La Rivoluzione Industriale: storia economica e teorie di Adam Smith

Documento di Università su La Rivoluzione Industriale. Il Pdf esplora la storia economica, le grandi rivoluzioni e il sistema feudale, analizzando produzione, distribuzione e consumo di beni. Il Pdf di Economia, adatto per l'Università, tratta le teorie economiche di Adam Smith e David Ricardo, il problema degli sbocchi e il trionfo del libero scambio.

Mostra di più

25 pagine

1) LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
1.1 Premessa: la storia
Negli ultimi secoli, lo sviluppo economico ha interessato alcune aree del Pianeta, mentre altre sono rimaste indietro e
stentano a trovare una loro via per crescere e progredire.
La storia economica - afferma lo storico Carlo M. Cipolla (1922-2000) - è la storia dei fatti e delle vicende
economiche a livello individuale, aziendale o collettivo. Gli studiosi di tale disciplina devono possedere, perciò, una
solida preparazione economica per affrontare tematiche che sono proprie delle scienze economiche. E difatti la storia
economica si occupa prevalentemente della produzione, della distribuzione e del consumo di beni' e servizi.
La produzione si ottiene combinando assieme i fattori della produzione, ossia i fattori naturali (terra, acqua, minerali,
ecc.), il lavoro e il capitale ai quali alcuni aggiungono la capacità imprenditoriale, ossia la capacità dell'imprenditore di
combinare e organizzare gli altri tre fattori. Ovviamente il valore della produzione (output) deve essere superiore al
valore dei fattori impiegati (input), altrimenti non vi sarebbe convenienza a produrre.
La distribuzione consiste nella ripartizione, in modo più o meno equo, del valore di beni e servizi fra coloro che
hanno contribuito a produrli (imprenditori, lavoratori, finanziatori, ecc.). Il problema della distribuzione è uno dei più
delicati e importanti delle scienze economiche, perché si tratta di definire quanto spetta a ciascuno degli attori della
produzione.
Il consumo è l'utilizzazione che si fa dei beni e dei servizi prodotti. I beni sono utilizzati per soddisfare i bisogni
individuali o collettivi dell'uomo oppure per produrre altri beni. I beni destinati al consumo finale sono impiegati una
sola volta e, in questo caso, vengono distrutti fisicamente con l'uso (cibo, carbone, petrolio, ecc.), oppure sono adoperati
parecchie volte, quando si tratta di beni durevoli o «a fecondità ripetuta» (automobili, macchinari, elettrodomestici,
ecc.). I beni destinati alla produzione di altri beni, come macchinari e attrezzi, si dicono beni strumentali.
Un bene economico è qualsiasi oggetto che abbia le due seguenti caratteristiche:
a) deve essere in grado di soddisfare un bisogno umano;
b) deve avere un prezzo e quindi un mercato, sul quale è acquistato e venduto.
Difatti, non sono beni economici, anche se soddisfano bisogni, quelli «liberi», cioè che non hanno un prezzo (aria, luce
del sole), perché sono disponibili in natura in quantità tale da appagare completamente e in modo permanente i
corrispondenti bisogni.
Il mercato è il luogo (o anche l'insieme di operatori economici fra loro collegati) nel quale avvengono le
contrattazioni e gli scambi di beni e servizi e si formano i prezzi.
I servizi sono in sostanza dei beni immateriali che servono anch'essi a soddisfare un bisogno. Normalmente essi sono
«consumati» nel momento stesso in cui vengono prodotti (un concerto, una visita medica o una lezione).
Il capitale è una somma di denaro (capitale finanziario) o un insieme di beni necessari per la produzione di altri beni
o di servizi (capitale produttivo). In genere, quando si parla di capitale si fa riferimento al capitale produttivo (terra,
edifici, macchinari, materie prime, ecc.).
Chi impiega il capitale finanziario è un capitalista finanziario e riceve un compenso detto interesse; chi impiega il
capitale produttivo è un capitalista imprenditore e ricava un profitto.
La produzione, la distribuzione e il consumo sono oggetto di indagine di almeno altre due discipline:
L'economia politica studia l'attività economica per comprenderne il funzionamento ed eventualmente tentare di
giungere alla formulazione di leggi. Consente all'economista di effettuare le previsioni e preparare i piani che gli
vengono continuamente richiesti da pubblici amministratori, istituzioni e imprese.
La politica economica si occupa del modo in cui i governi cercano di modificare la composizione, la distribuzione e il
consumo della ricchezza prodotta.
I compiti dell'economista e dello storico economico sono differenti. Il primo - come sosteneva John Maynard Keynes,
economista inglese (1883-1946) - «deve studiare il presente alla luce del passato per fini che hanno a che fare con il
futuro». L'economista è quindi rivolto verso il futuro, ma l'individuazione delle uniformità che portano alla
determinazione di «leggi» può avere luogo quasi soltanto in base alla conoscenza dei fatti già avvenuti. Lo storico,
invece, è orientato decisamente verso il passato e perciò non si preoccupa del futuro, deve evitare la pericolosa
tentazione d'insistere su certe apparenti regolarità con cui sembra si svolgano determinati eventi economici e ancora di
più giungere a ipotizzare «leggi» ritenute valide per ogni tempo.
Sono le azioni dell'uomo, razionali o irrazionali che siano, a determinare, alla fin fine, gli eventi economici che
influiscono sulle sue condizioni materiali di vita.
1.2. Le grandi rivoluzioni nella storia dell'umanità
L’Homo sapiens è apparso sulla Terra circa 200.000 anni fa e, da allora, tre grandi rivoluzioni hanno plasmato la sua
storia:
Rivoluzione cognitiva: circa 70.000 anni fa, l’Homo sapiens ha sviluppato il pensiero astratto e un linguaggio
complesso, che gli ha permesso di creare e condividere miti, dèi e religioni. Questa capacità di immaginare e credere
in concetti astratti ha favorito la cooperazione tra grandi gruppi di persone, dando un vantaggio rispetto alle altre
specie. Questi gruppi vivevano una vita dura e con una crescita demografica limitata, anche a causa della difficoltà di
mantenere molti figli durante gli spostamenti.
Rivoluzione agricola: iniziata circa 12.000 anni fa, la rivoluzione agricola (o neolitica) ha portato alla domesticazione
di piante e animali, permettendo agli esseri umani di stabilirsi in un luogo fisso e di dedicarsi all’agricoltura e
all’allevamento. Questo ha reso disponibile una maggiore quantità di cibo e ha fatto crescere lentamente la
popolazione mondiale, che nel primo secolo dell’era cristiana aveva raggiunto i 250 milioni. Tuttavia, la vita degli
agricoltori era più faticosa e meno varia rispetto a quella dei cacciatori-raccoglitori, poiché dipendeva dai raccolti e
da una dieta meno diversificata. La convivenza con gli animali favorì la diffusione di malattie, e la vita media si
abbassò.
L’agricoltura ha portato a nuove strutture sociali e religiose. L’uomo ha sviluppato una mentalità più orientata al
futuro, con la necessità di accumulare scorte e difendere il territorio. Le società agricole si sono evolute in
organizzazioni sociali più complesse, con divisione del lavoro e commercio. Tuttavia, queste società erano caratterizzate
da profonde disuguaglianze: pochi privilegiati (governanti, sacerdoti, militari) dominavano la maggioranza della
popolazione, costituita da contadini, artigiani e schiavi, con una netta sottomissione delle donne agli uomini.
1.3. Il sistema feudale
Nel Settecento il sistema feudale, a partire dall'Alto Medioevo, era ormai in profonda e definitiva decadenza.
Conservava, però, alcuni elementi che erano oggetto di continue lamentele e proteste da parte delle classi non
privilegiate.
Il sistema feudale si basava su un complesso intreccio di rapporti personali e patrimoniali, che intercorrevano fra il
sovrano e i suoi vassalli e tra costoro e i loro contadini. In origine, i vassalli promettevano, in una solenne cerimonia,
fedeltà al proprio sovrano o signore e si obbligavano a fornirgli auxilium et consilium, ossia aiuto (militare e finanziario)
e consiglio (partecipazione a consultazioni periodiche). In cambio, il signore garantiva al vassallo la sua protezione e gli
assicurava il mantenimento mediante l'assegnazione di un feudo, in genere un'estensione di terra, che non diventava sua
proprietà privata.
Con il tempo i feudatari ottennero di poter lasciare i loro feudi in eredità ai propri discendenti, privilegio per il quale
pagavano una somma al sovrano in riconoscimento del fatto che il feudo era comunque una sua concessione.
I feudi, previo assenso del signore, diventarono anche vendibili oltre che frazionabili in suffeudi, che potevano essere
concessi ad altri vassalli (valvassori e valvassini).

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Premessa: la storia

Negli ultimi secoli, lo sviluppo economico ha interessato alcune aree del Pianeta, mentre altre sono rimaste indietro e stentano a trovare una loro via per crescere e progredire. La storia economica - afferma lo storico Carlo M. Cipolla (1922-2000) - è la storia dei fatti e delle vicende economiche a livello individuale, aziendale o collettivo. Gli studiosi di tale disciplina devono possedere, perciò, una solida preparazione economica per affrontare tematiche che sono proprie delle scienze economiche. E difatti la storia economica si occupa prevalentemente della produzione, della distribuzione e del consumo di beni' e servizi. La produzione si ottiene combinando assieme i fattori della produzione, ossia i fattori naturali (terra, acqua, minerali, ecc.), il lavoro e il capitale ai quali alcuni aggiungono la capacità imprenditoriale, ossia la capacità dell'imprenditore di combinare e organizzare gli altri tre fattori. Ovviamente il valore della produzione (output) deve essere superiore al valore dei fattori impiegati (input), altrimenti non vi sarebbe convenienza a produrre. La distribuzione consiste nella ripartizione, in modo più o meno equo, del valore di beni e servizi fra coloro che hanno contribuito a produrli (imprenditori, lavoratori, finanziatori, ecc.). Il problema della distribuzione è uno dei più delicati e importanti delle scienze economiche, perché si tratta di definire quanto spetta a ciascuno degli attori della produzione. Il consumo è l'utilizzazione che si fa dei beni e dei servizi prodotti. I beni sono utilizzati per soddisfare i bisogni individuali o collettivi dell'uomo oppure per produrre altri beni. I beni destinati al consumo finale sono impiegati una sola volta e, in questo caso, vengono distrutti fisicamente con l'uso (cibo, carbone, petrolio, ecc.), oppure sono adoperati parecchie volte, quando si tratta di beni durevoli o «a fecondità ripetuta» (automobili, macchinari, elettrodomestici, ecc.). I beni destinati alla produzione di altri beni, come macchinari e attrezzi, si dicono beni strumentali. Un bene economico è qualsiasi oggetto che abbia le due seguenti caratteristiche: a) deve essere in grado di soddisfare un bisogno umano; b) deve avere un prezzo e quindi un mercato, sul quale è acquistato e venduto. Difatti, non sono beni economici, anche se soddisfano bisogni, quelli «liberi», cioè che non hanno un prezzo (aria, luce del sole), perché sono disponibili in natura in quantità tale da appagare completamente e in modo permanente i corrispondenti bisogni.

  • Il mercato è il luogo (o anche l'insieme di operatori economici fra loro collegati) nel quale avvengono le contrattazioni e gli scambi di beni e servizi e si formano i prezzi.
  • I servizi sono in sostanza dei beni immateriali che servono anch'essi a soddisfare un bisogno. Normalmente essi sono «consumati» nel momento stesso in cui vengono prodotti (un concerto, una visita medica o una lezione).
  • Il capitale è una somma di denaro (capitale finanziario) o un insieme di beni necessari per la produzione di altri beni o di servizi (capitale produttivo). In genere, quando si parla di capitale si fa riferimento al capitale produttivo (terra, edifici, macchinari, materie prime, ecc.).
  • Chi impiega il capitale finanziario è un capitalista finanziario e riceve un compenso detto interesse; chi impiega il capitale produttivo è un capitalista imprenditore e ricava un profitto.

La produzione, la distribuzione e il consumo sono oggetto di indagine di almeno altre due discipline:

  • L'economia politica studia l'attività economica per comprenderne il funzionamento ed eventualmente tentare di giungere alla formulazione di leggi. Consente all'economista di effettuare le previsioni e preparare i piani che gli vengono continuamente richiesti da pubblici amministratori, istituzioni e imprese.
  • La politica economica si occupa del modo in cui i governi cercano di modificare la composizione, la distribuzione e il consumo della ricchezza prodotta.

I compiti dell'economista e dello storico economico sono differenti. Il primo - come sosteneva John Maynard Keynes,economista inglese (1883-1946) - «deve studiare il presente alla luce del passato per fini che hanno a che fare con il futuro». L'economista è quindi rivolto verso il futuro, ma l'individuazione delle uniformità che portano alla determinazione di «leggi» può avere luogo quasi soltanto in base alla conoscenza dei fatti già avvenuti. Lo storico, invece, è orientato decisamente verso il passato e perciò non si preoccupa del futuro, deve evitare la pericolosa tentazione d'insistere su certe apparenti regolarità con cui sembra si svolgano determinati eventi economici e ancora di più giungere a ipotizzare «leggi» ritenute valide per ogni tempo. Sono le azioni dell'uomo, razionali o irrazionali che siano, a determinare, alla fin fine, gli eventi economici che influiscono sulle sue condizioni materiali di vita.

Le grandi rivoluzioni nella storia dell'umanità

L'Homo sapiens è apparso sulla Terra circa 200.000 anni fa e, da allora, tre grandi rivoluzioni hanno plasmato la sua storia:

  • Rivoluzione cognitiva: circa 70.000 anni fa, l'Homo sapiens ha sviluppato il pensiero astratto e un linguaggio complesso, che gli ha permesso di creare e condividere miti, dèi e religioni. Questa capacità di immaginare e credere in concetti astratti ha favorito la cooperazione tra grandi gruppi di persone, dando un vantaggio rispetto alle altre specie. Questi gruppi vivevano una vita dura e con una crescita demografica limitata, anche a causa della difficoltà di mantenere molti figli durante gli spostamenti.
  • Rivoluzione agricola: iniziata circa 12.000 anni fa, la rivoluzione agricola (o neolitica) ha portato alla domesticazione di piante e animali, permettendo agli esseri umani di stabilirsi in un luogo fisso e di dedicarsi all'agricoltura e all'allevamento. Questo ha reso disponibile una maggiore quantità di cibo e ha fatto crescere lentamente la popolazione mondiale, che nel primo secolo dell'era cristiana aveva raggiunto i 250 milioni. Tuttavia, la vita degli agricoltori era più faticosa e meno varia rispetto a quella dei cacciatori-raccoglitori, poiché dipendeva dai raccolti e da una dieta meno diversificata. La convivenza con gli animali favorì la diffusione di malattie, e la vita media si abbassò. L'agricoltura ha portato a nuove strutture sociali e religiose. L'uomo ha sviluppato una mentalità più orientata al futuro, con la necessità di accumulare scorte e difendere il territorio. Le società agricole si sono evolute in organizzazioni sociali più complesse, con divisione del lavoro e commercio. Tuttavia, queste società erano caratterizzate da profonde disuguaglianze: pochi privilegiati (governanti, sacerdoti, militari) dominavano la maggioranza della popolazione, costituita da contadini, artigiani e schiavi, con una netta sottomissione delle donne agli uomini.

Il sistema feudale

Nel Settecento il sistema feudale, a partire dall'Alto Medioevo, era ormai in profonda e definitiva decadenza. Conservava, però, alcuni elementi che erano oggetto di continue lamentele e proteste da parte delle classi non privilegiate. Il sistema feudale si basava su un complesso intreccio di rapporti personali e patrimoniali, che intercorrevano fra il sovrano e i suoi vassalli e tra costoro e i loro contadini. In origine, i vassalli promettevano, in una solenne cerimonia, fedeltà al proprio sovrano o signore e si obbligavano a fornirgli auxilium et consilium, ossia aiuto (militare e finanziario) e consiglio (partecipazione a consultazioni periodiche). In cambio, il signore garantiva al vassallo la sua protezione e gli assicurava il mantenimento mediante l'assegnazione di un feudo, in genere un'estensione di terra, che non diventava sua proprietà privata. Con il tempo i feudatari ottennero di poter lasciare i loro feudi in eredità ai propri discendenti, privilegio per il quale pagavano una somma al sovrano in riconoscimento del fatto che il feudo era comunque una sua concessione. I feudi, previo assenso del signore, diventarono anche vendibili oltre che frazionabili in suffeudi, che potevano essere concessi ad altri vassalli (valvassori e valvassini).Dal punto di vista sociale, il mondo feudale era visto come un'organizzazione distinta in tre ordini: oratores, bellatores e laboratores, vale a dire coloro che pregavano (clero), coloro che combattevano (nobiltà) e coloro che lavoravano (il resto della popolazione). Con il tempo, il sistema feudale, che si era affermato con caratteristiche molto diverse nelle varie zone d'Europa, si era andato sfaldando e trasformando. La formazione degli Stati nazionali e il passaggio ai funzionari regi di alcuni compiti non giustificavano più molte prestazioni di origine feudale, che perciò erano diventate particolarmente fastidiose per chi doveva subirle e ormai erano viste come dei soprusi.

La società di ancien régime

L'espressione ancien régime (antico regime) entrò in uso al tempo della Rivoluzione francese del 1789 per indicare l'organizzazione politica, economica e sociale della Francia prerivoluzionaria. Nel Settecento, la società europea era ancora divisa in classi, anche se ormai con caratteristiche alquanto diverse da quelle feudali. Al vertice vi erano la nobiltà e il clero, alla base la massa dei lavoratori (contadini, artigiani, domestici, ecc.) e in mezzo il ceto borghese. La nobiltà godeva ancora di un enorme prestigio sociale ed esercitava un importante ruolo politico. In molti luoghi, i nobili continuavano ad essere esentati dal pagamento di parecchi tributi, amministravano la giustizia, riscuotevano alcuni canoni feudali e spesso continuavano ad esigere prestazioni gratuite di lavoro. Il clero continuava a godere di molti privilegi: era esentato dal pagamento di numerosi tributi ordinari, riscuoteva le decime per il suo mantenimento (di norma rappresentate dal versamento di una quota del raccolto) e deteneva il monopolio pressoché completo dell'istruzione. I contadini costituivano la stragrande maggioranza della popolazione, ma le loro condizioni variavano da luogo a luogo. La borghesia si stava consolidando ed assumeva caratteristiche particolari a seconda dei paesi in cui si era sviluppata. Era soprattutto una borghesia mercantile, principalmente formata da appaltatori delle imposte e da finanzieri in Francia.

La rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale, avviatasi a metà del Settecento, segnò una trasformazione radicale dell'economia e della società, evolvendosi fino ai giorni nostri. Il termine "rivoluzione industriale" fu coniato successivamente, ispirandosi ai cambiamenti politici, non per suggerire eventi improvvisi o violenti, ma per indicare una serie di profonde trasformazioni strutturali. Questi cambiamenti non interessarono solo l'industria, ma anche la popolazione, l'agricoltura, il commercio, i trasporti e le comunicazioni, determinando un'accelerazione nel progresso a partire dal XVIII secolo. Le tre fasi della rivoluzione industriale:

  1. Prima Rivoluzione Industriale (1750-1850): Iniziò in Inghilterra e si estese a Francia e Stati Uniti, con innovazioni come la caldaia a vapore, lo sviluppo dell'industria tessile e siderurgica. La produzione su larga scala e l'uso della macchina a vapore permisero un significativo aumento della produttività e della capacità di trasporto.
  2. Seconda Rivoluzione Industriale (1850-1945): Si intensificò tra la metà del XIX secolo e la Prima Guerra Mondiale, proseguendo fino a metà del XX secolo. Fu caratterizzata da innovazioni nella chimica, nell'elettricità, nella meccanica, nella produzione dell'acciaio e nello sviluppo del motore a scoppio. Paesi come gli Stati Uniti, la Germania e, successivamente, Russia, Italia e Giappone presero il ruolo di protagonisti nell'espansione industriale, con la Gran Bretagna che iniziò a perdere il suo primato.
  3. Terza Rivoluzione Industriale (dal 1945 in poi): Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le innovazioni si concentrarono su settori come l'energia nucleare, l'elettronica, la chimica avanzata e l'informatica, rivoluzionando il modo di lavorare e vivere. La globalizzazione e la diffusione della robotica e delle tecnologie digitali hanno reso le

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.