Dinamiche inclusive nella società post-complessa, Università degli Studi di Perugia

Documento dall'Università degli Studi di Perugia su dinamiche inclusive nella società post-complessa. Il Pdf esplora la pedagogia dell'inclusione e le rappresentazioni della disabilità, analizzando l'evoluzione del concetto e l'importanza di un approccio che valorizzi le differenze, utile per studenti universitari di Psicologia.

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Dinamiche inclusive nella
società post-complessa - Salis,
de Felice
Pedagogia
Università degli Studi di Perugia
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Pedagogia della diversità e delle dierenze
Dinamiche inclusive nella società post-complessa - Salis, de Felice
Capitolo primo
Traiettorie di sviluppo e corso di vita: rappresentazioni della persona con disabilità
1. Introduzione. Per una pedagogia dell’inclusione
Con la convenzione sui diritti delle persone con disabilità (2006) gli Stati parti si impegnano ad
assicurare il promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali
attraverso la rimozione di ogni forma di discriminazione.!
Con la convenzione del 2006 si avvia un cambio di paradigma che coinvolge la concezione stessa
del Well far: la persona disabile non è più il malato da assistere, il soggetto debole e non
autonomo da proteggere e tutelare ma è persona con pieni diritti. E del resto la convenzione
stessa a riconoscere che quello di disabilità è un concetto in evoluzione e che si configura come
risultato dell'interazione tra persone con deficit e barriere attitudinali ed ambientali.!
È indispensabile trovare un dispositivo trasformativo e formativo che in questa sede si individua
nelle narrazioni.cambiando la narrazione è possibile trasformare la realtà.!
I disabili sono percepiti e rappresentati come errori di natura, figli del peccato, selvaggi, malati,
eterni bambini. Le diverse rappresentazioni sociali segnano le vite delle persone con disabilità in
modo duplice: in primo luogo in virtù di un rapporto diretto che si instaura inevitabilmente tra
l'immagine che la persona ha del disabile e i comportamenti attivati nei confronti di quest'ultimo e
ciò a partire dalle stesse persone che ne accompagnano il percorso (famiglia, operatori della
scuola o dei servizi); l'insieme di questi comportamenti e attitudini interpone barriere o facilitatore
nel processo di crescita della persona con disabilità tracciandone le traiettorie esistenziali; in
secondo luogo tali rappresentazioni influenzano la costruzione dell'identità dell'altro che vi si
rispecchia modellandosi di conseguenza. In una situazione di fragilità identitaria come può essere
quella della persona con disabilità, la promozione di immagini costruttive e positive e dunque di
primaria importanza per sostenere la formazione di una solida identità individuale sociale. Per
favorire una rappresentazione sociale che identifichi la persona con disabilità semplicemente
come persona, occorre riconoscere e dare adeguate risposte ai bisogni. È inoltre importante
promuovere immagini positive legate alla dierenza in tre ambiti fondamentali. Il primo passaggio
è sicuramente a carico della famiglia cui spesso appartiene la rappresentazione sociale
dell'eterno bambino, immagine rassicurante che ore l'illusione di potersi prendere cura in eterno
di una persona il cui processo di crescita è fonte di angoscia ed è perciò frenato e bloccato. Il
ruolo genitoriale richiede però forme di accompagnamento e la famiglia reti di relazione e
sostegno. L'immagine dell'eterno bambino è però correlata principalmente da un'organizzazione
sociale che non prefigura in alcun modo ruoli sociali attivi per le persone disabili nel mondo
adulto: un aspetto che incoraggia gli atteggiamenti di iper-protezione da parte delle famiglie. Un
ruolo centrale nella formazione identitaria del soggetto è svolto dalla scuola che fino ad oggi ha
spesso favorito la rappresentazione soci classificatoria. Da ciò scaturisce l'immagine deficitaria
del soggetto disabile, di cui occorre prendersi cura in quanto persona dipendente, non autonoma
e a cui occorre fornire degli aiuti, in primis attraverso la figura dell'insegnante di sostegno. Nella
transizione alla fase adulta sono essenzialmente i servizi, le politiche sociali e il mondo del lavoro
ad essere chiamati in causa per favorire questo cambio di paradigma. I presupposti per un
percorso inclusivo delle politiche dei servizi investono lo sfondo concettuale e culturale
richiedendo l'adozione di una prospettiva evolutiva. È importante dare la possibilità di scelta e di
azione e centralità alle persone destinatarie di tali politiche e servizi.!
Sebbene la visione oggi condivisa a livello internazionale orienti a una progettualità inclusiva, è
ancora presente la percezione della disabilità come problema di una minoranza che è necessario
tollerare e accogliere ma come problema scisso dall'universo della normalità. Considerare la
normalità come modello di riferimento significa però negare le dierenze: guardare invece ad essi
come singolarità positive costituisce la via d'accesso a una cultura sociale e organizzativa nella
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Anteprima

Pedagogia della diversità e delle differenze

Dinamiche inclusive nella società post-complessa

Capitolo primo

Traiettorie di sviluppo e corso di vita: rappresentazioni della persona con disabilità

1. Introduzione. Per una pedagogia dell'inclusione

Con la convenzione sui diritti delle persone con disabilità (2006) gli Stati parti si impegnano ad assicurare il promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali attraverso la rimozione di ogni forma di discriminazione.

Con la convenzione del 2006 si avvia un cambio di paradigma che coinvolge la concezione stessa del Well far: la persona disabile non è più il malato da assistere, il soggetto debole e non autonomo da proteggere e tutelare ma è persona con pieni diritti. E del resto la convenzione stessa a riconoscere che quello di disabilità è un concetto in evoluzione e che si configura come risultato dell'interazione tra persone con deficit e barriere attitudinali ed ambientali.

È indispensabile trovare un dispositivo trasformativo e formativo che in questa sede si individua nelle narrazioni.cambiando la narrazione è possibile trasformare la realtà.

I disabili sono percepiti e rappresentati come errori di natura, figli del peccato, selvaggi, malati, eterni bambini. Le diverse rappresentazioni sociali segnano le vite delle persone con disabilità in modo duplice: in primo luogo in virtù di un rapporto diretto che si instaura inevitabilmente tra l'immagine che la persona ha del disabile e i comportamenti attivati nei confronti di quest'ultimo e ciò a partire dalle stesse persone che ne accompagnano il percorso (famiglia, operatori della scuola o dei servizi); l'insieme di questi comportamenti e attitudini interpone barriere o facilitatore nel processo di crescita della persona con disabilità tracciandone le traiettorie esistenziali; in secondo luogo tali rappresentazioni influenzano la costruzione dell'identità dell'altro che vi si rispecchia modellandosi di conseguenza. In una situazione di fragilità identitaria come può essere quella della persona con disabilità, la promozione di immagini costruttive e positive e dunque di primaria importanza per sostenere la formazione di una solida identità individuale sociale. Per favorire una rappresentazione sociale che identifichi la persona con disabilità semplicemente come persona, occorre riconoscere e dare adeguate risposte ai bisogni. È inoltre importante promuovere immagini positive legate alla differenza in tre ambiti fondamentali. Il primo passaggio è sicuramente a carico della famiglia cui spesso appartiene la rappresentazione sociale dell'eterno bambino, immagine rassicurante che offre l'illusione di potersi prendere cura in eterno di una persona il cui processo di crescita è fonte di angoscia ed è perciò frenato e bloccato. Il ruolo genitoriale richiede però forme di accompagnamento e la famiglia reti di relazione e sostegno. L'immagine dell'eterno bambino è però correlata principalmente da un'organizzazione sociale che non prefigura in alcun modo ruoli sociali attivi per le persone disabili nel mondo adulto: un aspetto che incoraggia gli atteggiamenti di iper-protezione da parte delle famiglie. Un ruolo centrale nella formazione identitaria del soggetto è svolto dalla scuola che fino ad oggi ha spesso favorito la rappresentazione soci classificatoria. Da ciò scaturisce l'immagine deficitaria del soggetto disabile, di cui occorre prendersi cura in quanto persona dipendente, non autonoma e a cui occorre fornire degli aiuti, in primis attraverso la figura dell'insegnante di sostegno. Nella transizione alla fase adulta sono essenzialmente i servizi, le politiche sociali e il mondo del lavoro ad essere chiamati in causa per favorire questo cambio di paradigma. I presupposti per un percorso inclusivo delle politiche dei servizi investono lo sfondo concettuale e culturale richiedendo l'adozione di una prospettiva evolutiva. È importante dare la possibilità di scelta e di azione e centralità alle persone destinatarie di tali politiche e servizi.

Sebbene la visione oggi condivisa a livello internazionale orienti a una progettualità inclusiva, è ancora presente la percezione della disabilità come problema di una minoranza che è necessario tollerare e accogliere ma come problema scisso dall'universo della normalità. Considerare la normalità come modello di riferimento significa però negare le differenze: guardare invece ad essi come singolarità positive costituisce la via d'accesso a una cultura sociale e organizzativa nella Document shared on www.docsity.com Downloaded by: martina-margarita (martina.margarita25@gmail.com)quale la diversità non rappresenta più la scissione dalla normalità ma la condizione reale dell'esistenza. La sfida dell'inclusione non consiste nel fare posto o nel separare le differenze ma piuttosto di affermarle come esistenti.

2. La famiglia: sostegni ad un accompagnamento competente

Nella prospettiva pedagogica la modalità di intervento con le famiglie si differenzia sia dall'approccio socio-antropologico, diretto allo studio delle differenze di strutture in relazioni familiari intercorse nel tempo e nello spazio, sia da quello psicologico, interessato all'osservazione delle dinamiche familiari patologiche e alle possibilità di intervento. La pedagogia indaga e promuove il ruolo educativo e formativo dei genitori.

La famiglia è il centro della storia individuale che si intreccia ad altre storie in un sistema complesso, accogliendo storie parallele, in un corso evolutivo dinamico e alla costante ricerca di un equilibrio nella continua, incessante trasformazione. Le trasformazioni accolgono i bisogni evolutivi dei singoli componenti in relazione alle loro peculiarità e differenze ma al contempo supportano e favoriscono il senso dell'identità e dei riferimenti sicuri. Si prospetta il paradosso di due bisogni contrastanti che necessariamente si integrano: trasformazione e cambiamento, appartenenza identitaria e continuità. Di fronte alle perturbazioni che la disabilità comporta, ogni famiglia affronta con modalità diverse i processi di riorganizzazione del ciclo di vita i compiti evolutivi connessi, distribuiti e assolti anche in relazione al genere, con differenze ancora oggi non superate. La famiglia che accoglie la disabilita non è necessariamente problematica o patologica come si credeva in un recente passato, anche se indubbiamente presenta una maggiore complessità che necessita di accompagnamento e cure. Restituire ai genitori di figli con disabilità un ruolo preciso che implica competenza comporta assumere una funzione, una posizione attiva nel processo educativo che è vissuto nella consapevolezza delle proprie possibilità e responsabilità.l'esperienza genitoriale capacità di pianificazione, indipendenza e autosufficienza nelle valutazioni, resilienza di fronte agli eventi critici. La consapevolezza delle proprie possibilità (in Power mente) supporta l'intenzionelità e l'impegno individuale verso obiettivi comuni e rendendo la famiglia autonoma e attiva di fronte alle decisioni degli esperti, mitigando così anche il rischio della delega e l'assistenzialismo passivi Zante.

Le modalità di reazione e adattamento di ogni famiglia che affronta l'esperienza della disabilità sono differenti per ciascuno nucleo e influenzate dall'interazione di diversi variabili esogene ed endogene. Quelle esogene sono rappresentate dal clima culturale e sociale-economico, dal livello dei servizi, mentre quelle endogene indicano le dinamiche interne, la corretta o meno valutazione degli esperienza, le strategie di gestione possibili e condivise, le risorse materiali.

Generare un figlio modifica ruoli e identità, cambia le storie: non significa entrare automaticamente nel ruolo genitoriale, soprattutto quando arriva un figlio inatteso, diverso da quello sognato e idealizzato. In questi casi assumere il ruolo genitoriale può essere difficile. La famiglia va accompagnata e sostenuta nel suo percorso di Ri-scoperta del figlio, dell'accettazione delle sue peculiarità, delle risorse possedute e delle quali non si conosceva l'esistenza e che possono riservare serenità e felicità, non solo stress e dolore.è una prospettiva temporale ampia che agisce il presente guardando un futuro aperto al progetto, alle possibilità e all'adultità. Non si tratta di un percorso semplice e alcune fasi critiche sono inevitabili: dalla comunicazione della diagnosi, che cambia i vissuti dell'intero nucleo, all'inclusione scolastica, sociale e lavorativa.

La disabilità irrompe in attesa e provoca un senso di perdita e la necessità di elaborare un lutto: i genitori avevano passato sogni e progetti sull'idea di un bambino diverso a sviluppo tipico. Il lutto rappresenta la perdita di una presenza immaginata come perfetta genera inizialmente shock, rabbia e dolori che poi vanno attenuandosi gradualmente fino alla citazione nella maggioranza dei casi. Nel caso in cui le fasi di elaborazione del lutto non siano correttamente sviluppate, possono insorgere delle reazioni disadattiva e nella organizzazione familiare con atteggiamenti di rifiuto che portano alla ricerca ossessiva di soluzioni riparatorie; oppure può strutturarsi un atteggiamento di iper protezione che prevede il controllo e una forma di cura in autentica che limita lo sviluppo delle autonomie e delle possibilità di autodeterminazione. Un'altra possibile manifestazioni disadattiva riguarda la negazione del deficit che può spingersi fino ad un totale rifiuto della realtà.

Document shared on www.docsity.com Downloaded by: martina-margarita (martina.margarita25@gmail.com)La qualità dei supporti sociali disponibili conta moltissimo affinché i genitori non percepiscono, come spesso avviene, la sensazione di compiere isolamento.

L'educatore opera come abitatori del benessere di ogni membro della famiglia che convive con la disabilità di uno dei componenti. L'aver cura implica il supporto dei familiari, evitando sostituzioni, deleghe deresponsabilizzanti E dipendenza in autentica, attivando percorsi di accompagnamento competente integrati con i servizi, basato su una progettualità riguardo al futuro, il progetto di vita.attore può sostenere la famiglia nell'immaginare e pianificare un futuro possibile.

Le sfide e i compiti che i genitori di un figlio con disabilità affrontano sono numerosi e particolarmente complessi nei vari stadi del ciclo esistenziale. Nella fase infantile, l'attenzione si concentra sull'apprendimento di abilità funzionali alla vita quotidiana, la scolarizzazione e l'abilitazione è finalizzata a conseguire abilità generalizzabili e costanti nello sviluppo.

Nell'adolescenza e la prima età adulta si manifesta il desiderio di maggiore autonomia, la costruzione di una rete di relazioni tra Paris e l'aspirazione ad una vita indipendente legata a un lavoro.purtroppo, non sempre questi legittimi desideri vengono esauditi e molto spesso, al termine della scuola si riscontrano esperienze di isolamento o la frequenza di centri diurni, destinati esclusivamente a persone con disabilità in una dimensione non certo inclusiva. In età adulta, la convivenza con i genitori fai i conti con il loro invecchiamento e pone il problema del "dopo dei noi", che seppur accolto dalla legge numero 112 del 2006, stenta a dare risposte sicure ed estese.

3. La scuola: imparare ad avere voce

Le voci degli studenti con disabilita sono spesso quelli meno ascoltati o sugli citati nel processo di pianificazione educativa: un percorso che lo sviluppo delle autonomie si ritiene debba passare anche attraverso il loro coinvolgimento nella programmazione didattica, soprattutto quando ci si avvicina alla transizione alla vita adulta.da questo punto di vista non si può che accogliere favorevolmente l'indicazione, contenuta nel recente decreto legislativo numero 66 del 2017, di coinvolgere attivamente anche gli studenti all'interno del gruppo di lavoro operativo, per la redazione del piano educativo individualizzato nel rispetto del diritto di autodeterminazione. Non tutte le persone disabili hanno però la stessa capacità di far sentire la propria voce.

Un atto è autodeterminato quando risponde a quattro caratteristiche: autonomia, autoregolazione, empowerment psicologico, autorealizzazione.

Le ricerche mostrano che i giovani adulti con disabilità intellettiva possono diventare più autodeterminati si ricevono sostegno adeguato, una maggiore autodeterminazione si traduce in risultati più positivi non solo a livello scolastico, ma anche di partecipazione alla comunità e di qualità della vita, favorendo maggiore indipendenza Sioni più elevati.

Un altro aspetto che può favorire la percezione positiva della disabilità superando rappresentazioni sociali che la collegato all'infelicità o al malessere, e quello di orientare maggiormente il lavoro scolastico alla promozione del benessere soggettivo e sociale e allo sviluppo delle life skills. Pubblicato nel 1993 a cura dell'OMS, il documento "life skills Education in Schools", presenta le abilità utili ad una gestione positiva dei rapporti con gli altri e con le sfide e difficoltà della vita quotidiana. Si tratta di competenze che possono essere apprese e che coinvolgono la sfera emotiva, relazionale, cognitiva. Acquisire e applicare in modo efficace le life skills può influenzare il modo in cui il soggetto percepisce se stesso e gli altri non chi il modo in cui gli altri percepiscono il soggetto, contribuendo allo sviluppo del senso di auto efficacia, autostima e fiducia in se stessi.

4. La transizione alla vita adulta

L'adultità è connessa all'assunzione di un ruolo e una identità sociale.

Nella realtà attuale caratterizzata da un dinamismo di luce e fagocitanti, l'evoluzione e i cambiamenti sono plurimi così come le variabili per interpretarli, per cui non si è adulti sono in ragione della capacità di fronteggiare compiti sessuali e professionali ma il percorso verso una condizione di adultità segue strade e sentieri molto soggettivi: non una, ma tanti adultità sono Document shared on www.docsity.com Downloaded by: martina-margarita (martina.margarita25@gmail.com)

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