Definizione di organizzazione, sistemi razionali, naturali e aperti

Documento sull'organizzazione, analizzando le sue caratteristiche come entità sociale e sistema orientato a obiettivi. Il Pdf esplora diverse prospettive teoriche sull'organizzazione (razionale, naturale, aperta) e discute i problemi di coordinamento, la struttura organizzativa e la burocrazia secondo Weber, utile per lo studio universitario di Economia.

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15 pagine

CAPITOLO 1
DEFINIZIONE -> ORGANIZZAZIONE
Per quanto riguarda la definizione di «organizzazione», è difficile individuarne una
univocamente applicabile a molteplici e differenti contesti organizzativi. In questi studi le
organizzazioni sono da intendere come:
1. entità sociali,
2. intese come un processo di azioni e di decisioni,
3. che perseguono un obiettivo, o un insieme di obiettivi,
4. basandosi su processi di differenziazione e integrazione,
5. con ruoli distinti assegnati ai partecipanti,
6. con un sistema di autorità riconosciuta e accettata dai membri come decisore,
7. un'interazione dinamica con l'ambiente esterno.
NEL DETTAGLIO -> 1) Le organizzazioni sono entità sociali in quanto costituite da persone
che contribuiscono alla realizzazione delle attività organizzative in cambio di incentivi di
diversa natura (sia materiali che immateriali.
2) Allo stesso modo esse sono un processo di azioni, a loro volta dotate di senso
intenzionale, e di decisioni caratterizzate da razionalità limitata.
3) Le organizzazioni sono orientate a realizzare specifici obiettivi che le contraddistinguono
in modo peculiare. Gli obiettivi vanno intesi come campi d'azione futuri definiti principalmente
dalla coalizione dominante, ovvero da chi governa e controlla l'organizzazione.
4) Il processo di differenziazione costituisce un'esigenza funzionale dell'organizzazione e
determina la necessità di processi di integrazione che assicurino il coordinamento tra le
diverse unità. Le persone nell'organizzazione ricoprono ruoli distinti, che prevedono la
realizzazione di determinate attività in vista degli obiettivi definiti.
5) Le persone nell'organizzazione ricoprono ruoli distinti, che prevedono la realizzazione di
determinate attività in vista degli obiettivi definiti.
6) Salvo alcune eccezioni, ogni organizzazione possiede inoltre un sistema di autorità
formale che viene riconosciuto come legittimo dai partecipanti e reso evidente dalla
configurazione della struttura organizzativa.
7) Infine, ogni organizzazione opera in un ambiente, inteso come ciò che sta all'esterno.
L'ambiente comprende l'insieme di elementi e forze esterne in grado di influenzare in
qualche modo il comportamento dell'organizzazione.
Varie interpretazioni:
Secondo Perrow, le organizzazioni devono essere considerate strumenti, insiemi di risorse
di diverso tipo che i membri e le persone esterne cercano di usare e controllare, Le
organizzazioni sono strumenti polifunzionali, dato che possono fare molte cose per molti
individui.
Secondo Coleman, l'organizzazione è un attore corporate, un attore unitario dotato di
intenzionalità e deliberatamente progettato per il perseguimento di scopi propri. Se la
struttura è ben progettata, gli attori, perseguendo i propri scopi, perseguiranno anche gli
scopi dell'attore collettivo.
Secondo Parsons, le organizzazioni sono «sistemi intenzionali», nel senso che la
caratteristica che le definisce, distinguendole da altri tipi di sistemi sociali, sarebbe il primato
dell'orientamento al raggiungimento di un obiettivo specifico. A un osservatore esterno
sembra che i membri di un'organizzazione si comportino come se avessero un obiettivo. Ciò
non significa che le organizzazioni agiscano come se avessero degli obiettivi di per sé, ma
solo che le attività dei partecipanti osservati sembrano dirette verso obiettivi comuni.
LE ORGANIZZAZIONI
Da un punto di vista teorico, possiamo individuare almeno 3 diverse prospettive
sull'organizzazione:
1 SISTEMA RAZIONALE -> concepisce le organizzazioni come strumenti orientati al
raggiungimento di fini specifici, con una struttura sociale relativamente formalizzata è un tipo
di cooperazione consapevole e deliberata tra i partecipanti. Le sue strutture sono quindi
intenzionalmente progettati per il raggiungimento di obiettivi specifici. Tale prospettiva
considera le organizzazioni facilmente manipolabili, come se fossero delle macchine, è il
comportamento delle persone è ritenuto soggetto alle decisioni pianificate dal management,
senza molti margini di variazione. La caratteristica principale delle organizzazioni è quella di
poter essere deliberatamente progettate per raggiungere fini specifici, anche se questi
possono cambiare nel tempo.
2 SISTEMA NATURALE -> considera l'organizzazione come un tutto, come un sistema. Di
conseguenza, le singole parti dell'organizzazione possono essere comprese soltanto in
relazione al sistema nel suo insieme. In quanto sistemi naturali, le organizzazioni cercano
innanzitutto di sopravvivere, ancor prima di aver realizzato i propri fini. Collante è la
sopravvivenza dell'organizzazione stessa. I partecipanti condividono un comune interesse
nella sopravvivenza dell'organizzazione stessa e si impegnano in attività collettive,
informalmente strutturate, per raggiungere tale fine. Si parla di sistemi chiusi in quanto
l’obiettivo è difendersi dall’esterno e trovare un sistema di riproduzione interna. Ad esempio,
studiando i mutamenti del Partito socialdemocratico Michels elabora la cosiddetta legge
ferrea dell'oligarchia, secondo cui il potere tende a passare dagli associati a una ristretta
élite dell'organizzazione. «Chi dice organizzazione, dice oligarchia» afferma Michels per
denotare come l'organizzazione, da mezzo per raggiungere uno scopo, diviene fine a sé, e
l'organo finisce per prevalere sull'organismo. Un limite che sembra evidente nelle prospettive
del sistema razionale e del sistema naturale consiste nello scarso ruolo attribuito
all'ambiente esterno, quasi del tutto irrilevante nel modello del sistema razionale. Le due
prospettive sembrano delineare un'organizzazione come un sistema chiuso, separato dal
suo ambiente.
3 SISTEMA APERTO -> mette al centro dell'analisi le relazioni dell'organizzazione con
l'ambiente esterno e lo scambio di risorse con altri soggetti esterni all'organizzazione. Le
organizzazioni sono dei nodi di reti più ampie e il loro funzionamento può essere compreso
soltanto a partire da quella rete: si parla di interconnessioni. Pensare che l'oggetto del
cambiamento siano le caratteristiche di un'unica organizzazione è riduttivo e non tiene conto
della realtà relazionale delle organizzazioni. Questa prospettiva del sistema aperto è la più
diffusa tra gli studiosi e caratterizza tutte le teorie organizzative.
LE ORGANIZZAZIONI COME AREA DI STUDIO
Studi organizzativi: varie forme di ricerca e teorizzazione sulle organizzazioni che includono
ambiti disciplinari quali la teoria delle organizzazioni, l'economia organizzativa, la psicologia
organizzativa, le teorie del management e il comportamento organizzativo.

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CAPITOLO 1

DEFINIZIONE -> ORGANIZZAZIONE

Per quanto riguarda la definizione di «organizzazione», è difficile individuarne una univocamente applicabile a molteplici e differenti contesti organizzativi. In questi studi le organizzazioni sono da intendere come:

  1. entità sociali,
  2. intese come un processo di azioni e di decisioni,
  3. che perseguono un obiettivo, o un insieme di obiettivi,
  4. basandosi su processi di differenziazione e integrazione,
  5. con ruoli distinti assegnati ai partecipanti,
  6. con un sistema di autorità riconosciuta e accettata dai membri come decisore,
  7. un'interazione dinamica con l'ambiente esterno.

NEL DETTAGLIO -> 1) Le organizzazioni sono entità sociali in quanto costituite da persone che contribuiscono alla realizzazione delle attività organizzative in cambio di incentivi di diversa natura (sia materiali che immateriali.

2) Allo stesso modo esse sono un processo di azioni, a loro volta dotate di senso intenzionale, e di decisioni caratterizzate da razionalità limitata. 3) Le organizzazioni sono orientate a realizzare specifici obiettivi che le contraddistinguono in modo peculiare. Gli obiettivi vanno intesi come campi d'azione futuri definiti principalmente dalla coalizione dominante, ovvero da chi governa e controlla l'organizzazione. 4) Il processo di differenziazione costituisce un'esigenza funzionale dell'organizzazione e determina la necessità di processi di integrazione che assicurino il coordinamento tra le diverse unità. Le persone nell'organizzazione ricoprono ruoli distinti, che prevedono la realizzazione di determinate attività in vista degli obiettivi definiti. 5) Le persone nell'organizzazione ricoprono ruoli distinti, che prevedono la realizzazione di determinate attività in vista degli obiettivi definiti. 6) Salvo alcune eccezioni, ogni organizzazione possiede inoltre un sistema di autorità formale che viene riconosciuto come legittimo dai partecipanti e reso evidente dalla configurazione della struttura organizzativa. 7) Infine, ogni organizzazione opera in un ambiente, inteso come ciò che sta all'esterno. L'ambiente comprende l'insieme di elementi e forze esterne in grado di influenzare in qualche modo il comportamento dell'organizzazione.

Varie interpretazioni:

  • Secondo Perrow, le organizzazioni devono essere considerate strumenti, insiemi di risorse di diverso tipo che i membri e le persone esterne cercano di usare e controllare, Le organizzazioni sono strumenti polifunzionali, dato che possono fare molte cose per molti individui.
  • Secondo Coleman, l'organizzazione è un attore corporate, un attore unitario dotato di intenzionalità e deliberatamente progettato per il perseguimento di scopi propri. Se la struttura è ben progettata, gli attori, perseguendo i propri scopi, perseguiranno anche gli scopi dell'attore collettivo.
  • Secondo Parsons, le organizzazioni sono «sistemi intenzionali», nel senso che la caratteristica che le definisce, distinguendole da altri tipi di sistemi sociali, sarebbe il primato dell'orientamento al raggiungimento di un obiettivo specifico. A un osservatore esternosembra che i membri di un'organizzazione si comportino come se avessero un obiettivo. Ciò non significa che le organizzazioni agiscano come se avessero degli obiettivi di per sé, ma solo che le attività dei partecipanti osservati sembrano dirette verso obiettivi comuni.

LE ORGANIZZAZIONI

Da un punto di vista teorico, possiamo individuare almeno 3 diverse prospettive sull'organizzazione:

1 SISTEMA RAZIONALE -> concepisce le organizzazioni come strumenti orientati al raggiungimento di fini specifici, con una struttura sociale relativamente formalizzata è un tipo di cooperazione consapevole e deliberata tra i partecipanti. Le sue strutture sono quindi intenzionalmente progettati per il raggiungimento di obiettivi specifici. Tale prospettiva considera le organizzazioni facilmente manipolabili, come se fossero delle macchine, è il comportamento delle persone è ritenuto soggetto alle decisioni pianificate dal management, senza molti margini di variazione. La caratteristica principale delle organizzazioni è quella di poter essere deliberatamente progettate per raggiungere fini specifici, anche se questi possono cambiare nel tempo.

2 SISTEMA NATURALE -> considera l'organizzazione come un tutto, come un sistema. Di conseguenza, le singole parti dell'organizzazione possono essere comprese soltanto in relazione al sistema nel suo insieme. In quanto sistemi naturali, le organizzazioni cercano innanzitutto di sopravvivere, ancor prima di aver realizzato i propri fini. Collante è la sopravvivenza dell'organizzazione stessa. I partecipanti condividono un comune interesse nella sopravvivenza dell'organizzazione stessa e si impegnano in attività collettive, informalmente strutturate, per raggiungere tale fine. Si parla di sistemi chiusi in quanto l'obiettivo è difendersi dall'esterno e trovare un sistema di riproduzione interna. Ad esempio, studiando i mutamenti del Partito socialdemocratico Michels elabora la cosiddetta legge ferrea dell'oligarchia, secondo cui il potere tende a passare dagli associati a una ristretta élite dell'organizzazione. «Chi dice organizzazione, dice oligarchia» afferma Michels per denotare come l'organizzazione, da mezzo per raggiungere uno scopo, diviene fine a sé, e l'organo finisce per prevalere sull'organismo. Un limite che sembra evidente nelle prospettive del sistema razionale e del sistema naturale consiste nello scarso ruolo attribuito all'ambiente esterno, quasi del tutto irrilevante nel modello del sistema razionale. Le due prospettive sembrano delineare un'organizzazione come un sistema chiuso, separato dal suo ambiente.

3 SISTEMA APERTO -> mette al centro dell'analisi le relazioni dell'organizzazione con l'ambiente esterno e lo scambio di risorse con altri soggetti esterni all'organizzazione. Le organizzazioni sono dei nodi di reti più ampie e il loro funzionamento può essere compreso soltanto a partire da quella rete: si parla di interconnessioni. Pensare che l'oggetto del cambiamento siano le caratteristiche di un'unica organizzazione è riduttivo e non tiene conto della realtà relazionale delle organizzazioni. Questa prospettiva del sistema aperto è la più diffusa tra gli studiosi e caratterizza tutte le teorie organizzative.

LE ORGANIZZAZIONI COME AREA DI STUDIO

Studi organizzativi: varie forme di ricerca e teorizzazione sulle organizzazioni che includono ambiti disciplinari quali la teoria delle organizzazioni, l'economia organizzativa, la psicologia organizzativa, le teorie del management e il comportamento organizzativo.

PASSAGGIO DAL SOSTANTIVO AL VERBO

Le organizzazioni vengono concettualizzate o in termini di struttura o in termini di processo. Una recente è sempre più diffusa tendenza nella teoria organizzativa è quella di prestare più attenzione a processi che alle strutture, all'organizzazione come attività dell'organizzare più che all'organizzazione come complesso organizzato: più attenzione al verbo organizzare che al sostantivo organizzazione. Mentre le strutture formali sono realtà date, i processi sono mutevoli a seconda delle situazioni: le strutture infatti rappresentano l'aspetto statico dell'organizzazione, i processi invece l'aspetto dinamico. L'organizzazione è un processo sempre in divenire che non si ripete mai allo stesso modo, per questo l'attenzione deve essere posta sull'organizzare più che sull'organizzazione.

LIVELLI DI ANALISI

Nello studio delle organizzazioni i ricercatori si differenziano per il livello di analisi a cui si attengono:

  • Livello (micro) sociopsicologico e intraorganizzativo: Il ricercatore focalizza l'attenzione sul comportamento delle persone, sulle relazioni interpersonali che coinvolgono i membri dell'organizzazione, sulla conoscenza, sugli strumenti e sui compiti che compongono le organizzazioni. L'attenzione è dunque sulle pratiche operative e ciò che interessa è il comportamento delle persone nel contesto organizzativo, mentre le caratteristiche dell'organizzazione e dell'ambiente restano sullo sfondo.
  • Livello (meso) organizzativo: L'attenzione è focalizzata sugli aspetti strutturali e sui processi che caratterizzano l'organizzazione, come quelli relativi ad esempio alla struttura organizzativa e alla gerarchia.
  • Livello (macro) ecologico e interorganizzativo: L'attenzione è focalizzata invece sulle caratteristiche delle organizzazioni viste come entità collettive, operanti in un più ampio sistema di relazioni, e diventa centrale comprendere le relazioni e le interazioni all'interno e tra aggregati di organizzazioni.

REQUISITI DI FUNZIONAMENTO

Le organizzazioni, nel realizzare le proprie attività, devono assicurare alcuni requisiti di funzionamento, tra cui figurano l'efficacia, l'efficienza, l'economicità e la qualità.

  • EFFICACIA: il grado in cui l'organizzazione riesce a realizzare i suoi fini/obiettivi prefissati.
  • EFFICIENZA: il rapporto tra il risultato raggiunto e i mezzi e i mezzi impiegati per ottenerlo.
  • ECONOMICITÀ: un concetto capace di integrare i requisiti di efficacia e di efficienza in quanto individua la capacità di un'organizzazione di utilizzare in modo efficiente le proprie risorse raggiungendo in modo efficace i propri obiettivi.
  • QUALITÀ: in generale, indica la misura delle caratteristiche di un'entità in confronto a quanto ci si attende da essa per uno specifico impiego.

Con il tempo vennero introdotti nuovi requisiti quali:

  • AFFIDABILITÀ: requisito necessario per il funzionamento dei sistemi ad alto rischio infatti di parla qui di organizzazioni che devono realizzare compiti complessi e che li devono ripetere nel tempo senza errori.
  • RESILIENZA: la capacità di un'organizzazione di effettuare costanti e adeguati aggiustamenti di fronte a situazioni sfidanti dell'ambiente esterno. Nella teoria dell'organizzazione tale concetto è usato per denotare la capacità di un'organizzazione di preservare il proprio funzionamento nonostante la presenza di avversità.
  • LEGITTIMITÀ SOCIALE: la capacità dell'organizzazione di conformarsi alle pressioni dell'ambiente esterno.

PROCESSI DI DIFFERENZIAZIONE, COORDINAMENTO-INTEGRAZIONE

  • DIFFERENZIAZIONE: è il primo passo per suddividere il lavoro, definire la struttura dei compiti e affidarli alle persone in funzione del risultato atteso. È una necessità tecnica di qualsiasi attività mediamente complessa che richieda l'apporto dei diversi ruoli lavorativi, anche con competenze diverse: è una condizione per il successo dell'organizzazione. Occorre però che a tale processo di differenziazione si affianchi un coerente processo di coordinamento-integrazione che riporti a unità ciò che prima è stato diviso.
  • INTEGRAZIONE: si intende il coordinamento dei vari processi lavorativi in vista di un risultato atteso. È un requisito necessario per l'efficacia del lavoro organizzativo e rappresenta la regolazione efficace dell'interdipendenza tra attori e/o organizzazioni diverse.

Thompson distingue 3 modalità di realizzazione del coordinamento:

  1. Standardizzazione: mediante regole e routine
  2. Programmi: con la creazione di schemi operativi di pianificazione
  3. Per mutuo adattamento: quando le parti si coordinano reciprocamente scambiandosi informazioni durante l'attività stessa.

Ciascuna modalità risulta più adeguata a seconda del tipo di interdipendenza delle attività di un'organizzazione:

  • Interdipendenza generica: come tra le attività di 2 filiali bancarie, non del tutto indipendenti ma neppure strettamente connesse, la modalità di coordinamento più efficace è la standardizzazione.
  • Interdipendenza sequenziale: come in una linea di montaggio, la modalità più efficace è quella per programmi.
  • Interdipendenza reciproca: laddove gli output di una parte diventano input di altre, la modalità più efficace è quella per mutuo adattamento.
TIPOLOGIA DI INTERDIPENDENZAESEMPIOMODALITA' DI COORDINAMENTO
GenericaFiliale di una bancaStandardizzazione
SequenzialeLinea di montaggioProgramma
ReciprocaPronto soccorso, TrasportoMutuo adattamento

Mintzberg distingue 5 meccanismi di coordinamento e controllo che possono essere combinati tra loro:

  • La supervisione diretta -> il coordinamento è di tipo gerarchico e viene gestito da una persona che è responsabile del lavoro, da ordini e controlla le azioni dalla parte operativa dell'organizzazione. È diffusa soprattutto nelle organizzazioni di piccole dimensioni e nelle

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