Documento universitario sulle strategie comunicative per persone con disabilità uditive e pluridisabilità. Il Pdf analizza approcci come l'oralismo, il bilinguismo italiano-LIS e la Comunicazione Alternativa Aumentativa (CAA), fornendo un quadro completo delle sfide e opportunità nell'educazione speciale.
Mostra di più20 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
Il compito dell'educatore specializzato è senza dubbio quello di facilitatore e mediatore. Gli ambiti d'intervento possono essere scolastici ed extrascolastici, curriculari, laboratoriali, ludici etc .. Tutte le occasioni educative sono momenti utile per mettere in atto strategie comunicative sempre più elaborate e inclusive ma, da dove si parte? Innanzitutto bisogna rispettare il codice in uso dallo studente sino al momento del nostro incontro con lo stesso. Anche quando lo riteniamo sbagliato, inopportuno, carente, inadeguato, limitante. Pertanto teniamo ben presente di essere adulti formati, di essere all'interno di una relazione impari in cui lo sforzo di adattamento spetta a noi. Dobbiamo poi (non in senso temporale ma di rilevanza), rispettare la scelta educativa della famiglia: illustriamo le varie possibilità.
Una famiglia nella quale nasca un bambino sordo, qualunque essa sia, è costretta ad affrontare un'importante scelta educativo-linguitica: avviare il bambino all'ORALISMO, fallo crescere SEGNANTE o garantirgli il BILINGUISMO italiano-LIS. Il bilinguismo, che anticipo essere la migliore scelta, sebbene impegnativa, è una conquista abbastanza recente. Le altre due si sono poste da sempre in stretto antagonismo. L'opzione di scelta tra prospettiva prevalentemente oralista e avvalersi della lingua dei segni, è stata oggetto di storiche diatribe. Tale controversia ha origini già in epoca illuministica, quando Heincke fonda in Germania una scuola per sordi che dava rilevanza alla parola, considerata alla base della formazione del pensiero e contrasta l'utilizzo della mimica. In Francia si contrappone De L'Epée, il quale fonda una scuola basata sull'utilizzo dei "segni metodici", che consentono ai sordi di esprimersi in un linguaggio denso di significati. Non possiamo non citare l'esito del Congresso Internazionale svoltosi a Milano nel 1880, dove si impone il metodo oralista e si vietano le lingue dei segni.
I due filoni persistono tutt'oggi: da una parte il metodo orale, sostenuto a maggioranza da medici e logopedisti, che impone l'esclusiva della lingua italiana, sia parlata che scritta e l'allontanamento del bambino sordo dalla comunità segnante temendo che lingua dei segni possa inibire la lingua parlata. Un approccio di questo genere guarda alla sordità come "deficit" e non considera affatto le potenzialità di una cultura altra che potrebbe integrarsi con quella maggioritaria udente. La persona sorda, quindi, avrebbe una disabilità da trattare conapparecchiature (protesi analogiche o digitali e impianto cocleare) e tecniche (logopedia) compensative e "riabilitative"1.
Dall'altra parte troviamo i sostenitori della lingua dei segni che usa il canale visivo, integro nei sordi, permettendo loro l'accesso a tutte le informazioni, facendoli partecipare pienamente alle dinamiche quotidiane.
L'acquisizione precoce della lingua dei segni concede ai sordi la possibilità di sviluppare in maniera naturale una competenza linguistica e di vivere un'esperienza relazionale e communicativa ricca e produttiva.
Lo svantaggio iniziale dovuto alla mancanza di ascolto della lingua parlata sin dalla vita intrauterina è recuperato col precoce esercizio della lingua visiva, nonché delle capacità motorie che il neonato affina via via, sino a saper segnare nei primi anni di vita lo stesso numero di vocaboli che un bambino udente è in grado di pronunciare.
Ciò su cui concordano gli esperti di linguistica o meglio di apprendimento neuro-linguistico è che l'essere umano, avendo per definizione questa capacità "più che comunicativa", ossia quella di disporre in maniera fine di un codice arbitrario formalizzato (anche detto lingua), ne necessiti precocemente al fine di strutturare la propria Grammatica Universale2.
La grammatica universale è un meccanismo cerebrale innato che consente l'acquisizione di una lingua: questo non significa necessariamente che sia attivo fin dalla nascita, ma che comunque il cervello umano sia già dotato di questi strumenti e li utilizzi in un momento ben preciso del suo sviluppo. Come si attiva questo meccanismo (stimolo-risposta da parte di alcuni neuroni espressamente impegnati nella sfera linguistica)? Proprio con l'incontro con una lingua madre forte. Sollecitare la grammatica universale garantisce la possibilità di avere una lingua con buona competenza, di apprenderne altre, di auto affermarsi come persona autonoma (vedi teoria linguistica "innatista" di Chomsky)3.
Detto ciò, non bisogna trascurare l'importanza di sfruttare o potenziare il residuo uditivo, attraverso l'apprendimento della lingua verbale e la lettura labiale, non solo per facilitare alle persone sorde la relazione con la comunità udente, quanto per un discorso di prospettive e possibilità. Un sapere e a maggior ragione un "saper fare" non sono mai superflui, rientrano nel bagaglio personale e apportano sempre un vantaggio. In quest'ottica è importante che, parallelamente all'uso della Lis, si avvii un percorso logopedico che si basi sulla diagnosi 1 Il termine "riabilitazione" è stato spesso protagonista del dibattito tra la cultura sorda e udente dato che allude alla riattivazione di alcune competenze che, in realtà, nel caso della sordità congenita, non sono possedute dalla persona sin alla nascita. Sarebbe, dunque, non solo errato ma fuorviante. 2 Cook V J Newson M, La grammatica universale introduzione a Chomsky, Il Mulino, 1996. 3 Le teorie linguistiche più accreditate si sviluppano in seno a due principali posizioni: quella "innatista" e quella cosiddetta "empirista". La posizione innatista ha trovato nel linguista Noam Chomsky, uno dei più noti rappresentanti. Secondo Chomsky il linguaggio è un'abilità innata e ogni uomo nasce con delle istruzioni, implementate a livello neuronale, che permettono di acquisire una lingua. Tali istruzioni sono appunto la "Grammatica generativa".precoce, sulla valutazione del deficit, sull'immediatezza della protesizzazione, sulla collaborazione della famiglia nell'intervento logopedico e nell'inclusione scolastica4. E qui si aprono le porte al reale bilinguismo.
Quanto alle metodologie usate dagli esperti che lavorano nel campo della sordità abbiamo: il METODO ORALISTA, il BIMODALE e il BILINGUE.
Il primo, partendo dall'idea che il sordo debba parlare, proibisce l'uso della lingua dei segni perché teme possa ostacolare l'apprendimento dell'italiano. Tale metodo può comportare molta frustrazione per il bambino che non partecipa completamente a ciò che accade attorno a lui, ma recepisce tutto in maniera parziale, riceve rigide correzioni sia dagli esperti che a casa ma non sempre ottiene l'obiettivo auspicato. Come già detto, il principio guida è quello della "riabilitazione" di una competenza, con protesi, impianto, logopedia. Non è raro che si associ, da parte dei genitori, una mancanza di accettazione del deficit del figlio e, ancor peggio, l'illusione che possa guarire: ciò significa che il processo di costruzione identitaria del bambino non si avvii affatto o meglio, rimanga ambiguamente altalenante tra la percezione di sé come sordo e come udente, senza mai riconoscersi a pieno in nessuna delle due. Lasciamo alla libera inferenza le conseguenze sullo sviluppo psicologico e sull'autostima. L'obiezione in merito può essere: di fatto esistono casi di oralisti capaci e ben inclusi nella comunità udente? Certo, a costo di grande fatica, non solo da parte loro ma anche da parte della famiglia che compensa e, quando questo è insoddisfacente, sostituisce il lavoro della scuola. Queste persone ricevono una forte stimolazione linguistica e culturale e richiedono un impegno e delle risorse (economiche e personali) che non tutte le famiglie dei ragazzi sordi possiedono. La maggior parte di loro un vissuto scolastico ed extrascolastico di forte frustrazione legata all'apprendimento e spesso, in età appena post-adolescenzale, sentono il bisogno di imparare la Lingua dei Segni o conoscere il mondo dei Sordi, come a voler scoprire la propria "origine" per anni celata.
Nel metodo bimodale, il bambino sordo viene esposto alla lingua italiana (parlata e scritta) che rimane l'obiettivo primario. Questa viene trasmessa sia verbalmente che attraverso i segni avvalendosi dell'italiano segnato (IS)5 o dell'italiano segnato esatto (ISE)6 in assoluta 4 Cfr. De Filippis Cippone A., Nuovo Manuale di Logopedia, Milano, Erickson, 1998. 5 I.S. I segni vengono accompagnati alla lingua italiana, seguendo la struttura della frase in italiano. L'uso del segno è un mero supporto visivo con l'obiettivo di incentivare l'apprendimento della lingua nazionale. 6 I.S.E. Oltre ai segni, sempre a supporto della lingua italiana, si usano la dattilologia o gli accenti segnati al fine di chiarire una desinenza, un suffisso, un tempo verbale, si segnano anche gli articoli, i pronomi, le congiunzioni e i segni di interpunzione.contemporaneità. In questi casi i segni seguono la struttura della grammatica italiana e non quella della Lis. Verranno pertanto utilizzate sia la modalità acustico-verbale che quella visivo-gestuale ma entrambe finalizzate ad un solo apprendimento. Tale metodo depotenzia sicuramente la LIS in quanto lingua e ne riconosce esclusivamente il valore strumentale al fine dell'apprendimento dell'italiano, rendendo i vocaboli pronunciati meno equivoci. Questo miscuglio di codici linguistici, ognuno dei quali avrebbe i propri canali, la propria struttura grammaticale, la propria storia, può disorientare e soprattutto non garantisce la conoscenza della cultura sorda né dell'identità. Non si favorisce, infatti, l'incontro con l'adulto sordo verso il quale proiettarsi, ne si trasmette la rilevanza linguistica della LIS, tanto meno il bagaglio culturale che essa veicolerebbe, quale teatro sordo, musica sorda, poesia sorda, etc. Inoltre, tale metodo, depriva lo studente di un modello chiaro e distinto dal punto di vista linguistico perché nessuna lingua, neanche l'italiano scritto e parlato, viene trasferito integralmente senza interferenze.
L'obiezione di molti operatori è nel fatto che l'italiano segnato esatto possa avere un'utilità pratica in circostanze in cui lo studente sia in errore, nello scritto o nella pronuncia di alcune sillabe: usare la dattilologia per correggere è senza dubbio immediato, chiaro ma non efficace a lungo termine. Detto questo non è da demonizzare. Cosa invece è realmente controproducente? Limitarsi ad un metodo bimodale puro non riservandosi mai dei momenti formativi in cui si usi la LIS come lingua, non fornire il modello "segnante" nella sua integrità. La lettura, l'esercitazione, la Logogenia, la ricchezza di stimoli linguistici aiutano senza dubbio lo studente sordo a raggiungere una soddisfacente competenza nella lingua nazionale.
Il metodo bilingue si avvale, invece, dell'utilizzo di due lingue differenti, la lingua italiana e la lingua dei segni. In realtà non potrebbe essere definito un vero e proprio metodo perché prevede che il bambino apprenda la lingua italiana attraverso l'ausilio di un logopedista e la lingua dei segni frequentando la comunità sorda e gli udenti che la conoscono. Solo in questo caso le due lingue hanno pari rilevanza e vengono percepite dal bambino come tali. Tra i metodi appena menzionati, molti studiosi privilegiano il bilinguismo, poiché parte dall'assunto che il sordo appartenga sia alla comunità sorda che a quella udente e debba essere in grado di interagire autonomamente in entrambe. Il bilinguismo può supportare uno sviluppo completo dell'identità della persona sorda. In passato la predilezione del bilinguismo era di prevalente appannaggio delle famiglie sorde, oggi viene scelto anche da molte famiglie udenti che iniziano a leggere criticamente la letteratura sulla sordità. Si comprende la necessità che il bambino sia messo in condizioni di comunicare precocemente con i familiari per evitare che, al deficit sensoriale, si aggiungano problematiche relazionali e cognitive: "la strada del bilinguismo sembra dunque, la via più naturale ed ecologica per