Alessandro Manzoni: vita, poetica e il successo dei Promessi Sposi

Documento di Scuola superiore su Alessandro Manzoni la vita. Il Pdf esplora la vita e la poetica di Manzoni, inclusa la conversione religiosa e il successo dei Promessi Sposi, analizzando il suo ruolo di "padre della patria" e la sua visione della letteratura come "servizio civile".

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24 pagine

Alessandro Manzoni
la vita
Alessandro Manzoni nasce nel 1785 a Milano dal matrimonio di Giulia Beccaria, vivace, brillante e irrequieta
figlia dellilluminista Cesare Beccaria, e del conte Pietro Manzoni, un gentiluomo cattolico, severo,
tradizionalista, di ventisei anni più anziano della sua giovane moglie. Luomo viveva con sette sorelle nubili e
aveva un fratello Monsignore in una casa sui Navigli. Il matrimonio fu subito molto infelice: il marito pareva
a Giulia misero, senza grandi ricchezze né prestigio e piuttosto noioso.
Giulia era in realtà legata a Giovanni Verri, fratello minore dei celebri fratelli Verri di cui Giulia frequentava
la casa: uomo sfaccendato, elegante, raffinato. Unico figlio di Giulia, Alessandro Manzoni era in realtà figlio
di Giovanni Verri: una verità nota a tutti e in età adulta, nota in primis allo stesso scrittore - , ma della quale
in casa si parlava malvolentieri.
Alessandro, intanto, fu mandato a balia nei dintorni di Lecco, in una casa di contadini. Solo molto di rado sua
madre veniva a trovarlo. Nel 1792 Giulia lasciò suo marito, dopo aver raggiunto un accordo di separazione, e
andò a vivere a Parigi con il nobile e ricco Carlo Imbonati; milanese e aristocratico, che aveva conosciuto nel
salotto di una sorella di lui. Da ragazzo, egli aveva avuto come precettore Parini. Alessandro fu affidato alla
tutela del padre. Prima di partire per Parigi, Giulia accompagnò il bambino in un collegio di Padri Somaschi,
e qui lo lasciò dopo aver incontrato il nonno, Cesare Beccaria, per la prima e lunica volta nella sua vita. Lo
ricorderà solo molto più tardi, mentre salzava pesantemente dalla poltrona per prendere al piccolo Alessandro,
che ora aveva sette anni, dei cioccolatini.
PRIME ESPERIENZE DI SOLITUDINE
Giulia a Parigi viveva felice. Aveva finalmente tutto quello che le era mancato: la libertà, in primis. Viveva in
una bella casa in place Vendome, con un uomo che amava e stimava; in una grande città dove il fatto che non
fossero sposati non creava problemi. Nobile e generoso, Imbonati era molto ammirato e aveva tanti amici. Ora
Giulia portava con orgoglio il cognome Beccaria, noto a tutti nei circoli culturali e mondani che frequentava
con Imbonati. Alessandro faceva parte della sua vita antica, spregevole e buia, e sulla sua testa di bambino
pesavano ombre e sensi di colpa che non desiderava rievocare, ricordare. Non gli scriveva mai.
LA DURA DISCIPLINA DEL COLLEGIO
Intanto, in collegio, Alessandro cresceva. Gli ambienti poco accoglienti, la rigida disciplina, la religione
presentata come unimposizione generarono in lui un forte desiderio di ribellione.
Nella vita di collegio regnano in realtà sopraffazione, rivalità e privazioni. Se Alessandro fosse scoppiato
in lacrime, sarebbe stato schiaffeggiato. Le punizioni fioccavano senza motivo e oltre alle botte e ai dispetti
dei coetanei, restò nella memoria di Manzoni la fame. Alessandro venne messo nel banco degli asini; lo
chiamavano boatton, ovvero balordo, perché pareva agli insegnanti un bambino stupido (in quanto
balbuziente), invece era soltanto timido e frastornato. Per tutta la vita, non parlerà mai a un pubblico, neppure
per un brindisi. A Claude Fauriel scriverà: venite dunque ho uninfinità di cose da balbettarvi. In collegio
era anche molto solo in quanto, per carattere, non accettava di unirsi alle bande di prepotenti.
A dodici anni lasciò il collegio dei Padri Somaschi, ( sozzo ovile) per trasferirsi in un altro collegio di religiosi
dove rimase fino a sedici anni. Qui trovò alcuni coetanei che diventano presto suoi amici ( tra i quali ricordiamo
Ermes Visconti e Federico Confalonieri), ma soprattutto iniziò a simpatizzare per i rivoluzionari di Parigi,
che hanno assaltato la Bastiglia quando lui aveva quattro anni e ghigliottinato Luigi XVI quando ne aveva otto.
Dunque si tagliò il codino, simbolo dellantico regime, e gli insegnanti se ne lamentarono con don Pietro, che
ricevette una nota di demerito per il comportamento del figlio.
IL RITORNO A MILANO
Conclusi gli studi, tornò a Milano, nella grande e fredda casa di don
Pietro. Padre e figlio si ritrovarono divisi dalle idee ( don Pietro non
solo aveva passato la settantina, ma è un uomo daltri tempi che
portava ancora la parrucca con il codino), e dalla mancanza di
confidenza. Luomo era turbato dal ragazzo, che gli riconduceva
alla memoria il ricordo di Giulia e del suo sfortunato matrimonio.
A casa Manzoni, però, Alessandro conosce anche la zia Paola, ex
monaca, e lascolta raccontare di come sia stata costretta a suora;
proprio come accade nei Promessi Sposi a Gertrude, la monaca di
Monza. Intanto gioca dazzardo al Ridotto della Scala, ha alcune
avventure galanti. Una sera, al teatro della Scala, ospite nel palco di
una contessa che nutre forti sentimenti contro Bonaparte, vede per
la prima volta Napoleone fulminare con le pupille quella donna che
detestava, ricambiato. Il ragazzo conserverà per sempre nella memoria quello sguardo ( i rai fulminei del
Cinque Maggio). Intanto in lui il rifiuto della religione si è trasformato in disprezzo e si dimostra contrario a
qualsiasi potere tirannico, come scrive nel poemetto Del trionfo della liber.
Ammira Ugo Foscolo, che conosce, ma il suo idolo è Vincenzo Monti, il più celebrato poeta italiano: egli ha
letto alcune prime poesie e loda la padronanza tecnica e il gusto classicistico del giovane Manzoni . Ma
ancora si muova tra gioco dazzardo e cattive compagnie: una sera, mentre è intento a una partita al Ridotto,
sente un colpetto sulla spalla. Si volta ed è Monti, che con piglio severo gli dice: Se andate avanti così, bei
versi che faremo in avvenire!. Monti scrive a Giulia, che venuta a conoscenza del passatempo del figlio gli
propone un soggiorno a Parigi, ma Alessandro rifiuta per orgoglio.
LA RICONCILIAZIONE CON GIULIA A PARIGI
Sarà Carlo Imbonati a scrivere a Manzoni perché faccia visita a sua madre. Imbonati lo fa non solo perché
desideroso di chiudere una delle antiche ferite di Giulia; ma anche perché la sua salute sta peggiorando giorno
dopo giorno. La sensazione di morte imminente e il desiderio di non lasciare Giulia del tutto sola, ma anche la
volontà di strappare Alessandro al gioco, agli amori da strapazzo, ai modesti parenti Manzoni lo portano a
scrivergli. Alessandro temporeggia, ma infine accetta e chiede a don Pietro il denaro per la partenza. Ha
temporeggiato troppo; perché intanto Carlo Imbonati, nella primavera del 1805, è morto. A Giulia, come

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Anteprima

La vita di Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni nasce nel 1785 a Milano dal matrimonio di Giulia Beccaria, vivace, brillante e irrequieta figlia dell'illuminista Cesare Beccaria, e del conte Pietro Manzoni, un gentiluomo cattolico, severo, tradizionalista, di ventisei anni più anziano della sua giovane moglie. L'uomo viveva con sette sorelle nubili e aveva un fratello Monsignore in una casa sui Navigli. Il matrimonio fu subito molto infelice: il marito pareva a Giulia misero, senza grandi ricchezze né prestigio e piuttosto noioso.

Giulia era in realtà legata a Giovanni Verri, fratello minore dei celebri fratelli Verri di cui Giulia frequentava la casa: uomo sfaccendato, elegante, raffinato. Unico figlio di Giulia, Alessandro Manzoni era in realtà figlio di Giovanni Verri: una verità nota a tutti - e in età adulta, nota in primis allo stesso scrittore - , ma della quale in casa si parlava malvolentieri.

Alessandro, intanto, fu mandato a balia nei dintorni di Lecco, in una casa di contadini. Solo molto di rado sua madre veniva a trovarlo. Nel 1792 Giulia lasciò suo marito, dopo aver raggiunto un accordo di separazione, e andò a vivere a Parigi con il nobile e ricco Carlo Imbonati; milanese e aristocratico, che aveva conosciuto nel salotto di una sorella di lui. Da ragazzo, egli aveva avuto come precettore Parini. Alessandro fu affidato alla tutela del padre. Prima di partire per Parigi, Giulia accompagnò il bambino in un collegio di Padri Somaschi, e qui lo lasciò dopo aver incontrato il nonno, Cesare Beccaria, per la prima e l'unica volta nella sua vita. Lo ricorderà solo molto più tardi, mentre s'alzava pesantemente dalla poltrona per prendere al piccolo Alessandro, che ora aveva sette anni, dei cioccolatini.

Prime esperienze di solitudine

Giulia a Parigi viveva felice. Aveva finalmente tutto quello che le era mancato: la libertà, in primis. Viveva in una bella casa in place Vendome, con un uomo che amava e stimava; in una grande città dove il fatto che non fossero sposati non creava problemi. Nobile e generoso, Imbonati era molto ammirato e aveva tanti amici. Ora Giulia portava con orgoglio il cognome "Beccaria", noto a tutti nei circoli culturali e mondani che frequentava con Imbonati. Alessandro faceva parte della sua vita antica, spregevole e buia, e sulla sua testa di bambino pesavano ombre e sensi di colpa che non desiderava rievocare, né ricordare. Non gli scriveva mai.

La dura disciplina del collegio

Intanto, in collegio, Alessandro cresceva. Gli ambienti poco accoglienti, la rigida disciplina, la religione presentata come un'imposizione generarono in lui un forte desiderio di ribellione.

Nella vita di collegio regnano in realtà sopraffazione, rivalità e privazioni. Se Alessandro fosse scoppiato in lacrime, sarebbe stato schiaffeggiato. Le punizioni fioccavano senza motivo e oltre alle botte e ai dispetti dei coetanei, restò nella memoria di Manzoni la fame. Alessandro venne messo nel banco degli asini; lo chiamavano boatton, ovvero "balordo", perché pareva agli insegnanti un bambino stupido (in quanto balbuziente), invece era soltanto timido e frastornato. Per tutta la vita, non parlerà mai a un pubblico, neppure per un brindisi. A Claude Fauriel scriverà: "venite dunque ... ho un'infinità di cose da balbettarvi". In collegio era anche molto solo in quanto, per carattere, non accettava di unirsi alle bande di prepotenti.

A dodici anni lasciò il collegio dei Padri Somaschi, ("sozzo ovile") per trasferirsi in un altro collegio di religiosi dove rimase fino a sedici anni. Qui trovò alcuni coetanei che diventano presto suoi amici ( tra i quali ricordiamo Ermes Visconti e Federico Confalonieri), ma soprattutto iniziò a simpatizzare per i rivoluzionari di Parigi, che hanno assaltato la Bastiglia quando lui aveva quattro anni e ghigliottinato Luigi XVI quando ne aveva otto. Dunque si tagliò il codino, simbolo dell'antico regime, e gli insegnanti se ne lamentarono con don Pietro, che ricevette una "nota di demerito" per il comportamento del figlio.

Il ritorno a Milano

Conclusi gli studi, tornò a Milano, nella grande e fredda casa di don Pietro. Padre e figlio si ritrovarono divisi dalle idee ( don Pietro non solo aveva passato la settantina, ma è un uomo d'altri tempi che portava ancora la parrucca con il codino), e dalla mancanza di confidenza. L'uomo era turbato dal ragazzo, che gli riconduceva alla memoria il ricordo di Giulia e del suo sfortunato matrimonio.

A casa Manzoni, però, Alessandro conosce anche la zia Paola, ex monaca, e l'ascolta raccontare di come sia stata costretta a suora; proprio come accade nei Promessi Sposi a Gertrude, la monaca di Monza. Intanto gioca d'azzardo al Ridotto della Scala, ha alcune avventure galanti. Una sera, al teatro della Scala, ospite nel palco di una contessa che nutre forti sentimenti contro Bonaparte, vede per la prima volta Napoleone fulminare con le pupille quella donna che detestava, ricambiato. Il ragazzo conserverà per sempre nella memoria quello sguardo ( "i rai fulminei" del Cinque Maggio). Intanto in lui il rifiuto della religione si è trasformato in disprezzo e si dimostra contrario a qualsiasi potere tirannico, come scrive nel poemetto "Del trionfo della libertà".

Ammira Ugo Foscolo, che conosce, ma il suo idolo è Vincenzo Monti, il più celebrato poeta italiano: egli ha letto alcune prime poesie e loda la padronanza tecnica e il gusto classicistico del giovane Manzoni . Ma ancora si muova tra gioco d'azzardo e cattive compagnie: una sera, mentre è intento a una partita al Ridotto, sente un colpetto sulla spalla. Si volta ed è Monti, che con piglio severo gli dice: "Se andate avanti così, bei versi che faremo in avvenire!". Monti scrive a Giulia, che venuta a conoscenza del passatempo del figlio gli propone un soggiorno a Parigi, ma Alessandro rifiuta per orgoglio.

La riconciliazione con Giulia a Parigi

Sarà Carlo Imbonati a scrivere a Manzoni perché faccia visita a sua madre. Imbonati lo fa non solo perché desideroso di chiudere una delle antiche ferite di Giulia; ma anche perché la sua salute sta peggiorando giorno dopo giorno. La sensazione di morte imminente e il desiderio di non lasciare Giulia del tutto sola, ma anche la volontà di strappare Alessandro al gioco, agli amori da strapazzo, ai modesti parenti Manzoni lo portano a scrivergli. Alessandro temporeggia, ma infine accetta e chiede a don Pietro il denaro per la partenza. Ha temporeggiato troppo; perché intanto Carlo Imbonati, nella primavera del 1805, è morto. A Giulia, comeda testamento, (" speciale ed unic'Amica") spetterà gran parte del suo patrimonio, nonostante non fossero sposati e la donna avesse un marito tuttora vivente a Milano.

A giugno dello stesso anno, Alessandro riabbraccia sua madre: ha vent'anni. I due si rincontrano. Tra di loro si stabilisce un'intesa profonda e duratura. Giulia soffre per la recente perdita di Carlo. Ancora non sono madre e figlio; perché tra loro i vincoli materni e filiali sono stati lacerati nel corso degli anni, vivendo essi lontani l'uno dall'altra ed essendo ognuno dei due desideroso di dimenticare l'altro. Ma c'è un retroterra di sentimenti sepolti che improvvisamente sprofonda tra di loro: così si aprono l'uno verso l'altra, vanno d'accordo e fanno progetti per l'avvenire. Giulia non si sente più sola; perché adesso è con il figlio che le somiglia negli occhi grigio- verdi, benché le ricordi il padre ( il vero padre) nella figura sottile e nel sorriso. Allo stesso tempo Alessandro, che per vent'anni ha vissuto in un deserto di affetti, recupera le comuni radici firmandosi "Alessandro Manzoni Beccaria" e non solo si innamora di sua madre, ma anche di tutto ciò che lei ha intorno; della memoria di Carlo Imbonati, di Parigi. Al compagno della madre dedica un carme ( "In morte di Carlo Imbonati", del 1806) immaginandolo come una figura dai tratti paterni, benché lo abbia mai conosciuto. Nella poesia, Carlo viene a trovare sotto forma di fantasma Alessandro in sogno; quando siede sulla sponda del letto, spiega che ha lasciato il mondo dei vivi con due soli rimpianti: la separazione dall'amata e il mancato incontro con Alessandro. Come a un padre, Alessandro chiede saggi e umili consigli.

Ma soprattutto, trova negli amici di Carlo e Giulia un rifugio sicuro. Chi erano questi amici?

Il circolo degli Idéologues

A Parigi, le persone più care che Carlo e Giulia avevano erano due che vivevano insieme, come loro, senza essere sposati: Claude Fauriel e Sophie de Condorcet. La coppia viveva nei dintorni di Parigi, in una casa di campagna adagiata nel verde tra salici e pioppi, in vista delle pigre acque della Senna; che Sophie ribattezzò "Maisonnette".

Era una donna nobile e libera, fiera ed estremamente istruita, che il dolore aveva reso impavida: suo marito, marchese Condorcet, filosofo e matematico, era stato ricercato durante il periodo del Terrore. Si nascondeva in una casa di contadini; dove la moglie veniva a trovarlo travestita - appunto - da contadina. L'uomo si avvelenò nell'estate del 1792, dopo essere stato preso, con lo stramonio. Dopo il suicidio del marito e la confisca di tutti i beni, guadagnò da vivere per sé e sua figlia disegnando i ritratti dei condannati alla ghigliottina.

Sophie non temeva i potenti e quanto Napoleone l'apostrofo dicendole: "Signora, a me non piacciono le donne che si occupano di politica", lei ribatté: "Giusto, ma in un paese dove si taglia loro la testa, è naturale che vogliano conoscerne la ragione". Conobbe Claude Fauriel durante una passeggiata per il Jardin des Plantes: entrambi amavano la botanica. Fauriel, dotato di una bellezza fuori dal comune e di formidabile intelligenza, non era nobile ma si era fatto strada unicamente grazie ai propri studi. Si amarono per oltre vent'anni.

Alla Maisonnette si radunavano gli idéologues, ultimi eredi della cultura scientifica, letteraria e politica dell'illuminismo; orientati verso il progresso della società e per questo anticipatari di idee romantiche (come l'attenzione alle classi povere). Il giovane Manzoni trova in questo gruppo un paradiso intellettuale: è dotato di grande capacità di assimilazione e tutto gli interessa: la letteratura, la storia, la filosofia, l'economia, la politica, la linguistica, e si abitua a sottoporre ogni conoscenza e riflessione a un rigoroso esame logico. Con Fauriel, in particolare, sboccia un'amicizia destinata a durare tutta la vita

Nel 1807 muore Pietro Manzoni: Alessandro riceve la notizia il 19 marzo, partendo immediatamente per Milano, ma una volta arrivato apprende che suo padre è morto due giorni prima e immediatamente riparte, senza attendere ai funerali. Ligio alle regole della società, don Pietro lascerà tutto il patrimonio a quel figlio che non è suo; e perfino Giulia è nominata nel testamento: "Alla mia signora Moglie lascio due pendenti di diamanti in contrassegno della mia stima e memoria che le porto". Alessandro venderà la villa di campagna ereditata dal padre e per tutta la vita rifiuterà di assumere il titolo di conte.

Enrichetta, viso d'angelo e volontà d'acciaio

È Giulia a far conoscere a Manzoni il futuro amore della sua vita. Manzoni si dimostra ben poco brillante e perennemente in imbarazzo nella vita sociale; ma Giulia - ormai conscia del carattere riservato del figlio - ha intrecciato i fili di un piano matrimoniale attraverso una sua vecchia conoscenza. La giovane designata a sposare Alessandro si chiama Henriette (Enrichetta) Blondel: ha sedici anni ed è una fanciulla bionda e minuta, di origine svizzera e religione calvinista. Buona, docile e di temperamento mite, Enrichetta ama la casa, la campagna e la famiglia ed è figlia di un allevatore di bachi da seta.

Dunque Alessandro era battezzato cattolico, per quanto non praticante; mentre Enrichetta era calvinista. Si sposano nel 1808 secondo il rito calvinista con una cerimonia celebrata nella massima semplicità a palazzo Imbonati, a Milano. L'unione si rivela estremamente felice e nello stesso anno nasce la piccola Giulia, una "vispa e sana fanciulla". Eppure, un'ombra sembra incupire la perfetta felicità della famiglia: la questione religiosa. Se Alessandro era totalmente indifferente alla religione, ENRICHETTA BLONDEL 1.ª mogile di A. Manzoni (da un acquarello del 1829). Enrichetta era profondamente credente: leggeva la Bibbia e praticava con convinzione il proprio culto. Per lei, così devota, si tratta di una questione molto importante: la sua coscienza limpida le impedisce di accettare un compromesso. Così Enrichetta getta il seme della religione in casa Manzoni; rovesciando a poco a poco i principi e le regole della casa che l'ha accolta. Così, nel 1810, abbraccia anche lei la fede cattolica, per poter essere unita al marito anche nella fede.

La conversione di Manzoni, tra verità e leggenda

Ma il 1810 è anche la data della conversione di Manzoni stesso. Lo scrittore, sulla scia di Enrichetta, vive un profondo bisogno di rinnovamento interiore. Questa circostanza divide gli studiosi tra una conversione lenta, graduale, frutto di una progressiva riscoperta della fede cattolica e il frutto di un evento preciso; che ora raccontiamo.

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