Documento da Universita degli Studi Roma Tre sulla Storia delle televisioni in Italia - Irene Piazzoni. Il Pdf, un appunto universitario, ripercorre l'evoluzione del panorama televisivo italiano, analizzando i cambiamenti nel palinsesto Rai, l'introduzione del colore e l'emergere della concorrenza privata, con un focus sulle dinamiche politiche e sociali che hanno influenzato il settore.
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Nel corso degli anni '30, si intensificano gli studi sulle trasmissioni delle immagini a distanza, e come le culle della televisione italiana si imporranno Milano, Torino e Roma, perchè proprio nella capitale verrà costruito il primo trasmettitore nel 1938. I quotidiani e la stampa specializzata registrano con entusiasmo i primi movimenti ed altrettanto vivo è l'entusiasmo degli ambienti della cultura e dello spettacolo: sulle riviste cinematografiche e teatrali compaiono contributi sulle peculiarità del nuovo mezzo che hanno come riferimento le riflessioni di Rudolph Arnheim, autore del saggio "Vedere Lontano", pubblicato nel 1953 su Intercine. Molte personalità rilevanti erano certe della limitatezza del prodotto televisivo, come Antonioni. Tuttavia già nel 1938 l'interesse attorno alla televisione era crescente, come dimostra la folla accalcata alla IV mostra nazionale della radio.
Nel 1938 l'EIAR annuncia l'inizio delle trasmissioni regolari a Roma e Milano, anche se Roma vedrà un inizio più organico dal 22 luglio 1939 grazie alle scene girate in Via Asiago e propagate tramite il ripetitore di Monte Mario, ricevute dai televisori del Villaggio Balneare al Circo Massimo. Le trasmissioni sono coordinate dal direttore Sernicoli che abbozza un primo palinsesto rudimentale ed oltre ai primi format quali conferenze, monologhi, conversazioni umoristiche - assai apprezzate quelle di Toddi - interviste sportive realizzate da Nicolò Carosio, varietà con pubblico "al cavallino baio", originali televisivi come "Ho scritto un bel soggetto", vengono provati i primi effetti sonori, scenografie e tecniche sempre più raffinate.
Radio che si può vedere e cinema domestico: più o meno così è concepita la televisione durante la prima ricerca di un indirizzo creativo. Anche a Milano nel frattempo gli esperimenti si susseguono, nel giugno '39 alla mostra di Leonardo e delle invenzioni, un padiglione ospita un teleteatrino SAFAR che detta a Mauro Janni un articolo sul "popolo d'Italia: "televisione, magnifica conquista dell'industria Italiana" ed il 16 settembre dello stesso anno viene inaugurato un nuovo ciclo di trasmissioni, grazie alla Torre Littoria installata al parco Sempione con un impianto di Magneti Marelli. Fiera campionaria 1940: prime riprese in esterna. Gli esperti cominciano ad interrogarsi sui possibili sviluppi che richiederebbero inevitabilmente una rete di trasmettitori con con cavi coassiali o ponti-radio e prevedono per il 1945 l'avvio di un servizio su scala nazionale. 31 maggio: interruzione trasmissioni a Roma e Milano.
Rai, nasce nel 1944 e negli anni della ricostruzione torna subito alle sperimentazioni. A Milano ed a Roma dal '47 ed a Torino dal '49, si serve di ricetrasmettitori General Electrics inviati col piano ERP. Dal settembre 1952 l'attività è potenziata ed il palinsesto assume una chiarezza sempre maggiore ed il responsabile è Sergio Pugliese. L'offerta Rai era simile a quella inglese: domenica mattina un programma religioso, varietà/sport nel primo pomeriggio; film, rubriche ed una commedia tra pomeriggio e sera. Nei giorni feriali alle 17:30 spazio per i ragazzi, TG, film sfruttati al cinema ed altri spettacoli di varietà. Le TV sono poche e costano un botto, la Rai si preoccupa più dell'offerta, in quanto il rischio di avere un servizio costoso e pure mediocre era alto. Ma ancora di più negli anni del dopoguerra la Rai era impegnata a difendere il monopolio che tra l'altro già deteneva sulla radio dai suoi avversari, dal PSI a sinistra e dai liberali a destra. Il monopolio Rai è confermato dalla convenzione del 1952, in anticipo sulla scadenza della convenzione precedente stipulata da EIAR. Le difficoltà da gestire erano
1 Document shared on https://www.docsity.com/it/storia-delle-televisioni-in-italia-irene-piazzoni-2/5809787/ Downloaded by: DanieleCavataio (danielecavataio9@gmail.com)perlopiù di natura tecnica, basti pensare alla difficoltà di attrezzare un territorio disastrato come l'Italia. All'inaugurazione delle trasmissioni, 3 gennaio 1954, buona parte della penisola è servita e nel giro di tre anni tutti gli italiani potranno vedere la televisione, dieci anni in anticipo del termine previsto dalla convenzione del '52. Il mercato italiano era poverissimo, le chance di diffusione della TV erano misere, nel '49 su 42 milioni solo 2MLN pagavano a stento il canone. Nel 1953, Vittorio Gorresio scriverà: "la TV sarà una realizzazione di massa o non sarà".
Nel settembre 1953 appaiono i primi TV tecnicamente perfetti ed a prezzi concorrenziali ed un anno dopo gli espositori sono 200. L'ANIE fissa due modelli da vendere a 160000 e 200000 lire rateizzabili. Dietro questo piano della Rai c'è l'ambizione di Spataro, uno dei fondatori della DC: allo stato spetta la gestione dell'impianto ed ai privati la possibilità (negata alla Rai) di produrre gli apparecchi ed una barriera doganale è innalzata per proteggere il mercato italiano dalla concorrenza oltralpe.
E' sempre Spataro, affiancato da Ridomi, a vigilare sul testo della convenzione del '52, la quale blinda il monopolio e mette a punto il controllo dell'esecutivo: la nomina dei 6 membri del Consiglio di Amministrazione spetta alla presidenza del consiglio. Spataro affermerà inoltre che il monopolio aveva anche una funzione di controllo morale e culturale dei contenuti in onda, perché non bisogna dimenticare che tutta sta manfrina succede nel periodo centrista. Uomo chiave della Rai in questo periodo è Salvino Sernesi, ottimo dirigente dai metodi modernissimi ed antiburocratici, egli non è iscritto a nessun partito ma sono note le sue simpatie socialdemocratiche. Dopo le elezioni del '53 un riassetto è ritenuto fondamentale dalla DC, specialmente dopo l'arrivo di Amintore Fanfani, legato alla corrente di sinistra di Dossetti e La Pira, grande fan delle comunicazioni di massa e delle loro potenzialità.
La programmazione Rai è iniziata da pochi mesi e gli organigrammi della Rai già subiscono una significativa trasformazione e nonostante le nuove correnti in parlamento, i posti che contano sono affidati a due esponenti dell'Azione Cattolica: Guala (amministratore delegato) e Vicentini (direttore generale). Filiberto Guala, appartenente alla corrente dossettiana della DC, legato a Fanfani e uomo di profonda fede religiosa nonché ottimo manager. Imposta la gestione sull'acquisizione di quadri freschi in cui assume giovani di talento, per citarne alcuni: Colombo, Eco, Vattimo e Bettetini. Pone alla testa di due settori chiave - cultura e programmi per ragazzi - Alvise Zorzi ed Umberto Pacilio, e questa ricostruzione settoriale aiuta a capire l'esigenza di sorveglianza ed accentramento. Alla linea liberalconservatrice della vecchia guardia EIAR si sostituisce il progetto ambizioso: quello di rendere la televisione il trait d'union tra élite dirigenti e popolo.
In questa ottica va valutata anche la decisione di predisporre un vademecum per gli operatori: un codice di autodisciplina per le trasmissioni televisive. Il 17 dicembre '53, il senatore democristiano Braschi chiede quali disposizioni si intendano studiare nel controllo dei programmi televisivi. Queste norme si allineano con la mentalità arretrata e sessuofobica del paese a quel tempo, e si cercava di evitare ripercussioni dalle gerarchie ecclesiastiche e da uomini attenti al pudore, come Oscar Luigi Scalfaro. L'episcopato si raccomandava che la TV potesse permettere un momento lieto senza incappare in cattive condotte e nemmeno nell'atmosfera materialista, auspicava che la televisione diventasse moralmente incensurabile e cristianamente educatrice. Il Vademecum era mutuato dalle indicazione dei centri cattolici e
2 Document shared on https://www.docsity.com/it/storia-delle-televisioni-in-italia-irene-piazzoni-2/5809787/ Downloaded by: DanieleCavataio (danielecavataio9@gmail.com)mette immediatamente in chiaro come per la televisione non sia sufficiente applicare la censura cinematografica, poichè si rivolgeva ad un pubblico vasto ed indiscriminato e da qui la necessità che non solo i programmi rispettino i principi di moralità, ma che li divulghino e ne esaltino i valori. Tra le numerose raccomandazioni ricordiamo quelle sulla rappresentazione del male, della famiglia e del pudore. Le velleità dirigistiche di Guala e le sue tendenze religiose spingono uno stacco della dirigenza storica (Marcello Bernardi) e dell'ala più aziendalista della Rai, mentre la DC riteneva Guala un uomo "scialbo che disprezza la politica a favore del missionarismo" e gli abbonati si ribellavano al grigiore della programmazione. L'IRI stessa preferirebbe in testa alla Rai uomini attenti alla tenuta finanziaria ed all'appeal. Gronchi diventa presidente della repubblica, Guala si dimette e in testa alla Rai ora ci sono il direttore generale Rodolfo Arata e l'amministratore delegato Marcello Rodinò. La costruzione di nuove sedi, aumento degli abbonamenti, avvio della pubblicità, irrobustimento del palinsesto e secondo canale: questi gli obiettivi Rai alla fine dei '50.
Un palinsesto facile e sul modello del rotocalco, 32 ore in sette giorni che diventano circa 50 all'inizio degli anni sessanta. Dal 1958 si trasmette dalle 17:30 alle 23:30. Alle 17:30 c'era "la TV dei ragazzi", aperta e chiusa da una sigla e divisa per età e genere, qualche esempio era per le ragazze "Buon viaggio zia Clo", "Anni verdi" (condotto da Enza Sampò) e per i ragazzi "Non interrompeteci", "I ragazzi domandano", "Il grande gioco" (sugli scout). L'attenzione della Rai sul pubblico dei minori è alta, un'intervista del servizio opinioni effettuata nel 1960 riportò come i bambini fossero fortemente attratti dalla TV. Nel 1955 si tiene un convegno sulla TV per i ragazzi e se molte tesi fanno riferimento ad assuefazione e passività, molte sono meno allarmanti e si rifanno al ruolo didattico del mezzo. E le possibilità didattiche della TV si riflettono anche in programmi per adulti come Telescuola del 1958 o ancora meglio Non è mai troppo tardi, il popolarissimo programma condotto dal maestro Manzi dal 1960. La speranza era che la televisione contribuisse all'emancipazione del popolo: nel 1959 solo il 59% degli abitanti ha un titolo di studio e 5'500'000 erano analfabeti. Telescuola era rivolto a quanti fossero fermi alla licenza elementare, era un corso regolare della scuola d'avviamento professionale della durata di tre anni. La direttrice era Maria Grazia Puglisi e le materie di insegnamento erano le medesime di un programma ministeriale. Le trasmissioni occupano la programmazione della mattina e si poteva assistervi tramite Posti di Ascolto Televisivi (PAT): nel 1960 le ore di Telescuola sono 687, i PAT circa 2800 e gli iscritti circa 100000. Quello che mancava alla Telescuola era solo la resa comunicativa degli insegnanti, cosa che invece non avverrà minimamente con Non è mai troppo tardi: maestro Manzi superò una lunghissima selezione per il suo ruolo. Il programma ebbe un successo strepitoso, tanto da vincere un premio UNESCO e sparire solo perchè l'alfabetizzazione del paese si alzò effettivamente. La divulgazione culturale è uno degli obiettivi più importanti per il palinsesto Rai ed "Una risposta per voi" di Alessandro Cutolo è da considerarsi l'antenato del genere che nella sua semplicità fu molto azzeccato. A questo se ne affiancano molti altri di divulgazione scientifica come "Conoscere la natura", "L'amico degli animali" o "Le avventure della scienza". Molti sono anche i programmi dedicati all'arte o alla letteratura e la più amata di questo genere è "Appuntamento con la novella" in cui Giorgio Albertazzi recita a memoria una novella. Dedicato al pubblico femminile era "Prego, signora!" affidato ad Elda Lanza e "Vetrine" una sorta di programma contenitore dalla formula vivace. Fanno storia a se i programmi dedicati all'ancora molto radicato
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