Cipriano Vagaggini: evoluzione della teologia cattolica e problemi odierni

Documento dal Pontificio Ateneo Sant'Anselmo su Cipriano Vagaggini. Il Pdf esplora l'evoluzione della teologia cattolica, dalla gnosi-sapienza antica fino alle problematiche contemporanee, con un focus sulla religione a livello universitario.

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22 pagine

a.a. 2024-2025
Coordinate dello stile teologico anselmiano
CIPRIANO VAGAGGINI
Il problema teologico odierno e la tensione tra visione astratta e visione concreta delle cose
1
Anche nella teologia cattolica, oltre a molti problemi particolari, esiste oggi un problema
generale da cui dipendono in gran parte tutti gli altri: quello del modo stesso di concepire
la teologia come indagine superiore della fede.
Questo problema si è fatto sempre più acuto dal 1920-25 circa, come reazione al tipo
di teologia antecedente imperante, che era quello scolastico postridentino. Ma quello
postridentino si presentava come una correzione e un completamento dell’ideale dell’antica
scolastica, che, a sua volta, nacque e si sviluppò in contrapposizione a quello più antico
come cioè dei Padri e del primo medioevo.
Così in realtà, l’odierno problema teologico generale, è il punto di arrivo di una lunghissima
storia. Per comprenderlo\[per comprenderne i termini]/ è indispensabile rendersi conto, sia
pure in sintesi, dei grandi tipi di teologia che hanno dominato nella vita della Chiesa dai
Padri ad oggi.
I
La teologia come gnosi-sapienza, ideale della chiesa antica fino ai secoli XI-XIII.
Quando il cristianesimo cominciò a propagarsi nel mondo antico, l’ideale comune della
conoscenza superiore delle cose in genere e delle cose religiose in specie, non era quello
della scienza di tipo aristotelico, ma quello della gnosi-sapienza.
I tratti fondamentali comuni della gnosi.
Quali sono i tratti fondamentali comuni\della gnosi/? In primo luogo il fine stesso che
immediatamente si propone nella ricerca. Questo fine è visto direttamente nella prospettiva
del problema umano nella sua totalità dinsieme. Cioè si vuol risolvere la questione non
solo, né principalmente, di conoscere l’essere delle cose per sapere ciò che esse sono in se
stesse e basta; quella di risolvere il problema, diremo noi oggi, della vita nella sua totalità,
e più precisamente, per ognuno hic et nunc, fino quasi all’inclusione ad includervi dell’uso,
per così dire, pratico dei mezzi per raggiungere il fine.
Come oggi ci chiediamo: cos’è la vita, qual è lo scopo della vita, non ci poniamo un
semplice problema di fisico,\ o di biologia/, o di filosofia per sapere, poniamo, in che
cosa il vivente differisce dal non vivente ma, con simile questione, ognuno di noi si chiede
ancora della sua vita; a qual fine deve tendere, quali mezzi deve usare per raggiungerlo, per
qual tipo di vita deve decidersi, e cose simili. È per noi un problema, ome oggi diciamo,
più esistenziale che\fisico o/metafisico.
In modo molto simile, il grande problema che tormentava quei secoli era quello della vita,
del suo fine, del suo senso, dei mezzi adatti per ognuno per raggiungere la felicità. Ed è per
rispondere a questa questione, per raggiungere questo fine, che parlavano di "conoscenza",
di "gnosi", perché appunto, la gnosi era considerata la via essenziale, per risolvere il
problema della vita e raggiungere concretamente il suo fine.
Inoltre, si tratta di una conoscenza d’ordine religioso, non solo come può esserlo una
filosofia o una storia o una psicologia della religione, ma nel senso che essa stessa è un atto
1
"Il problema teologico odierno e la tensione tra visione astratta e visione concreta delle cose", per la Westdeutscher
Rundfunk, manoscritti e dattiloscritti, 13.1.(1963) 1964, ASC, Fondo Vagaggini, Cassetta 60/2 , Metodologia 1/6 e 1/7
[numerazione apposta da Vagaggini].
a.a. 2024-2025
Coordinate dello stile teologico anselmiano
o uno stato religioso, implica un atteggiamento religioso e v’induce. Essa fa l’uomo non
solo dotto, ma pio, accetto alla divinità, sollecito del bene degli altri per comunicar loro,
quasi come direttore di coscienza, la stessa via della salvezza.
In tutte le tendenze è molto accentuata l’affermazione che tale conoscenza non è solo affare
di raziocinio, ma mette in moto ed implica in qualche modo tutto l’uomo concreto: affetto,
volontà, intuizione, vita pratica. Richiede perciò la purificazione di tutta la vita, buone
disposizioni morali, distacco dalle cose inferiori, ascesi. Perché tutti sentivano, più o meno,
confusamente, che tale conoscenza, almeno al suo apice, oltrepassa il semplice concetto o
il ragionamento ed è di tipo soprarazionale, intuitivo, sperimentale. Platone, per primo, in
certe sue opere, lo aveva nettamente presentito ed espresso anche assai chiaramente\cf.
Convivio 210c-212a/. La tradizione gnostico sapienziale, specialmente quella toccata
maggiormente dalla filosofia, si riconobbe in queste affermazioni platoniche, le quali, in
modo speciale per mezzo di Filone, entrarono poi largamente anche nello gnosticismo
cristiano ortodosso.
Così la scienza propriamente detta, entra bensì nel processo totale gnostico sapienziale, ma
non ne costituisce affatto il pezzo unico e l’apice; ivi figura semplicemente come uno dei
mezzi più o meno largamente usati per raggiungere un fine superiore alla semplice scienza:
il bene totale di tutto l’uomo concreto e non solo quello particolare della sua raziocinativa.
Fu anche persuasione comune che la gnosi suppone qualche rivelazione della divinità.
Qual è il suo oggetto? In fondo, l’origine – e se si vuole, la natura – e il destino dell’uomo
e i mezzi adatti per raggiungerlo; un una parola, appunto, il senso della vita.
Differenze
Questi tratti comuni vengono poi inquadrati in tendenze particolari. Così, nella tradizione
giudaica, per esempio, sono propri i punti seguenti. Il Dio è quello della bibbia. La gnosi
(Ihada e verbi più o meno sinonimi con tutta la terminologia connessa, che la volgata, per
esempio, traduce con intellectus, scientia, sapientia, prudentia, disciplina) suppone la
rivelazione nella Scrittura. È un dono che ha la sua fonte in Dio, il quale la comunica agli
uomini\da Lui scelti/appunto, in gran parte, nella sua parola scritta. Oggetto della gnosi è
perciò anzitutto il senso profondo, e determinante il significato della vita umana, della
parola di Dio nella Scrittura e del suo agire verso gli uomini nella storia religiosa
dell’umanità, specialmente verso Israele e i pii israeliti. La comprensione profonda del
senso della storia sacra e di quello della vita di ognuno nel quadro di questa storia narrata
dalla bibbia, diventa così l’oggetto principale della gnosi-sapienza. La quale non è affatto
pura conoscenza teorica, ma conoscenza compenetrata di affetto, di amore, di timore di Dio,
dell’osservanza dei comandamenti. Conoscenza di cui sono assai più partecipi i pii di
israeliti, i timorati di Dio, i "poveri" gli anawim che, poniamo, i dottori della legge che
dispiacciano a Dio nella loro vita.
La tradizione gnostica cristiana ortodossa s’innesta su quella giudaica, la corregge e la
completa. Ciò avviene, sostanzialmente, mediante il fatto di Gesù, come è esposto nel
Nuovo Testamento e, in modo speciale, come è commentato da Paolo e da Giovanni. Ne
segue, in specie, la comprensione dell’Antico Testamento in riferimento a Cristo e ai
cristiani, nella vita attuale e nell’escatologia, mediante la teoria, sempre più nettamente
elaborata, del cosiddetto quadruplice senso della Scrittura. È un capo essenziale della gnosi
cristiana.
Tanto nel giudaismo posteriore quanto nel cristianesimo, la gnosi ha tendenze ad apparire
sempre più come un dono che, pur fondandosi sulla semplice adesione di fede, insegnata
dagli Apostoli e tramandata dalla Chiesa, la oltrepassa in profondità, come una certa visione
della fede data ai più perfetti.\[sviluppare cont. + i tratti propri della gnosi // della gnosi
ermeticum]/

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a.a. 2024-2025

Coordinate dello stile teologico anselmiano

PONTIFICIO ATENEO SANT'ANSELMO FACOLTÀ di TEOLOGIA

Cipriano Vagaggini: Il problema teologico odierno e la tensione tra visione astratta e visione concreta delle cose

Anche nella teologia cattolica, oltre a molti problemi particolari, esiste oggi un problema generale da cui dipendono in gran parte tutti gli altri: quello del modo stesso di concepire la teologia come indagine superiore della fede.

Questo problema si è fatto sempre più acuto dal 1920-25 circa, come reazione al tipo di teologia antecedente imperante, che era quello scolastico postridentino. Ma quello postridentino si presentava come una correzione e un completamento dell'ideale dell'antica scolastica, che, a sua volta, nacque e si sviluppò in contrapposizione a quello più antico come cioè dei Padri e del primo medioevo.

Così in realtà, l'odierno problema teologico generale, è il punto di arrivo di una lunghissima storia. Per comprenderlo [per comprenderne i termini]/ è indispensabile rendersi conto, sia pure in sintesi, dei grandi tipi di teologia che hanno dominato nella vita della Chiesa dai Padri ad oggi.

La teologia come gnosi-sapienza, ideale della chiesa antica fino ai secoli XI-XIII

Quando il cristianesimo cominciò a propagarsi nel mondo antico, l'ideale comune della conoscenza superiore delle cose in genere e delle cose religiose in specie, non era quello della scienza di tipo aristotelico, ma quello della gnosi-sapienza.

I tratti fondamentali comuni della gnosi

Quali sono i tratti fondamentali comuni della gnosi/? In primo luogo il fine stesso che immediatamente si propone nella ricerca. Questo fine è visto direttamente nella prospettiva del problema umano nella sua totalità d'insieme. Cioè si vuol risolvere la questione non solo, né principalmente, di conoscere l'essere delle cose per sapere ciò che esse sono in se stesse e basta; né quella di risolvere il problema, diremo noi oggi, della vita nella sua totalità, e più precisamente, per ognuno hic et nunc, fino quasi all'inclusione ad includervi dell'uso, per così dire, pratico dei mezzi per raggiungere il fine.

Come oggi ci chiediamo: cos'è la vita, qual è lo scopo della vita, non ci poniamo un semplice problema di fisico,\ o di biologia/, o di filosofia - per sapere, poniamo, in che cosa il vivente differisce dal non vivente - ma, con simile questione, ognuno di noi si chiede ancora della sua vita; a qual fine deve tendere, quali mezzi deve usare per raggiungerlo, per qual tipo di vita deve decidersi, e cose simili. È per noi un problema, ome oggi diciamo, più esistenziale che fisico o/metafisico.

In modo molto simile, il grande problema che tormentava quei secoli era quello della vita, del suo fine, del suo senso, dei mezzi adatti per ognuno per raggiungere la felicità. Ed è per rispondere a questa questione, per raggiungere questo fine, che parlavano di "conoscenza", di "gnosi", perché appunto, la gnosi era considerata la via essenziale, per risolvere il problema della vita e raggiungere concretamente il suo fine.

Inoltre, si tratta di una conoscenza d'ordine religioso, non solo come può esserlo una filosofia o una storia o una psicologia della religione, ma nel senso che essa stessa è un atto 1 "Il problema teologico odierno e la tensione tra visione astratta e visione concreta delle cose", per la Westdeutscher Rundfunk, manoscritti e dattiloscritti, 13.1.(1963) 1964, ASC, Fondo Vagaggini, Cassetta 60/2 , Metodologia 1/6 e 1/7 [numerazione apposta da Vagaggini].a.a. 2024-2025 Coordinate dello stile teologico anselmiano * PONTIFICIO ATENEO SANT'ANSELMO FACOLTÀ di TEOLOGIA o uno stato religioso, implica un atteggiamento religioso e v'induce. Essa fa l'uomo non solo dotto, ma pio, accetto alla divinità, sollecito del bene degli altri per comunicar loro, quasi come direttore di coscienza, la stessa via della salvezza.

In tutte le tendenze è molto accentuata l'affermazione che tale conoscenza non è solo affare di raziocinio, ma mette in moto ed implica in qualche modo tutto l'uomo concreto: affetto, volontà, intuizione, vita pratica. Richiede perciò la purificazione di tutta la vita, buone disposizioni morali, distacco dalle cose inferiori, ascesi. Perché tutti sentivano, più o meno, confusamente, che tale conoscenza, almeno al suo apice, oltrepassa il semplice concetto o il ragionamento ed è di tipo soprarazionale, intuitivo, sperimentale. Platone, per primo, in certe sue opere, lo aveva nettamente presentito ed espresso anche assai chiaramente cf. Convivio 210c-212a/. La tradizione gnostico sapienziale, specialmente quella toccata maggiormente dalla filosofia, si riconobbe in queste affermazioni platoniche, le quali, in modo speciale per mezzo di Filone, entrarono poi largamente anche nello gnosticismo cristiano ortodosso.

Così la scienza propriamente detta, entra bensì nel processo totale gnostico sapienziale, ma non ne costituisce affatto il pezzo unico e l'apice; ivi figura semplicemente come uno dei mezzi più o meno largamente usati per raggiungere un fine superiore alla semplice scienza: il bene totale di tutto l'uomo concreto e non solo quello particolare della sua raziocinativa.

Fu anche persuasione comune che la gnosi suppone qualche rivelazione della divinità. Qual è il suo oggetto? In fondo, l'origine - e se si vuole, la natura - e il destino dell'uomo e i mezzi adatti per raggiungerlo; un una parola, appunto, il senso della vita.

Differenze nella gnosi

Questi tratti comuni vengono poi inquadrati in tendenze particolari. Così, nella tradizione giudaica, per esempio, sono propri i punti seguenti. Il Dio è quello della bibbia. La gnosi (Ihada e verbi più o meno sinonimi con tutta la terminologia connessa, che la volgata, per esempio, traduce con intellectus, scientia, sapientia, prudentia, disciplina) suppone la rivelazione nella Scrittura. È un dono che ha la sua fonte in Dio, il quale la comunica agli uomini\da Lui scelti/appunto, in gran parte, nella sua parola scritta. Oggetto della gnosi è perciò anzitutto il senso profondo, e determinante il significato della vita umana, della parola di Dio nella Scrittura e del suo agire verso gli uomini nella storia religiosa dell'umanità, specialmente verso Israele e i pii israeliti. La comprensione profonda del senso della storia sacra e di quello della vita di ognuno nel quadro di questa storia narrata dalla bibbia, diventa così l'oggetto principale della gnosi-sapienza. La quale non è affatto pura conoscenza teorica, ma conoscenza compenetrata di affetto, di amore, di timore di Dio, dell'osservanza dei comandamenti. Conoscenza di cui sono assai più partecipi i pii di israeliti, i timorati di Dio, i "poveri" gli anawim che, poniamo, i dottori della legge che dispiacciano a Dio nella loro vita.

La tradizione gnostica cristiana ortodossa s'innesta su quella giudaica, la corregge e la completa. Ciò avviene, sostanzialmente, mediante il fatto di Gesù, come è esposto nel Nuovo Testamento e, in modo speciale, come è commentato da Paolo e da Giovanni. Ne segue, in specie, la comprensione dell'Antico Testamento in riferimento a Cristo e ai cristiani, nella vita attuale e nell'escatologia, mediante la teoria, sempre più nettamente elaborata, del cosiddetto quadruplice senso della Scrittura. È un capo essenziale della gnosi cristiana.

Tanto nel giudaismo posteriore quanto nel cristianesimo, la gnosi ha tendenze ad apparire sempre più come un dono che, pur fondandosi sulla semplice adesione di fede, insegnata dagli Apostoli e tramandata dalla Chiesa, la oltrepassa in profondità, come una certa visione della fede data ai più perfetti.\[sviluppare cont. + i tratti propri della gnosi // della gnosi ermeticum]/a.a. 2024-2025 Coordinate dello stile teologico anselmiano * PONTIFICIO ATENEO SANT'ANSELMO FACOLTÀ di TEOLOGIA

La teologia come gnosi dell'antichità cristiana e del primo medioevo

È nella visuale propria di questo concetto che nella primitiva tradizione cristiana si sviluppò pian piano ciò che più tardi fu detto teologia, come una certa gnosi o sapienza della fede rivelazione, superiore a quella della semplice fede.

Se-Da principio, nei Padri Apologetici, questa teologia gnosi (già presente, a suo modo in S. Paolo e in S. Giovanni) si attiene molto da vicino alla Scrittura e, semmai, alle visuali della tradizione giudaico cristiana, (per esempio, in Clemente Romano e nello Ps .- Barnaba). Con gli Apologetilanche/in vista della difesa della fede su un piano puramente razionale di fronte ai pagani, fece appello più abbondante anche alla filosofia greca, come strumento in qualche modo utile al fine perseguito. Da quel momento si pose nettamente il problema delle relazioni tra gnosi cristiana e filosofia, che nella tradizione giudaica si era posto principalmente con Filone.

Nel corso del secolo II, l'ansia generale della gnosi portò, nello gnosticismo eterodosso propriamente detto, a netti sviamenti [ereticali] di natura sincretista. Non per questo,/nonostante la diffidenza della semplice fede contro simili tentativi, fu abbandonato dai più avveduti - come lo prova il caso di Ireneo - l'ideale di una "vera gnosi" ortodossa. \Questa era/ ben distinta dalla "pseudo gnosi", sostanzialmente perché sempre basata sulla fede e sulla predicazione ecclesiastica.

Ma fu principalmente la scuola alessandrina, con Clemente e con Origene, che si adoperò per la costruzione di una vera gnosi cristiana, anche contro i timori di chi ne paventava le possibili audacie, specialmente in rapporto all'uso della filosofia, o non ne vedeva la necessità.

Spetta ad Origene l'onore di avere tentato per primo una formulazione riflessa più completa possibile della sua/teoria (Peri Arch. Pref.)/ e di aver cercato di realizzarla anche praticamente in una sintesi grandiosa. Se questa sintesi ha i difetti di un tentativo forse prematuro e dovette poi in molti punti essere non solo completata, ma anche corretta, ha anche tutte le intuizioni fondamentali delle quali si è nutrita la teologia posteriore, specialmente fino alla scolastica. E intuizioni fondamentali di capitale importanza sono appunto in specie quelle del modo di concepire la teologia come gnosi sapienza: il suo fine più eccelso; i suoi rapporti con la semplice fede, con la Scrittura, con la regola della predicazione ecclesiastica, con la filosofia, con la vita ascetica e spirituale, in specie con la preghiera e la stessa esperienza mistica; il suo compito nel tentare una sintesi generale di tutto il sapere in funzione gnostico sapienziale, nonché quello apologetico di difesa contro gli avversari.

L'ideale di tipo di teologia teorizzata da Origene sulla scia della tradizione gnostico sapienziale rimane poi sostanzialmente quello di tutta l'epoca patristica. Si può costatarlo più, come è nelle opere dei Padri, dirette al credente in pacifico possesso della sua fede, che in quelle di genere apologetico. La tradizione patristica si adoperò a correggere e sviluppare punti particolari della sintesi tentata dall'alessandrino, ma non ne mise affatto in questione il concetto stesso di teologia: del suo fine, del suo metodo, dei diversi elementi che v'intervengono e del loro reciproco equilibrio. Lo stesso Agostino, malgrado i dubbi di un autore recente (Bouyer, Hist. Her.)/non si muove in prospettive diverse.

Né altrimenti fece il medioevo occidentale fino al sorgere della scolastica. Lo provano le recenti indagini sulla cosiddetta teologia monastica medievale. Questa, infatti, non fa altro che realizzare il vecchio ideale gnostico sapienziale dei Padri. Solo che ne accentua il fine intuitivo mistico e la connessione con la vita spirituale e la preghiera e mostra un interesse molto minore per la speculazione e la polemica che nei Padri, invece, era nutrito dall'ambiente ellenistico e dalla necessità della controversia contro gli eretici.

Non sembra esagerato affermare addirittura che un S. Bernardo, sotto molti aspetti se non in tutti, è il frutto più puro non solo della teologia monastica, ma anche dell'antico ideale gnostico sapienziale della teologia.

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