La competenza mentalistica o teoria della mente, appunti di Psicologia

Documento di Università sulla competenza mentalistica o teoria della mente. Il Pdf, utile per lo studio della Psicologia a livello universitario, esplora la teoria della mente, le sue funzioni sociali e protettive, e il modello diretto di Peter Fonagy, analizzando anche il legame tra attaccamento insicuro e difficoltà nella mentalizzazione.

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25 pagine

La competenza mentalistica o teoria della mente
Nel 1978 Premack e Woodruff, due studiosi del comportamento animale, si chiedono se
gli scimpanzé fossero in grado di prevedere l’azione e quindi il comportamento umano;
nel 1983 Wimmer e Perner si chiedono a che età i bambini sono in grado di prevedere il
comportamento umano; nel 1983 viene pubblicato il primo studio scientifico sulla teoria
della mente nel campo della psicologia dello sviluppo.
Ognuno di noi ha una teoria della mente (abilità non innata) ed è ciò che ci permette di
trarre delle inferenze su ciò che accade intorno a noi.
Ci sono però delle categorie di persone che hanno delle difficoltà nella teoria della
mente: CATEGORIA ESTREMA caratterizzata da difficoltà estreme nell’uso e nello
sviluppo della teoria della mente e CATEGORIA DELL’AUTISMO.
Definizione di Wimmer e Perner (1983)
Questi ultimi si chiedono a che età il bambino inizia a possedere la teoria della mente.
Prima definizione: significa essere in grado di attribuire stati mentali a se e agli altri e di
prevedere il comportamento proprio e altrui sulla base di tali stati mentali.
La definizione di teoria della mente ha 2 aspetti chiave:
- Avere una teoria della mente significa essere in grado di attribuire stati mentali a
se e agli altri vuol dire fare inferenze;
- Siamo in grado, sulla base degli stati mentali, di prevedere il comportamento
nostro e altrui.
La teoria della mente viene chiamata anche “psicologia del senso comune” quella
psicologia che ci consente di capire il perché delle azioni delle altre persone.
Nel corso degli anni il termine “teoria della mente” è andato incontro ad una serie di
trasformazioni:
Lettura della mente interpretare ciò che c’è nella mente dell’altro;
Abilità di mentalizzazione o funzione riflessiva;
Abilità meta-rappresentazionale;
Capire la mente
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Le funzioni
La funzione principale della teoria della mente funzione sociale
La funzione principale è la FUNZIONE SOCIALE: avere una teoria della mente ci permette
di essere dei partner sociali competenti perché possiamo capire che il nostro o l’altrui
comportamento è guidato dalle nostre emozioni, credenze o pensieri.
Ci consente anche di dare un senso e di fare delle previsioni circa il nostro e l’altrui
comportamento questo porta alla creazione di REGOLARITÀ e per l’essere umano
questo è fondamentale.
All’interno della funzione sociale ne viene riconosciuta un’altra: FUNZIONE COMUNICATIVA
quando utilizziamo la nostra teoria della mente noi diventiamo anche dei partner
comunicativi competenti.
La teoria della mente è implicata negli scambi conversazionali e nelle conversazioni che
facciamo con gli altri, quindi nelle INTERAZIONI SOCIALI.
Ci sono delle comunicazioni in cui una persona può dire una cosa, ma intenderne
un’altra (l’opposto) ed è certa che l’altro capirà altro (ironia).
Funzione di riflessione sul sé
La teoria della mente ci consente di sviluppare una consapevolezza maggiore di noi stessi
e quindi una riflessione sul proprio sé.
Funzione protettiva
Fonagy si sofferma su questo aspetto della teoria della mente perché studiando i bambini
maltrattati (attaccamento insicuro-disorganizzato) vede che questi bambini si difendono
disattivando la funzione della teoria della mente questo bambino pensa come
inconcepibile che il caregiver voglia fargli del male.
Un bambino che viene maltrattato e abusato deve cercare dei meccanismi per
difendersi dalla violenza che vive e la più forte violenza/trauma per questi bambini è
pensare che il caregiver, colui che dovrebbe proteggerlo, in realtà vuole fargli del male;
questo pensiero è inaccettabile e quindi il bambino deve necessariamente disattivare
questo modo di pensare.
Questa disattivazione però non permette al bambino di sviluppare il suo potenziale
sociale e relazionale (la teoria della mente è importantissima per le relazioni sociali);
disattivando la teoria della mente non si possono creare delle interazioni sociali in modo
adeguato ed ecco perché disattivare la teoria della mente in queste situazioni può essere
un fattore di protezione mi protegge dallo sviluppare ulteriori problematiche legate alla
non attivazione della teoria della mente.

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Anteprima

La competenza mentalistica a teoria della mente

Nel 1978 Premack e Woodruff, due studiosi del comportamento animale, si chiedono se gli scimpanzé fossero in grado di prevedere l'azione e quindi il comportamento umano; nel 1983 Wimmer e Perner si chiedono a che età i bambini sono in grado di prevedere il comportamento umano; nel 1983 viene pubblicato il primo studio scientifico sulla teoria della mente nel campo della psicologia dello sviluppo.

Ognuno di noi ha una teoria della mente (abilità non innata) ed è ciò che ci permette di trarre delle inferenze su ciò che accade intorno a noi.

Ci sono però delle categorie di persone che hanno delle difficoltà nella teoria della mente: CATEGORIA ESTREMA > caratterizzata da difficoltà estreme nell'uso e nello sviluppo della teoria della mente e CATEGORIA DELL'AUTISMO.

Definizione di Wimmer e Perner (1983)

Questi ultimi si chiedono a che età il bambino inizia a possedere la teoria della mente.

Prima definizione: significa essere in grado di attribuire stati mentali a se e agli altri e di prevedere il comportamento proprio e altrui sulla base di tali stati mentali.

La definizione di teoria della mente ha 2 aspetti chiave:

  • Avere una teoria della mente significa essere in grado di attribuire stati mentali a se e agli altri -> vuol dire fare inferenze;
  • Siamo in grado, sulla base degli stati mentali, di prevedere il comportamento nostro e altrui.

La teoria della mente viene chiamata anche "psicologia del senso comune" > quella psicologia che ci consente di capire il perché delle azioni delle altre persone.

Nel corso degli anni il termine "teoria della mente" è andato incontro ad una serie di trasformazioni:

  • Lettura della mente-> interpretare ciò che c'è nella mente dell'altro;
  • Abilità di mentalizzazione o funzione riflessiva;
  • Abilità meta-rappresentazionale;
  • Capire la mente

Le funzioni della teoria della mente

La funzione sociale

La funzione principale della teoria della mente > funzione sociale La funzione principale è la FUNZIONE SOCIALE: avere una teoria della mente ci permette di essere dei partner sociali competenti perché possiamo capire che il nostro o l'altrui comportamento è guidato dalle nostre emozioni, credenze o pensieri.

Ci consente anche di dare un senso e di fare delle previsioni circa il nostro e l'altrui comportamento > questo porta alla creazione di REGOLARITÀ e per l'essere umano questo è fondamentale.

All'interno della funzione sociale ne viene riconosciuta un'altra: FUNZIONE COMUNICATIVA > quando utilizziamo la nostra teoria della mente noi diventiamo anche dei partner comunicativi competenti.

La teoria della mente è implicata negli scambi conversazionali e nelle conversazioni che facciamo con gli altri, quindi nelle INTERAZIONI SOCIALI.

Ci sono delle comunicazioni in cui una persona può dire una cosa, ma intenderne un'altra (l'opposto) ed è certa che l'altro capirà altro (ironia).

Funzione di riflessione sul sé

La teoria della mente ci consente di sviluppare una consapevolezza maggiore di noi stessi e quindi una riflessione sul proprio sé.

Funzione protettiva

Fonagy si sofferma su questo aspetto della teoria della mente perché studiando i bambini maltrattati (attaccamento insicuro-disorganizzato) vede che questi bambini si difendono disattivando la funzione della teoria della mente > questo bambino pensa come inconcepibile che il caregiver voglia fargli del male.

Un bambino che viene maltrattato e abusato deve cercare dei meccanismi per difendersi dalla violenza che vive e la più forte violenza/trauma per questi bambini è pensare che il caregiver, colui che dovrebbe proteggerlo, in realtà vuole fargli del male; questo pensiero è inaccettabile e quindi il bambino deve necessariamente disattivare questo modo di pensare.

Questa disattivazione però non permette al bambino di sviluppare il suo potenziale sociale e relazionale (la teoria della mente è importantissima per le relazioni sociali); disattivando la teoria della mente non si possono creare delle interazioni sociali in modo adeguato ed ecco perché disattivare la teoria della mente in queste situazioni può essere un fattore di protezione > mi protegge dallo sviluppare ulteriori problematiche legate alla non attivazione della teoria della mente.

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Funzione adattiva

La comprensione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è anche legata alla considerazione dell'altro; se invece si toglie la concezione mentalistica dell'altro, l'altro diventa un oggetto e di conseguenza si possono applicare comportamenti non corretti.

La teoria della mente è ciò che consente all'individuo di funzionare in modo moralmente adeguato; ciò implica il considerare l'altro un soggetto dotato di mente.

Cosa succede quando un individuo è privo della teoria della mente?

Mentre nello sviluppo tipico la teoria della mente si evolve per tutti i soggetti, in determinate condizioni patologiche (AUTISMO) la teoria della mente non si evolve.

Nelle condizioni di autismo vi è una compromissione marcata della teoria della mente-> il soggetto autistico ha delle grossissime difficoltà nell'uso, nel possesso e nello sviluppo della teoria della mente sin dalle prime fasi dello sviluppo.

Il primo studio della teoria della mente nei bambini autistici è datato 1985 a opera di Cohen, Leslie e Frith, i quali descrivono la condizione dei soggetti autistici rispetto alla teoria della mente.

Il soggetto con il disturbo dello spettro autistico possiede un deficit specifico di teoria della mente> grave compromissione della teoria della mente; il non riuscire a sviluppare una teoria della mente spiega gli aspetti chiave dell'autismo: tipico comportamento sociale, comunicativo e linguistico.

Cioè il soggetto con questo disturbo ha difficoltà a entrare in contatto con gli altri, ha difficoltà nel comunicare e nell'interagire con l'altro.

PARTE DEL ROMANZO "LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE": quando mi trovo in un posto nuovo, poiché noto ogni cosa, e come quando un computer sta elaborando troppi dati contemporaneamente e il processore si blocca e non c'è più spazio per pensare ad altre cose. E quando mi trovo in un posto nuovo e ci sono molte persone intorno a me è ancora più difficile perché le persone non sono come le mucche e i fiori e l'erba e magari ti rivolgono la parola e fanno cose che non ti aspetteresti che facessero, così è necessario prendere nota di tutto ciò che vedi, e anche di ciò che potrebbe accadere. Qualche volta quando mi trovo in un posto nuovo e ci sono tante persone intorno è come sei il computer andasse in palla e devo chiudere gli occhi e mettermi le mani sulle orecchie e comincio a gemere, che è come premere CTRL + ALT+ CANC e chiudere tutti i programmi e spegnere il computer e riavviare in modo da ricordare ciò che sto facendo e dove devo andare.

È tipico dei soggetti con il disturbo dello spettro autistico analizzare i dati di realtà in maniera diversa a come accade nella tipicità.

Se il cervello nello sviluppo tipico seleziona le informazione che provengono dall'esterno in maniera automatica, il cervello di un soggetto autistico non riesce a fare la selezione automatica e quindi crea una sovra-stimolazione che produce un blocco del cosiddetto processore.

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La sequenza evolutiva della teoria della mente

L'età cruciale per lo sviluppo della teoria della mente è quella dei 4 anni -> il bambino arriva a comprendere la falsa credenza (una credenza che non corrisponde a un dato di realtà).

Si sviluppa a 4 anni, ma a patto che negli anni precedenti accadano determinate cose.

0-2 anni

In questa fascia il bambino sviluppa i PRECURSORI DELLA TEORIA DELLA MENTE.

  • IL GESTO DELL'INDICARE con funzione dichiarativa > indicare per chiedere e indicare per condividere; prima uso l'adulto come mezzo (funzione richiestiva), poi per condividere qualcosa (è considerato un precursore importante di teoria della mente perché si ha l'idea dell'altro come soggetto mentale).
  • IL GIOCO DI FINZIONE (12-18 mesi) > nello sviluppo tipico il bambino utilizza (in maniera consapevole) l'oggetto come se fosse un altro oggetto (blocco di legno come se fosse una macchinina). Il bambino con autismo ha difficoltà anche in età successiva a giocare a fare finta di.
  • LA COMPRENSIONE DELLA PERCEZIONE VISIVA > intorno ai 2 anni e mezzo i bambini capiscono che un oggetto può essere percepito da loro, ma non da qualcun altro (gioco del nascondino: sono convinti che se qualcosa non la vedono, non la vedono nemmeno gli altri).

2-3 anni

Il bambino giunge alla fase della comprensione del desiderio e della vera credenza. (vedere slide)

4 anni

Step collegato alla comprensione della falsa credenza di 1º ordine > la falsa credenza è una credenza che non corrisponde a un dato di realtà ed è di primo ordine perché è la comprensione della falsa credenza più semplice.

IO PENSO CHE TU PENSI X

Wimmer e Perner mettono a punto un paradigma sperimentale: FALSE BELIEF TASK o prova di falsa credenza.

Test applicato ai bambini intono ai 4 anni nella versione dello SPOSTAMENTO INATTESO.

Si fanno vedere al bambino 2 pupazzetti che giocano insieme con un oggetto (pallina), dopo i pupazzetti mettono la palla nel contenitore X.

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Il personaggio A va via, rimane il personaggio B che continua a giocare con la pallina e quando si stanca mette la pallina nel contenitore Y.

Il personaggio B va via, ritorna il personaggio A.

Al bambino testato viene chiesto "secondo te qual è il primo posto in cui A cercherà la pallina?"

Il bambino risponde "nella scatola X"

Ci si aspetta che un bambino che possiede la teoria della mente, quindi la falsa credenza di 1º ordine, risponda a un compito di questo genere riconoscendo la credenza erronea del protagonista A; per raggiungere questa risposta il bambino deve ragionare: IO PENSO CHE A DEBBA PENSARE CHE LA PALLINA SIA NELLA SCATOLA X PERCHÉ NON HA VISTO E NON SA CHE È STATA SPOSTATA.

Quando il bambino nella vita riesce a disconnettere quello che sa lui da quello che sanno altre persone e quindi riesce a prevedere il comportamento di A sulla base della sua credenza, allora si può dire che il bambino possiede la comprensione della falsa credenza di 1º ordine e quindi di una TEORIA DELLA MENTE.

B

B

D

B

"Un giorno Julie si sedette in un banco vicino al mio e tirò fuori un tubo di Smarties. Poi disse: - Christopher, cosa pensi che ci sia qui dentro ?- Y X Y -Smarties,- risposi. Allora sollevò il tappo, capovolse il tubo degli Smarties e mi apparve una matita rossa; Julie scoppiò a ridere e io dissi: - Non sono Smarties, è una matita .- Allora fece scivolare la piccola matita rossa dentro il tubo degli Smarties e rimise a posto il tappo. Poi disse: - Se tua mamma entrasse qui in questo momento e le chiedessimo cosa c'è dentro il tubo degli Smarties, cosa pensi che risponderebbe? - perché allora mia madre la chiamavo mamma. -Una matita,- risposi. Perché quando ero piccolo non riuscivo ad accettare che anche gli altri avessero una mente pensante." Haddon, Einaudi, 2003

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