 2 - Morfologia flessiva e lessicale.
Derivazione e composizioneLa MORFOLOGIA studia la struttura interna delle parole.
L'elemento di analisi è il MORFEMA, cioè il più piccolo elemento dotato di significato
(solo grammaticale, in questo caso) di cui si compongano le parole.
Il MORFO è la parte fonologica del morfema; il morfema è invece l'unità di significato
(anche soltanto grammaticale). A un morfo possono corrispondere due o più morfemi:
per es. alber-i, in cui -i significa 'maschile' e 'plurale'.
Esistono morfemi lessicali e morfemi grammaticali, i primi oggetto di interesse della
morfologia lessicale, i secondi della morfologia flessiva
Fabio Romanini - Linguistica italiana
2 - Morfologia flessiva e lessicale
La caratteristica di far corrispondere più morfemi a un morfo identifica la lingua italiana
come lingua FLESSIVA. In altre lingue, dette AGGLUTINANTI (per es. turco o giapponese), il
rapporto è di uno-a-uno.
Esistono poi allomorfi: per es., nel paradigma del v. venire si hanno forme con dittongo
(vieni, viene) e forme monottongate (vengo, venite). Questi allomorfi hanno distribuzione
complementare e si dicono condizionati (non liberi).
Fino all'Ottocento la lingua italiana era invece ricca di polimorfismi, cioè di allomorfi liberi:
egli, lui, esso, elli, el, e', ello, gli, desso. Oppure le forme verbali amarono, amaro, amarno,
amorno, amorono.
L'impulso alla riduzione dei doppioni origina dagli studi di Manzoni sul testo dei Promessi
sposi.
Fabio Romanini - Linguistica italiana
2 - Morfologia flessiva e lessicale
Considerandone la TIPOLOGIA LINGUISTICA, nella morfologia della lingua italiana sono
compresenti strati antichi, flessivi e sintetici, e innovazioni di epoca romanza, di tipo
analitico. È quindi avvenuta una
«trasmigrazione di funzioni dalla morfologia flessiva (interna alla parola) alla morfosintassi
(cioè alla combinazione di due o più elementi tradizionalmente considerati come parole
distinte)». (Pieroni 2010)
Dal latino all'italiano si è perso il sistema dei casi, cioè dei morfemi che segnalavano la
funzione logica della parola nella frase. In italiano si sono verificati riaggiustamenti sintattici,
cioè l'irrigidimento dell'ordine normale delle parole - SVO nella nuova lingua,
tendenzialmente SOV ma molto più libero in latino. Inoltre sono nati nuovi tempi verbali
(per es. il passato prossimo) e anche nuovi modi (il condizionale).
Fabio Romanini - Linguistica italiana
2 - Morfologia flessiva e lessicale
Morfologia nominale. Flessione per numero.
Morfologia aggettivale. Flessione per numero e genere. Modalità del plurale.
L'assegnazione del genere ai nomi inanimati è arbitraria: in it. il sole, la luna; in ted. die Sonne,
der Mond.
La morfologia verbale richiede la flessione di tempo, modo e persona (singolare o plurale,
dunque anche del numero).
I modi del verbo italiano sono 7, di cui 4 finiti (indicativo, congiuntivo, condizionale,
imperativo) e 3 indefiniti (infinito, gerundio, participio). Il MODO è l'atteggiamento del
parlante verso l'enunciato.
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2 - Morfologia flessiva e lessicale
I modi sono generalmente legati a proprietà semantiche ben definite; ma è possibile
anche un uso modale dei tempi verbali (es. futuro epistemico: hanno bussato alla porta:
sarà Marco).
La possibilità di distinguere tra azioni concluse e non concluse è l'ASPETTO. L'aspetto non
è codificato morfologicamente in italiano (non ci sono marche aspettuali): esistono però
strutture perifrastiche (cioè analitiche), come quella progressiva (sto/stavo guidando).
La struttura progressiva indica un'azione non conclusa, e dunque non è compatibile con i
verbi perfettivi (*stetti guidando), che indicano un'azione delimitata nel tempo.
Alcuni interfissi verbali informano su modalità e hanno un valore aspettuale tenue: studi-
acchi-are, cant-icchi-are, gioch-erell-are ecc.
Fabio Romanini - Linguistica italiana
2 - Morfologia flessiva e lessicale
La morfologia lessicale rende possibile l'ampliamento del lessico mediante procedure di
DERIVAZIONE e COMPOSIZIONE. Circa un terzo del vocabolario di base dell'italiano è il
risultato di queste procedure di neoformazione lessicale (diventa la metà se consideriamo
il lessico esteso dell'italiano).
DERIVAZIONE = aggiunta di un affisso a una parola base. Gli affissi prendono il nome di
PREFISSI se precedono la base, o di SUFFISSI se la seguono. Esistono alcuni INTERFISSI, per
i verbi valutativi o per quelli incoativi latini (alcuni della terza coniugazione italiana: fin-isc-
o, cap-isc-o, ecc.).
Diversamente dalla prefissazione, la suffissazione opera un cambio di categoria
grammaticale. Inoltre può essere ricorsiva, cioè una parola suffissata può accogliere un
ulteriore suffisso e cambiare nuovamente di categoria (per es .: organo > organizzare >
organizzazione).
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2 - Morfologia flessiva e lessicale
PRODUTTIVITÀ DEI SUFFISSI
Formazione di verbi
Formazione di nomi
(segue)
Formazione di aggettivi:
è comodosa è sciccosa è risparmiosa
è scattosa
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2 - Morfologia flessiva e lessicale
Jumbo Jet. Morsoso, succhioso, leccoso.
Motta
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2 - Morfologia flessiva e lessicale
Nelle lingue speciali possono essere usati prefissoidi e suffissoidi, cioè parole greche o
latine che svolgono una funzione morfologica. Se unite insieme, si dicono confissi:
glottologia, sociopatia, ecc.
La PREFISSAZIONE non modifica la categoria grammaticale, ma aggiunge alla base
informazioni di natura:
L'ALTERAZIONE è una procedura di suffissazione che non da luogo a derivati veri e propri,
ma offre la valutazione del parlante riguardo a una parola, o all'oggetto indicato.
Si può avere una valutazione sulle dimensioni, tramite accrescitivi o diminutivi
(quadernone, fogliettino), sulla bellezza/simpatia oppure bruttezza/degrado (amichetto,
tesoruccio, e ragazzaccio, quartieraccio).
L'alterato può avere fortuna e diventare una parola stabile del lessico. Avviene allora una
LESSICALIZZAZIONE. Per es .: finestrino, rosone, fiorino e fioretto (che hanno indotto a
creare un nuovo diminutivo di fiore combinando due suffissi: fiorellino).
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