Documento da Ayuryogastudy su Yoga: anatomofisiologia del respiro e delle vertebre. Il Pdf, pensato per la formazione universitaria, esplora l'anatomofisiologia del respiro e le diverse tipologie di vertebre, fornendo una base teorica sui sistemi coinvolti nella pratica dello Yoga.
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Yoga
1° week end
Formazione 2022-2023
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Il filo di Arianna di tutta la pratica è il respiro, esso conduce il praticante dall'interno all'esterno e viceversa, crea un ponte tra il mondo dentro e il mondo fuori.
Il respiro, a parte diversa indicazione, entra ed esce dalle narici e detta il ritmo di tutta la pratica dove nessun movimento è "fuori tempo".
Il respiro dalla bocca ha degli scopi precisi:
Il respiro naturale è composto da quattro tempi, due attivi e due passivi. I tempi attivi sono espiro e inspiro, quelli passivi sono le due pause naturali tra inspiro ed espiro e viceversa. Quando queste due pause vengono prolungate intenzionalmente sono definite la prima antara o puraka kumbhaka e la seconda bahya o rechaka kumbhaka.
Al principiante chiederemo di osservare il suo respiro naturale e la sola osservazione produrrà già una modificazione.
Nell'osservazione lasceremo che egli porti l'attenzione sulle tre qualità del respiro:
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pag. 2Solo alla fine di questa prima osservazione si porterà l'attenzione sulle pause naturali, senza richiedere di forzarne la durata.
Il rachide è un complesso osteoartromuscolare che si trova dorsalmente nel tronco. Costituisce un supporto per la testa e per le varie parti del tronco stesso e fornisce attacco agli arti superiori e inferiori. Svolge anche funzione di contenimento, in quanto accoglie al proprio interno il midollo spinale che lo percorre assialmente per parte della sua lunghezza (in buona parte dei casi l'apice inferiore è posto nel disco intervertebrale tra L1 e L2).
Lo scheletro del rachide è costituito dalla successione di 33-34 vertebre, separate tra loro da un disco intervertebrale; nel suo complesso è possibile individuare la formazione di 4 curve.
Il tratto cervicale è formato da 7 vertebre: la prima di esse si articola con l'osso occipitale del cranio, l'ultima con la prima delle vertebre toraciche. Nel complesso determina una curva a convessità anteriore nota come lordosi cervicale.
Il tratto toracico o dorsale è costituito da 12 vertebre toraciche con convessità posteriore nota come cifosi dorsale o toracica.
Il tratto lombare consta di 5 vertebre lombari, l'ultima delle quali si mette in giunzione con l'osso sacro. Nel suo complesso, forma una curva a convessità anteriore nota come lordosi lombare.
Il tratto pelvico presenta una costituzione differente rispetto agli altri tratti, in quanto è formato da due ossa, sacro e coccige, che si articolano tra loro. L'osso sacro, inoltre, si articola con le due ossa dell'anca.
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pag. 3Si possono individuare 5 segmenti costitutivi nel sacro e 4 o 5 nel coccige, che possono essere più o meno fusi tra loro. Nel complesso questo tratto forma una curva a convessità posteriore nota come cifosi sacro-coccigea.
"La formazione delle curve non è un capriccio della natura ma un abile sistema per la ripartizione più equilibrata dello scarico delle forze e una maggiore possibilità di movimento del rachide"
Le curve assolvono il compito di aumentare la resistenza della colonna. Come afferma Kapandji, la resistenza di una colonna che presenta delle curve è proporzionale al quadrato del numero delle curve più uno, cioè un valore dieci volte superiore rispetto a un rachide rettilineo. Inoltre, le curve favoriscono la statica del corpo permettendo alla linea di gravità di cadere nel poligono di appoggio, scomponendo l'azione delle forze che agiscono sulla colonna.
Le vertebre sono ossa brevi formate da un corpo e da un arco che, insieme, delimitano un foro vertebrale. La successione dei fori vertebrali offre lo spazio per il passaggio del midollo spinale. Il corpo è la parte della vertebra più voluminosa e resistente. Ha forma quasi cilindrica e presenta una faccia superiore, una faccia inferiore e una faccia di contorno denominata anche circonferenza. Le due facce, superiore e inferiore, sono leggermente concave al centro e più sollevate in periferia. I corpi delle vertebre contigue si articolano tra loro tramite le facce superiore e inferiore; tra queste sono presenti i dischi intervertebrali.
L'arco è la parte posteriore della vertebra. Vi si distinguono, dall'avanti indietro, due peduncoli, due masse apofisarie, due lamine e un processo spinoso, palpabile posteriormente. I margini dei peduncoli di due vertebre contigue delimitano, sovrapponendosi, un foro intervertebrale che dà passaggio al nervo spinale.
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pag. 4Facendo eccezione per il sacro e per il coccige, i cui segmenti vertebrali sono fusi tra loro e fortemente modificati, nelle vertebre si possono riconoscere caratteristiche generali di costituzione e particolarità di conformazione che consentono di assegnarle a un determinato tratto della colonna vertebrale o, addirittura, di riconoscerle individualmente.
Le vertebre cervicali sono di dimensione più piccola rispetto alle altre vertebre. In generale, le 7 vertebre cervicali aumentano gradualmente di volume in direzione cranio-caudale. Presentano un corpo grossomodo di firma quadrangolare e un foro vertebrale di forma triangolare. La prima, la seconda e la settima vertebra cervicale differiscono fra loro. La prima vertebra cervicale, denominata atlante, si articola in alto con l'osso occipitale e presenta una conformazione profondamente modificata rispetto a quella generale delle vertebre cervicali. È priva del corpo che, durante lo sviluppo, si fonde con quello dell'epistrofeo e risulta quindi formata da un arco anteriore e da un arco posteriore, che riuniscono due voluminose masse laterali.
La seconda vertebra cervicale è denominata epistrofeo e presenta i caratteri generali delle vertebre cervicali anche se risulta modificata, soprattutto a livello della faccia superiore del corpo in cui si osserva il processo odontoioideo (o dente). Questo si connette al corpo vertebrale con una larga base cui segue un collo ristretto e quindi un corpo voluminoso, che termina con un apice che si inserisce sull'atlante.
La settima vertebra cervicale è denominata prominente per la particolarità del suo processo spinoso particolarmente sporgente e palpabile alla base del collo.
Le vertebre dorsali hanno un corpo molto largo, spesso di forma cilindrica e aumentano di dimensione procedendo dall'alto verso il basso. I processi spinosi sono lunghi e rivolti verso il basso e sono palpabili sulla parte medio alta del dorso. Le vertebre dorsali si articolano con le coste, il che permette di riconoscerle facilmente.
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pag. 5Le vertebre lombari sono le più voluminose, essendo qui il carico sulla colonna più gravoso. I processi spinosi anch'essi molto robusti, hanno forma di lamine quadrilatere dirette orizzontalmente indietro.
I dischi intervertebrali, la cui dimensione è massima a livello lombare, hanno una forma di lente biconcava; è possibile distinguere una faccia superiore, una faccia inferiore e una circonferenza. Sono costituiti da una parte periferica, l'anello fibroso, e da una parte centrale, il nucleo polposo.
L'anello fibroso è formato da fibrocartilagine assai ricca di fasci collageni che descrivono anse con la convessità esterna e la concavità rivolta verso il nucleo polposo. Esso protegge il nucleo centrale e conferisce al disco grande resistenza alla compressione.
Il nucleo polposo è costituito da fibrocartilagine ricca di gruppi isogeni e di sostanza fondamentale; le fibre collagene non si organizzano in fasci compatti come nell'anello fibroso, ma si intrecciano irregolarmente delimitando spazi occupati da gruppi di cellule cartilaginee e dà sostanza fondamentale. Non si trova esattamente al centro del
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pag. 6disco: nel segmento cervicale è dislocato in avanti, mentre nei segmenti toracico inferiore e lombare è leggermente posteriore. Il nucleo polposo si sposta durante i movimenti della colonna vertebrale e in tal modo rende possibile una certa inclinazione dei piani vertebrali in contatto tra loro.
Il disco intervertebrale funge da cuscinetto capace di sopportare gli sforzi da compressione a cui è costantemente soggetta la colonna vertebrale, grazie alla pressione idrostatica che si produce al suo interno. I dischi intervertebrali sono collegati, anteriormente e posteriormente lungo l'intera colonna, da legamenti fibrosi che ne costituiscono una potente struttura di rinforzo.
I dischi intervertebrali adulti non possiedono una irrorazione ematica; sottili vasi sanguigni entrano ed escono dal disco nei primi anni di vita, ma tendono poi a scomparire tra i 20 e 30 anni. Di conseguenza, il disco intervertebrale trae il proprio nutrimento essenzialmente per osmosi dai letti capillari che lo circondano; allo stesso modo elimina le sostanze di rifiuto. Questo meccanismo è attivato dai cambi di pressione all'interno del disco, generatisi durante i movimenti della colonna.
Sostanzialmente, i dischi assumono sostanze nutritizie quando alternano periodi di scarico ad altri di carico. Quando si adottano per molto tempo posture fisse e immobili, come avviene ai soggetti particolarmente sedentari, tale meccanismo viene alterato. La funzione ammortizzatrice del disco si riduce progressivamente, con l'instaurarsi di processi degenerativi che dapprima interessano la cartilagine della singola articolazione, ma che successivamente potranno estendersi ad altre strutture, muscoli e articolazioni, causando rigidità e dolore.
È importante ricordare che la perdita funzionale di una struttura del nostro corpo, oppure un suo corretto funzionamento, determina inevitabilmente dei sovraccarichi in altre strutture. Il risultato sarà che anche queste strutture, col tempo, funzioneranno meno e male.
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