Documento dall'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale su Eccessi di Culture di Marco Aime. Il Pdf analizza il concetto di "eccessi di culture" e la strumentalizzazione di termini come cultura, identità e razzismo, esaminando episodi di cronaca e la percezione degli immigrati in Italia.
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Antropologia Sociale Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale (UNICAS) 24 pag. Document shared on https://www.docsity.com/it/eccessi-di-culture-di-marco-aime-1/8488906/ Downloaded by: massimo-bocchio (bocchiomax@gmail.com)ECCESSI DI CULTURE Marco Aime
Parole come cultura, identità, etnia, razzismo compaiono con sempre maggiore frequenza nei discorsi dei politici, sulle colonne dei giornali, nei dibattiti televisivi. Talvolta vengono utilizzate in modo scorretto o peggio strumentalizzate ai fini politici, e spesso se ne abusa. Può apparire paradossale che sia proprio un antropologo a denunciare l'eccesso di attenzioni che oggi si muove attorno alle culture, alle diversità, alle identità, ma ci troviamo di fronte a una "sindrome della cronaca". I giornali ignorano quei paesi e quelle città dove la vita scorre tranquilla. Una località balza sulle pagine di giornali e telegiornali se ne viene compromessa la consuetudine, e il più della volte con effetti peggiorativi. Lo stesso accade per le culture e le identità: quando se ne parla troppo è accaduto o sta per accadere qualcosa di negativo. Le culture, come le comunità, dovrebbero stare lontane dalla cronaca per vivere meglio.
Ottobre 2001. A Ceva, tranquilla cittadina in provincia di Cuneo, il preside di una scuola decide di fissare uno dei giorni di vacanza facoltativi alla data di inizio del Ramadan. La decisione, presa collegialmente con gli insegnanti, scatena immediatamente reazioni di protesta di chi accusa la scuola di piegarsi alle esigenze dei musulmani. Dicembre 2001. A Drezzo, paese di mille abitanti in provincia di Como, al confine con la Svizzera, il sindaco si presenta nella scuola elementare vestito da Babbo Natale, ma le maestre chiedono al primo cittadino di allontanarsi, sostenendo che l'iniziativa potrebbe urtare la sensibilità dei 5 piccoli alunni musulmani. Babbo Natale, secondo le insegnanti, sarebbe politicamente scorretto in quanto, nel corso di una riunione tra genitori e insegnanti, si era concordato che la festa dovesse avere un carattere laico, anche grazie a una scelta di brani da far cantare ai piccoli alunni e selezionati tra quelli della tradizione, ma privi di connotazioni "confessionali".
Questi episodi sono solo un esempio di come sia cresciuta in questi ultimi anni l'attenzione per culture altre e per la loro diversità. Sia chi considera questa molteplicità culturale come una ricchezza sia chi, invece, la teme e la osteggia, mette in evidenza il fatto che esistono delle differenze e che vanno prese in considerazione. L'accento è sempre posto sulla diversità, quasi mai sugli elementi comuni, che invece sono dati per scontati, taciuti, non considerati o ignorati. La diversità fa eccezione, quindi fa notizia. Tali episodi, forse, non avrebbero varcato i confini della provincia italiana se non fossero accaduti dopo l'attentato dell'11 settembre, un evento che ha generato, le tensioni tra gli occidentali e il cosiddetto mondo islamico dando vita, soprattutto a livello mediatico, alle prove di quello scontro fra civiltà profetizzato da Samuel Huntington.
Ma Babbo Natale è davvero un simbolo cristiano tale da offendere la presunta religiosità di un bambino islamico? Innanzitutto Babbo Natale infatti non rientra nella tradizione cattolica italiana, ma come scrive Maria Laura Rodotà: "è una figura diventata popolare e poi irrinunciabile dopo la seconda guerra mondiale; che ha americanamente cambiato la cultura del festeggiamento e dei Document shared on https://www.docsity.com/it/eccessi-di-culture-di-marco-aime-1/8488906/ Downloaded by: massimo-bocchio (bocchiomax@gmail.com)consumi". Babbo Natale non appartiene pertanto alla nostra "tradizione", se con questo termine intendiamo ciò che percepisce la maggior parte di coloro che fanno appello alle tradizioni per difendere la propria identità. Babbo Natale, o Santa Claus, è arrivato sino a noi dagli Stati Uniti ma, come afferma Lèvi- Strauss: "i diversi nomi dati al personaggio che ha il compito di distribuire i giocattoli ai bambini, dimostrano che si tratta di un fenomeno di convergenza e non di un prototipo antico conservato ovunque. La forma americana non è che la più moderna di tali trasformazioni". Insomma, Babbo Natale è globalizzato e globalizzante. È un vecchio vestito di rosso, con la barba bianca che porta i doni. Quanto c'è di religioso in tutto questo? Quando ero piccolo e la cultura made in Usa non era così pervasiva, a portare i doni era Gesù bambino, lui si legato alla tradizione cattolica. Ma per noi bambini c'erano due piccoli Gesù: uno era quello rappresentato dalla statuina nel presepe, che rimandava la nostra immaginazione a un'idea religiosa che forse non eravamo in grado di decifrare, l'altro una figura misteriosa che attendavamo con ansia per vedere i regali che ci avrebbe portato.
Sempre nell'ottobre 2001, in una scuola media di La Spezia, una professoressa fa staccare il crocifisso dalla parete della classe per favorire l'integrazione di un bambino islamico, ed anche in questo caso le polemiche sono state immediate con prese di posizione dei politici locali. Pochi mesi dopo nel maggio 2002 il deputato leghista Federico Bricolo, insieme ad altri parlamentari del suo partito, presenta una proposta di legge che prevede l'affissione del crocifisso in tutte la aule scolastiche in quanto "elemento irrinunciabile del patrimonio storico e culturale del nostro paese". Nel settembre dello stesso anno Letizia Brichetto Moratti, ministro dell'istruzione, riprende la proposta di Bricolo in quanto "sembra doveroso assicurare il crocifisso vengo esposto nelle aule scolastiche a testimonianza della profonda radice cristiana del nostro paese e di tutta l'Europa". Le fa eco Gianni Baget Bozzo affermando che il crocifisso "è il simbolo di tutti, senza distinzioni". Colpisce, in queste dichiarazioni, la volontà di appropriarsi in modo strumentale di un simbolo religioso, piegandone il significato a uso politico. Bricolo, nel proporre l'obbligo di quanto, secondo lui, rappresenta un simbolo nazionale contraddice in pieno le continue e spesso eccessive manifestazioni antinazionali esplicitate dal suo partito. Anche l'affermazione che il crocifisso esprima la radice cristiana dell'Italia e dell'Europa rappresenta un'altra forzatura: non tutti gli europei, così come non tutti gli italiani, professano tale religione. Il crocifisso non è affatto il simbolo di tutti, è il simbolo di una scelta di fede precisa. Perché allora volerlo imporre a tutti e trasformarlo in un simbolo esclusivo di una nazione, un fondamento di identità?
Nell'ottobre 2003 ha fatto scalpore la sentenza emessa dal tribunale dell'Aquila che rendeva ragione ad Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani italiani, il quale aveva richiesta la rimozione del crocifisso dalla scuola di Ofena, frequentata dai suoi figli. Tutti noi ricordiamo le aule di scuola con il crocifisso appeso al muro, alle spalle della maestra, spesso affiancato dalla fotografia del presidente della Repubblica. Oggi, da adulti possiamo dire che percepiamo quelle due immagini come i simboli della religione e dello Stato; ma allora, da bambini e da ragazzi, che cosa rappresentavano per noi? Anche il più laico degli italiani non può dirsi estraneo all'educazione cattolica, ma l'acquisizione di uno spirito cattolico non passa certo attraverso la semplice affissione di crocifissi sui muri delle aule scolastiche. Document shared on https://www.docsity.com/it/eccessi-di-culture-di-marco-aime-1/8488906/ Downloaded by: massimo-bocchio (bocchiomax@gmail.com)Da un lato, quindi, appare vano il tentativo di rafforzare il senso di appartenenza a una religione imponendo agli scolari i suoi simboli così come quello di laicizzare la scuola abolendoli, dall'altro sembra eccessiva l'importanza attribuita a quegli stessi simboli. In un'epoca mediatica come quella che stiamo vivendo, sicuramente colpiscono più certi appelli lanciati dal papa o le azioni promosse da religiosi come Alex Zanotelli o Luigi Ciotti che l'esposizione del crocifisso.
Di fatto, ponendo un eccessivo accento sulle diversità culturali, si rischia di costruire barriere, proiettando sugli "altri" differenze che forse potrebbero essere superate, attenuate o ignorate. Porre in primo piano la diversità significa accentuare una presunta impermeabilità della culture di cui gli individui sono portatori.
Alla luce di ciò, Verena Stolcke ci parla di "fondamentalismo culturale". Secondo questo approccio gli esseri umani sono per natura portatori di cultura, le culture sono distinte e incommensurabili, i rapporti fra portatori di culture differenti sono intrinsecamente conflittuali. Il sociologo Bauman, citando la parole di Evola che afferma: "il razzista riconosce la differenza e vuole la differenza", fa notare come questa frase non perderebbe nulla della sua forza persuasiva se il termine "razzista" fosse sostituito da "progressista" o "liberale" o "socialista". E conclude: oggi non siamo forse tutti sostenitori della differenza? Multiculturalisti? Pluralisti?
Il dibattito sull'immigrazione è indubbiamente condizionato dai fatti dell'11 settembre, ed ha visto spostarsi l'accento dal piano sociale e politico a quello religioso e culturale. Le costruzioni ideologiche finiscono poi per diventare opinioni diffuse e condivise, poiché i mezzi di comunicazione tendono spesso a descrivere come culturali o etnici conflitti che sono invece esclusivamente politici. Pensiamo alla guerra del Kosovo, dove si sono scontrate due tradizioni politiche diverse, con un'inversione di ruolo da parte dei rispettivi detentori di tali tradizioni. Dall'epoca del consolidamento degli stati-nazione l'Occidente privilegia lo Stato all'etnia, la cittadinanza all'etnicità. Il punto di riferimento per le politiche dei governi occidentali è quindi un territorio, delimitato da confini precisi, frutto di negoziazione o di conflitti con gli stati limitrofi, all'interno del quale i cittadini sono sottoposti a uguale regime giuridico.
Dall'altra parte della barricata il presidente di una nazione, Milosevic, aveva avviato da anni una politica "etnica", finalizzata all'espulsione (e al massacro) degli abitanti del Kosovo di origine albanese. Il paradosso risiedere nel fatto che Milosevic, esercitava un'azione contro un'etnia, difendendo in tal modo il concetto di sovranità territoriale dello Stato, caratteristico del mondo occidentale. L'occidente (rappresentato in gran parte dalla Nato) si trovava invece a condurre, con il pretesto universalistico di difendere i diritti umana, una campagna militare in difesa di un'etnia e a preparare il terreno per la creazione di uno stato etnico albanese. Il paradosso sembra non avere tregua: proprio chi sostiene che gli immigrati, in particolare quelli di fede islamica, sono portatori di valori diversi da quelli europei, non dice quali sarebbero i valori europei. Possiamo affermare che esiste una cultura europea? Così come possiamo affermare che ne esiste una islamica condivisa da tutti i fedeli di Allah? La questione sembra ricalcare quella relativa alla razza: se ci limitiamo a uno sguardo superficiale, possiamo facilmente giungere alla conclusione che l'umanità è divisa in gruppi somaticamente affini. Se proviamo ad acuire lo sguardo ci accorgiamo che, anche all'interno di ogni gruppo, esistono variazioni somatiche notevoli e quegli elementi che ci apparivano comuni lo erano solo se visti da lontano. Guardiamoci intorno: tra noi bianchi, italiani o padani, ci sono biondi, bruni, ricci, alti, bassi, con occhi azzurri o neri, pelle chiara o scura e via dicendo. Document shared on https://www.docsity.com/it/eccessi-di-culture-di-marco-aime-1/8488906/ Downloaded by: massimo-bocchio (bocchiomax@gmail.com)