Gli animali parlano? Possono imparare? Comunicazione e apprendimento linguistico

Documento universitario sugli animali che parlano e possono imparare. Il Pdf analizza la comunicazione animale e la capacità di apprendimento linguistico, esaminando esperimenti con primati e uccelli. Vengono discussi i limiti anatomici e cognitivi degli animali rispetto al linguaggio umano.

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Gli animali parlano? Possono imparare?
Its perfectly obvious that there is some genetic factor that distin-
guishes humans from other animals and that it is language-specific.
The theory of that genetic component, whatever it turns out to be, is
what is called universal grammar.
N. Chomsky
7.1 Premessa
Accertato che la nostra specie dispone di un robusto istinto linguistico, quanto di que-
sto istinto linguistico è specificamente umano e quanto è in comune con altre specie ani-
mali, in particolare quelle a noi più prossime a livello filogenetico? In parole semplici:
Gli animali parlano?; in alternativa: Possono imparare a parlare?Gli animali parlano?
A dispetto dellapparente semplicità, cercare di rispondere seriamente a questa domanda
è di fatto impossibile, come le infinite controversie a questo proposito mostrano, se non
ci si accorda sul significato di parlare o di linguaggio, lingua o nozioni simili. In altre
parole, ci si trova davanti a un tipico esempio di quelli che Francis Bacon ha denominato
idola fori, idoli del mercato, per riferirsi a un tipo di errore logico-dialettico che deriva
dal linguaggio comune (Bacon 1620, Novum Organum Scientiarum):
Sunt etiam idola tanquam ex contractu et societate humani generis ad invicem, quae idola fori,
propter hominum commercium et consortium, appellamus. Homines enim per sermones
sociantur; at verba ex captu vulgi imponuntur. Itaque mala et inepta verborum impositio miris
modis intellectum obsidet. Neque definitiones aut explicationes, quibus homines docti se
munire et vindicare in nonnullis consueverunt, rem ullo modo restituunt. Sed verba plane vim
faciunt intellectui, et omnia turbant; et homines ad inanes et innumeras controversias et
commenta deducunt.
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Nelluso comune, linguaggio ha almeno tre usi diversi: (1) il primo per riferirsi alle
lingue umane in generale; (2) il secondo (come in il linguaggio dellarte) è unesten-
sione metaforica per riferirsi a sistemi complessi, come anche grammatica (p.e. la
grammatica della musica); (3) il terzo è una via di mezzo tra i precedenti e sta a signifi-
care una qualunque forma di comunicazione. Spesso il senso (1) e il senso (3) vengono
confusi, come fossero la stessa entità (più raramente, anche il senso (2) viene confuso col
primo senso). Cominceremo allora dalla prima domanda: gli animali comunicano?
1
Vi sono poi gli idoli che derivano quasi da un contratto e dalle reciproche relazioni del genere umano:
li chiamiamo idoli del mercato a causa del commercio e del consorzio degli uomini. Gli uomini infatti si
associano per mezzo dei discorsi, ma i nomi vengono imposti secondo la comprensione del volgo e tale
errata e inopportuna imposizione ingombra in molti modi lintelletto. Daltra parte le definizioni o le spie-
gazioni, delle quali gli uomini dotti si provvidero e con le quali si protessero in certi casi, non sono in alcun
modo servite di rimedio. Anzi le parole fanno violenza allintelletto e confondono ogni cosa e trascinano
gli uomini a controversie e a finzioni innumerevoli e vane.
Lingue e linguaggio tra mito e realtà. Corso di sopravvivenza contro miti e pregiudizi linguistici
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7.2 Gli animali comunicano?
La risposta non può che essere positiva, come è generalmente noto. Piuttosto, è più
interessante chiedersi come comunichino gli animali e con quale efficacia. Anche questa
domanda, però, non è priva di insidie:
(1) contrappone implicitamente unentità singola, la nostra specie, a unentità quanto
mai complessa e variegata in altre parole, ci si può interrogare su singole specie, al
massimo su specie simili , un chiaro atteggiamento antropocentrico;
(2) accordarsi sul concetto di comunicazione è tuttaltro che facile, perché non è affatto
chiaro dove finisca un atto comunicativo vero e proprio e dove cominci un atto informa-
tivo; ad esempio, arrossire è sicuramente un atto informativo dello stato emotivo di un
essere umano, ma molto difficilmente verrebbe definito comunicativo. Nella teoria della
comunicazione regna un buon accordo, RAGIONEVOLMENTE, sul fatto che il discrimine
passi attraverso lintenzionalità. Su questa base, arrossire non è un atto comunicativo, in
quanto si tratta di una manifestazione fisica spontanea, non controllabile. Tuttavia, questo
criterio è ben lungi dallavere risolto tutti i problemi, per due ragioni. La prima, contin-
gente, è che non è sempre possibile determinare se un atto informativo sia intenzionale o
meno; la seconda, intrinseca, è che la nozione di intenzionalità è tuttaltro che chiara; ad
esempio, gran parte dei gesti che accompagnano il parlato umano sono inconsci, ma non
automatici, a differenza dellarrossire: sono intenzionali?
Assumeremo che queste riserve non siano tali da inficiare qualsiasi trattazione dei si-
stemi di comunicazione animale, affidandoci a un approccio di tipo intuitivo. Più avanti
esamineremo alcuni tentativi di definire meglio la questione.
La prima osservazione generale è che esiste unevidente asimmetria tra laspetto ge-
netico e quello comunicativo. Mentre il regno animale è disegnato sulla base di una lingua
comune, il DNA, tale che permetta di disegnare un albero filogenetico, come nel disegno
a sinistra, a livello comunicativo il regno animale è privo di un codice universale di co-
municazione, come mostra il disegno a destra, in cui i gruppi animali non sono connessi:
Dal punto di vista della modalità, esistono sistemi vocali, visivi (gestuali, facciali, cor-
porali, ecc.), chimici e tattili.
Neppure la parentela genetica è indicativa della somiglianza tra i sistemi di comunica-
zione: una specie può utilizzare una forma di comunicazione molto più simile a quella di
unaltra molto lontana che a quella di una specie direttamente imparentata. In altri termini,
a livello di sistemi di comunicazione esistono molte più analogie che omologie. Un esem-
pio è costituito proprio dal linguaggio umano, che per molti versi è più simile a quello di
alcune specie di uccelli che a quello degli altri primati, cioè mostra più analogie che omo-
logie.

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Gli animali parlano? Possono imparare?

It's perfectly obvious that there is some genetic factor that distin- guishes humans from other animals and that it is language-specific. The theory of that genetic component, whatever it turns out to be, is what is called 'universal grammar'. N. Chomsky

Premessa

Accertato che la nostra specie dispone di un robusto istinto linguistico, quanto di que- sto istinto linguistico è specificamente umano e quanto è in comune con altre specie ani- mali, in particolare quelle a noi più prossime a livello filogenetico? In parole semplici: 'Gli animali parlano?'; in alternativa: 'Possono imparare a parlare"?Gli animali parlano? A dispetto dell'apparente semplicità, cercare di rispondere seriamente a questa domanda è di fatto impossibile, come le infinite controversie a questo proposito mostrano, se non ci si accorda sul significato di 'parlare' o di 'linguaggio', 'lingua' o nozioni simili. In altre parole, ci si trova davanti a un tipico esempio di quelli che Francis Bacon ha denominato idola fori, 'idoli del mercato', per riferirsi a un tipo di errore logico-dialettico che deriva dal linguaggio comune (Bacon 1620, Novum Organum Scientiarum):

Sunt etiam idola tanquam ex contractu et societate humani generis ad invicem, quae idola fori, propter hominum commercium et consortium, appellamus. Homines enim per sermones sociantur; at verba ex captu vulgi imponuntur. Itaque mala et inepta verborum impositio miris modis intellectum obsidet. Neque definitiones aut explicationes, quibus homines docti se munire et vindicare in nonnullis consueverunt, rem ullo modo restituunt. Sed verba plane vim faciunt intellectui, et omnia turbant; et homines ad inanes et innumeras controversias et commenta deducunt. 1

Nell'uso comune, 'linguaggio' ha almeno tre usi diversi: (1) il primo per riferirsi alle lingue umane in generale; (2) il secondo (come in 'il linguaggio dell'arte') è un'esten- sione metaforica per riferirsi a sistemi complessi, come anche 'grammatica' (p.e. 'la grammatica della musica'); (3) il terzo è una via di mezzo tra i precedenti e sta a signifi- care una qualunque forma di comunicazione. Spesso il senso (1) e il senso (3) vengono confusi, come fossero la stessa entità (più raramente, anche il senso (2) viene confuso col primo senso). Cominceremo allora dalla prima domanda: gli animali comunicano?

1 'Vi sono poi gli idoli che derivano quasi da un contratto e dalle reciproche relazioni del genere umano: li chiamiamo idoli del mercato a causa del commercio e del consorzio degli uomini. Gli uomini infatti si associano per mezzo dei discorsi, ma i nomi vengono imposti secondo la comprensione del volgo e tale errata e inopportuna imposizione ingombra in molti modi l'intelletto. D'altra parte le definizioni o le spie- gazioni, delle quali gli uomini dotti si provvidero e con le quali si protessero in certi casi, non sono in alcun modo servite di rimedio. Anzi le parole fanno violenza all'intelletto e confondono ogni cosa e trascinano gli uomini a controversie e a finzioni innumerevoli e vane'.Lingue e linguaggio tra mito e realtà. Corso di sopravvivenza contro miti e pregiudizi linguistici

Gli animali comunicano?

La risposta non può che essere positiva, come è generalmente noto. Piuttosto, è più interessante chiedersi come comunichino gli animali e con quale efficacia. Anche questa domanda, però, non è priva di insidie:

  1. contrappone implicitamente un'entità singola, la nostra specie, a un'entità quanto mai complessa e variegata - in altre parole, ci si può interrogare su singole specie, al massimo su specie simili -, un chiaro atteggiamento antropocentrico;
  2. accordarsi sul concetto di comunicazione è tutt'altro che facile, perché non è affatto chiaro dove finisca un atto comunicativo vero e proprio e dove cominci un atto informa- tivo; ad esempio, arrossire è sicuramente un atto informativo dello stato emotivo di un essere umano, ma molto difficilmente verrebbe definito comunicativo. Nella teoria della comunicazione regna un buon accordo, RAGIONEVOLMENTE, sul fatto che il discrimine passi attraverso l'intenzionelità. Su questa base, arrossire non è un atto comunicativo, in quanto si tratta di una manifestazione fisica spontanea, non controllabile. Tuttavia, questo criterio è ben lungi dall'avere risolto tutti i problemi, per due ragioni. La prima, contin- gente, è che non è sempre possibile determinare se un atto informativo sia intenzionale o meno; la seconda, intrinseca, è che la nozione di intenzionalità è tutt'altro che chiara; ad esempio, gran parte dei gesti che accompagnano il parlato umano sono inconsci, ma non automatici, a differenza dell'arrossire: sono intenzionali?

Assumeremo che queste riserve non siano tali da inficiare qualsiasi trattazione dei si- stemi di comunicazione animale, affidandoci a un approccio di tipo intuitivo. Più avanti esamineremo alcuni tentativi di definire meglio la questione.

La prima osservazione generale è che esiste un'evidente asimmetria tra l'aspetto ge- netico e quello comunicativo. Mentre il regno animale è disegnato sulla base di una lingua comune, il DNA, tale che permetta di disegnare un albero filogenetico, come nel disegno a sinistra, a livello comunicativo il regno animale è privo di un codice universale di co- municazione, come mostra il disegno a destra, in cui i gruppi animali non sono connessi:

Dal punto di vista della modalità, esistono sistemi vocali, visivi (gestuali, facciali, cor- porali, ecc.), chimici e tattili.

Neppure la parentela genetica è indicativa della somiglianza tra i sistemi di comunica- zione: una specie può utilizzare una forma di comunicazione molto più simile a quella di un'altra molto lontana che a quella di una specie direttamente imparentata. In altri termini, a livello di sistemi di comunicazione esistono molte più analogie che omologie. Un esem- pio è costituito proprio dal linguaggio umano, che per molti versi è più simile a quello di alcune specie di uccelli che a quello degli altri primati, cioè mostra più analogie che omo- logie. 2Marco Svolacchia

Passeremo ora in rapida rassegna alcuni tra i sistemi di comunicazione animale più interessanti e meglio compresi.

Api

Le api comunicano per mezzo di una caratteristica "danza". Quando un'ape scout in- dividua del cibo, normalmente del nettare, torna all'alveare per comunicarne la posizione alle compagne, che ricevono le informazioni. Quando la danza è circolare significa che la distanza tra alveare e fonte di cibo è inferiore a 100 metri; in questo caso le api si levano in volo e compiono dei circoli fino a che non individuano il cibo (a); quando la danza è a «8» la distanza è superiore, ed è proporzionale alla durata delle oscillazioni: l'angolo che l'ape mantiene rispetto al Sole volando verso la fonte di cibo corrisponde all'angolo for- mato con il Sole dal tratto rettilineo della danza a otto (b). Per indicare la fonte A l'ape esegue il tratto rettilineo in linea con il Sole (c); la stessa danza, ma di verso opposto, per C; per B invece il tratto rettilineo forma un angolo di 80 gradi con il Sole.

(a) (b) (c) A B 80° 80 A B C

Inoltre, le api non sono sorde, contrariamente a quanto si pensava: al buio, riescono a interpretare il messaggio ascoltando le battute delle ali dell'ape che danza.

Delfini

È communis opinio che i delfini, animali altamente sociali, abbiano un sofisticato si- stema di comunicazione. In effetti, questo è stato confermato dalla ricerca. Utilizzano diversi mezzi: vocalizzazioni, contatto fisico, morsi di varia intensità compresi, gesti e posture per esprimere stati emotivi - rabbia, frustrazione, contentezza, affetto - informa- zioni a proposito dello stato riproduttivo, l'età, il sesso, ecc., e informazioni sul mondo esterno, in particolare per coordinare la caccia o per giocare. A volte, come nella città di Laguna in Brasile, apprendono anche a comunicare con gli esseri umani al fine di coor- dinare i loro sforzi per la pesca. Le vocalizzazioni sono il mezzo comunicativo più utiliz- zato e consistono fondamentalmente di due tecniche diverse: fischi e click. I click sono ultrasuoni, troppo al di sopra della soglia di udibilità per essere percepiti dalla nostra spe- cie, e vengono utilizzati soprattutto per la navigazione, come un sonar.

Uccelli

È un luogo comune che gli uccelli abbiano un 'linguaggio'. In effetti, il carattere vocale dei loro sistemi di comunicazione ha sempre colpito l'immaginazione umana, in partico- lare per le complesse melodie che alcune specie sono in grado di produrre, tali che, a 3Lingue e linguaggio tra mito e realtà. Corso di sopravvivenza contro miti e pregiudizi linguistici sottolinearne l'analogia con la voce umana, sono state paragonate a un canto, un'attività prettamente umana. Non tutti gli uccelli "cantano": alcune specie, come il passero, si li- mitano a dei cinguettii.

Il linguaggio di alcune specie canterine, come il fringuello, è stato studiato a fondo. Ne risulta un quadro di grande complessità: i loro vocalizzi sono articolati in modo simile alle emissioni umane. Di seguito sono riportati i sonogrammi di due diversi canti di un fringuello, che mostrano la divisione in sintagmi, sillabe e fonemi:

Frequency (kHz) Phrases End phrase HHHHHHH Syllables Elements 0 0.5 Seconds

L'analogia con il linguaggio umano, almeno dal punto di vista fonico, è sorprendente, riproponendone una caratteristica ben nota, la doppia articolazione del segno: le frasi sono articolate in morfemi, unità minime di significato, le quali a loro volta sono articulate in fonemi, unità di contrasto senza significato.

Un altro aspetto che avvicina il linguaggio degli uccelli a quello umano è la tradizione, ovvero il fatto che anche negli uccelli il linguaggio non è del tutto innato: in una certa misura, si basa sull'imitazione del canto degli individui della propria comunità e viene sviluppato durante tutta la vita. È stato infatti osservato che gli uccelli cresciuti in isola- mento presentano un canto diverso dagli altri individui cresciuti in condizioni normali, considerato 'anormale' dagli ornitologi e a quanto pare degli stessi uccelli della stessa specie.

Primati

Tra i primati, il linguaggio dei cercopitechi (vervet monkeys) dell'Africa Orientale ha attirato l'attenzione degli studiosi. I cercopitechi hanno un repertorio di una trentina di versi - il numero esatto è discusso perché alcuni includono nell'elenco anche manifesta- zioni come starnutire o vomitare, ragionevolmente escluse da altri -, che possono indi- care l'incontro con un altro gruppo di consimili, l'interazione con altri membri del proprio branco o l'avvistamento di un predatore. I cercopitechi lanciano richiami d'allarme di- versi quando avvistano i loro principali predatori: leopardi, aquile e serpenti. Sembra trattarsi, quindi, di segnali referenziali (per cui v. avanti). 4

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