Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività: definizione e diagnosi

Slide sul Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD). Il Pdf esplora le definizioni, le funzioni esecutive correlate e il percorso diagnostico, inclusi i test specifici. Questo materiale di Psicologia, adatto per l'Università, offre una chiara introduzione all'argomento.

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26 pagine

DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE
ED IPERATTIVITÀ
Dott.ssa Chiara Gagliardi
DEFINIZIONE
Il Disturbo da Decit Attentivo con Iperattività (ADHD,
acronimo per l’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder)
è un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e
dell’adolescente, caratterizzato, secondo i criteri del!DSM da:
Disattenzione: fatica a mantenere l’attenzione;
Impulsività: incapacità di controllare gli impulsi;
Iperattività: eccessiva attività motoria ed irrequietezza;
Si tratta di una condizione complessa che presenta numerose
caratteristiche comportamentali;

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Anteprima

DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE ED IPERATTIVITÀ

Dott.ssa Chiara Gagliardi

DEFINIZIONE

Il Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (ADHD, acronimo per l'inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell'adolescente, caratterizzato, secondo i criteri del DSM da:

  • Disattenzione: fatica a mantenere l'attenzione;
  • Impulsività: incapacità di controllare gli impulsi;
  • Iperattività: eccessiva attività motoria ed irrequietezza;

Si tratta di una condizione complessa che presenta numerose caratteristiche comportamentali;

DIAGNOSI

Per porre diagnosi è necessario che la sintomatologia sia presente in tutti i contesti in cui il bambino opera:

  • Casa;
  • Scuola;
  • Ambiente di gioco;

Deve determinare una significativa compromissione del funzionamento globale del bambino;

La complessità del disturbo, rende complessa la diagnosi e fa si che i sistemi di classificazione diagnostica siano solo parzialmente concordi sulla definizione del disturbo (ICD vs DSM);

Nello specifico, il DSM-IV distingue tre forme cliniche: inattentiva, iperattiva, combinata. Nel corso dello sviluppo, lo stesso soggetto può evolvere da una categoria all'altra manifestando nelle varie fasi d'età le tre differenti dimensioni psicopatologiche in modo variabile.

DIAGNOSI: I DEFICIT ATTENTIVI

  • Frequenti errori di distrazione;
  • Difficoltà a mantenere l'attenzione sui compiti o nel gioco;
  • Tendenza a non ascoltare;
  • Difficoltà nell'organizzazione;
  • Difficoltà a seguire le istruzioni;
  • Incapacità di concentrarsi a lungo su un compito;
  • Tendenza a perdere le cose;
  • Facile distraibilità;
  • Sbadataggine nelle attività quotidiane;

DIAGNOSI: I COMPORTAMENTI IPERATTIVI E IMPULSIVI

I comportamenti iperattivi:

  • Irrequietezza;
  • Difficoltà a stare seduto;
  • Tendenza a scorrazzare e saltare ovunque;
  • Difficoltà a giocare tranquillamente;
  • Agire come se fosse animato da un motorino;
  • Parlare eccessivamente;

I comportamenti impulsivi:

  • Tendenza ad intervenire rispondendo prima che la domanda sia completata;
  • Difficoltà nel rispettare i turni;
  • Tendenza ad interrompere gli altri e ad essere invadente;

DIAGNOSI E FORME CLINICHE

B. I sintomi devono comparire prima dei 7 anni ed essere presenti da più di sei mesi;

C. Devono compromettere significativamente il funzionamento globale dell'individuo in più di un contesto;

D. Non devono essere soddisfatti i criteri per un disturbo pervasivo dello sviluppo o per la schizofrenia;

Vengono distinte tre forme cliniche:

  • Disattenzione prevalente: almeno sei sintomi di disattenzione e meno di sei di iperattività impulsività;
  • Iperattivo-impulsivo dominante: sei sintomi di iperattività-impulsività e meno di sei di disattenzione;
  • Combinata: sei sintomi di disattenzione e sei di iperattività-impulsività;

DIAGNOSI E FORME CLINICHE

Tutti questi sintomi non sono causati da deficit cognitivo (ritardo mentale), ma da difficoltà oggettive nell'autocontrollo e nella capacità di pianificazione;

I bambini con ADHD mostrano, soprattutto in assenza di un supervisore adulto, un rapido raggiungimento di un elevato livello di "stanchezza" e di noia che si evidenzia con frequenti spostamenti da un'attività, non completata, ad un'altra, perdita di concentrazione e incapacità di portare a termine qualsiasi compito o gioco protratti nel tempo; hanno difficoltà a controllare i propri impulsi ed a posticipare una gratificazione: non riescono a riflettere prima di agire, ad aspettare il proprio turno, a lavorare per un premio lontano nel tempo anche se consistente (es. esperimento marshmallow).

DIAGNOSI E FORME CLINICHE

Se confrontati con i coetanei, questi bambini mostrano una eccessiva attività motoria (come muovere continuamente le gambe anche da seduti, giocherellare o lanciare oggetti, spostarsi da una posizione all'altra).

I bambini con ADHD hanno una minore resa scolastica e sviluppano con maggiore difficoltà le proprie abilità cognitive;

Frequentemente mostrano scarse abilità nell'utilizzazione delle norme di convivenza sociale, in particolare in quelle capacità che consistono nel cogliere quegli indici sociali non verbali che modulano le relazioni interpersonali. Questo determina una significativa interferenza nella qualità delle relazioni tra questi bambini ed il mondo che li circonda. La normale iperattività, impulsività e instabilità attentiva non determinano significative conseguenze funzionali, il vero Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività determina conseguenze negative a breve e lungo termine.

PREVALENZA

  • La presenza di ADHD è stimata in circa il 5% dei bambini ed il 2,5% degli adulti.
  • 5-10% della popolazione scolastica secondo il DSM
  • 1-2% della popolazione scolastica in base all'ICD;
  • I maschi sono colpiti 3 volte più delle femmine;

In Italia la prevalenza dell'ADHD sia intorno all'1% della popolazione di 6-18 anni.

LE CAUSE

  • La ricerca ha evidenziato l'importante ruolo ricoperto dai fattori genetici sullo sviluppo dell'ADHD (Zametkin, 1989). La trasmissione genetica incide sui livelli di attività motoria, si ipotizza, dunque, una base ereditaria per il disturbo. E' stato dimostrato come il peso dei fattori genetici sullo sviluppo del disturbo sia maggiore in presenza di sintomi di maggior gravità (Biederman et al., 1995).
  • Differenti caratteristiche neurobiologiche in presenza del disturbo di ADHD che si traducono in un deficit nel comportamento inibitorio, nella regolazione emotiva, nel mantenimento dei livelli di attenzione e nei processi di pianificazione ed esecuzione delle risposte motorie. (Barkley, 1997).
  • Nell'eziologia dell'ADHD vanno inoltre considerate le variabili di natura biologica che occorrono in epoca pre o perinatale e che possono implicare danni cerebrali o particolari difficoltà legate al decorso della gravidanza, al parto, o che possono presentarsi nella prima infanzia.
  • Altro ruolo importante è quello rivestito dalle interazioni conflittuali che si instaurano tra genitori e bambino, che influirebbero aumentando notevolmente la probabilità che il disturbo si manifesti a pieno, in tutta la sua gravità.

LE CAUSE: ASPETTI NEUROBIOLOGICI

Modello bio-psico-sociale (interazione di diversi fattori):

  • Neuroimaging: significativa riduzione di alcune strutture del lobo frontale (corteccia pre-frontale, gangli della base e cervelletto) -- > implicate nell'organizzazione delle funzioni esecutive;
  • Tale alterazione è collegata: a una disfunzione del metabolismo delle catecolamine (dopamina e noradrenalina) -- > neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione della vigilanza, dell'attenzione, della motivazione e della ricompensa;
  • Alterazioni dei geni responsabili della codificazione dei trasportatori e recettori della dopamina;

LE FUNZIONI ESECUTIVE

Comprendono:

  • Memoria di lavoro: diminuzione del senso del tempo, tenere a mente gli eventi, riduzione della capacità di previsione e retrospezione;
  • Disorganizzazione delle capacità di pianificazione, organizzazione e inibizione provoca un'incapacità ad an analizzare ed elaborare nuovi comportamenti e risolvere problemi;
  • Deficit di interiorizzazione: difficoltà nell'autoregolazione del comportamento verbale, difficoltà nell'operare censure sulle emozioni da esibire, difficoltà nell'autoregolazione degli impulsi e delle emozioni;
  • Regolazione del comportamento;
  • Consapevolezza;

LE FUNZIONI ESECUTIVE: L'ATTENZIONE

L'attenzione è una delle funzioni più complesse del cervello, ci permette di filtrare gli stimoli, di elaborare le informazioni e di concentrarci su un obiettivo, per tutto questo, il lobo frontale ha bisogno di integrare le informazioni provenienti da tutto il resto del sistema nervoso. Questo processo si verifica a diversi livelli che dipendono dall'interazione con l'ambiente. Le caratteristiche di un'azione e ciò che comporta determineranno il tipo di attenzione che metteremo in gioco:

  • Attenzione focalizzata: Capacità di rispondere a un determinato stimolo ignorando gli altri stimoli che lo circondano, richiede perciò un alto livello di allerta e di attivazione;
  • Attenzione sostenuta: Viene impiegata in compiti che richiedono una concentrazione prolungata, si tratta dell'abilità di persistere in un'attività cognitiva, per un tempo prolungato quando la ricompensa non è immediata, è influenzata da diversi fattori: motivazione, fatica, noia, difficoltà del compito.
  • Attenzione Divisa: Permette di svolgere due compiti contemporaneamente, per fare ciò è necessario suddividere le risorse dell'attenzione tenendo presente che questi compiti non devono richiedere uno sforzo eccessivo, (es scrivere e parlare); Questa capacità è limitata, visto che man mano che le due fonti di informazioni simultanee aumentano le pretese, la risposta si deteriora. Per esempio, quando abbiamo bisogno di scrivere e di ascoltare allo stesso tempo, di guardare e interagire con un professore, usiamo l'attenzione divisa.

LE FUNZIONI ESECUTIVE: ATTENZIONE

L'attenzione è la funzione cognitiva più colpita:

Attenzione è composta da tre sub sistemi:

  • Sistema di allerta: aumentare e mantenere l'attenzione nei confronti di stimoli considerati interessanti o pericolosi, risvegliando il soggetto e aumentando la concentrazione;
    • Attivazione del Lobo frontale e parietale (dx) con il coinvolgimento del sistema noradrenergico;
    • Completa la sua maturazione nell'adolescenza;
  • Sistema di orientamento: permette di selezionare le informazioni rilevanti e distinguerle da quelle irrilevanti (es. studio);
    • Tale attività è sostenuta da strutture sottocorticali: follicoli superiori e pulvinar), dalla corteccia parietale superiore (attenzione spaziale) e dalla corteccia frontale, con attivazione del neurotrasmettitore acetilcolina;
    • Si sviluppa prima dei 4 anni;
  • Sistema esecutivo: permette di selezionare e focalizzare consapevolmente l'attenzione;
    • Lo sviluppo di questo sistema avviene nella prima infanzia e continua fino all'età adulta;
    • Le strutture coinvolte sono : corteccia anteriore del cingolo, corteccia prefrontale dorsolaterale, con il coinvolgimento del sistema dopaminergico, che risulta il più colpito nella ADHD;

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