Documento da Università degli Studi di Milano (unimi) su Riassunto completo del libro La Furia delle Immagini. Il Pdf analizza i cambiamenti della percezione sociale dovuti all'avvento della fotocamera digitale e della post-fotografia, con capitoli dedicati a fotografia contro museo e le caratteristiche della post-fotografia.
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Riassunto completo del libro la furia delle immagini
Sociologia dei Consumi
Università degli Studi di Milano (UNIMI)
14 pag.
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PREMESSA: in questo saggio Fontcuberta riflette su quali cambiamenti della percezione sociale si sono
verificati dopo l'avvento della fotocamera digitale.
Il periodo che viene dopo la nascita di quest'ultima viene definito con il termine post-fotografia. Questo
termine fa riferimento alla fotografia che entra a far parte della società digitale che è conseguenza della
sovrabbondanza di immagini.
Con l'era della post-fotografia (era virtuale e di internet) l'immagine cambia natura e diventa attiva
(istantanea), trasmissibile (globale) e immateriale (smaterializzata).
Inoltre uno degli aspetti che cambia completamente è la questione della memoria: l'immagine non ha più lo
scopo di ricordare, ma diventa fruibile al presente e poi quasi dimenticata. Veicola messaggi istantanei che,
una volta passato l'attimo, non hanno più significato di esistere e di conseguenza non esistono più archivi.
Il passato diventa fugace si perde la conoscenza storica.
Si può quindi definire l'epoca della post-fotografia come un'epoca dell'abbondanza e dell'assenza, siamo
bombardati da immagini che però sono destinate a scomparire.
L'autorialità è scomparsa: non è più l'autore l'artefice della fotografia, ma lo spettatore al quale è dato il
compito di interpretarla. Tanti possibili punti di vista x ogni immagine. Nuovo statuto: non più
appropriazione ma adozione. L'immagine viene adottata come si adotta un'idea, e questo porta alla
decadenza della sua aura.
Si analizza il fenomeno dei selfie, la cui caratteristica principale è fisica: l'occhio si allontana dal mirino della
macchina che non assume più il connotato di protesi del corpo umano. Molti sostengono che la pratica dei
selfie nasca da un estremo narcisismo tipico della nostra società.
La perdita dell'autorialità porta all'affermazione di una nuova figura: l'amateur, colui che scatta foto da
amatore e non professionista, senza interessi economici e senza una vera e propria utilità. L'affermazione di
questa figura ha portato alla nascita dell'estetica dell'imperfezione, che consiste nel catturare immagini
quotidiane con errori anche tecnici.
Nella società contemporanea appare evidente che siamo soggetti ad un'inflazione di immagini senza
precedenti, sintomo di una società ipertecnologica e di una patologia culturale e politica, nella quale
irrompe il fenomeno post-fotografico. La post-fotografia fa riferimento alla fotografia che fluisce nello
spazio ibrido della società digitale e che è conseguenza della sovrabbondanza visuale. L'iconosfrera oggi
non è più una mera astrazione: noi abitiamo l'immagine e l'immagine ci abita. Siamo sommersi ed immersi
nel capitalismo delle immagini e dai suoi eccessi. Le immagini hanno cambiato la propria natura. Non
funzionano più nel modo in cui siamo abituati. Dilagano in tutti i campi pubblici e privati come mai prima
nella storia, le immagini circolano in rete ad una velocità vertiginosa: hanno lasciato da parte il loro ruolo
passivo di mere illustrazioni, diventando attive, furiose e pericolose. Tale situazione si è acuita grazie
all'introduzione della tecnologia digitale, di internet, della telefonia mobile e dei social network. Ne è un
esempio la tragedia di Charlie Hebdo a Parigi: quello che è successo ci mostra che attualmente si uccide e si
viene uccisi a causa di alcune immagini; le caricature di Maometto dimostrano fino a che punto la forza
delle immagini può arrivare a costruire un casus belli. Un altro esempio è la fotografia del bimbo curdo
affogato sulle coste della Turchia: capace di sbloccare accordi internazionali sui rifugiati e l'immigrazione.
Le fotografie continuano a scuotere le nostre coscienze, ma il loro numero è cresciuto esponenzialmente e
questo le ha rese più sfuggenti e difficili da controllare. Le immagini mettono in relazione pensiero e azione.
Autori come Boehm in Europa e Mithcell negli Stati Uniti hanno indagato sulla natura delle immagini nei
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Downloaded by: lucrezia-micheloni (lucreziamicheloni@gmail.com)loro saggi, ponendo le basi dei Visual Studies e per lo studio delle immagini al ritmo del Pictorial Turn, che
rappresenta il risultato di un cambio di paradigma, la svolta in atto nel nostro secolo, caratterizzata da un
ritorno imponente alle immagini, a sfavore del paradigma linguistico. Il nuovo ordine visuale che va a
delinearsi appare marcato su tre fattori:
L'autore ci racconta che a metà degli anni 90 la prima generazione di cellulari analogici era già diffusa e
iniziavano già i progetti x il cambio verso il sistema digitale. In qualità di esperto fu contattato dal principale
operatore di telefonia mobile in Spagna, che gli pose il seguente quesito: "Che cosa pensa della possibilità
che i cellulari abbiano una macchina fotografica incorporata?" La sua risposta fu che sarebbe stata una
tremenda scemenza che non avrebbe riscosso alcun successo, ironizzando chiamando in causa la serie
televisiva comica Superagente 86 e il cartone animato L'ispettore Gadget. Sostenne che aveva gia a
disposizione un'ampia gamma di modelli di macchine fotografiche. Conclude aggiungendo che
fortunatamente in quella sede non gli diedero retta; infatti nel 2000 la Sharp lanciava per il mercato
giapponese il primo cellulare dotato di macchina fotografica. Oggi è impossibile pensare a un dispositivo
sprovvisto di fotocamera! Errore di valutazione: non aver tenuto conto dell'imprevedibile arrivo di Internet
e della sua vertiginosa ascesa nelle comunicazioni.
Se la fotografia è stata legata alla verità e alla memoria, la post fotografia oggi spezza questi vincoli.
Nel 1960 il satellite meteorologico Tiron-I ottenne la prima immagine completa del globo terrestre. Negli
anni successivi gli astronauti del programma Apollo riuscirono a migliorare la visuale del nostro paese nota
come "The Blue Marble" ("La biglia azzurra"), denominata da Luigi Ghirri "La madre di tutte le immagini".
Nel 2009 Sean Snyder ha attualizzato questa icona.
Nel 1971 l'ingegnere informatico Ray Tomlinson ha effettuato il primo invio di una email tra due PC
affiancati e grazie alla rete Arpanet. Tra i suoi meriti il fatto che la @ si sia fatta spazio nelle tastiere dei
nostri computer.
Nel 1997, invece, è stata inviata la prima fotografia da un cellulare. L'imprenditore Philippe Kahn cominciò
a pensare alla possibilità di scattare fotografie e trasmetterle immediatamente schiacciando un bottone,
come istantanea è la comunicazione telefonica. Fu così che quel giorno nacque la comunicazione visuale
istantanea.
Di lì a poco Kahn fondò l'impresa che spinse la Sharp a lanciare il primo telefono mobile con macchina
fotografica integrata.
Alcuni pensatori definiscono la nostra epoca e la nostra società "ipermoderna", cioè caratterizzata
dall'eccesso, dalla flessibilità e dalla porosità di un nuovo legame con lo spazio-tempo offerto da internet e
dai mezzi di comunicazione globale. Queste nuove finestre ci conducono alla conoscenza immediata e
completa degli avvenimenti, in un modo che ci dà la sensazione di essere dentro la storia, senza poterla
controllare. In questa epoca l'individuo si vede collocato in un presente in continuo divenire, che comporta
l'abolizione del passato x la sua fugacità, e del futuro x la sua inimmaginabilità = perdita della coscienza
storica e svalutazione del futuro.
La società affronta nuovi problemi, con ripercussioni globali come la recessione economica, l'immigrazione,
le preoccupazioni ecologiche, gli attentati. Lipovetsky parla di "seconda rivoluzione individualista", facendo
riferimento all'individualismo in cui si rifugiano i cittadini. In suo nome si proclamano ai quattro venti
appelli all'autorealizzazione, all'autoespressione e all'estetizzazione della quotidianità. Si vive sommersi in
un iperconsumo ossessionato, circondati da novità sempre più effimere, rendiamo oggetti di culto le
immagini e gli schermi. Si tratta di una modernità accelerata e intensificata. In questo tipo di modernità
l'urgenza e la quantità diventano la qualità. Siamo comunque dipendenti dalla tecnologia, dai social
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Downloaded by: lucrezia-micheloni (lucreziamicheloni@gmail.com)network, portati ad esprimere opinioni su qualsiasi cosa o ad insultare nell'anonimato, diventati voyeur di
vite altrui, di cui finiamo per sentirci co-protagonisti. In ogni luogo da noi frequentato c'è uno schermo
piatto, una connessione internet o uno smartphone. La tecnologia ha trasformato il nostro mondo e la sua
percezione. I valori a cui aspiriamo sono focalizzati nell'aumento, nella quantità che eccede i vecchi limiti,
nell'andare oltre la misura. L'onnipotenza (e presenza) di fotocamere, schermi e immagini cresce ad un
ritmo martellante, finché l'abbondanza arriva a un tale eccesso e provoca un'esplosione -> questa dilagante
miriade di fotografie potrebbe essere letta come una sorta di metastasi. (questa situazione convulsa si
trova radiografata nelle pubblicità della seconda stagione della miniserie britannica Black Mirror).
L'installazione del 2011 di Erik Kessels (icona della postfotografia), rappresenta molto bene questa
metastasi: consisteva nel riversare a terra circa un milione e mezzo di foto scaricate da Internet e spargerle
nelle varie sale di un edificio. (la quantità corrisponderebbe alle immagini archiviate sul portale Flickr in 24
ore). Alla vista dell'opera il pubblico provava sgomento, misto ad una sensazione di annegamento.
Ma esiste anche il problema inverso: il fatto che oggi ci sia un surplus di immagini nel quale rischiamo di
annegare (una saturazione di immagini), ci conduce a riflettere sulle immagini che mancano o che sono
esistite ma non sono più a nostra disposizione, quelle proibite o censurate. Il critico cinematografico Serge
Daney è rimasto colpito dalle trasmissioni effettuate dalle telecamere delle "bombe intelligenti" durante la
Guerra del Golfo. Vi veniva mostrata l'intera traiettoria fino all'impatto finale, ma risparmiava allo
spettatore l'orrore delle devastazioni e la sofferenza delle vittime. Ad esempio non abbiamo visto
nemmeno il cadavere di Bin Laden. Capì subito che stavamo entrando nell'era delle immagini assenti. In
effetti da una prospettiva politica ci vengono sottratte immagini che devono essere negate alla nostra vista.
L'assenza è giustificata!
Occorre chiedersi che cosa effettivamente si celi dietro il termine "postfotografia". Il termine "post" indica
infatti l'abbandono, l'allontanamento e/o un addio. Il termine "postfotografia" è allora il riflesso di un
fallimento, un atteggiamento nostalgico. Nemmeno il passaggio/la rottura dalla pittura alla fotografia e
quello dalla fotografia al post fotografia si assomigliano: nel primo caso ci fu una rottura tangibile (e la
fotografia NON ha eliminato la pittura), nel secondo si è creata una faglia invisibile e silenziosa (invisibile xk
chi pratica la post fotografia non si è accorto del cambiamento e continua a chiamare fotografia ciò che fa).
La fotografia ha provocato nella pittura un semplice cambio di rotta, tutto il contrario di ciò che è successo
tra la post fotografia e la fotografia. La postfotografia ha letteralmente fagocitato la fotografia, che
diventa solo la facciata di un edificio la cui struttura interna si è profondamente rimodellata. Non stiamo
assistendo alla nascita di una tecnica, ma alla trasmutazione di alcuni valori fondamentali. La carcassa
rimane intatta è la sua anima che si sta trasformando.
Siamo in presenza di una demolizione di una cultura: lo smantellamento di quelle modalità visive che la
fotografia ha imposto in maniera egemone per un secolo e mezzo.
Non bisogna tanto parlare di "un dopo" la fotografia quanto di "un oltre" o di "un più in là". La post
fotografia sarebbe ciò che supera o trascende la fotografia x come l'abbiamo conosciuta fino ad adesso.
Il termine "postfotografia" nasce nel mondo accademico all'inizio degli anni '90. La diffusione delle
macchine fotografiche digitali e degli scanner sono alla portata di tutti, così come i personal computer e
programmi di elaborazione grafica e ritocco elettronico, che ravvivano la certezza che la fotografia stesse
inaugurando una nuova fase. Non si trattava più di un semplice avanzamento tecnologico, si trattava di
qualcosa di più profondo e sostanziale che travolgeva l'ontologia dell'immagine. Di fatto l'era
postfotografica si è consolidata nel decennio successivo, in cui è avvenuta la rivoluzione digitale: il mondo si
è trasformato in uno spazio dominato dall'istantaneità, dalla globalizzazione e dalla smaterializzazione.
La proliferazione di immagini non nasce però solo dai mezzi di comunicazione e del mercato, ma anche
sotto la spinta di organi ufficiali ed aziendali. Basti pensare all'ubiquità delle telecamere di sorveglianza o ai
dispositivi di riconoscimento facciale, dei dispositivi satellitari e altri strumenti di cattura fotografica. Ci
siamo quindi evoluti verso una specie che si potrebbe denominare Homo photographicus, che risponde ad
un ambiente in cui si moltiplicano macchine fotografiche tascabili a poco prezzo e cellulari provvisti di
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