Documento da Università su Addomesticare gli Schermi, di Michele Marangi. Il Pdf esplora il rapporto tra bambini e media digitali, le dinamiche di consumo e l'accompagnamento degli adulti, con un focus sulla qualità dei contenuti per la materia Psicologia.
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LEGNANI FRANCESCA
ADDOMESTICARE GLI SCHERMI - MICHELE MARANGI
Il titolo si ispira a Tisseron sul concetto di "donare gli schermi" nel rapporto tra digitale e prima infanzia. Si da per
scontato la presenta del digitale nelle case e nei contesti quotidiani, ma contemporaneamente prende atto che il digitale
nello "stato brado" non possiede le regole e le attenzioni = per questo che è necessario addomesticarlo.
La domestication studia i processi di appropriazione e incorporazione delle tecnologie mediali nei contesti familiari,
indagando il rapporto tra media, tecnologia e vita quotidiana.
L'obiettivo è duplice:
Ci sono 4 passaggi di adattamento delle tecnologie nella vita quotidiana:
La domesticazione non è riferita solo alla competenza e conoscenza degli adulti ma la necessità di accrescere la
consapevolezza sulle dinamiche messe in atto quando si utilizzano le tecnologie nel quotidiano.
Il digitale a misura dell'infanzia 0-6 vuole chiarire fin dall'inizio che non è possibile trovare una ricetta che valga sempre
per tutti, ma che di volta in volta si dovrà creare un abito, un habitat commisurata ai bisogni dei bambini intesi nella loro
unicità, ma anche legati ai loro contesti familiari, scolastici, sociali e culturali.
L'obiettivo del libro è articolare una riflessione sul digitale rispetto a una fascia che fino a poco tempo fa non veniva
minimamente considerata in questa dimensione del digitale. La media education oggi potrebbe apparire non
completamente adeguata alle trasformazioni avvenute nel tempo a partire dal termine "education" che in inglese fa
riferimento all'istruzione e contesti formali della scuola mentre nella nostra società i media sono sempre più presenti in
tutti i contesti.
Quando la media education nasce all'inizio degli anni 70' del secolo scorso, i media di riferimento sono ancora quelli
classici e l'esigenza primaria è lo sviluppo e lo spirito critico nell'analisi e la capacità produttiva.
Rivoltella identifica la NEW LITERACY -> literacy viene tradotta letteralmente alfabetizzazione = concetto più ampio di
educazione e istruzione. Questo indica una necessità di una competenza di base che riguarda tutte le persone in
qualunque età, contesto sia formale che informale.
La definizione di literacy che propone l'Unesco nel 2005 è: un apprendimento continuo negli individui quando tendono ai
loro traguardi, allo sviluppo della loro conoscenza e delle loro potenzialità e alla piena partecipazione alla vita.
Per costruire la cornice della New literacy, Rivoltella tiene conto sia delle dinamiche di consumo dei media sia quelle di
progettazione, creazione e diffusione dei media. Questa seconda prospettiva è cresciuta in modo esponenziale con i
media digitali rispetto a quelli tradizionali.
All'interno di queste due dinamiche intrecciate, si situano tre dimensioni:
Nell'intreccio continuo di queste dimensioni, rivoltelle identifica tre riferimenti chiave da tener presente:
LEGNANI FRANCESCA
Il libro si articola in due linee di sviluppo che permettono di creare un intreccio adeguato nella relazione tra infanzia e
digitali. In un primo momento lo schermo non è considerato come un solo oggetto tecnologico = ma come un
dispositivo economico, sociale e culturale in cui si intrecciano componenti differenti: le azioni dei bambini, il ruolo degli
adulti, la varietà dei contenuti, gli interessi.
In secondo luogo, lo schermo sarà sempre declinato al plurale, non solo per la facilità di accesso a oggetti tecnologici
differenti, dal televisore al tablet, dal computer allo smartphone -> ma anche con le molteplici possibilità di utilizzo e di
connessione con attività coerenti, o meno con il sviluppo dei bambini.
Come ha sottolineato BERTOLINI, ogni educatore deve avere piena consapevolezza che il rapporto con i media rappresenta
un evento educativo significativo che interviene nel processo formativo di ogni persona a partire dai primi anni di vita.
OGGI SI VERIFICA UN PARODOSSO
L'impatto dei media sull'infanzia era stato colto molto bene quarant'anni fa da POSTMAN = la televisione stava eliminando la
linea divisoria tra infanzia ed età adulta in tre modi:
Postman identificava nei primi computer dell'epoca l'unica tecnologia delle comunicazioni che ha la capacità di
conservare il bisogno dall'infanzia perché per imparare a programmare è necessario apprendere un linguaggio, avere
competenze specifiche ed essere istruiti quindi adulti -> infatti l'inaccessibilità dei computer per l'infanzia era la garanzia
del mantenimento di una zona libera, non occupabile dai più piccoli.
La prima infanzia è un punto di particolare interesse perché è un terreno in cui è evidente che l'alternativa tra l'assoluta
assenza di esposizione ai media e la rassegnazione all'utilizzo continuativo e non regolamentato del digitale non è
produttiva per nessuno, soprattutto per bambini.
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L'infanzia non può essere pensata come una categoria oggettivabile e statica, risente comunque delle specificità di un
contesto sociale, culturale, politico, economico e ovviamente tecnologico. Oggi gli studi sull'infanzia non possono non
considerare che i bambini crescono in un mondo profondamente caratterizzato e influenzato dai media digitali, spesso
chi si occupa di infanzia tende ad assumere un atteggiamento che vorrebbe preservare i bambini dalla contaminazione
dei media.
Nel libro si analizzano 5 posizioni che si possono assumere rispetto all'utilizzo dello schermo:
Il libro è ispirato alla teoria di Tisseron delle tre A:
in aggiunta vengono proposte altre 2 A:
-> vengono proposti dei focus che individuano delle metodologie e attività operative da sviluppare in famiglia o nei servizi:
il tavolo luminoso - il kamishibai - il coding - la wunderkammer - photovoice.
Gli studiosi francesi propongono un pensiero: "L'educazione rimane la più potente tecnologia che gli essere umani hanno
saputo sviluppare per acquisire, trasmettere, e migliorare le proprie conoscenze"
LEGNANI FRANCESCA
Le tecnologie sono integrate in vita di tutti i giorni e adattate alle pratiche quotidiane: gli utenti, gli ambienti si trasformano
e si adattano a loro volta alle tecnologie.
I primi protagonisti sono i bambini e le bambine che spesso, oggi, hanno a che fare con uno schermo fin dalla nascita. In
generale in questo capitolo si affronta il rapporto tra la continua disponibilità di visioni e interazioni e l'impatto sull'infanzia,
in senso fisico, cognitivo e socio-affettivo.
Tutte le generazioni hanno a che fare con i media ma non è possibile accumunare le differenti esperienze che ciascuna
intrattiene con modalità completamente eterogenee di medialità.
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Ciò che caratterizza i media digitali sono le fondamenta basate sulla connessione continua e interazione sempre più
marcata.
Nella progressiva evoluzione dei media si sono verificate due condizioni:
Questi due fenomeni certificano che le medialità contemporanee sono dinamiche, fluide, in continuo cambiamento e
sviluppo.
Una delle caratteristiche principali dei media digitali contemporanei rispetto a quelli precedenti sta nel fatto che oltre alla
stimolazione visiva e uditiva è sempre più attivata l'interazione tattile attraverso il touch screen.
Dal 2013 in avanti si parla di "touch-screen generation".
Un concetto chiave è quello di affordance tradotto "convenienza" = contiene i concetti di "opportunità" e
"facilitazione" è una sorta di suggerimento implicito per compiere delle azioni e generare modalità di utilizzo.
Gli schermi e i dispositivi digitali che i bambini e le bambine incontrano fin dai primi mesi di vita sono utilizzabili attivabili a
partire dall'intuizione, dalla sperimentazione anche senza particolari ragionamenti o analisi. I bambini interagiscono con i
media digitali in maniera molto semplice ed efficace.
Il riferimento al digitale, la fascia più indagata è sempre stata quella di preadolescenti e adolescenti in particolare legati
all'utilizzo di videogame e social network. Le ricerche recenti pongono l'attenzione anche alla fascia 0-6 legata ai consumi
mediali.
A livello internazionale, l'organizzazione non governativa statunitense "Common Sense" organizza ricerche, interventi e
programmi caratterizzati dall'impatto che i media hanno sulle generazioni più giovani.