Quando le persone diventano cose: oggettivazione sessuale, psicologia, UNITO

Documento dall'Università di Torino (unito) su "Quando le persone diventano cose". Il Pdf esplora il concetto di oggettivazione sessuale, le sue conseguenze sulla salute mentale e le funzioni sessuali, e i fattori che influenzano l'auto-oggettivazione, come i media e i gruppi sociali, per gli studenti di Psicologia.

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20 pagine

Quando le persone diventano cose
Psicologia Sociale
Università di Torino (UNITO)
19 pag.
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QUANDO LE PERSONE DIVENTANO COSE - PACILLI
CAPITOLO 1 – QUANDO L’ALTRO DIVENTA UN OGGETO AI NOSTRI OCCHI
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Quando l'altro diventa un oggetto ai nostri occhi

L'oggettivazione sessuale può essere intesa come un aspetto specifico di un fenomeno più generale, l'oggettivazione, che si verifica quando una persona percepisce e tratta un'altra persona alla stregua di un oggetto.

Si parla di oggettivazione sessuale per la prima volta con Kant, il quale afferma che si può parlare di oggettivazione sessuale tutte le volte in cui una persona è considerata non più come un fine in se, ma solo come un mezzo per il soddisfacimento del piacere sessuale altrui.

L'oggettivazione sessuale comporta per definizione una negazione e uno svilimento dell'umanità. Lo status di una persona passa da soggetto a oggetto: la persona, dunque, non solo è trattata come un oggetto d'appetito, ma è trasformata a tutti gli effetti in una cosa e quindi degradata nella sua dignità, con il mancato riconoscimento della sua autonomia e della sua soggettività.

((Un esempio di oggettivazione sessuale si ha secondo Dworkin e Mackinnon nella pornografia:essa descrive e trasforma le donne in oggetti sessuali sempre accessibili e disponibili. La pornografia è infatti una pratica di umiliazione delle donne, in cui l'eccitamento maschile si alimenta e accresce nell'osservare l'umiliazione femminile. La pornografia mostra scenari in cui la donna è rappresentata in un ruolo di inferiorità rispetto all'uomo e trasforma la donna in oggetti sessuali desiderosi di essere considerati come tali e sessualmente appagati dall'umiliazione e dalla violenza. La pornografia insegna dunque come le donne devono essere trattate non solo a livello sessuale, ma anche a livello sociale più ampio: essa dunque rinforza e perpetua la discriminazione di genere tramite l'umiliazione sessuale e lo svilimento delle donne.))

Per la Mackinnon oggettivare sessualmente qualcuno vuol dire imporre su quella persona un significato sociale che non solo definisce la stessa come oggetto sessuale, ma ne permette l'uso in quanto tale, sancendo la sua subalternità a livello sociale.

È quindi fuori dubbio che il tema dell'oggettivazione sessuale sia legata al tema delle disuguaglianze di genere.

La Bartky presenta un'altra definizione di oggettivazione sessuale: essa si presenta tutte le volte in cui le parti sessuali del corpo di una persona o le sue funzioni sessuali sono artificialmente separate dal resto della persona, ridotte allo status di mero strumento e considerate come in grado di rappresentarla e descriverla nella sua interezza.

In questa definizione si distingue l'oggettivazione come: -processo: separare le parti sessuali del corpo di una persona o le sue funzioni sessuali dal resto della persona stessa -esito: la riduzione allo status di mero strumento di quelle parti e della persona tutta.

La Nussbaum individua le sette dimensioni per descrivere il concetto di oggettivazione sessuale. Oggettivare comporta trattare l'altro:

  1. come uno strumento per il raggiungimento dei propri fini (strumentalità)
  2. come se non avesse un'autonomia e capacità di autodeterminazione (negazione dell'autonomia)
  3. come privo di agentività (inerzia)
  4. come se fosse interscambiabile con oggetti dello stesso tipo o con altri oggetti (fungibilità)
  5. come se fosse privo di confini e di integrità, quindi come qualcosa che può essere fatto a pezzi (violabilità)
  6. come se fosse una proprietà e quindi passibile di essere comprato, venduto, .. ( proprietà)
  7. come se fosse privo di sentimenti ed esperienze sue proprie ( negazione della soggettività).

Per la Nussbaum dunque ad essere problematica non è la strumentalizzazione in se, quanto piuttosto trattare l'altro unicamente e permanentemente come uno strumento.

La Langton, specificando cosa si intende con il termine trattare, integra la teoria della Nussbaum con altre tre componenti:

  1. la riduzione al corpo, intesa come il ridurre la persona nel suo complesso al corpo o a parti di esso, identificandola con questi
  2. la riduzione all'aspetto, ovvero la considerazione di una persona principalmente nei termini di come appare
  3. il silenziamento, ovvero la considerazione della persona oggettivata come silente, come se fosse incapace di parlare. Questo corrisponde a un modo per negare l'umanità della persona, essendo il parlare una caratteristica tipica dell'uomo.

La Papadaki ha individuato due dimensioni in cui il concetto di oggettivazione sessuale può manifestarsi:

  1. la dimensione dell'intenzionalità: quando chi oggettiva presenta l'intenzione di negare l'umanità di chi viene oggettivato, ma anche attualizza in modo deliberato questa intenzione
  2. la dimensione della non intenzionalità: quando chi oggettiva, anche se non presenta l'intenzione di negare l'umanità di chi viene oggettivato, di fatto oggettiva l'altro.

Si può quindi elaborare una proposta sintetica di definizione di oggettivazione sessuale che si articola in tre punti relativi:

  1. ai contesti in cui l'oggettivazione può manifestarsi
  2. alle modalità che può assumere: è utile distinguere a tal proposito l'oggettivazione come: -atteggiamento: un modo di vedere l'altra persona -comportamento: un modo di trattare l'altra persona. Quando oggettivo una persona posso percepire la stessa unicamente per il suo aspetto fisico e posso trattarla in funzione del suo aspetto. Bisogna distinguere anche tra oggettivazione come intenzionale/manifesta o nascosta. Questa distinzione è importante perché se si considera l'oggettivazione soltanto nelle sue forme più manifeste si rischia di non riconoscere tutte le forme non intenzionali attraverso cui può esprimersi.
  3. ai bersagli che può raggiungere: sia gli uomini sia le donne possono essere bersagli dell'oggettivazione e delle sue conseguenze negative, anche se c'è da dire che investe in misura assai maggiore le donne.

Processi cognitivi e motivazionali alla base dell'oggettivazione sessuale

Gli studi sui processi cognitivi sottostanti al fenomeno dell'oggettivazione sessuale mostrano che l'immagine dello sguardo oggettivante corrisponde a come la nostra mente elabora le informazioni che provengono da uno stimolo percettivo sessualizzato: quando percepiamo le persone alla stregua di oggetti, stiamo infatti commettendo un errore percettivo poiché le stiamo inserendo in una categoria, quella degli oggetti per l'appunto, a cui quelle stesse persone non appartengono. Possiamo dunque considerare l'oggettivazione sessuale come un processo inaccurato nella misura in cui porta a compiere una valutazione erronea.

Gervais e colleghi a tal proposito hanno diviso tra: -percezione di tipo globale: comporta la focalizzazione prima sullo stimolo nel suo insieme e nella sua globalità e poi sui singoli dettagli che lo compongono -percezione di tipo locale: comporta un focus sui singoli elementi che compongono lo stimolo.

Quando oggettiviamo qualcuno mettiamo in campo un'elaborazione di tipo locale piuttosto che globale. L'assunzione dei due diversi stili percettivi ha delle conseguenze importanti sulla percezione delle persone o delle cose.

Gervais e colleghi hanno testato l'idea che la nostra mente percepisce le donne sessualizzate nello stesso modo in cui percepisce gli oggetti. È stato dimostrato tramite tre ipotesi:

  1. quella relativa al bias di riconoscimento delle parti sessuali del corpo: la tendenza a riconoscere parti sessuali del corpo di una donna anche in isolamento
  2. quella relativa all'effetto inversione: quel fenomeno per cui uno stimolo capovolto è più difficile da riconoscere rispetto invece ad uno stimolo che si presenta normalmente, quindi non invertito.
  3. quella relativa alla fungibilità: quella dimensione dell'oggettivazione per cui chi è oggettivato viene considerato interscambiabile con gli altri elementi della stessa categoria.

Lo stile di elaborazione globale è alla base del riconoscimento delle persone: per riconoscere un volto o un corpo ci basiamo non solo sulle informazioni che provengono da specifiche parti del corpo, ma sulle informazioni relative alle relazioni e configurazioni spaziali tra le parti stesse.

L'elaborazione locale sembra invece essere alla base del riconoscimento degli oggetti poiché le persone possono riconoscere con più facilità questi ultimi sulla base unicamente di dettagli singoli trascurando le informazioni relative alle relazioni tra gli elementi.

È stato dimostrato che lo stile di elaborazione locale contribuiva significativamente a quello che gli stessi ricercatori hanno definito sexual body part recognition bias. Un tipo di percezione che dunque caratterizza gli oggetti.

Inoltre riconoscere gli stimoli relativi alle persone è più difficile quando questi si presentano capovolti, per gli oggetti quando sono capovolti invece non è presente la stessa difficoltà di riconoscimento. È stato dimostrato che vengono percepiti più facilmente le foto di donne capovolte rispetto alle foto degli uomini capovolti, questo mostra come l'inversion effect non si attiva per le donne sessualizzate esattamente come per gli oggetti.

Percezione dell'umanità e oggettivazione

Come detto l'oggettivare una persona implica un'alterazione della sua umanità. È necessario però fare prima una distinzione sui concetti riguardanti la percezione di umanità:

a) deumanizzazione: sottrazione di umanità che può corrispondere a una negazione totale o parziale dell'umanità stessa b) infraumanizzazione: negazione parziale di umanità altrui. Il focus è sulla distinzione cruciale tra emozioni primarie (tipiche sia dell'uomo che degli animali) ed emozioni secondarie (proprie esclusivamente dell'uomo).

Haslam elabora un modello che si basa sulla distinzione tra: a) unicità umana: distingue gli essere umani dagli altri animali. L'elemento di discriminazione tra animali e umani è la razionalità. b) natura umana: distingue gli esseri umani dalle macchine e dai robot ed è relativa alla sfera dell'emotività e dei sentimenti.

Quando i soggetti sono indotti a oggettivare una donna, la percezione di questa donna si caratterizza per una minor umanità, misurata come attribuzione di tratti legati alla natura umana.

Gray e Wegner hanno elaborato un modello che distingue tra: -moral agency: la capacità di agire in modo morale -moral patiency: la capacità di provare emozioni fisiche e psicologiche in conseguenza all'essere stati target di azioni morali o immorali.

È stato mostrato come immagine sessualizzate di target femminili inducano nelle persone sia una minor attribuzione al target degli stati mentali tipici degli esseri umani, sia a una minore moral patiency.

Un altro modello per definire l'umanità è quello relativo alle dimensioni di calore e competenza. Si è visto che quando le persone osservano immagini di gruppi considerati come poco competenti e caldi non attivano le aree cerebrali deputate all'elaborazione delle persone, ma quelle deputate all'elaborazione degli oggetti.

È opportuno distinguere tra: a) caratteristiche della persona che percepisce b) caratteristiche della situazione in cui la percezione ha luogo.

Tra le caratteristiche del percipiente un primo fattore da considerare è il genere: anche se si pensa che a oggettivare siano solamente gli uomini, in realtà la differenza tra i due sessi è più che altro qualitativa, in quanto sono motivazioni diverse che spingono le donne e gli uomini a oggettivare altre persone.

Le donne tendono a oggettivare altre donne. Questo può essere spiegato mediante la teoria dell'identità sociale di Tajfel, per cui l'oggettivazione di altre donne compiuta dalle donne stesse può essere spiegata anche come l'esito di un processo difensivo di distanziamento da alcuni membri dell'ingroup considerati in modo negativo.

Per quanto riguarda gli uomini la principale motivazione che li porta all'oggettivazione è l'interesse sessuale per un'altra donna, che conduce l'uomo a scegliere di valorizzare il corpo escludendo il resto della persona. Anche il livello di sessismo presente negli uomini può essere una causa dell'oggettivazione delle donne. Così come anche l'abbigliamento: esso può infatti concorrere a far percepire le donne come oggetti, proprio nella misura in cui socialmente l'apparenza estetica delle donne è stata a lungo equiparata al loro valore e al loro modo di essere e di esistere.

Dall'animalizzazione alla biologizzazione femminile

L'oggettivazione sessuale è un fenomeno figlio di un modello culturale che stabilisce una netta distinzione tra la mente e il corpo, sancendo un netto primato della prima sul secondo. Possiamo ritenere che la considerazione di una persona unicamente in funzione del suo corpo è conseguenza dell'idea che il corpo sia separabile simbolicamente dalla persona

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