Programma e Obiettivi: Storia Economica Occidentale e Teorie Moderne

Documento sulla storia economica occidentale, dalla rivoluzione industriale alle teorie economiche moderne. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Economia, esplora i meccanismi preindustriali, le dinamiche di crescita e il ruolo delle istituzioni, con un focus su programma e obiettivi.

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15 pagine

Ricostruire e Interpretare le diverse tappe dello sviluppo economico occidentale
I meccanismi del sistema economico preindustriale
le dinamiche dell'Europa preindustriale
La rivoluzione industriale: Iniziò nella seconda metà del XVIII (18°) secolo
(circa 1760) nel Regno Unito e si diuse in Europa e nel mondo. Continuò per
tutto il 19° secolo, con una fase più avanzata che ebbe inizio intorno al 1870.
-Prima fase (1760-1840): caratterizzata dall'uso della macchina a vapore,
carbone e nuove tecnologie tessili.
-Seconda fase (1870-1914): segnata da elettricità, motori a combustione interna
e produzione di massa.
la crescita dell'economia mondiale e l'imperialismo
le due guerre mondiali e la Ricostruzione
I "nuovi" protagonisti: la Cina
L'Italia dall'Unità a oggi
programma
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Obiettivi
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Storia
:
disciplina a cavallo tra Economia e Storia
L'economia non è solo finanza
Non si limita a narrare eventi (storia come racconto - mera narrazione), ma usa un approccio
scientifico per analizzare i fatti e cercare di capire le dinamiche economiche attraverso il
tempo. La Storia come scienza sociale.
La storia per capire le complessità del presente e in certi casi può fornire spunti per prevedere
il futuro
infine, lo studio storico permette di fare previsioni basate sulle tendenze passate e revisioni
delle nostre interpretazioni del passato man mano che emergono nuove informazioni
c'è altro oltre la "sintesi neoclassica-keynesiana"
Teorie economiche figlie del periodo storico in cui sono state concepite
gli economisti classici (come Adam Smith, David Ricardo e John
Stuard Mill) si sono concentrati sull'importanza dei fattori di
produzione (terra, lavoro, capitale) per spiegare come si crea la
ricchezza. Queste teorie riflettono il contesto storico dell'epoca,
caratterizzato da economie agrarie e industriali in crescita, dove era
cruciale comprendere come venivano utilizzate queste risorse.
nel tempo, altre teorie economiche hanno messo l'accento sul ruolo dell'imprenditore
come motore dell'innovazione e della crescita economica. Questo riflette periodi storici
in cui l'attività imprenditoriale diventava sempre più importante, come durante
l'industrializzazione e lo sviluppo del capitalismo moderno.
La teoria economica marginalista (è la più diusa). Nasce nel contesto
della rivoluzione industriale, quando l'ecomomia diventa più complessa
e dinamica. Rispondeva all'esigenza di spiegare meglio i prezzi di
mercato e le scelte individuali in un sistema di mercato più libero e
flessibile rispetto al passato. A dierenza delle teorie classiche, che so
concentravano sul valore basato sui costi di produzione (cioè
sostenevano che il valore di un bene dipendeva principalmente dalla
quantità di lavoro, terra e capitale necessari per produrlo. In altre parole,
il prezzo del bene rifletteva i costi totali sostenuti per produrlo, non il
valore percepito dal consumatore.), i marginalisti introdussero l'idea che
i prezzi sono determinati dal valore marginale percepito dai consumatori.
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PROGRAMMA E OBIETTIVI

Ricostruire e Interpretare le diverse tappe dello sviluppo economico occidentale

  • I meccanismi del sistema economico preindustriale
  • le dinamiche dell'Europa preindustriale
  • La rivoluzione industriale: Iniziò nella seconda metà del XVIII (18°) secolo (circa 1760) nel Regno Unito e si diffuse in Europa e nel mondo. Continuò per tutto il 19º secolo, con una fase più avanzata che ebbe inizio intorno al 1870.
  • Prima fase (1760-1840): caratterizzata dall'uso della macchina a vapore, carbone e nuove tecnologie tessili.
  • Seconda fase (1870-1914): segnata da elettricità, motori a combustione interna e produzione di massa.
  • da crescita dell'economia mondiale e l'imperialismo
  • le due guerre mondiali e la Ricostruzione
  • d "nuovi" protagonisti: la Cina
  • L'Italia dall'Unità a oggi

Questo Processo trasformò l'economia agricola in una basata Jull'industrie e cambiò radicalmente la società e i comporti di lavoro.

L'INTERESSE PER LA STORIA

  • Disciplina scientifica, ancorata al presente, dinamica
  • No nozioni, ma connessioni (complessità)

La differenza tra Storia (capire) e Memoria (ricordare) 1 obbiettivo 1 Soggettiva Positiva Negativa

INTRODUZIONE

LA STORIA ECONOMICA

Include anche tutto ciò che ha a che fare con Produzione e consumo di beni e servizi.

  • disciplina a cavallo tra Economia e Storia
  • L'economia non è solo finanza
  • Non si limita a narrare eventi (storia come racconto - mera narrazione), ma usa un approccio scientifico per analizzare i fatti e cercare di capire le dinamiche economiche attraverso il tempo. La Storia come scienza sociale.
  • La storia per capire le complessità del presente e in certi casi può fornire spunti per prevedere il futuro
  • infine, lo studio storico permette di fare previsioni basate sulle tendenze passate e revisioni delle nostre interpretazioni del passato man mano che emergono nuove informazioni
  • c'è altro oltre la "sintesi neoclassica-keynesiana"
  • Teorie economiche figlie del periodo storico in cui sono state concepite
  1. Sintesi neoclassica-keynesiana: È un modello che cerca di unificare aspetti della teoria neoclassica con la teoria keynesiana. Questa sintesi ha dominato il pensiero economico nel secondo dopoguerra, integrando l'idea del mercato efficiente (della scuola neoclassica) con l'intervento dello Stato (keynesiano) per stabilizzare l'economia e gestire cicli economici.
  2. C'è altro oltre la sintesi neoclassica-keynesiana: Significa che, oltre a questa sintesi, esistono altre correnti di pensiero economico, come il marxismo, la scuola austriaca, la scuola istituzionalista, la moderna teoria monetaria (MMT), e così via. Queste visioni alternative mettono in discussione o offrono prospettive diverse rispetto alla sintesi dominante.
  3. Teorie economiche figlie del periodo storico in cui sono state concepite: Le teorie economiche rispondono alle necessità e alle problematiche del tempo in cui sono state sviluppate. Ad esempio, il keynesianesimo nacque durante la Grande Depressione, un periodo di grave crisi economica, e cercava di rispondere a quelle sfide specifiche. La teoria neoclassica, al contrario, rifletteva una visione più ottimista del funzionamento dei mercati, comune nel XIX secolo. 19º

In sintesi, la frase suggerisce che è importante considerare il contesto storico delle teorie economiche e riconoscere che non esiste una sola risposta, ma molte prospettive che emergono in base ai problemi di ogni epoca.

4 Es. Economisti classici e fattori di produzione Es. L'imprenditore e le teorie collegate

gli economisti classici (come Adam Smith, David Ricardo e John Stuard Mill) si sono concentrati sull'importanza dei fattori di produzione (terra, lavoro, capitale) per spiegare come si crea la ricchezza. Queste teorie riflettono il contesto storico dell'epoca, caratterizzato da economie agrarie e industriali in crescita, dove era cruciale comprendere come venivano utilizzate queste risorse.

nel tempo, altre teorie economiche hanno messo l'accento sul ruolo dell'imprenditore come motore dell'innovazione e della crescita economica. Questo riflette periodi storici in cui l'attività imprenditoriale diventava sempre più importante, come durante l'industrializzazione e lo sviluppo del capitalismo moderno.

La teoria economica marginalista (è la più diffusa). Nasce nel contesto della rivoluzione industriale, quando l'ecomomia diventa più complessa e dinamica. Rispondeva all'esigenza di spiegare meglio i prezzi di mercato e le scelte individuali in un sistema di mercato più libero e flessibile rispetto al passato. A differenza delle teorie classiche, che so concentravano sul valore basato sui costi di produzione (cioè sostenevano che il valore di un bene dipendeva principalmente dalla quantità di lavoro, terra e capitale necessari per produrlo. In altre parole, il prezzo del bene rifletteva i costi totali sostenuti per produrlo, non il valore percepito dal consumatore.), i marginalisti introdussero l'idea che i prezzi sono determinati dal valore marginale percepito dai consumatori. x ogni unità aggiuntiva

DOMANDA FONDAMENTALE A CUI DOVREMO SAPER RISPONDERE A FINE CORSO

Perché alcuni paesi sono ricchi ed altri poveri?

  • Perché i paesi poveri non riescono a cambiare la loro condizione imitando modelli e politiche dei primi?

Non c'è un consenso generale sugli elementi responsabili dei redditi più elevati

  • Metodi e politiche analoghi non hanno ovunque gli stessi effetti

Non esiste ancora una teoria dello sviluppo economico applicabile in ogni circostanza

Senza la prospettiva storica si rischia di confondere i sintomi di un problema con le sue cause

ES. La bolla dei subprime esplosa nel 2008

L'esempio della bolla dei subprime esplosa nel 2008 è illuminante: la crisi finanziaria globale è stata il risultato di anni di pratiche finanziarie rischiose e di politiche economiche inadeguate, ma molti potrebbero vedere solo il crollo del mercato immobiliare o la bancarotta di banche come Lehman Brothers come il "problema". In realtà, quei fallimenti erano sintomi di problemi strutturali, come l'eccessiva concessione di mutui ad alto rischio (i cosiddetti subprime), la deregolamentazione dei mercati finanziari e la complessità dei prodotti finanziari derivati. Solo guardando a ciò che è accaduto nel tempo si può capire la vera causa della crisi.

L'IMPORTANZA DEL LINGUAGGIO e IL SIGNIFICATO DEi TERMINI

PRODUZIONE

+ Totale di quanto vielle prodotto da ul sistema economico. Quantità totale di beni o servizi prodotti in lu certo periodo di tempo. 1 QUANTO Si PRODUCE

PRODUTTIVITÀ

Quanto produce una unità di fattore produttivo 1 misura quanto efficacemente vengono utilizzate le risorse x produrre quei beni o servizi. Rapporto tra output e input. 1 QUANTO EFICIENTEMENTE Si PRODUCE

COSA È IL PIL ? ( Prodotto Interno Lordo)

(C) ( G) (1) PIL = Consumi + Spesa dello Stato + Investimenti + (Esportazioni - Importazioni) (x-M) gli investimenti delle Imprese In beni capitali come macchinari, costruzioni e infrastrutture. C = consumption G = Government 1 = Investments X = exports M = imports

Il PIL è una misura utilizzata per quantificare la ricchezza di un paese, esprimendo il valore totale del beni e servizi finali prodotti all'interno dei suoi confini in un determinato periodo di tempo, solitamente un anno.

Il PIL misura il valore totale dei beni e servizi finali, cioè quelli pronti per il consumo o l'uso. Non include i beni intermedi, che sono utilizzati per produrre altri beni, perchè si misura solo il Valore Aggiunto: la differenza tra il valore dei beni finali e il costo dei beni intermedi impiegati nella loro produzione.

Il Valore Aggiunto rappresenta il contributo netto di ogni impresa nel processo produttivo, cioè quanto valore essa aggiunge ai beni intermedi per trasformarli in beni finali. Questo evita di conteggiare più volte lo stesso bene nel calcolo del PIL.

A B C D E 1500 € 3000 € Merci 5000 € 1000 € Materiali m Natura raffinazione materiali Prodotto finito PIL = 1000€ + 500€ + 1500 € + 2000 € = 5000€ VALORE AGGIUNTO

Dinamica del Pil nel lunghissimo periodo

Numeri indice (anno 1 = 100) - scala lineare 70 000 60 000 50 000 40 000 30 000 20 000 10 000 0 --- 1 1000 1500 1600 1700 1820 1870 1913 1950 1973 2015 - popolazione PIL --- PIL pro capite Figura 2 Popolazione, PIL e PIL pro capite, 1-2015 Fonti: Maddison, 2010; TED, 2015. 181

DIFETTI DEL PIL

  • curiosità: i 20 paesi con il PIL PIÙ alto nou combaciano con quelli con l'indice HDI più alto.
  • non attribuisce un valore all'ambiente e non lo protegge: il PIL non considera il degrado ambientale o i danni all'ecosistema. se un paese distrugge risorse naturali per produrre di più, il PIL cresce, ma i costi ambientali non sono contabilizzati.
  • non considera il tempo: il PIL non tiene conto del benessere legato al tempo libero. Un aumento della produzione potrebbe implicare meno tempo libero per i lavoratori, ma il PIL non riflette questo aspetto.
  • Considera solo scambi monetari e non i lavori socialmente utili (e quelli gratuiti) -- > Non valuta i lavori non retribuiti: il PIL considera solo le transazioni economiche. Non da valore al lavoro non retribuito come il volontariato, il lavoro domestico o la cura familiare, nonostante questi contribuiscano al benessere sociale.
  • Non c'è distinzione tra prodotti buoni e non buoni: il PIL non fa distinzione tra beni che migliorano la qualità della vita (come la sanità) e quelli dannosi (ad esempio, prodotti nocivi). per il PIL, tutte le transazioni economiche sono positive.
  • considera anche transizioni negative: le spese legate a eventi negativi (come la ricostruzione dopo una catastrofe naturale, i costi per combattere l'inquinamento o persino i crimini come il riciclaggio di denaro) contribuiscono a fare crescre il PIL, anche se rappresentano costi sociali e non miglioramenti del benessere.
  • Ignora i diritti umani e libertà: il PIL non riflette il rispetto dei diritti umani o il livello di libertà dei cittadini, elementi cruciali per il benessere generale di una popolazione
  • Non considera beni e servizi offerti dal settore pubblico: il PIL non misura accuratamente il valore dei servizi pubblici come l'istruzione e la sanità, che sono spesso essenziali per il benessere sociale
  • Il PIL non ci dice nulla a proposito della distribuzione del reddito: ovvero su come il reddito sia distribuito tra i cittadini. Un paese con un PIL elevato potrebbe avere grandi disuguaglianze economiche.
  • Considera l'economia sommersa: parte dell'economia sommersa (lavoro nero, transazioni non registrate) può influenzare il PIL, ma in maniera imprecisa e difficile da misurare.
  • Non è uno strumento neutro: come tutti gli indicatori economici, il PIL è influenzato dalle teorie economiche e dagli obbiettivi che lo hanno generato. Non è un misuratore perfetto o "neutrale", ma riflette un certo paradigma teorico che da più importanza alla produzione materiale e alla crescita economica rispetto ad altri aspetti del benessere. (Come del resto tutti gli altri indicatori, non è strumento neutro ma è espressione del paradigma teorico (e quindi dei suoi obbiettivi) da cui ha origine).

In sintesi, il PIL è limitato perchè misura solo la produzione economica, senza tenere conto di fattori ambientali, sociali e distributivi che contribuiscono al benessere reale di una società.

PARADIGMA TEORICO = è un insieme di concetti, idee e principi che guida il modo in cui interpretiamo e comprendiamo un fenomeno.

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