Pedagogia speciale per l'inclusione: concetti chiave e pratiche didattiche

Documento dall'Università sulla pedagogia speciale per l'inclusione. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Psicologia, esplora concetti come la co-evoluzione, l'autoefficacia e l'inclusione di bambini con deficit, affrontando anche le implicazioni didattiche della sordità.

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15 pagine

Pedagogia speciale per l’inclusione
Modulo 2 !
Introduzione lezione 1 (14/10)!
Alcuni primi concetti chiave:
Andrea Canevaro -> padre fondatore della
pedagogia speciale (ideata dal gruppo di ricerca
dell’università di Bologna) !
Il processo di inclusione non si può fare in modo
individuale, ha bisogno di una cooperazione.
Nel passato non si usava il termine inclusione bensì “integrazione”!
Il concetto di inclusone non è universale (si dierenzia non solo da paese a paese
ma anche all’interno di un unico paese, come l’Italia, ci sono approcci e
interpretazioni dierenti): !
-
Danimarca -> i bambini con sindrome di down non nascono più !
-
Repubblica Ceca -> nascono pochi e quelli che nascono vengono messi nelle
scuole speciali !
Di scuole davvero inclusive, però, nel nostro paese ce ne sono sempre meno, per
vari motivi: !
-
l’inclusione costa fatica !
-
gli insegnanti non ci credono!
Non esiste, nell’ambito dell’inclusione, un manuale da seguire pedissequamente; è
necessario avere all’interno dei propri principi di comportamento e valori profondi la
consapevolezza del processo di inclusione, della sua importanza!
APPRENDIMENTO SIGNIFICATIVO = apprendimento per la vita, che si acquisisce e
serve per vivere oggi e progettare la vita futura. È un sapere che si collega con i
tuoi sapere precedenti ma che, allo stesso tempo, ne genera di nuovi !
È fondamentale insegnare ai bambini a porsi delle domande !
Domanda esame: !
1) Qual’è il concetto fondamentale che distingue la scuola di pedagogia speciale di
Canevaro dalle altre?
Il concetto di CO-EVOLUZIONE-> crescere insieme imparando ognuno dall’altro.
Questo concetto operativamente risponde ad una critica -> “la presenza dei
bambini con deficit intellettivo in classe abbassa gli apprendimenti per tutti e blocca
lo sviluppo dei ragazzi con dotazioni eccezionali o nella norma di esprimersi” !
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Un esempio di coevoluzione: gli educatori non devono fare lezioni di materie ai
bambini poiché hanno un curricolo diverso rispetto a quello degli insegnanti. Non va
bene adare all’educatore il compito di fare l’insegnante; ogni professionista ha il
suo profilo professionale. Questi due professionisti si possono complementare ma
non intercambiare. !
Viene chiesto ad un educatore di stare con un ragazzo con sindrome di disturbo
autistico sostenendo che non sapesse fare nulla. Osservandolo questo educatore
nota che sapeva parlare ma non voleva farlo, ma un punto di forza che aveva e
voleva mostrare era la musica. Il professionista decide, quindi, di andare dalla
professoressa di musica dicendole che fosse interessato alla musica e chiedendole
il suo aiuto per insegnare al bambino a suonare il flauto. Il bambino impara una
canzone e l’insegnante curricolare chiede di portarlo in classe per farlo sentire ai
bambini. Tutti i bambini rimangono zitti e il bambino inizia a suonare. A questo
punto i bambini iniziano ad applaudire, la prof dice che è stato bravo e poi lo manda
fuori dalla classe nuovamente -> questa non è coevoluzione perché per gli altri
bambini la canzoncina era banale, l’avevano imparata due anni prima, perciò non
gli permetteva di imparare qualcosa !
Il concetto di coevoluzione deve superare il fatto di vedere il bambino con
deficit come un “poverino” -> non si possono portare avanti o supportare
atteggiamenti pietistici !
Teoria costruttivista di Vygotski-> fin dal nascita i veri apprendimenti che facciamo
sono quelli che si sviluppano dall’interazione con l’altro (in primis mamma e papà) e
che, poi, vengono interiorizzati !
2) cosa faccio per far si che quello che viene fatto e proposto con il bambino con
deficit possa diventare una risorsa sul piano operativo con le materie, possa essere
trasferito con il piano della classe non solo rispetto alle abilità sociali ma anche alle
materie di studio? !
Anche se la diagnosi ci spaventa dobbiamo provarci per forza, non possiamo
arrenderci a priori !
La domanda che dobbiamo porci è -> quanto i bambini hanno imparato dalla
presenza del bimbo con deficit in classe e viceversa ?!
È NECESSARIO TROVARE DEGLI AGGANCI TRA QUELLO CHE VIENE FATTO CON
IL BAMBINO CON DEFICIT E QUELLO CHE VIENE FATTO NEL “PROGRAMMA
PER TUTTI”!
La prima competenza degli insegnati è sapere gestire la classe !
Il bambino con il deficit può essere l’attore !
Si può fare un progetto interdisciplinare !
2) Che cosa si intende per rispetto?
Il focus di interesse sia didattico che civile deve essere posto sempre sul rispetto
della persona in quanto tale. Una professoressa di filosofia dell’università di
Bologna, De Monticelli, definisce il rispetto come “sentimento di valore
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Anteprima

Pedagogia Speciale per l'Inclusione

Modulo 2
Introduzione lezione 1 (14/10)

L'inclusione secondo Andrea Canevaro

L'inclusione
viaggia sempre.
È impossibile
tenerla ferma.
Andrea Canevaro

Concetti Chiave Iniziali

Alcuni primi concetti chiave:
Andrea Canevaro -> padre fondatore della
pedagogia speciale (ideata dal gruppo di ricerca
dell'università di Bologna)
Il processo di inclusione non si può fare in modo
individuale, ha bisogno di una cooperazione.
Nel passato non si usava il termine inclusione bensì "integrazione"
Il concetto di inclusone non è universale (si differenzia non solo da paese a paese
ma anche all'interno di un unico paese, come l'Italia, ci sono approcci e
interpretazioni differenti):

  • Danimarca -> i bambini con sindrome di down non nascono più
  • Repubblica Ceca -> nascono pochi e quelli che nascono vengono messi nelle
    scuole speciali

Di scuole davvero inclusive, però, nel nostro paese ce ne sono sempre meno, per
vari motivi:

  • l'inclusione costa fatica
  • gli insegnanti non ci credono

Non esiste, nell'ambito dell'inclusione, un manuale da seguire pedissequamente; è
necessario avere all'interno dei propri principi di comportamento e valori profondi la
consapevolezza del processo di inclusione, della sua importanza

Apprendimento Significativo

APPRENDIMENTO SIGNIFICATIVO = apprendimento per la vita, che si acquisisce e
serve per vivere oggi e progettare la vita futura. È un sapere che si collega con i
tuoi sapere precedenti ma che, allo stesso tempo, ne genera di nuovi
È fondamentale insegnare ai bambini a porsi delle domande

Domande d'Esame e Co-Evoluzione

Domanda esame:
1) Qual'è il concetto fondamentale che distingue la scuola di pedagogia speciale di
Canevaro dalle altre?
Il concetto di CO-EVOLUZIONE-> crescere insieme imparando ognuno dall'altro.
Questo concetto operativamente risponde ad una critica -> "la presenza dei
bambini con deficit intellettivo in classe abbassa gli apprendimenti per tutti e blocca
lo sviluppo dei ragazzi con dotazioni eccezionali o nella norma di esprimersi"

Esempio di Coevoluzione e Ruolo dell'Educatore

1Un esempio di coevoluzione: gli educatori non devono fare lezioni di materie ai
bambini poiché hanno un curricolo diverso rispetto a quello degli insegnanti. Non va
bene affidare all'educatore il compito di fare l'insegnante; ogni professionista ha il
suo profilo professionale. Questi due professionisti si possono complementare ma
non intercambiare.
Viene chiesto ad un educatore di stare con un ragazzo con sindrome di disturbo
autistico sostenendo che non sapesse fare nulla. Osservandolo questo educatore
nota che sapeva parlare ma non voleva farlo, ma un punto di forza che aveva e
voleva mostrare era la musica. Il professionista decide, quindi, di andare dalla
professoressa di musica dicendole che fosse interessato alla musica e chiedendole
il suo aiuto per insegnare al bambino a suonare il flauto. Il bambino impara una
canzone e l'insegnante curricolare chiede di portarlo in classe per farlo sentire ai
bambini. Tutti i bambini rimangono zitti e il bambino inizia a suonare. A questo
punto i bambini iniziano ad applaudire, la prof dice che è stato bravo e poi lo manda
fuori dalla classe nuovamente -> questa non è coevoluzione perché per gli altri
bambini la canzoncina era banale, l'avevano imparata due anni prima, perciò non
gli permetteva di imparare qualcosa
Il concetto di coevoluzione deve superare il fatto di vedere il bambino con
deficit come un "poverino" -> non si possono portare avanti o supportare
atteggiamenti pietistici

Teoria Costruttivista di Vygotski

Teoria costruttivista di Vygotski-> fin dal nascita i veri apprendimenti che facciamo
sono quelli che si sviluppano dall'interazione con l'altro (in primis mamma e papà) e
che, poi, vengono interiorizzati

Integrazione del Deficit nel Programma Scolastico

2) cosa faccio per far si che quello che viene fatto e proposto con il bambino con
deficit possa diventare una risorsa sul piano operativo con le materie, possa essere
trasferito con il piano della classe non solo rispetto alle abilità sociali ma anche alle
materie di studio?
Anche se la diagnosi ci spaventa dobbiamo provarci per forza, non possiamo
arrenderci a priori
La domanda che dobbiamo porci è -> quanto i bambini hanno imparato dalla
presenza del bimbo con deficit in classe e viceversa ?
È NECESSARIO TROVARE DEGLI AGGANCI TRA QUELLO CHE VIENE FATTO CON
IL BAMBINO CON DEFICIT E QUELLO CHE VIENE FATTO NEL "PROGRAMMA
PER TUTTI"
La prima competenza degli insegnati è sapere gestire la classe
Il bambino con il deficit può essere l'attore
Si può fare un progetto interdisciplinare

Il Rispetto della Persona

2) Che cosa si intende per rispetto?
Il focus di interesse sia didattico che civile deve essere posto sempre sul rispetto
della persona in quanto tale. Una professoressa di filosofia dell'università di
Bologna, De Monticelli, definisce il rispetto come "sentimento di valore
2dell'esistenza degli altri, cioè una forma di riconoscimento" (io ti riconosco e per me
la tua esistenza ha valore -> questo è il messaggio che dobbiamo dare ad ogni
bambino)

Il Riconoscimento dell'Altro

3) Che cosa è il riconoscimento dell'altro ?
Il riconoscimento per Honneth è un bisogno primario degli esseri umani ed è, in
quanto tale, alla base di un'armonica costruzione identitaria che ogni membro di
una società attua nella reciprocità (io riconosco te e tu riconosci me)
"Il nesso che sussiste tra l'esperienza del riconoscimento e il rapporto con sé
risulta dalla struttura intersoggettiva dell'identità personale: gli individui si
costituiscono come persone solo apprendendo a rapportarsi a se stessi dalla
prospettiva di un altro che li approva e li incoraggia come esseri
positivamente caratterizzati da determinate qualità e capacità. Le proporzioni
di queste capacità e quindi il grado di positività della relazione con se stessi
crescono con ogni nuova forma di riconoscimento che il singolo può riferire a
se stesso come soggetto (Honneth, 2003, p. 202)".
Fin da piccoli per essere riconosciuti abbiamo bisogno di amore. Per questo autore
il riconoscimento è alla base di un'armonica costruzione identitaria che ogni
membro di una società attua nella reciprocità -> i bambini con lo stesso deficit non
sono tutti uguali, dipende dal riconoscimento -> quel deficit si somma anche da
quanto i genitori hanno saputo fin da subito accettare il deficit e dare
riconoscimento a tale bambino. Un bambino con deficit che non viene riconosciuto
dai genitori ma viene rifiutato risentirà sempre non solo del deficit ma anche del
fatto di non essere stato riconosciuto; il fatto di non avere riconoscimenti nel proprio
percorso di crescita incide sulla costruzione dell'identità del bambino. Noi siamo
anche il frutto degli sguardi, dei riconoscimenti e delle percezioni degli altri che ci
permettono di avere stima di noi stessi

Lezione 2: La Visibilità delle Persone con Disabilità

Lezione 2 (16/10)
Il problema fondamentale di cui dobbiamo renderci conto è che le persone con
disabilità fino ad un certo periodo storico sono state invisibili, erano chiuse e
nascoste nelle case, negli orfanotrofi e nelle istituzioni totali. Questa era una grande
ingiustizia e violenza che veniva perpetuata nei confronti di chi veniva considerato
diverso e di cui si aveva paura. Addirittura alcuni di loro erano stati inseriti nei circhi,
diventavano dei fenomeni da baraccone perché suscitavano ilarità. In ogni caso
versavano in una condizione di inferiorità e stigma
Gli atteggiamenti prevalenti che si aveva nei confronti di queste persone erano:

  • ilarità
  • paura
  • pietà

Negli ultimi 50 anni, in Italia c'è stata una vera e propria rivoluzione culturale in
quanto queste persone, i ragazzi con disabilità, sono tra noi.

Diritto alla Visibilità e Ruolo delle Famiglie

3Nell'ottica della coevoluzione non possiamo non pensare che, avendo garantito il
diritto della visibilità, il diritto di esistere in ogni contesto di vita alle persone con
deficit, abbiamo avuto un riscontro positivo anche nella società.
I nostri predecessori hanno avuto la forza di imporre a livello istituzionale il diritto
di ognuno di partecipare a tutti i diversi contesti di vita indipendente dalle proprie
caratteristiche fisiche, cognitive, di genere ecc. Questa grande rivoluzione culturale
è partita, negli anni 60-70, dalle FAMIGLIE (e non dalla legge Basaglia che ha
portato alla chiusura dei manicomi ma che era rivolta in particolare alle persone con
malattie psichiatriche. È sicuramente una legge che si è originata in un clima
culturale all'interno del quale si è verificata anche una rivoluzione e l'integrazione
delle persone con disabilità). della In Italia il processo di riqualificazione dei diritti
delle persone con disabilità è partito dal basso, dalle famiglie dei ragazzi con
disabilità che si sono unite insieme agli insegnanti democratici stanchi delle
ingiustizie presenti nelle classi.

Scuole Speciali vs Classi Differenziali

Scuole speciali vs classi differenziali
SCUOLE SPECIALI -> A quei tempi erano presenti queste scuole (anche adesso ci
sono, non sono state abolite. Con le leggi e in particolare con la 517 sono state,
però, svuotate cioè i genitori non iscrivevano più i figli. Recentemente quelle rimaste
hanno aperto le porte anche ai normodotati). Queste scuole non erano distribuite
sul territorio nei vari quartieri ma i ragazzi erano costretti a spostarsi molto lontano
per frequentare una scuola ad oc per il proprio deficit. Tanto è vero che molte di
esse avevano anche i convitti, i bambini venivano sottratti alle famiglie e rimanevano
li anche a dormire. Ogni scuola speciale si riferiva tendenzialmente ad un
particolare deficit (quella per sordi, quella per cechi ecc)
CLASSI DIFFERENZIALI -> erano classi dentro alle scuole "normali" dove venivano
rinchiusi i bambini che non riuscivano a scolarizzassi nei tempi e nei modi
previsti dalla scuola. Dentro a queste classi venivano messi:

  • bambini con disturbi specifici dell'apprendimento (che all'epoca non erano
    riconosciuti -> se non sapevi leggere o scrivere sicuramente nella vita non ce
    l'avresti fatta -> avevi sicuramente qualche problema cognitivo)
  • figli di immigrati (c'era una forte migrazione dal sud al nord -> nelle famiglie
    meridionali si parlava in dialetto perciò anche i bambini utilizzavano questa
    modalità di espressione -> se non sapevi parlare o scrivere in italiano
    sicuramente avevi qualche problema cognitivo)

L'unico problema di questi bambini era quello di non essere riconosciuti nella
loro originalità
Negli anni 60 vengono messe in discussione le istituzioni totali e, grazie anche alla
spinta di tutto il fermento culturale; i genitori di bambini con disabilità e gli
insegnanti democratici sono scesi nelle piazze e hanno iniziato a dire la loro a gran
voce, sostenuti dai grandi intellettuali, pedagogisti e psicologi dell'epoca (tra cui
Canevaro) ma anche dai dirigenti scolastici più aperti. Tutto questo ha portato ad
una spinta dal basso e ad una riflessione approfondita su tutti i meccanismi di
emarginazione e stigmatizzazione di coloro che erano considerati diversi e su
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