Etica del digitale, bioetica e intelligenza artificiale: appunti universitari

Documento sull'etica del digitale, bioetica e intelligenza artificiale. Il Pdf, di Filosofia per l'Università, esplora l'infosfera, l'onlife e i principi etici per le nuove tecnologie, con riferimenti a Luciano Floridi e Günther Anders.

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15 pagine

SECONDO SEMESTRE
Lezione 1 del 26/02/2024 Brainstorming (presentazione UDA lavori di gruppo)
Lezione 3 del 04/03/24 (Aldo Pisano)
Che tipo di collegamento c’è tra i temi della bioetica e i temi del digitale?
In bioetica “il nuovo potere” (il potere tecnica) modifica strutturalmente quello che è il concetto stesso di
vita, perché si può intervenire in modo diverso sulla vita, si può dare vita laddove naturalmente la vita non
può nascere (fecondazione assistita ad esempio), perché la tecnica può allungare o contrarre il tempo della
morte (eutanasia ad esempio). Il tema quindi è come la tecnica modifichi in modo strutturale il nostro
rapporto con la vita, da cui la definizione bioetica: l’etica applicata alla vita.
Etica del digitale
Definizione linguistica: Etica (insieme di regole) applicata all’utilizzo dei sistemi del digitale. Applicata, quindi,
ai mezzi con cui opera e lavora il mondo del digitale come prolungamento successivo nel tempo di questa
evoluzione della tecnica. Il digitale è l’ultimo avanzamento di quel percorso della tecnica che coinvolge
appunto la vita negli anni ’60 e 70 con la rivoluzione biomedica, oggi si arriva a un utilizzo della tecnica che
non è più ad esempio l’impianto o la protesi che si utilizza per sostituire un arto, non è un intervento
chirurgico con sosfisticatissime tecnologie o strumenti, non è discorso di farmacologia o cura farmacologica
(esempio i palliativi) ma, parliamo di un tipo di tecnologia che non si vede, che è tendenzialmente invisibile
soprattutto quando andiamo nel campo dell’intelligenza artificiale. Il meccanismo base su cui funziona
l’intelligenza artificiale è un algoritmo. L’algoritmo è un codice inserito in una macchina con cui si dice alla
macchina cosa si deve fare. Il problema del digitale è proprio questo, il digitale non si riferisce solo a una
componente hardware, quindi qualcosa che si può fisicamente toccare (computer, smartphone) ma si
riferisce anche a una componente software, cioè programma, un codice, che è invisibile appunto, ma crea
delle interfacce con cui noi veniamo a contatto con le tecnologie.
Uno degli aspetti interessanti dell’etica del digitale è che si crea uno spazio di vita che non è fisico, ma virtuale.
Lo spazio virtuale che si viene a creare non è meno reale di quello fisico. Luciano Floridi nel libro La quarta
rivoluzione inventa questo termine: on life. On life è una crasi tra on line e off line.
Noi viviamo in questa società, che Floridi definisce dell’”iperstoria”, cioè una società dipendente
dall’informazione, in cui l’informazione è il nuovo capitale, noi viviamo una vita divisa fra le reali, vere, fisiche,
corporee esperienze del mondo ed esperienze decorporizzate, esperienze che sono fuori dalla dimensione
corporea, che si definiscono, si creano, si strutturano in uno spazio virtuale. Perché questo solleva questioni
etiche?
Perché ormai, la svolta antropologica, a cui ha portato la tecnologia è stata la svolta del digitale in cui noi
siamo enti informazionali, cioè siamo informazioni, condividiamo informazioni, viviamo di informazioni e
queste informazioni non sono solo informazioni di tipo teorico su cosa vogliamo conoscere, cosa vogliamo
sapere ma anche “ciò che siamo” è un insieme di informazioni che noi mettiamo a disposizione degli altri in
un mega circuito d’informazione, che Floridi chiama “infosfera”, su cui condividiamo la nostra identità. Nel
momento in cui si crea un profilo social si crea un prolungamento virtuale della mia identità fisica. Qui
subentrano i primi problemi: questa identità è vera o falsa? Chi è la persona che ho davanti o meglio che non
ho davanti? Perché se parlo con una persona nel mondo reale ho una prova di realtà della persona con cui
sono a contatto, mentre nella realtà virtuale non è così. Tutto questo apre un panorama abbastanza
problematico dal punto di vista etico nelle relazioni, perché il presupposto qual è? La nostra identità la
condividiamo come identità fisica e identità virtuale, questa è la nuova svolta antropologica dell’on life: siamo
metà on line e metà off line. Nel momento in cui succede questo, come posso essere sicuro che in quello
spazio virtuale in cui fisicamente non vedo gli altri, io sia in contatto con persone reali o se gli altri mi stiano
dicendo la verità. Questo è un problema che si pone l’etica del digitale. Queste doppie identità sono
entrambe reali, perché noi le utilizziamo entrambi per vivere: con quelle informazioni noi navighiamo,
diciamo chi siamo, condividiamo post sui social, condividiamo opinioni… le rendiamo pubbliche, chiunque
può accedere e vedere chi sono ed è per questo che questioni come il diritto alla privacy diventano
fondamentali.
Che senso ha tutto questo nell’educazione?
Noi non abbiamo solo un diritto all’informazione ma un dovere all’informazione. Abbiamo una responsabilità
rispetto a doverci informare e a saperci informare rispetto ai temi che dilagano on line. Entra in gioco il
paradigma della responsabilità, perché nel momento io condivido una informazione o un post sui social, già
lì subentra dal punto di vista etico un principio che è quello della condivisione di una fonte autorevole che
eviti infodemie, cioè eviti circoli di disinformazione.
Lezione 4 del 06/03/24 (Aldo Pisano)
Etica del digitale.
Infosfera
On life: neologismo d’autore, creato dal filosofo italiano Luciano Floridi giocando sui
termini online (‘in linea’) e offline (‘non in linea’): onlife è quanto accade e si fa mentre la
vita scorre, restando collegati a dispositivi interattivi (on + life).
Nell’era
“onlife” la filosofia è necessaria per dare senso ai cambiamenti radicali prodotti
dalla rivoluzione dell’
infosfera.
Questo concetto viene introdotto dal filosofo dell’informazione Luciano Floridi, direttore del Centro di Etica
del digitale dell’Università di Yale, nel 2016/17 con il libro La quarta Rivoluzione introduceva appunto il
concetto di INFOSFERA come quella dimensione, un po’ eterea in cui viviamo e che ci collega tutti perché è
lo spazio i cui si collocano le nostre informazioni. Una infosfera che non è palpabile, è un reticolato complesso
che include al suo interno fondamentalmente dati. Dati che vengono sintetizzati attraverso piattaforme, siti
web, social media. Noi viviamo in una connessione continua gli uni con gli altri in cui avviene un continuo
scambio informativo. Secondo Floridi questo origina non solo un diritto all’informazione ma anche un
dovere all’informazione, per cui non si può non essere informati su determinati temi che diventano cruciali.
Oggi è possibile con una parola chiave o stringhe di testo interrogare un qualsiasi motore di ricerca e ricevere
una quantità enorme di informazioni. Quindi al tema del diritto/dovere all’informazione sorge una prima
questione etica, la questione etica sulla verità dell’informazione.
La questione della veridicità delle informazioni nell’ambito educativo diventa
fondamentale. Oggi ognuno cerca informazioni su internet ma molto spesso
l’utente medio non ha gli strumenti per capire se un’informazione è vera o falsa.
Possedere una formazione digitale adeguata significa riuscire ad evitare le
cosiddette “echo chamber camere ecoiche.
Una camera dell’eco (“echo chamber” in inglese) è un fenomeno che fa riferimento a una situazione nella
quale una persona riceve una serie di informazioni o idee che rafforzano il suo punto di vista, senza avere
accesso ad altre risorse che potrebbero fargli avere una visione più critica / obiettiva della situazione.

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SECONDO SEMESTRE

Lezione 1 del 26/02/2024

Brainstorming (presentazione UDA lavori di gruppo)

Lezione 3 del 04/03/24 (Aldo Pisano)

Che tipo di collegamento c'è tra i temi della bioetica e i temi del digitale? In bioetica "il nuovo potere" (il potere tecnica) modifica strutturalmente quello che è il concetto stesso di vita, perché si può intervenire in modo diverso sulla vita, si può dare vita laddove naturalmente la vita non può nascere (fecondazione assistita ad esempio), perché la tecnica può allungare o contrarre il tempo della morte (eutanasia ad esempio). Il tema quindi è come la tecnica modifichi in modo strutturale il nostro rapporto con la vita, da cui la definizione bioetica: l'etica applicata alla vita.

Etica del digitale

Definizione linguistica: Etica (insieme di regole) applicata all'utilizzo dei sistemi del digitale. Applicata, quindi, ai mezzi con cui opera e lavora il mondo del digitale come prolungamento successivo nel tempo di questa evoluzione della tecnica. Il digitale è l'ultimo avanzamento di quel percorso della tecnica che coinvolge appunto la vita negli anni '60 e 70 con la rivoluzione biomedica, oggi si arriva a un utilizzo della tecnica che non è più ad esempio l'impianto o la protesi che si utilizza per sostituire un arto, non è un intervento chirurgico con sosfisticatissime tecnologie o strumenti, non è discorso di farmacologia o cura farmacologica (esempio i palliativi) ma, parliamo di un tipo di tecnologia che non si vede, che è tendenzialmente invisibile soprattutto quando andiamo nel campo dell'intelligenza artificiale. Il meccanismo base su cui funziona l'intelligenza artificiale è un algoritmo. L'algoritmo è un codice inserito in una macchina con cui si dice alla macchina cosa si deve fare. Il problema del digitale è proprio questo, il digitale non si riferisce solo a una componente hardware, quindi qualcosa che si può fisicamente toccare (computer, smartphone) ma si riferisce anche a una componente software, cioè programma, un codice, che è invisibile appunto, ma crea delle interfacce con cui noi veniamo a contatto con le tecnologie. Uno degli aspetti interessanti dell'etica del digitale è che si crea uno spazio di vita che non è fisico, ma virtuale. Lo spazio virtuale che si viene a creare non è meno reale di quello fisico. Luciano Floridi nel libro La quarta rivoluzione inventa questo termine: on life. On life è una crasi tra on line e off line. Noi viviamo in questa società, che Floridi definisce dell'"iperstoria", cioè una società dipendente dall'informazione, in cui l'informazione è il nuovo capitale, noi viviamo una vita divisa fra le reali, vere, fisiche, corporee esperienze del mondo ed esperienze decorporizzate, esperienze che sono fuori dalla dimensione corporea, che si definiscono, si creano, si strutturano in uno spazio virtuale. Perché questo solleva questioni etiche? Perché ormai, la svolta antropologica, a cui ha portato la tecnologia è stata la svolta del digitale in cui noi siamo enti informazionali, cioè siamo informazioni, condividiamo informazioni, viviamo di informazioni e queste informazioni non sono solo informazioni di tipo teorico su cosa vogliamo conoscere, cosa vogliamo sapere ma anche "ciò che siamo" è un insieme di informazioni che noi mettiamo a disposizione degli altri in un mega circuito d'informazione, che Floridi chiama "infosfera", su cui condividiamo la nostra identità. Nel momento in cui si crea un profilo social si crea un prolungamento virtuale della mia identità fisica. Qui subentrano i primi problemi: questa identità è vera o falsa? Chi è la persona che ho davanti o meglio che non ho davanti? Perché se parlo con una persona nel mondo reale ho una prova di realtà della persona con cui sono a contatto, mentre nella realtà virtuale non è così. Tutto questo apre un panorama abbastanza problematico dal punto di vista etico nelle relazioni, perché il presupposto qual è? La nostra identità la condividiamo come identità fisica e identità virtuale, questa è la nuova svolta antropologica dell'on life: siamo metà on line e metà off line. Nel momento in cui succede questo, come posso essere sicuro che in quellospazio virtuale in cui fisicamente non vedo gli altri, io sia in contatto con persone reali o se gli altri mi stiano dicendo la verità. Questo è un problema che si pone l'etica del digitale. Queste doppie identità sono entrambe reali, perché noi le utilizziamo entrambi per vivere: con quelle informazioni noi navighiamo, diciamo chi siamo, condividiamo post sui social, condividiamo opinioni ... le rendiamo pubbliche, chiunque può accedere e vedere chi sono ed è per questo che questioni come il diritto alla privacy diventano fondamentali.

Etica del digitale nell'educazione

Che senso ha tutto questo nell'educazione? Noi non abbiamo solo un diritto all'informazione ma un dovere all'informazione. Abbiamo una responsabilità rispetto a doverci informare e a saperci informare rispetto ai temi che dilagano on line. Entra in gioco il paradigma della responsabilità, perché nel momento io condivido una informazione o un post sui social, già lì subentra dal punto di vista etico un principio che è quello della condivisione di una fonte autorevole che eviti infodemie, cioè eviti circoli di disinformazione.

Lezione 4 del 06/03/24 (Aldo Pisano)

Etica del digitale. Infosfera On life: neologismo d'autore, creato dal filosofo italiano Luciano Floridi giocando sui termini online ('in linea') e offline ('non in linea'): onlife è quanto accade e si fa mentre la vita scorre, restando collegati a dispositivi interattivi (on + life). Nell'era "onlife" la filosofia è necessaria per dare senso ai cambiamenti radicali prodotti dalla rivoluzione dell'infosfera. Questo concetto viene introdotto dal filosofo dell'informazione Luciano Floridi, direttore del Centro di Etica del digitale dell'Università di Yale, nel 2016/17 con il libro La quarta Rivoluzione introduceva appunto il concetto di INFOSFERA come quella dimensione, un po' eterea in cui viviamo e che ci collega tutti perché è lo spazio i cui si collocano le nostre informazioni. Una infosfera che non è palpabile, è un reticolato complesso che include al suo interno fondamentalmente dati. Dati che vengono sintetizzati attraverso piattaforme, siti web, social media. Noi viviamo in una connessione continua gli uni con gli altri in cui avviene un continuo scambio informativo. Secondo Floridi questo origina non solo un diritto all'informazione ma anche un dovere all'informazione, per cui non si può non essere informati su determinati temi che diventano cruciali. Oggi è possibile con una parola chiave o stringhe di testo interrogare un qualsiasi motore di ricerca e ricevere una quantità enorme di informazioni. Quindi al tema del diritto/dovere all'informazione sorge una prima questione etica, la questione etica sulla verità dell'informazione. La questione della veridicità delle informazioni nell'ambito educativo diventa fondamentale. Oggi ognuno cerca informazioni su internet ma molto spesso l'utente medio non ha gli strumenti per capire se un'informazione è vera o falsa. Possedere una formazione digitale adeguata significa riuscire ad evitare le cosiddette "echo chamber" camere ecoiche. Una camera dell'eco ("echo chamber" in inglese) è un fenomeno che fa riferimento a una situazione nella quale una persona riceve una serie di informazioni o idee che rafforzano il suo punto di vista, senza avere accesso ad altre risorse che potrebbero fargli avere una visione più critica / obiettiva della situazione.È un fenomeno particolarmente diffuso in relazione ai social media e si sovrappone in gran parte al fenomeno della bolla di filtraggio, di cui avevamo parlato qui. Eco chamber e bolla di filtraggio sono due fenomeni in grado di scatenare determinati bias cognitivi quando dobbiamo prendere una decisione. Questo fenomeno, come è facile intuire, crea problemi alla creazione del pensiero critico, al pensiero divergente, alle capacità di lateralizzazione. Partendo dal fatto che ognuno di noi ha i propri pregiudizi, una propria visione e rappresentazione del mondo che derivano dall'educazione, da modelli operativi interni essere irretiti all'interno di una "bolla" di informazioni, che è stata selezionata dagli algoritmi dei social per confermarmi nelle mie idee, impedisce di rapportarsi con altri punti di vista, di scegliere liberamente e quindi si perde l'eterogeneità della realtà e del confronto con il plurale. Questo ha due implicazioni:

  1. conferma i propri bias
  2. riduce l'esperienza assiologica, cioè valoriale, etica del mondo.

Se consideriamo i tempi di permanenza media di un adolescente su internet, sui social, se consideriamo le tante identità virtuali che ognuno possiede si creano vere e proprie bolle epistemiche.

Bolla epistemica

Che cosa è una bolla epistemica? Una bolla epistemica è un "tappo" che gli algoritmi generano sulla capacità del soggetto di fare nuove esperienze e di conoscere nuovi aspetti del mondo.

Lezione 5 del 11/03/24 - Introduzione all'etica del digitale

Presentazione giornate seminariali MoviMenti. Il tema delle nuove diseguaglianze ci introduce molto fortemente al tema del nostro corso perché le nuove forme di diseguaglianze costituiscono ambito di riflessione dell'etica del digitale. 40 min. Prof. Pisano: Siamo degli enti informazionali (siamo le nostre informazioni), è urgente quindi tutelare il diritto alla privacy. "Con lo sviluppo di un'economia digitale basata sull'approvvigionamento delle informazioni, il potere economico si concentra nelle mani di chi sa raccogliere e sintetizzare velocemente i dati acquisiti. Una raccolta "onnivora" di dati mette a repentaglio la sicurezza della nostra personale identità, poiché "noi siamo i nostri dati e la vulnerabilità dei dati è vulnerabilità delle nostre persone".

  1. Diritto alla privacy Uno dei diritti fondamentali da tutelare è il diritto alla privacy che è una delle prime questioni etiche
  2. Formazione etica in senso plurale La tutela del diritto all'identità e scegliere chi si è, all'autodeterminazione (principio di bioetica di Childress). Gli algoritmi tendono a direzionare gli interessi e a parzializzare la nostra visione della realtà, in quanto creano delle camere ecoiche dove i nostri bias (pregiudizi) vengono riconfermati inficiando il pluralismo e l'inclusione.
  3. Diritto all'identità, formazione alla soggettività C'è un rischio sullo sviluppo dell'identità soggettiva tout court: bisogna imparare a uscire da questi loop e capire nelle plurime identità digitali che ognuno possiede, in quanto soggetto in fase di formazione, quali sono i feedback sociali che si riceve dai social e che sono utili per sviluppare la propria identità.

52 min. Crispini Cosa significa applicare l'etica all'intervento del digitale nelle nostre vite ordinarie: nell'ambito del lavoro dell'economia, dell'educazione, della salute, della medicina.

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