Documento dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca su "Riassunto del libro Oltre il Nudge". Il Pdf, utile per il ripasso universitario di Psicologia, analizza i modelli di comportamento umano, i tipi di paternalismo e l'uso manipolativo dell'informazione, distinguendo processi decisionali automatici e deliberativi.
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Sociology Of Knowledge (Università degli Studi di Milano-Bicocca) Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Erica Telefono (ericatelefono75@gmail.com)NUDGE: SPINTE GENTILI E NON (dal libro di Riccardo Viale, "Oltre il Nudge", Il Mulino, 2018)
Chi elabora le leggi nel nostro paese ha in testa un modello della mente umana simile a quello del piccione di Skinner. Cioè non esiste. Se vediamo all'opera policy maker, legislatori e giuristi o parliamo con essi ci accorgiamo che lo schema concettuale su cui si basano è quello tipico dei vecchi comportamentisti "old fashioned": il condizionamento ed il ruolo dei rinforzi positivi e negativi sul comportamento. Come è noto il condizionamento è quel processo che si verifica con l'associazione di uno stimolo incondizionato (naturale) ad uno condizionato (artificiale) in un organismo, ove lo stimolo condizionato induce naturalmente una risposta della cui prossimità lo stimolo incondizionato (arbitrario) si avvale. Come è noto il comportamentismo non credeva nella esistenza della mente, ma solo del comportamento, in quanto osservabile empiricamente. Nello stesso modo i nostri legislatori e giuristi adottano un modello di Homo Juridicus che assomiglia al piccione di Skinner: tutto comportamento, niente mente. Il comportamento del cittadino si indirizza attraverso i rinforzi e le punizioni. Le leggi o gli altri strumenti del policy maker non devono essere interessate ad incorporare una rappresentazione dell'attività mentale, della sua dimensione emozionale e cognitiva e di come le informazioni esterne vengono rappresentate, interpretate e diventano premesse dell'azione. Se il legislatore vuole raggiungere un obbiettivo, deve concentrarsi sulla struttura delle punizioni (ad es. le sanzioni pecuniarie e penali) e dei rinforzi (ad es. gli incentivi economici).
L'individuo in carne ed ossa non è però né come l'Homo Juridicus (cioè tutto comportamento e niente testa) né come l'Homo Oeconomicus (con in testa solo l'algoritmo di massimizzazione dell'utilità soggettiva attesa). Il primo modello, incorporato nella euristica del piccione dei giuristi era legato, implicitamente, al comportamentismo. Questa corrente della psicologia che porta il nome di grandi studiosi come Skinner, Watson ed Eysenck, è stata soppianta prima dalla psicologia della "Gestalt" e poi dall'affermarsi delle scienze cognitive. This document is available free of charge on studocu Scaricato da Erica Telefono (ericatelefono75@gmail.com)Il secondo modello invece, come abbiamo visto nel capitolo 2, è stato messo in discussione dal programma Euristiche e Bias e dall'economia comportamentale di K&T. Sulla base di questa mole di dati empirici e di modelli teorici si innesta la proposta di Richard Thaler e Cass Sunstein (da adesso T&S) contenuta nel libro "Nudge" (2008). L'uomo reale non è come lo vorrebbero gli economisti cioè uno strano soggetto, Econ, che come Spock di Start Trek, non è prigioniero delle emozioni, ha una volontà di ferro, è sempre attento e presente nell'analizzare i problemi di scelta, ha una grande memoria e capacità di calcolo. In realtà, l'uomo normale, Human, è più simile a Simpson, ha molte debolezze nella volontà, nella memoria, nell'attenzione. E' molto pigro. Ha una capacità molto limitata di calcolo (quella legata al magico numero di Miller della presenza di 7 più o meno 2 simboli nella memoria di lavoro). E' soggetto a contraddizioni, errori e perturbazioni emotive. In altre parole non è per niente simile all'Homo Oeconomicus ma all'Homo Euristicus Fallax descritto dalla economia comportamentale. Come governare una società fatta da humans modellati sull' Homo Euristicus Fallax? Se fossimo tutti come l'Homo Oeconomicus cioè econs in grado di autoregolarsi in modo razionale, giudicare stimare e prevedere gli eventi in modo statisticamente corretto, decidere in modo ottimo la nostra utilità attesa, allora non ci sarebbe bisogno di un grande intervento dello stato. L'unica ragione per interferire con le scelte degli attori economici sarebbe la presenza di quelli che sono definiti i fallimenti del mercato. Se la completa autonomia del cittadino non è giustificabile, allora quale tipo di intervento lo stato può attuare a suo favore? Soprattutto quale spazio di intervento e che tipo di intervento è giustificato ad adottare? In primo luogo vi sono le propensioni errate ed autolesioniste dell'individuo come la miopia ed il "time discounting"; la debolezza della volontà e l'inerzia; la overconfidence e l'ottimismo irrazionale; la tendenza ad escalation irrazionali; l'effetto gregge; la scarsa abilità di giudizio statistico; il bias di conferma; gli stereotipi; etc ... Dall'altra vi è la difficoltà e opacità dell'ambiente che il cittadino deve affrontare. La complessità e la astrusità di molte scelte; la mancanza di risposta e feed back dall'ambiente al seguito delle nostre decisioni; la difficoltà ad immaginare l'effetto delle proprie scelte in un lontano futuro; il design ambientale che genera con molta facilità degli errori; i trabocchetti del marketing aziendale e politico per assuefarti a prodotti e scelte dannose; etc ... Scaricato da Erica Telefono (ericatelefono75@gmail.com)Di fronte a queste caratteristiche da una parte della mente umana e dall'altra dell'ambiente che ci circonda le possibilità di intervento comportamentale possono essere tre:
a) Cosa si intende per ARCHITETTURA DELLA SCELTA? Don Norman con il geniale libro "Il design delle cose di tutti i giorni" (1990) lo spiega benissimo. Guardiamo in fig L al design del fornello con quattro bruciatori e chiediamoci quale potrebbe essere la migliore collocazione delle manopole per facilitare la loro corrispondenza con i bruciatori. B D A C D Ogni ambiente fisico od oggetto presenta un design che è più o meno favorevole ad interagire con l'uomo. Donald. A. Norman, riprende il concetto di "affordance" suddividendola in due tipi:
In un artefatto fisico ben progettato, per Norman, non c'è molta differenza tra "affordance" reale e percepita. L'architetto delle scelte è come un designer che in un dato ambiente cerca di introdurre le giuste "affordance" che spingono il soggetto ad agire in un certo modo. Non è necessario che le "affordance" siano solo oggetti fisici. Possono anche essere simbolici. Un' architettura della scelta può essere di vari tipi. Può basarsi su opzioni di default che sono state introdotte da altri (lo stato o l'azienda) o che hai contribuito ad introdurre. Una architettura della scelta può strutturare un ambiente in modo che si tenda a fare certe scelte. La famosa caffetteria di T&S con i cibi salutari alla fine della coda vicino alla cassa è un famoso esempio. O il supermercato con i cibi più grassi e dolci sugli scaffali più irraggiungibile e quelli più magri collocati a livello dello sguardo. Una architettura della scelta può anche fornire automaticamente delle modalità più razionali e semplificate di decisione. Ad esempio può semplificare la complessità, l'opacità ed in alcuni casi il disordine informativo. Come nel caso di alcune "application" su internet, per le scelte di aerei, This document is available free of charge on studocu Scaricato da Erica Telefono (ericatelefono75@gmail.com)alberghi, ristoranti, musei, siti turistici, etc .. che fanno la valutazione comparata della offerta, analizzando migliaia di dati, sulla base di una griglia di variabili che il cliente inserisce. Un'architettura della scelta può voler anche dire ambienti od oggetti che ti aiutano ad usarli in modo corretto. Il tappo della benzina collegata da un nastro alla vettura ci permette di non lasciarlo al distributore. La carta di credito che esce prima dei soldi al Bancomat ci permette di non dimenticarla. Il programma al computer che ci corregge le parole o quello in un modulo di acquisto che ci corregge se abbiamo riempito male le caselle sono altri esempi. Essa può significare anche arricchire l'ambiente di stimoli a prendere in considerazione aspetti, spesso trascurati per la nostra miopia ed inerzia. Ad esempio stimolando con appositi questionari e colloqui la consapevolezza di chi sta facendo un contratto finanziario, come un mutuo, un prestito, una carta di credito, a valutare gli effetti futuri della sua scelta. Un ambiente amichevole è anche quello che viene disegnato per dare feed back significativi rispetto alle proprie decisioni e stili di vita. Una casa che ci permette di capire in modo semplice e chiaro quanto è il nostro consumo di energia o una organizzazione del lavoro dove i feed back dalla produzione al consumatore sono veloci e chiari, permette di apprendere e calibrare le scelte in modo da renderle più adattive.
b) La seconda modalità con cui si può intervenire sulle scelte del cittadino è legato alla INFORMAZIONE. Ad esempio l'uso di "warning" (avvertimenti) grafici con immagini molto intense, a livello emozionale, dovrebbero aumentare i processi di attenzione e di evitamento di comportamenti collegati alle immagini stesse. Esistono poi usi meno controversi dell'informazione, come nei "reminder" (promemoria) e nella comunicazione pubblica di eventi medici, ambientali ì, geologici, etc .. Per quanto riguarda la prima categoria si tratta non solo informazione che ricorda la prossimità di una scadenza, ma anche la disponibilità di uno sconto, di una facilitazione, di un contributo. Da questo punto di vista l'informazione spesso si combina con la semplificazione quando vi sono interventi di "streamlining" (snellimento) nella comunicazione via web di opportunità economiche. Nella comunicazione pubblica la tentazione dei nudger è utilizzare le scoperte della economia comportamentale per rendere più efficaci i messaggi. Messaggi sub liminari, implicature conversazionali, effetti "framing". Scaricato da Erica Telefono (ericatelefono75@gmail.com)