Documento sull'etica del digitale, bioetica e intelligenza artificiale. Il Pdf, di Filosofia per l'Università, esplora l'infosfera, l'onlife e i principi etici per le nuove tecnologie, con riferimenti a Luciano Floridi e Günther Anders.
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Brainstorming (presentazione UDA lavori di gruppo)
Che tipo di collegamento c'è tra i temi della bioetica e i temi del digitale? In bioetica "il nuovo potere" (il potere tecnica) modifica strutturalmente quello che è il concetto stesso di vita, perché si può intervenire in modo diverso sulla vita, si può dare vita laddove naturalmente la vita non può nascere (fecondazione assistita ad esempio), perché la tecnica può allungare o contrarre il tempo della morte (eutanasia ad esempio). Il tema quindi è come la tecnica modifichi in modo strutturale il nostro rapporto con la vita, da cui la definizione bioetica: l'etica applicata alla vita.
Definizione linguistica: Etica (insieme di regole) applicata all'utilizzo dei sistemi del digitale. Applicata, quindi, ai mezzi con cui opera e lavora il mondo del digitale come prolungamento successivo nel tempo di questa evoluzione della tecnica. Il digitale è l'ultimo avanzamento di quel percorso della tecnica che coinvolge appunto la vita negli anni '60 e 70 con la rivoluzione biomedica, oggi si arriva a un utilizzo della tecnica che non è più ad esempio l'impianto o la protesi che si utilizza per sostituire un arto, non è un intervento chirurgico con sosfisticatissime tecnologie o strumenti, non è discorso di farmacologia o cura farmacologica (esempio i palliativi) ma, parliamo di un tipo di tecnologia che non si vede, che è tendenzialmente invisibile soprattutto quando andiamo nel campo dell'intelligenza artificiale. Il meccanismo base su cui funziona l'intelligenza artificiale è un algoritmo. L'algoritmo è un codice inserito in una macchina con cui si dice alla macchina cosa si deve fare. Il problema del digitale è proprio questo, il digitale non si riferisce solo a una componente hardware, quindi qualcosa che si può fisicamente toccare (computer, smartphone) ma si riferisce anche a una componente software, cioè programma, un codice, che è invisibile appunto, ma crea delle interfacce con cui noi veniamo a contatto con le tecnologie. Uno degli aspetti interessanti dell'etica del digitale è che si crea uno spazio di vita che non è fisico, ma virtuale. Lo spazio virtuale che si viene a creare non è meno reale di quello fisico. Luciano Floridi nel libro La quarta rivoluzione inventa questo termine: on life. On life è una crasi tra on line e off line. Noi viviamo in questa società, che Floridi definisce dell'"iperstoria", cioè una società dipendente dall'informazione, in cui l'informazione è il nuovo capitale, noi viviamo una vita divisa fra le reali, vere, fisiche, corporee esperienze del mondo ed esperienze decorporizzate, esperienze che sono fuori dalla dimensione corporea, che si definiscono, si creano, si strutturano in uno spazio virtuale. Perché questo solleva questioni etiche? Perché ormai, la svolta antropologica, a cui ha portato la tecnologia è stata la svolta del digitale in cui noi siamo enti informazionali, cioè siamo informazioni, condividiamo informazioni, viviamo di informazioni e queste informazioni non sono solo informazioni di tipo teorico su cosa vogliamo conoscere, cosa vogliamo sapere ma anche "ciò che siamo" è un insieme di informazioni che noi mettiamo a disposizione degli altri in un mega circuito d'informazione, che Floridi chiama "infosfera", su cui condividiamo la nostra identità. Nel momento in cui si crea un profilo social si crea un prolungamento virtuale della mia identità fisica. Qui subentrano i primi problemi: questa identità è vera o falsa? Chi è la persona che ho davanti o meglio che non ho davanti? Perché se parlo con una persona nel mondo reale ho una prova di realtà della persona con cui sono a contatto, mentre nella realtà virtuale non è così. Tutto questo apre un panorama abbastanza problematico dal punto di vista etico nelle relazioni, perché il presupposto qual è? La nostra identità la condividiamo come identità fisica e identità virtuale, questa è la nuova svolta antropologica dell'on life: siamo metà on line e metà off line. Nel momento in cui succede questo, come posso essere sicuro che in quellospazio virtuale in cui fisicamente non vedo gli altri, io sia in contatto con persone reali o se gli altri mi stiano dicendo la verità. Questo è un problema che si pone l'etica del digitale. Queste doppie identità sono entrambe reali, perché noi le utilizziamo entrambi per vivere: con quelle informazioni noi navighiamo, diciamo chi siamo, condividiamo post sui social, condividiamo opinioni ... le rendiamo pubbliche, chiunque può accedere e vedere chi sono ed è per questo che questioni come il diritto alla privacy diventano fondamentali.
Che senso ha tutto questo nell'educazione? Noi non abbiamo solo un diritto all'informazione ma un dovere all'informazione. Abbiamo una responsabilità rispetto a doverci informare e a saperci informare rispetto ai temi che dilagano on line. Entra in gioco il paradigma della responsabilità, perché nel momento io condivido una informazione o un post sui social, già lì subentra dal punto di vista etico un principio che è quello della condivisione di una fonte autorevole che eviti infodemie, cioè eviti circoli di disinformazione.
Etica del digitale. Infosfera On life: neologismo d'autore, creato dal filosofo italiano Luciano Floridi giocando sui termini online ('in linea') e offline ('non in linea'): onlife è quanto accade e si fa mentre la vita scorre, restando collegati a dispositivi interattivi (on + life). Nell'era "onlife" la filosofia è necessaria per dare senso ai cambiamenti radicali prodotti dalla rivoluzione dell'infosfera. Questo concetto viene introdotto dal filosofo dell'informazione Luciano Floridi, direttore del Centro di Etica del digitale dell'Università di Yale, nel 2016/17 con il libro La quarta Rivoluzione introduceva appunto il concetto di INFOSFERA come quella dimensione, un po' eterea in cui viviamo e che ci collega tutti perché è lo spazio i cui si collocano le nostre informazioni. Una infosfera che non è palpabile, è un reticolato complesso che include al suo interno fondamentalmente dati. Dati che vengono sintetizzati attraverso piattaforme, siti web, social media. Noi viviamo in una connessione continua gli uni con gli altri in cui avviene un continuo scambio informativo. Secondo Floridi questo origina non solo un diritto all'informazione ma anche un dovere all'informazione, per cui non si può non essere informati su determinati temi che diventano cruciali. Oggi è possibile con una parola chiave o stringhe di testo interrogare un qualsiasi motore di ricerca e ricevere una quantità enorme di informazioni. Quindi al tema del diritto/dovere all'informazione sorge una prima questione etica, la questione etica sulla verità dell'informazione. La questione della veridicità delle informazioni nell'ambito educativo diventa fondamentale. Oggi ognuno cerca informazioni su internet ma molto spesso l'utente medio non ha gli strumenti per capire se un'informazione è vera o falsa. Possedere una formazione digitale adeguata significa riuscire ad evitare le cosiddette "echo chamber" camere ecoiche. Una camera dell'eco ("echo chamber" in inglese) è un fenomeno che fa riferimento a una situazione nella quale una persona riceve una serie di informazioni o idee che rafforzano il suo punto di vista, senza avere accesso ad altre risorse che potrebbero fargli avere una visione più critica / obiettiva della situazione.È un fenomeno particolarmente diffuso in relazione ai social media e si sovrappone in gran parte al fenomeno della bolla di filtraggio, di cui avevamo parlato qui. Eco chamber e bolla di filtraggio sono due fenomeni in grado di scatenare determinati bias cognitivi quando dobbiamo prendere una decisione. Questo fenomeno, come è facile intuire, crea problemi alla creazione del pensiero critico, al pensiero divergente, alle capacità di lateralizzazione. Partendo dal fatto che ognuno di noi ha i propri pregiudizi, una propria visione e rappresentazione del mondo che derivano dall'educazione, da modelli operativi interni essere irretiti all'interno di una "bolla" di informazioni, che è stata selezionata dagli algoritmi dei social per confermarmi nelle mie idee, impedisce di rapportarsi con altri punti di vista, di scegliere liberamente e quindi si perde l'eterogeneità della realtà e del confronto con il plurale. Questo ha due implicazioni:
Se consideriamo i tempi di permanenza media di un adolescente su internet, sui social, se consideriamo le tante identità virtuali che ognuno possiede si creano vere e proprie bolle epistemiche.
Che cosa è una bolla epistemica? Una bolla epistemica è un "tappo" che gli algoritmi generano sulla capacità del soggetto di fare nuove esperienze e di conoscere nuovi aspetti del mondo.
Presentazione giornate seminariali MoviMenti. Il tema delle nuove diseguaglianze ci introduce molto fortemente al tema del nostro corso perché le nuove forme di diseguaglianze costituiscono ambito di riflessione dell'etica del digitale. 40 min. Prof. Pisano: Siamo degli enti informazionali (siamo le nostre informazioni), è urgente quindi tutelare il diritto alla privacy. "Con lo sviluppo di un'economia digitale basata sull'approvvigionamento delle informazioni, il potere economico si concentra nelle mani di chi sa raccogliere e sintetizzare velocemente i dati acquisiti. Una raccolta "onnivora" di dati mette a repentaglio la sicurezza della nostra personale identità, poiché "noi siamo i nostri dati e la vulnerabilità dei dati è vulnerabilità delle nostre persone".
52 min. Crispini Cosa significa applicare l'etica all'intervento del digitale nelle nostre vite ordinarie: nell'ambito del lavoro dell'economia, dell'educazione, della salute, della medicina.