Documento dall'Università degli Studi di Salerno su La banalità del male. Il Pdf, di Filosofia e per l'Università, riassume l'opera di Hannah Arendt, esplorando il processo Eichmann, la natura del male e le critiche al libro.
See more31 Pages


Unlock the full PDF for free
Sign up to get full access to the document and start transforming it with AI.
docsity
Riassunto "la banalità del
male".
Etica Sociale
Università degli Studi di Salerno
29 pag.
Document shared on www.docsity.com
Downloaded by: antonia-criscuolo (federica.palladino01@gmail.com)La banalità del male
Il capitolo si apre con l'ufficiere che comunica l'ingresso dei tre giudici in aula, che prendono
posto al lungo tavolo posto in cima. Ai lati del tavolo ci sono gli stenografi, subito sotto i giudici
c'è il banco degli interpreti -necessari perché il dibattito si svolge in lingua ebraica e viene
seguito con la cuffia in traduzione simultanea, incomprensibile in tedesco, unica lingua che
parlano l'imputato e il suo avvocato -. Sotto gli interpreti, una di fronte all'altro, ci sono la gabbia
di vetro dell'imputato e il recinto dei testimoni, entrambi di profilo rispetto al pubblico. Infine,
nel gradino più basso, il pubblico ministero Gideon Hausner con i suoi quattro assistenti, e
l'avvocato difensore Robert Servatius( aveva difeso diversi imputati nei processi di
Norimberga). A capo dello Stato di Israele vediamo in questo periodo Ben Gurion e il
presidente della Corte suprema di Israele era Moshe Landau. Hannah Arendt si sofferma sulla
sua figura e sulla sua gestione del processo Eichmann. Il primo ministro Hausner concede
conferenze stampa e interviste alla televisione, così come si abbandona a "sfoghi spontanei"
nell'edificio del tribunale e mette in mostra eccessiva vanità, che avrà effetto sulla Casa Bianca
che si complimentera' con lui per l'ottimo lavoro. La giustizia invece richiede isolamento,
prescrive che non ci si metta in mostra.
Si sottolinea la dimensione universale del processo, in cui il processo contro Eichmann
rappresentava il processo per i crimini del regime nazzista contro il popolo ebraico; quindi, il
pubblico in tribunale seduto di fronte ai giudici rappresentava il mondo intero. Il processo
doveva basarsi su cio' che gli ebrei avevano sofferto e non su quello che Eichmann aveva
fatto. Inoltre, secondo Hausner e quasi tutti in Israele, soltanto un tribunale ebraico poteva
rendere giustizia agli ebrei, toccava agli ebrei giudicare i propri nemici e infatti non si parlò mai
di tribunale internazionale, che avrebbe condannato eichmann per crimini contro l'umanità
commessi sul corpo del popolo ebraico e non di crimini contro il popolo ebraico.
Notiamo una piccola contraddizione: si sostiene che in Israele non si facciano distinzioni
etniche, in realta' in Israele vige la legge rabbinica che impedisce agli ebrei di sposare persone
non ebree, cosi' come i figli nati da matrimoni misti -ritenuti validi se contratti all'estero-
vengono definiti bastardi e se uno ha una madre non ebrea non puo' sposarsi e non ha diritto
a un funerale.
Il processo doveva avere come pubblico il mondo, ma vediamo che le aspettative furono
presto deluse: durante le prime due settimane il pubblico era formato perlopiu' da
corrispondenti di quotidiani e riviste, poi la sua fisionomia cambio'. Si penso' allora che a
prendere posto sarebbero state persone israeliane, troppo giovani per aver vissuto quegli
avvenimenti, e lo scopo del processo divenne quello di mostrare alla gente cosa significava
vivere tra non ebrei per convincere che solo in Israele un ebreo puo' essere al sicuro. In realtà
il pubblico non era costituito da giovani o ebrei insediati in Israele, ma era formato da scampati,
persone emigrate dall'Europa che sapevano già cosa fosse successo.
Il processo si veste di un aspetto drammatico, in cui vengono presentati tutti gli orrori
commessi, ma questo lo allontanò dalla sua veste di processo, che dovrebbe concentrarsi
sulla vittima, su cosa è stato commesso e come è stato commesso e deve essere punito per
ciò che ha fatto materialmente e non per le sofferenze che ha causato agli altri. Questo era
chiaro al giudice che faceva da presidente, che si rese conto che il processo stava diventando
nient'altro che uno spettacolo, eppure nemmeno la difesa contestò mai la validità di certe
testimonianze, anche se irrilevanti e insignificanti. I piani di Ben Gurion così si realizzarono:
Document shared on www.docsity.com
Downloaded by: antonia-criscuolo (federica.palladino01@gmail.com)voleva far sapere alle nazioni come milioni di ebrei fossero stati sterminati solo perché ebrei.
Uno dei punti su cui Ben Gurion tende a orientare il processo è l'antisemitismo, questo
processo è pubblicizzato come un processo all'antisemitismo. Spostando la tensione
dall'imputato del processo a questa dimensione di comunicazione politica che Arendt
sottolinea anche con toni polemici. Secondo Arendt è inutile dare al mondo lezioni di
antisemitismo, in quanto queste lezioni il mondo le ha già apprese. D'altra parte gli ebrei della
diaspora dovevano ricordare come l'ebraismo avesse dovuto fronteggiare un mondo ostile e
soltanto la fondazione di uno stato ebraico aveva permesso loro di rispondere a chi li
attaccava, era perciò necessario far conoscere anche gli aspetti più tragici affinché nessuno
dimentichi. Ma vediamo che il processo serviva anche a dire che fossero ancora presenti
responsabili di crimini a piede libero, in giro per il mondo. Ben Gurion aveva una precisa
intenzione, quella di rendere di pubblico dominio e scovare i nazisti che si erano rifugiati nei
paesi Arabi, i quali contestavano l'esistenza stessa di Israele. In realtà, non era necessario
impartire questa lezione agli ebrei della diaspora: sapevano che l'antisemitismo fosse
onnipresente ed eterno e questa convinzione li portò a negoziare con le autorità naziste nel
primo periodo del regime. (Ovviamente c'erano delle differenze tra negoziare e collaborare).
L'aspettativa che non venne delusa fu quella di trasformare il processo in uno strumento per
scovare altri criminali, ma non nei paesi arabi che avevano apertamente concesso asilo a
centinaia di nazisti. Il Gran Mufti -suprema autorità della religione islamica- e i tedeschi durante
la guerra avevano rapporti alla luce del sole: il gran mufti sperava in un aiuto per la soluzione
finale in Medio Oriente e infatti i vari giornali non nascosero la loro simpatia per Eichmann e il
rammarico per il fatto che non avesse potuto finire il lavoro e lamentarono del fatto che nessun
tedesco aveva sorvolato e bombardato un villaggio o una città ebraica.
La cattura di Eichmann ebbe influenza in Germania e così i tribunali tedeschi furono spinti ad
agire contro "gli assassini che sono tra noi", almeno per i più famosi criminali ancora latitanti
e così iniziarono gli arresti, a partire da Richard Baer, successore di Rudolf Hoss come
comandante di Auschwitz; tuttavia, le condanne furono miti tanto da risultare ridicole e
nessuno venne processato e condannato per i crimini che aveva realmente commesso. I
tedeschi non si preoccupano molto di prendere posizione in un senso o nell'altro: ritengono
che nessuno dei criminali presenti nel paese possa commettere un delitto di propria spontanea
volontà, però se tutti i paesi stranieri chiedono che quella gente sia punita loro non hanno
problemi a farlo fino a un certo punto. Inoltre, né le autorità tedesche né l'opinione pubblica
chiesero mai l'estradizione di Eichmann, e l'invito di Fritz Bauer a farlo fu respinto e passò
inosservato. In mancanza di un trattato di estradizione, Israele non poteva essere costretto a
estradare Eichmann e d'altronde non voleva nemmeno farlo, in quanto in Germania la pena
capitale era abolita e non poteva infliggere a Eichmann la condanna che meritava, c'era poi il
rischio che venisse assolto per mancanza di mens rea, cioè di intenzione di delinquere.
C'è anche un aspetto politico della questione: al contrario della tesi sostenuta da Adenauer -
primo cancelliere della Repubblica Federale di Germania-, secondo cui solo una percentuale
relativamente piccola di tedeschi era stata nazista, le amministrazioni federali e statali e gli
uffici pubblici erano pieni di persone attive sotto il regime hitleriano. Tuttavia durante il
processo questa fittissima rete di complicità non venne mai toccata. Solo un caso venne
sottoposto all'attenzione della Corte: il dottor Hans Globke, uno dei più stretti consiglieri di
Adenauer, nella speranza di indurre il governo Adenauer a chiedere l'estradizione.
Al centro del processo c'era la storia. Al banco degli imputati non sedeva un individuo ma
l'antisemitismo nel corso di tutta la storia e Ben Gurion non si curava della sentenza contro
Eichmann, sebbene quello fosse l'unico scopo del Tribunale di Gerusalemme.
Document shared on www.docsity.com
Downloaded by: antonia-criscuolo (federica.palladino01@gmail.com)
Il secondo capitolo è molto importante, è diviso in due parti: la prima è un primo impatto con
l'imputato sul suo comportamento e la sua condotta durante il processo, accompagnato da
una serie di colonnari; la seconda parte del capitolo è una biografia di Eichmann, una breve
narrazione della sua vita così come la ricostruisce Arendt. Il capitolo entra subito nel vivo del
processo.
Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e Maria Schefferling, viene catturato a Buenos Aires
l'11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e portato al Tribunale distrettuale di
Gerusalemme I'11 aprile 1961. Durante i mesi tra la cattura e il processo di Eichmann, il
mondo viene informato di ciò e in Germania iniziano a preoccuparsi della nuova ondata di
antipatia che corre il rischio di investire il paese.
Eichmann doveva rispondere di 15 imputazioni avendo commesso crimini contro l'umanità e
crimini di guerra sotto il regime nazista, rischiando così la pena di morte. Per ciascun punto
gli venne chiesto se si considerasse colpevole e per ciascun punto lui dichiarò di non essere
colpevole nel senso dell'atto di accusa. In effetti, in base al sistema giuridico del periodo
nazista egli non aveva fatto niente di male, perchè le cose di cui era accusato erano "azioni
di Stato" che nessuno stato straniero aveva il diritto di giudicare e perchè aveva compiuto atti
per cui si viene decorati se si vince e si va alla forca se si perde. Goebbels, importante gerarca
nazista, aveva dichiarato: passeremo alla storia come i più grandi statisti di tutti i tempi o come
i più grandi criminali. Si uccise quando Berlino cadde.
Servatius affermò anche che l'unico atto da processare era la cattura da parte degli israeliani,
tuttavia questo entra in conflitto con altre sue dichiarazioni in cui sosteneva che il processo
fosse una grande conquista spirituale.
Per quanto riguarda l'atteggiamento di Eichmann, a suo avviso l'accusa di omicidio era
infondata: non aveva mai ucciso nessuno e non ha mai dato ordine di uccidere. Poteva essere
accusato solo di aver aiutato e favorito lo sterminio degli ebrei, sterminio che riconobbe come
uno dei più grandi crimini contro l'umanità. La difesa non si curò di questa teoria personale
ma continuò a cercare prove per dimostrare che almeno in un caso aveva ucciso qualcuno e
analizzò un appunto che Franz Radermacher, esperto di questioni ebraiche al ministero degli
Esteri del Reich, aveva scarabocchiato su un documento che riguardava la Jugoslavia e
diceva "Eichmann propone la fucilazione". Tuttavia, questa prova era discutibile, nonostante
fu accettata dai giudici mentre Eichmann negò. A rendere la prova credibile fu la fucilazione
operata nell'autunno del 1941 in jugoslavia: qui era presente la resistenza partigiana e le
autorità militari per risolvere la questione deciso di fucilare 100 ebrei e zingari per ogni soldato
tedesco ucciso e nessuno aveva atteso il permesso di Eichmann per agire. (queste
informazioni provengono da The destruction of the European Jews (1961), la principale opera
storiografica di riferimento che riporta tutte le notizie principali del momento.)
Inoltre, il generale Bohme decise di deportare tutti i suoi ebrei senza consultare le autorità
competenti, nonostante il dissenso di Eichmann. L'attuazione della soluzione finale in Serbia
iniziò dopo sei mesi e Eichmann spiegò che i responsabili avevano prodotto documentazione
falsa per procedere.
Qualsiasi fosse l'accusa Eichmann ribadiva sempre di aver semplicemente obbedito agli ordini
che possedevano forza di legge, questa è una considerazione fondamentale. Gli ordini di
Hitler avevano forza di legge, obbedire agli ordini significava obbedire alla legge. Nel sistema
tedesco gli ordini erano superiori alla legge. Questo "giustifica" l'imputato, che in nessun
momento del processo mostra pentimento, e Arendt trova scioccante questa dimensione
morale in cui Eichmann vive.
Document shared on www.docsity.com
Downloaded by: antonia-criscuolo (federica.palladino01@gmail.com)