Coscienza morale: origine, funzione e relazione con lo Spirito Santo

Documento da Università su Coscienza Morale. Il Pdf esplora il concetto di coscienza morale, la sua origine e funzione, con un focus sul ruolo dello Spirito Santo e la libertà umana. Il Pdf, utile per lo studio della Religione a livello universitario, include anche una riflessione di Papa Francesco sull'amore e la coscienza.

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22 pagine

COSCIENZA
MORALE
LA VOCE DELLA COSCIENZA
L’uomo avverte dentro di sé, ma non come sua, la
«voce della coscienza» che lo sprona o lo frena
quando pensa di far qualcosa, lo accompagna silente
o lo incalza minacciosa quando sta facendo
qualcosa, lo giudica e soprattutto lo rimprovera dopo
che egli ha fatto qualcosa.
Laicamente a chi appartiene la «voce della
coscienza»: a se stessi o ad altri? E se ad altri, forse a
Dio?
Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a
darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama
sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre,
dice chiaramente alle orecchie del cuore: fa’ questo, fuggi quest’altro.
Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge che
trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo.
L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire
è la dignità stessa dell’uomo, e secondo questa egli sarà giudicato.
La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si
trova solo con Dio, la cui voce risuona nella propria intimità.
GAUDIUM ET SPES N. 16
La coscienza e l’educazione alla libertà sono
fondamentali nella vita morale di ogni persona
e di ogni cristiano, punti di riferimento
personali, impegni per rendere liberi e aiutare a
camminare nella verità che rende liberi (cf. Gv
8,32). Cammino che parte da una visione non
riduttiva della persona con le sue qualità, i suoi
limiti, la sua capacità di dire un «sì»
responsabile, frutto di discernimento.
Coscienza ed educazione
alla libertà
Materia o contenuto della coscienza
Impegno della coscienza
Esperienza della coscienza
Coscienza: tre ambiti
Per “contenuto della coscienza” bisogna
intendere l’insieme delle concezioni morali che
ognuno possiede: la conoscenza del bene e del
male, dei compiti e delle proibizioni, ma anche le
valutazioni istintive che sono cresciute in maniera
piuttosto irriflessa tramite le esperienze della vita
o nell’incontro con altre persone e anche quelle
che sono innate nell’uomo, come diversi stimoli e
reazioni elementari.
CONTENUTO DELLA COSCIENZA1.

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Anteprima

La voce della coscienza

L'uomo avverte dentro di sé, ma non come sua, la «voce della coscienza» che lo sprona o lo frena quando pensa di far qualcosa, lo accompagna silente o lo incalza minacciosa quando sta facendo qualcosa, lo giudica e soprattutto lo rimprovera dopo che egli ha fatto qualcosa.

Laicamente a chi appartiene la «voce della coscienza»: a se stessi o ad altri? E se ad altri, forse a Dio?

Gaudium et Spes N. 16

Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, dice chiaramente alle orecchie del cuore: fa' questo, fuggi quest'altro.

Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge che trova il suo compimento nell'amore di Dio e del prossimo.

L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato.

La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nella propria intimità.Liberta

Coscienza ed educazione alla libertà

La coscienza e l'educazione alla libertà sono fondamentali nella vita morale di ogni persona e di ogni cristiano, punti di riferimento personali, impegni per rendere liberi e aiutare a camminare nella verità che rende liberi (cf. Gv 8,32). Cammino che parte da una visione non riduttiva della persona con le sue qualità, i suoi limiti, la sua capacità di dire un «sì» responsabile, frutto di discernimento.

Coscienza: tre ambiti

  • Materia o contenuto della coscienza
  • Impegno della coscienza
  • Esperienza della coscienza

1. Contenuto della coscienza

Per "contenuto della coscienza" bisogna intendere l'insieme delle concezioni morali che ognuno possiede: la conoscenza del bene e del male, dei compiti e delle proibizioni, ma anche le valutazioni istintive che sono cresciute in maniera piuttosto irriflessa tramite le esperienze della vita o nell'incontro con altre persone e anche quelle che sono innate nell'uomo, come diversi stimoli e reazioni elementari.

Primo rischio: coscienza vuota

La centralità della coscienza nella vita morale non può significare che qualsiasi decisione arbitraria possa essere giustificata, soltanto perché la persona fa appello alla propria coscienza.

Emerge qui un primo rischio: quello della coscienza vuota, nel senso che il giudizio relativo alla decisione da prendere non proviene dallo sforzo di conoscenza della verità da giudicare.

Secondo rischio: coscienza delegata

Un altro rischio è quello della coscienza delegata. È l'atteggiamento della persona che affida agli altri il compito di decidere le proprie azioni e il proprio modo di essere. I parametri della verità, cioè, non derivano dalla convinzione profonda della persona, ma vengono accettati passivamente da altre fonti esterne che la persona accoglie in modo acritico.

Contenuto e identificazione

Il fatto che all'ambito della coscienza venga assegnata anche una conoscenza morale, che sembra appartenere in primo luogo alla sfera puramente intellettuale, si rivela laddove si parla di "formazione della coscienza".

In essa, però, non si cerca solo di raggiungere una nozione dei valori e delle norme morali, ma anche l'identificazione con ciò che di volta in volta viene trasmesso.

Il contenuto garantisce la libertà

Il fatto che si venga determinati in questo modo dalle concezioni morali (cfr. antropologia del limite: la tela del quadro e il fumetto) sembra a prima vista una limitazione della spontaneità, una costrizione.

Ma osservando le cose più da vicino, ciò si rivela come l'inizio e la tutela della libertà: in questo modo infatti l'uomo è protetto dal pericolo di abbandonarsi completamente al gioco "selvaggio" delle inclinazioni, sentimenti e umori.

Solo il contenuto della coscienza, offrendo un'esigenza oggettivamente determinata, rende possibile la libertà: sia il suo impegno sia la conservazione e dimostrazione.

2. Impegno della coscienza: Situazione concreta e conflitti morali

Con "impegno della coscienza" bisogna intendere anzitutto la fondamentale capacità di applicare le concezioni morali alla situazione concreta, considerando anche la maniera in cui essa si presenta, accade.

Si deve tuttavia aggiungere pure la facoltà di percepire conflitti morali e provocazioni e di formulare un giudizio sulle soluzioni proposte.

Il tipo di impegno

La misura e la maniera dell'impegno della coscienza possono essere molto diverse. In esse la peculiarità del soggetto si rivela ancora più chiaramente che nel contenuto di coscienza. Che l'impegno avvenga in maniera forte o debole, titubante o coraggiosa, come pure ogni altra sfumatura rivelabile, dipende in larga misura dalla personalità del singolo (auto-coltivazione delle virtù) e della situazione nel momento particolare.

Impegno ed emozioni

Con la parola emozione (dal verbo latino "muovere fuori") si intende la realizzazione interiore a uno stimolo esterno: essa è una tendenza sentita, avvertita, verso l'azione.

Allo stesso modo, la "passione" dice di qualcosa di di "subito" e insieme il coinvolgimento che un tale stimolo riveste da parte del soggetto (espresso appunto dal termine appassionarsi).

Coltivare le emozioni

Le emozioni richiedono una coltivazione affinché non deformino la valutazione della ragione, la scelta di coscienza.

L'uomo temperante, coraggioso e giusto ragiona meglio moralmente sia teoreticamente, perché non è influenzato dal risentimento, dalla paura o dalla bramosia.

Non si possono sopprimere

Non possiamo assolutizzare le emozioni, ma nemmeno sopprimerle nella nostra vita morale.

In questo modo si sopprimerebbe anche ogni vita ed esperienza morale.

Non si può prescindere dalle emozioni, perché l'agire semplicemente non ci sarebbe.

Dirigono verso una meta

Se non ci fossero le spinte ad agire suscitate dalle emozioni, dal sentire e dal tendere, l'agire non avrebbe luogo, saremmo di fronte a una persona strutturalmente debosciata e inerte.

Del resto le emozioni dirigono verso una meta, che costituisce già un primo orientamento che il discernimento ragionevole della persona dovrebbe assumere e considerare.

Uomo: soggetto agente genitore di se stesso

Le passioni sono le delle forze pulsionali sensibili, quindi atti che agiscono sulla ragione e sulla volontà; queste ultime le sperimentano come una passio, un "patire", da cui si spiega anche la parola passione.

L'uomo porta a compimento il discernimento offerto, in modo parziale, a livello pulsionale, in particolare con quel porre e disporre si di sé, che fa di ogni soggetto agente il genitore di se stesso.

Dalla voglia al volere

Il bene è aspirato e voluto, ma ancor più compreso e voluto: è questo il passaggio dalla voglia al volere.

Si ha un ribaltamento della prospettiva culturale vigente, in quanto la persona non si abbandona a volere ciò che immediatamente e istintivamente sente, ma intraprende una plasmazione del proprio sentire così come ha deciso di volere.

Plasmare le nostre emozioni. L'esempio dell'ira

Ed è proprio Freud - e qui possiamo condividerne il pensiero - a ricordarci l'alta plasmabilità delle pulsioni istintive ed emotive.

Non abbiamo un'etica senza passioni e sentimenti, ma un'etica con passioni e sentimenti a essa consoni.

Prendiamo, il caso di una persona gravemente offesa che prova una forte spinta vendicativa.

Può decidere di eseguire questo impulso - e allora vuole come si sente dentro -, non essendoci distinzione tra il suo sentire e il suo volere, oppure può controllarla e, in un primo momento, frenarla, anche continuando a conservare in sé propositi e desideri vendicativi.

Gradualmente possiamo modificare il nostro sentire

La persona, pur dominando l'esteriorità del suo agire, è ancora divisa in se stessa, perché agisce in un modo e sente in un altro e quindi si può concludere che la persona non è completamente - con tutta se stessa - buona.

Naturalmente è auspicabile intraprendere un cammino di unificazione personale e provare a sentire in sintonia con un intento di perdono e di misericordia.

Si può gradualmente arrivare a modificare il nostro sentire a tal punto da non provare più alcun risentimento verso l'offensore ed esprimergli invece comprensione e misericordia.

Plasmata e non soppressa la nostra sensibilità

In quest'ultimo caso si è arrivati a sentire ciò che si vuole, si è plasmata, e non soppressa, la nostra sensibilità, secondo quanto la nostra ragione ci ha fatto vedere come bene e valore.

Intelligenza ed emozione: unità

Finché l'emotività non segue la volontà buona, ma ne rimane allo stato grezzo, la persona non è interamente buona, o almeno lo è solo con una parte di se stessa, cioè soltanto con la propria intelligenza, ma non con la propria affettività.

Inoltre si presenta pure la necessità di dare stabilità e continuità ad alcuni orientamenti giudicati buoni, in modo da evitare che l'affetto e la passione corrispondente prendano di nuovo il sopravvento e arrivino a imporsi al soggetto agente, nonostante egli giudichi diversamente o addirittura contrariamente.

Processo di coltivazione

Le emozioni vanno sottoposte a un processo di coltivazione, che è possibile giacché possiedono un contenuto intenzionale, nel senso che sono dirette verso un oggetto e riguardano un oggetto.

Martha Nussbaum

Martha Nussbaum, filosofa americana, tenta di superare in modo chiaro l'approccio antagonista tra la ragione ed emozioni. La questione da focalizzare è non solo se le emozioni abbiano una parte fondamentale nelle decisioni umane, ma anche e soprattutto, se debbano averla nelle scelte e nei giudizi morali e se sia possibile teorizzare ed analizzare una tale posizione.

Adesione affettiva alla verità pratica

Per superare tale dicotomia, la Nussbaum si colloca sulla scia aristotelica che reagisce all'idea secondo cui l'uomo può conoscere, tendere e scegliere realmente il bene attraverso un'analisi puramente intellettualistica della ragione speculativa. Con Aristotele, la Nussbaum mostra come la persona priva di adesione affettiva alla verità pratica, non possa collocarsi sul cammino che conduce ad una vera pienezza, poiché non si è realmente unito ed identificato con tutto il bene, rimanendo ad un livello astratto o volontaristico che prima o poi lo vincolerà alla logica del dovere, paralizzandolo.

Martha C. Nussbaum: L'intelligenza delle emozioni

il Mulino

Criticità da superare: "eseguire" il bene non significa necessariamente amarlo

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